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Cantarella Eva - Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma | Dopo la ricognizione sull'eros greco, Eva Cantarella, parla dell'amore al tempo dei romani. Per un romano la virilità era la massima virtù; e i romani venivano educati ad assoggettare e a essere dominatori, nella politica come nell'amore e nel sesso. E infatti da una violenza, quella di Marte ai danni di Rea Silvia, nasce Romolo, il fondatore della città. L'altra faccia della sessualità romana è l'etica del vanto, il gloriarsi della propria virilità anche negli aspetti più concreti e materiali. Ecco allora i "Carmina Priapea", gioiosa celebrazione di Priapo.il dio del fallo, coi suoi spropositati attributi; ecco graffiti e iscrizioni di palestre, taverne, muri la cui gioiosa crudezza sconfina spesso nell'oscenità, ecco leggende popolate da membri maschili che spuntano dal focolare per fecondare innocenti fanciulle. Ed ecco dotti ma spassosi intermezzi, dove l'autrice guida il lettore attraverso le pratiche osculatorie (i tre modi di nominare il bacio, osculum, savium e basium), le tariffe, le specializzazioni e l'abbigliamento delle prostitute, i riti matrimoniali e di fecondità. E le donne? Ci sono quelle che si adeguano (Porzia, che si suicida inghiottendo carboni ardenti), le donne modello di virtù (Lucrezia) e le ribelli (Sulpicia), contro cui si accaniscono le leggi moralizzatrici. E poi i "veri" uomini, Augusto e Cesare, i poeti Orazio e Marziale, e ovviamente, Catullo, che chiede con pari trasporto i baci della bella Lesbia e del tenero Giuvenzio.
| La recensione de L'Indice |
 L'amore nel mondo romano, ricostruito a partire dalla vita quotidiana e dalle esperienze private di uomini e donne realmente vissuti e spesso trascurati dalla storia evenemenziale: l'autrice si serve di fonti storiche e letterarie, di miti e leggende, di reperti archeologici ed epigrafici per tratteggiare un quadro della concezione dell'amore durante la repubblica e l'impero, fino all'età cristiana. Il saggio, in veste nuova dopo l'edizione del 2009, è diviso in tre sezioni: la prima è dedicata all'amore come passione, talvolta sinonimo, per l'uomo romano, di sessualità prepotente; fin da giovane, il ragazzo libero doveva infatti dimostrare di essere un dominatore, ossia di possedere quella virilità che si esplicava tanto nella capacità politica e militare di guidare i cittadini e di sottomettere i nemici, quanto in quella erotica di imporre la propria volontà alle donne o ad altri uomini, rigorosamente schiavi. La seconda parte è un catalogo degli amori dei Romani: dovuti (quelli verso i familiari), possibili (ma solo per gli uomini) e proibiti (dalla morale e dalla legge). Infine, una terza sezione prende in esame dieci racconti d'amore tratti dalla storia o dal mito. Emerge così da queste pagine una società patriarcale in cui, nonostante la sempre maggiore emancipazione femminile, a un'educazione maschile centrata sull'affermazione di sé corrispondeva l'educazione delle fanciulle all'obbedienza e alla fedeltà coniugale, attraverso modelli di virtù quali Lucrezia, Porzia, Cornelia madre dei Gracchi. Non secondario il ruolo della prostituzione, femminile e maschile: vera e propria professione utile e socialmente riconosciuta, strumento com'era di uno sfogo virile innocuo per l'onore delle donne "oneste". Manuela Callipo |
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