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Borges Jorge L. - L' aleph

L' aleph TitoloL' aleph
AutoreBorges Jorge L.
Prezzo
Sconto 25%
€ 4,88
(Prezzo di copertina € 6,50 Risparmio € 1,62)
Prezzi in altre valute
Dati2003, 184 p., 31 ed.
TraduttoreTentori Montalto F.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 31 recensioni presenti.  Media Voto: 4.70 / 5

antonio (30-01-2009)
racconti che ti fanno entrare nei temi dell'infinito e superare la linea del visibile. da leggere anche a piccoli pezzi per apprezzarl di più
Voto: 5 / 5

Maurizio680 (28-11-2008)
Insieme a "Finzioni" é il massimo capolavoro del genio assoluto di Borges. Semplicemente inarrivabile.
Voto: 5 / 5

Tony Cats (28-10-2008)
E' il capolavoro di Borges, per lo meno per quanto riguarda i racconti; i mondi di Borges sono esperienze veramente affascinanti dentro le quali perdersi nella poesia delle sue trame
Voto: 5 / 5

Lucia 78 (23-03-2008)
Ho l'abitudine di sottolineare,quando leggo, le frasi o le parole che mi colpiscono...leggendo questo libro ho rinunciato a farlo: avrei finito per sottolineare tutto. I racconti non coinvolgono tutti alla stessa maniera, questo è vero, ma sono tutti in un modo o nell'altro unici ed allo stesso tempo sembra che gli uni partecipino agli altri. Un gioco di specchi, un richiamo di echi che da la sensazione di leggere un'opera unitaria, non un insieme di racconti. Penso che questo basti...per avere un'idea più precisa bisogna leggere questo libro e il più possibile di Borges! Buona lettura
Voto: 5 / 5

roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (06-12-2007)
Si può leggere tutto di fila o saltando da un capitolo all'altro, ma il risultato è sempre di rara suggestione. Non capisco chi definisce Borges pesante.
Voto: 5 / 5

Stefano O (18-11-2007)
Noi siamo un frammento di materia,legato ad un frammento di tempo,ma,complice anche la letteratura, i miti,la filosofia...il sogno,sen- tiamo il peso della totalità infinita che in ogni istante attravera quel frammento,spalanca l'abis- so della vertigine,insinua il dubbio che spazio, tempo,realtà,universo,non siano ciò che crediamo. Da questo prende origine la poetica di Borges.
Voto: 5 / 5

paolo, catania (28-04-2007)
Pur riconoscendo in Borges il vero capostipite della letteratura postmoderna (con buona pace di John Barth e degli americani), solo circa un terzo di questi racconti mi ha folgorato. Gli altri li ho trovati alquanto noiosi e datati, un po' per lo stile "metanarrativo" e aneddotico, un po' perchè i temi, qui semplicemente enunciati, sono stati trattati più approfonditamente da altri autori nei decenni successivi
Voto: 3 / 5

antonio (26-10-2006)
E'il libro di racconti più bello che abbia mai letto!Borges è geniale quanto raffinato nel dispensare a noi lettori comuni mortali la sapienza fantastica di temi come l'immortalità e l'immaginazione.Patrimonio artistico dell'umanità.
Voto: 5 / 5

Jules (09-09-2006)
Anche i commenti precedenti non lasciano spazio a dubbi, raccolta di racconti geniali, da possedere assolutamente come del resto Finzioni e Il libro di sabbia.
Voto: 5 / 5

Buonaria84 gensrus@aliceposta.it (20-04-2006)
Esiste forse un libro che racchiude nel suo spasmo l'intera letteratura della storia umana? Ho avvertito la possibilità di racchiudere infinite letterature in una semplice parola, in una semplice frase o pagina. Borges agogna forse a tanto. L'Aleph, come tanti suoi libri, non vuole insegnare, affermare, stupire o dimostrare; è il lettore che crea la pagina, la parola, che sorvola le sue citazioni penetrando nel labirinto della conoscenza. Borges mi stupisce perchè neutro. La sua erudizione raggiunge la neutralità, fondendo nella singola parola culture millenarie e diversissime (si passa da Averroè a Pope da S.Agostino a Nietzche). Borges mi affascina perchè ha osato sfidare i limiti dell'illimitato uomo, perchè ha tentato il dialogo con l'universo. E per questo la sua pagina è infinita.
Voto: 5 / 5

Romano De Marco romdema@tin.it (06-03-2006)
Nel corso della lettura mi tornavano continuamente alla memoria i versi di Aldo Nove riportati sulla copertina di COVERS. Sono versi che parlano di un uomo nascosto dentro l'uomo. Un vero e proprio grido di dolore soffocato dall'indifferenza di un'epoca strana e dispersiva che rende difficile guardare dentro (e fuori..) se stessi. L'ALEPH parla anche dell'intimo rifiuto ad accettare passivamente l'aspetto decadente, debole, moralmente e ideologicamente ambiguo, dell'uomo occidentale medio, vittima di se stesso e di un imperfetto sistema sociale al quale ha sacrificato buona parte della sua più genuina umanità e della sua forza interiore. Un dualismo e una contraddizione nella visione del mondo di Borges che anzichè minare la sua credibilità e la sua grandezza, la accrescono in maniera esponenziale. Dall'alto della sua inarrivabile, infinita eleganza, l'autore riesce a indirizzare con assoluta precisione la sua ricerca verso un uomo che vive una dimensione tutt'altro che distaccata dalla realtà. Un uomo che ha a che fare con la ferocia, con la violenza, con la più gretta ignoranza, con il ferro, con la sporcizia, con il dolore fisico, con la furia degli elementi. Un uomo che riconosce ed accetta i concetti di onore, di predeterminazione, di coerenza. La cultura di Borges sembra non avere limiti di sorta e lascia letteralmente esterefatti conducendo il lettore in una vera e propria dimensione parallela dove non si può non rimanere rapiti dall'estremo equilibrio che l'autore imprime a racconti che di volta in volta affrontano temi universali e al tempo stesso intimisti parlandoci di tanti universi esterni ed interni all'uomo. Soprattutto ad un concetto di uomo "alto", non legato a sentimenti espressi in forma banale o vittimistica. Una ricerca del proprio infinito, che abbraccia l'universo intero, le scienze, la religione, il fantastico... Dopo aver letto Borges bisognerebbe fermarsi a RIPENSARE Borges...
Voto: 5 / 5

Gaia Zamburlini silvana29@alice.it (27-02-2006)
(continua) I 17 racconti si articolano tra tematiche eternamente attuali (la giustizia e la sua oggettività), descrizioni fantastiche di architetture impossibili (La città degli immortali, La casa di Asterione, il carcere), misteri mitologici (i labirinti, che rimandano ad arcane simbologie dell’irrazionalità della mente umana) e i paradossi geometrici che evocano la cara tematica del “senza fine” (Ogni linea retta è l’arco di un circolo infinito). Come in un puzzle, poi, al 17° racconto (l’aleph), i tasselli di pensieri trovano un loro ordine mentale (presunto o reale?!) nel lettore che, nello sforzo sovrumano di unificare e comprendere un presupposto “tutt’uno”(di qualunque valenza religiosa), conclude con amarezza l’impossibilità fisica e mentale di visualizzare un’unicità di esperienze. Ciò che gli resta è l’ordine (questa volta unico) che egli stesso, nell’affermazione del proprio Io, può scovare nei suoi ricordi: le foto di Beatriz defunta non rappresentano forse il dolore universale della morte, unico limite provvisorio al pensiero del comune mortale? Ed è proprio la possibilità di comunicare questo sentimento di unicità universale che spinge Borges a servirsi di una realtà allegorica di rimandi, affinché diventi la parola l’unico mezzo possibile in grado di donare realtà materiale al tutto, nella sua contraddittoria unicità.
Voto: 4 / 5

Gaia Zamburlini irishshamrock@aliceposta.it (27-02-2006)
Apocalittico e profetico, misterioso e filosofico, quest’insieme di racconti di Borges si presenta come un turbinio di citazioni e rimandi che spaziano in luogo e tempo, trascinando con sé il lettore in molteplici viaggi virtuali. Questi, come in un caleidoscopio, si frazionano al loro interno in una miriade d’immagini e pensieri che sembrano quasi voler burlarsi del lettore attraverso un gioco sottilmente barocco e decisamente sofisticato. Tutto-e niente-risulta così chiaro alla mente dell’uomo, che appare a prima vista troppo “limitata” per comprendere la pluralità delle realtà che lo circondano: come può infatti l’essere umano affermare il concetto di immortalità quando tutto ciò che lo circonda è perituro? Come può sopportare la filosofia dei corsi e ricorsi della storia quando ogni evento appare circostanziale? Come giustificare la singolarità dell’esperienza umana nel momento in cui si realizza che, nella varietà che ci circonda, gli opposti coincidono sempre? E quest’idea di pienezza, di un tutt’uno quale il mondo, intero in ogni sua singola rappresentazione, non può che avvicinarci al concetto di volontà schopenhaueriana che, come il mondo, è intera in ogni singolo individuo. Il problema sta dunque nel capire quanto, e come, quest’individuo singolo e irrepetibile sia disposto a cogliere la parola di un dio trascendente, che racchiude in un’unica rappresentazione un universo pieno di mondi. (segue)
Voto: 4 / 5

stefano pelagatti (14-01-2006)
Le prime otto righe de " L'Aleph" contengono un'immagine potentissima: nella mattina in cui Beatriz morì, Borges notò che un manifesto pubblicitario era stato appena sostituito; questo fatto gli dolse, perchè " compresi che l'incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita". In queste parole c'è tutto un mondo: la breve esistenza di una donna intesa come irrisorio diaframma tra un eterno prima ed un eterno poi; la morte quale implacabile ruota, la quale fa sì che anche noi, che di questo vasto universo facciamo parte, ci separiamo dai morti e li dimentichiamo, in attesa di venire a nostra volta dimenticati. Tuttavia, si è notato che un aspetto decisivo del racconto si palesa solo più avanti, quando il poeta si ritrova al cospetto del ritratto di Beatiz, e in un fremito di tenerezza pronuncia queste parole: " Beatriz amata, Beatriz perduta per sempre, son io, sono Borges". Noi dobbiamo leggere." beatrice amata, Beatrice perduta per sempre, sono io, sono Dante". Beatriz è Beatrice Portinari, e l'Aleph, il luogo che contiene tutti i luoghi, è in realtà la Divina Commedia, il poema edificato perchè Dante - Borges potesse ricongiungersi con lei. B. stesso ci dice che Dante amò immensamente Beatrice, ma non fu ricambiato. Così come beatrice, anche Beatiz fu strappata al poeta prima da un matrimonio e poi dalla morte; e la consapevolezza di non essere amato impedisce a B. , così come lo impedì a Dante, che questo ricongiungimento possa essere completo e pacificatore. Così, quando incontra la donna amate, ne vede il corpo orribilmente disfatto nella tomba, nel Cimitero Monumentale di Buenos Aires. E infine, la struggente immagine del pota che va deformando, sotto l'erosione degli anni, i tratti di Beatriz; noi dobbiamo immaginare che anche D. un giorno abbia amaramente scoperto che andava smarrendo i lineamenti di beatrice, ed abbia edificato il poema perchè Beatrice non fosse perduta per sempre.
Voto: 5 / 5

margherita margherita1989@hotmail.it (04-01-2006)
scrive una sedicenne è stato interessante leggere questo libro, xke è partito tutto da 1 semplice compito che il prof ci aveva assegnato x le vacanze di Natale: leggere un libro che potevamo scegliere tra alcuni indicati, fare un riassunto, commentare. Non so nenake xke ho scelto di leggere proprio un libro di Borges, dato che nell'ultimo periodo ho letto libri di tutt'altro genere e autore. E dire che nn avevo mai letto un libro in 2 giorni... Questo scritto che ora mi ritrovo dalle mani mi sembra così estraneo dai miei 16 anni e contemporanenamente lo sento parte di me stessa piu che mai... forse xke il desiderio dell'immortalità ci invade tutto il corpo dal primo istante della nostra vita, anke se ne siamo incoscenti o crediamo di nn desiderarlo...e invece ognuno ci spera, xke se nn fosse così non varrebbe la pena vivere la vita, affrontare i problemi e andare avanti ostacolo dopo ostacolo. Se qualcuno ha sugerimenti o commenti da darmi affinchè la mia scheda libro possa essere nn solo oggetto di valutazione ma un giudizio vero è pregato di farlo spedendomi una mail, ne sarei molto grata. margherita v.
Voto: 5 / 5

Roberto robell54@alice.it (23-12-2005)
Molto tempo fa amavo la scrittura concisa, essenziale; diciamo Carver, forse Bukowski. E' l'unica possibile, mi ripetevo. Ho avvicinato Borges con naturale diffidenza. In seguito ho letto quasi tutta l'opera di Borges. Perché? Ha detto bene Mimmo, è stata la necessità fisiologica, il bisogno quasi fisico di RILEGGERLO, che mi ha fatto preoccupare. Ma ho riletto. E poi ho riletto di nuovo e poi ancora. Sempre scoprendo nuove gemme nascoste, sempre ricreando (come direbbe lui stesso) io povero lettore un nuovo racconto insieme a Borges. Sempre affascinato da stile e contenuti. Da allora Finzioni, l'Aleph, Altre inquisizioni, Storia Universale dell'infamia e tutta l'opera di Borges mi accompagnano ancora e non mi lasceranno mai. Amo ancora Carver e Bukowski, ma non ho potuto più fare a meno di Borges. Strana la vita.
Voto: 5 / 5

Michele piwipeba@libero.it (22-10-2005)
Borges è sempre un maestro, anche se questa raccolta non regge il confronto con le sue "Finzioni" (tradotte da Lucentini, possibilmente).
Voto: 5 / 5

Giorgio (19-09-2005)
"Comincia, qui, la mia disperazione di lettore". E' stato il mio pensiero quando ho sfogliato l'ultima pagina dell'ultimo racconto... Meraviglioso e indefinibile
Voto: 5 / 5

Mimmo (06-09-2005)
Si dice che Dickens abbia chiuso il suo capolavoro "Il circolo Pickwick"con la parola morte,perchè ogni volta che noi finiamo di leggere un libro è come se facessimo morire i personaggi che ci hanno accompagnati.Con Borges invece è impossibile non riprendere la lettura di questo,diventa quasi un bisogno fisico come qualcuno che mi ha preceduto ha giustamente detto,e lo stesso dicasi per "finzioni" altro capolavoro dell'autore.Ubriacante,puro piacere di leggere.
Voto: 5 / 5

r. (22-05-2005)
un libro imprescindibile.r.
Voto: 5 / 5

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