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A Tel Kedar, una tranquilla cittadina israeliana nel deserto del Negev, abitano Noa e Theo. Dopo sette anni di felice convivenza, sono in una fase stagnante del loro rapporto. Theo, urbanista sessantenne di successo, appare sempre più introverso e sembra aver perso energia, voglia di fare e di mettersi in gioco. Noa, frenetica professoressa di lettere di quindici anni più giovane che insegna nella scuola locale, è sempre alla ricerca di nuovi traguardi e nuove sfide. In seguito alla morte di uno degli studenti di Noa, le viene affidato il compito di dare vita a un centro di riabilitazione per giovani tossicodipendenti. Aiutata da Muki, agente immobiliare, da Linda, una timida divorziata, e da Lumir, un pensionato, Noa si dedica al progetto con entusiasmo e idealismo, pronta a lottare contro l'opposizione di tutta la cittadina che teme che un simile centro possa portare droga e criminalità. Non vuole mostrare le sue debolezze e chiedere l'aiuto di Theo, e lui non vuole interferire se non è richiesto. Se per un verso la vicenda sembra mettere a dura prova la loro relazione, dall'altro dimostra lo struggente affetto, l'infinita tenerezza e il profondo amore che ancora li lega. La storia è narrata dai due protagonisti in prima persona. Un libro che esplora l'animo umano, che racconta la realtà quotidiana di una comunità lontana da Tel Aviv o Gerusalemme, protetta da filo spinato e guardie, che cerca di vivere una vita normale come qualsiasi altra cittadina del mondo.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.5 / 5Prot (17-10-2011) oz è un bravissimo narratore dell'animo umano e dei sentimenti, un autore a mio parere immenso...
il romanzo pur essendo abbastanza statico non mi ha per niente annoiato, e mi sono lasciato cullare dai pensieri dei due protagonisti... grande letteratura Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gloria (29-11-2010) La storia in sè non è un granchè, quello che fa riflettere è la narrazione a due voci dove colpisce profondamente come un fatto o un punto di vista possa venire percepito, analizzato e sintetizzato da due individui in due modi totalmente diversi. Perfette le descrizioni dei luoghi e del deserto, della vita quotidiana di coppia e del compromesso come soluzione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Libricciola elisa.rosmino@libero.it (07-03-2010) Molto bello. Rimpiango gli anni da lettrice passati senza aver letto Amos Oz! Mi è piaciuta questa narrazione a due voci...Fin dalle prime pagine, questo romanzo mi ha ricordato tanto L'AMANTE di Yeoshua ( un libro che ho adorato), un po' per l'alternarsi della voce narrante e un po' per i personaggi, lei giovane e iperattiva e lui, più anziano e riflessivo. E' un bella storia di convivenza nonostante tutto, di stili di vita completamnete diversi ma che riescono a trovare un equilibrio grazie al compromesso; belle le pagine che descrivono la cittadina e il deserto che la circonda, e quelle che raccontano della routine casalinga...Anche se il personaggio di Theo mi ha comunicato una grande malinconia: mi immaginavo questo uomo che vive come"sottofondo" alla dinamica vita di lei, che riordina il suo disordine, che vuole intervenire nei suoi discorsi, che non riesce a farsi capire. Il finale però mi ha risollevato il morale, ed è con un sorriso che ho chiuso il libro. di certo continuerò a leggere questo straordinario scrittore! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
leonardo (12-10-2008) oz dà importanza alcompromesso, non come aspetto negativo del comportamento o,peggio, come fine di mire politiche. il compromesso è il modo possibile per convivere laddove tutto, a partire dalla incompatibilità delle persone, agli ambienti di vita , alladurezza del deserto, sembra impossibile. e' poesia la descrizione di noa che si accuccia tra le braccia del suo uomo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Arcangela Cammalleri arcange@alice.it (05-06-2008) Il deserto, come luogo dell’anima, anima i confini senza limite dei sentimenti umani.
Una cittadina israeliana Tel Kedar, di 8-9 mila abitanti, prostrata dal vento del deserto del Negev che manda frustate di polvere, fa da sfondo alla vicenda umana e sentimentale dei due protagonisti del romanzo: Noa e Theo. Il loro rapporto, dopo sette anni, comincia a mostrare segni di incomprensioni e insofferenze. Theo è un sessantenne, architetto di fama riconosciuta, vive in uno stato di attesa, ha ormai fatto quel che poteva fare, ora che si trova alla fine del mondo, Noa, professoressa di lettere in un liceo, più giovane di 15 anni, al contrario, è piena di entusiasmo e voglia di cambiamenti. La storia si snoda attraverso il racconto dei due protagonisti, in prima persona, lui osserva e ascolta lei, lei che guarda e giudica lui; è un rimando di pensieri e azioni che s’incrociano e si allontanano. Lei frenetica, rincorre il tempo, il suo daffare va tutto a spese della solitudine e della lenta discesa dal dolore verso la tristezza di lui. Il paesaggio desertico contorna e dà la dimensione e la scansione del ritmo della vita degli abitanti di Tel Kedar: il vento che alita come una falciata fredda e acuta, l’aggressività della luce e della polvere, la calce bianca che assorbe le sfumature del deserto, gli spazi aperti strisce di deserto macchiettato. Si respira e s’immagina questa immensa distesa di sabbia su cui il sole brucia con i suoi artigli di vetro acuminato ed è, per noi lettori, come essere novelli beduini che inseguono miraggi lontani e irraggiungibili. E’ la scrittura mirabile di Oz che ci ammalia e ci rapisce come musica dell’anima; lo stile lieve ed elevato solleva la mente in qualche altrove. Nel giorno che muore, si domanda Theo cosa promette l’ultima luce, che cosa ha in serbo; la notte, ma non il nero del buio. Come il chiaro di luna dà luce alla notte che cala, così l’incanto della natura bagliore ai nostri occhi illumina i momenti bui del vivere. Non dire notte.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Loris (25-02-2008) Romanzo di introspezione, giocato su un rapporto di coppia in cui la differenza di eta’ (15 anni) pare tradursi in una diversa attitudine verso la vita. Theo ha partecipato alla costruzione di Israele, ha progettato insediamenti e ha creduto in un’idea forte di nazione. Deluso da amici e compatrioti, ha scelto un sereno esilio sudamericano, cercando di tenere lontani il dolore e la passione. Noa ha sacrificato anni a un padre consumato dal rancore. Morto lui, ha deciso di cominciare a vivere, lasciando il paese. L’incontro tra i due a Caracas ha generato un’amicizia trasformatasi lentamente in amore. Ora, sul limitare del deserto, Noa vorrebbe ‘fare’: costruire, curare, prodigarsi per gli altri. Theo invece vorrebbe conservare il quieto distacco che ha raggiunto. Teme di perdere Noa, ma intuisce che non puo’ chiuderla in una gabbia di soffocanti attenzioni. Oz ha una scrittura lirica che rende con efficacia lo sviluppo dei monologhi interiori, ma richiede un certo sforzo per restare aderenti alla narrazione. Al fondo, come in altri suoi lavori, si insinua il dubbio che ciascun individuo sia una singolarita’ difficilmente conoscibile da un altro Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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