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Dazai Osamu - Il sole si spegne | Attraverso la storia della rovina della propria famiglia narrata dalla giovane Kazuko, il romanzo adombra l'epopea tragica dell'aristocrazia declinante nel Giappone vinto e umiliato dalla guerra, e insieme propone la vivida e più vasta rappresentazione della desolazione spirituale di un paese che ha smarrito i valori della tradizione e va snaturandosi nell'incalzare di una civiltà industriale priva di idealità. Pubblicato nel 1947, un anno prima di annegarsi nel lago Tamagawa a Tokyo, Osamu Dazai consegnava un messaggio di disperata rivolta in cui si riconobbe e si identificò un'intera generazione quella che visse il disordine e lo smarrimento del dopoguerra, nonché la frustrazione precoce delle speranze in un rinnovamento radicale della società. una sofferenza esistenziale, il ribellismo e l'istinto di autodistruzione suggellati infine dal suicidio.
Luca Ormelli lormelli@hotmail.com (10-09-2009) "Dopo tutto, sono un aristocratico." (p.136) afferma, accorato, Naoji che insieme alla narratrice Kazuko, alla loro genitrice ("l'ultima signora del Giappone" - p.106) ed al mentore di Naoji, il romanziere "maledetto" Uehara costituisce il quadruplice protagonista di questo romanzo di Dazai, autore in cui vicende esistenziali e materia di prose sono così difficilmente districabili tanto la vita del medesimo è stata una voluta "opera d'arte" a quella maniera assai bohemienne con cui le menti più acute e sensibili del Giappone alla vigilia della rovinosa sconfitta nella II Guerra Mondiale sempre hanno guardato, con ammirazione sconfinata e smisurato spirito mimetico, alle scene di vita europee ed, in particolare, francesi. E' un Giappone che, franto dalla guerra e piegato sotto il giogo economico non meno che culturale dell'Occidente anglosassone, con somma fatica e disagio tenta la propria ricostruzione sociale. E' un Sole calante (questo il titolo della versione americana su cui, curiosamente, l'editore manda ancora in stampa la traduzione pur con la firma gloriosa ed oggi acclamata di Luciano Bianciardi; ma sempre di dubbia operazione filologica si tratta) il Giappone che Dazai dapprima vive (randagio, votato all'autodistruzione ed al suo compimento, il suicidio cui approda prima dei 40 anni) e successivamente descrive. E paradigmatici sono divenute sia l'espressione che forma il titolo sia i personaggi (ma sarebbe meglio dire le 3 persone di cui l'autore si serve per narrare se stesso: Naoji ed Uehara per la decadente vita del letterato suicida, Kazuko per gli afflati tolstojani alla impossibile giustizia sociale) di questo romanzo in cui è palpabile l'ascendente della narrativa psicologica e d'introspezione di fine XIX secolo, Cechov e Balzac (citati peraltro) su tutti. Un grande romanzo, non perché alla moda d'Occidente ma perché peculiarmente giapponese (la soffusa insistenza sugli aspetti floreali, sulle convenzioni), di quel Giappone così affascinato dall'Europa da viverla di vita propria, con personalità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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