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London Jack - Il tallone di ferro | Letto da generazioni di giovani di tutto il mondo, "Il Tallone di Ferro" è uno dei più allucinanti e veridici affreschi della società dominata dal profitto, dipinta nella sua durezza senza scampo, nella sua oppressione generalizzata, nei suoi inevitabili sbocchi di violenza e massacro. London, già nel 1907, prevede la prima guerra mondiale, pur illudendosi che l'Internazionale socialista sarebbe riuscita a evitarla, e gli esiti che avrebbe avuto, vale a dire la svolta fascista. Il profeta lucido e impavido dello scarto storico tra le speranze dell'umanità e le condizioni in cui gli uomini si trovano a vivere è Ernest Everhard, l'eroe, il combattente per la libertà, personaggio memorabile a cui deve il suo nome di battesimo Ernesto Che Guevara.
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5Isabelle (24-09-2011) Sfruttando un ben noto espediente letterario, London immagina che un manoscritto di inizio '900 venga ritrovato in un'epoca lontanissima e illuminata dall'evocativo nome di "Brotherhood of Man", dove il socialismo ha ormai trionfato da molto tempo.
Attraverso le vicende narrate nel manoscritto, London descrive le brutture della sua epoca. Le vicende dei protagonisti si intrecciano a doppio filo con la descrizione di una realtà distopica dominata dal profitto e dalla violenza. London denuncia lo sfruttamento della classe operaria da parte di un capitalismo dai tratti totalitari, e mette i suoi contemporanei di fronte a verità estremamente attuali per la sua epoca e non solo.
London ha scritto numerosi saggi politici, ma ha fatto di questo romanzo il mezzo principale per dar voce al suo socialismo spontaneo e combattivo teso a squotere animi e coscienze in vista di un sovvertimento dello status quo.
Come può accadere quando l'intento propagandistico è così forte e dichiarato, l'aspetto letterario passa in secondo piano e la fruizione artistica di questo romanzo appare piuttosto limitata. Pur non ritrovando l'intensità narrativa di altri romanzi di London, si tratta comunque di un lavoro apprezzabile anche da un punto di vista prettamente artistico e rappresenta un valido esperimento letterario che proietta London verso lo sperimentalismo modernista dei primi decenni del XX secolo.
Inoltre ha l'indubbio merito di regalarci un protagonista carismatico, Ernest Everhard: un leader che ha i tratti familiari di Martin Eden (ma anche dello stesso London) e che con i suoi discorsi ispirati riesce ad infiammare gli animi dei lettori di oggi, per quanto smaliziati possano essere,così come quelli di un secolo fa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
by Ax (23-04-2011) Mi ritrovo a scoprire un autore maturo, profetico, tagliente e che va dritto al punto senza perdersi in inutili salamelecchi. London si è guadagnato indubbiamente la stima di uno come me, che credeva fosse autore per ragazzi, e che invece ammette beatamente la terribile cantonata; quale esempio di visione sociologica porta tra queste pagine!
Ah, non è mai troppo tardi per diradare la nebbia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
joetata joetata@hotmail.it (02-05-2010) Ernest Everhard,il protagonista di questo romanzo,sembra essere nato da una costola di Martin Eden,figlio del popolo,nasce dal basso ed eleva con lo spirito della politica l'ideologia socilista unica strada percoribbile per dare vita sociale alle classi operaie,contadine,sfruttate dall'oligarchia " Il tallone di ferro ";siamo nel 1907 il periodo political ideologico di Jack London,la sua penna,il suo stile riescono ancora a colpire nel segno,leggendo non solo capiremo la sua veggenza dei fatti futuri(anticipa la prima guerra mondiale,il modo come il capitalismo in modo scoretto domina sulle classi più deboli)ma come l'incapacità di esprimersi con i mezzi legali,la politica ad esempio,da parte dei movimenti socialisti porti alla violenza e alla nascita di organizzazioni terorristiche,sembra il mondo di oggi,ma credo che qualcosa è cambiato,possiamo continuare dove Ernest ha dovuto lasciare,avviciniamoci alla politica per un futuro migliore,cercando uomini come Jack London,ammesso che ce ne siano!!!!!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea andr3a.88@hotmail.it (17-03-2010) Libro illuminante, potente, e sconvolgente per quanto le tematiche affrontate restino attualissime a distanza di 100 anni dalla sua pubblicazione, e devo dire anche scomodo visto che questo può essere definito un libro di propaganda, non a caso jack è stato iscritto nei registri dell'FBI come presunto rivoluzionario capace di lottare con la sua penna contro "l'ordine prestabilito". Il vecchio Jack la sapeva lunga...forse anche troppo
JACK IS THE KING Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Monica Garbelli (03-11-2009) Per me, come molti altri, credo, è stata quasi una sorpresa leggere questo romanzo di Jack London. Infatti, essendo l'autore conosciuto essenzialmente per i romanzi d'avventura quali Zanna bianca e Il richiamo della foresta, è facile stupirsi nello scoprire che London, oltre ad essere un impavido avventuriero, fu in realtà anche socialista rivoluzionario nonché autore di numerosi testi e racconti d'impostazione marxista.
Scritto nel 1907 e per molti anni considerato una sorta di testo d'iniziazione per i giovani socialisti, Il tallone di Ferro è un romanzo di fantapolitica, in cui l'autore – attraverso la biografia di un rivoluzionario d'inizio Novecento, tale Ernest Everhard, cui deve il proprio nome, tra gli altri, Ernesto Che Guevara – prevede, con una spiazzante quanto profetica visione futurista, lo scoppio di una guerra analoga alla prima guerra mondiale e l'avvento di un regime dittatoriale, il tallone di ferro, appunto, quale conseguenza ineluttabile della sconfitta della rivoluzione proletaria. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano benmalaussene@hotmail.com (25-09-2009) Libro molto interessante ed istruttivo.
Mentre lo leggevo ho potuto constatare parecchi meccanismi psicologici, politici ed economici che sono ancora validissimi per il mondo di oggi nonostante sia stato scritto ben 101 anni fa'!
Vi ritrovo corrispondenze con le notizie del telegiornale, i metodi usati dai nostri politici per farsi pubblicità o per raggiungere il consenso sono in alcuni casi descritti nel libro di Jack London, nonchè le varie connivenze tra Chiesa e potere politico. Davvero folgorante!
In fin dei conti si potrebbe dire che tutto il mondo è paese e che l'uomo non è molto cambiano in tutti questi anni: cerca sempre di raggiungere potere e ricchezza anche a danno dai propri simili.
La prima parte del libro sembra quasi un esercizio di stile in cui l'autore attraverso i dialoghi ed i discorsi del protagonista assoluto, Ernest Everhard, descrive ogni aspetto del socialismo attraverso esempi, rimandi ad articoli del tempo,... in un linguaggio semplice, incisivo e diretto che non mancherà di colpire il lettore.
Mentre la parte restante del libro è leggermente meno meno efficace e si trasforma quasi in un romanzo d'azione in cui Everhard farà quasi da voce narrante (che introduce ed analizza gli avvenimenti) agli eventi mondiali che delineeranno il destino della società mondiale.
Interessantissima la lettura della Prefazione ad opera di Goffredo Fofi. Mi capita raramente di leggerle, ma in questo caso mi è servito per capire qualcosa in più dell'autore del libro, dei suoi pensieri (contorti), la sua vita e, quindi, delle sue contraddizioni. Oserei dire che la sua mente è piuttosto "malata" dato che la sua concezione di vita passa tranquillamente da un estremo all'altro, e di sicuro nel farlo non vi è un miglioramento.
Mi raccomando è un classico che deve essere letto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco (29-04-2009) Mi dispiace, caro Jack, ma è uno dei più deboli trai tuoi scritti: noiosissimo (un pamphlet di basso politicante colorito con qualche pennellata di colore ed un paio di trovate da scaltrito narratore: per il resto lunghi monologhi e pistolotti ideologici che dopo 100 anni lasciano piuttosto stupefatto lo smaliziato lettore), pieno di luoghi comuni ed ovvietà, ottimista fino alla nausea (capisco bene il tuo entusiasmo socialista, ma a noi che leggiamo dopo le esperienze comuniste del '900 viene abbastanza da ridere nell'osservare le tue facili ed assiomatiche convinzioni, sbugiardate con crudele indifferenza dal corso degli eventi posteriori). Cosa resta per giustificare il costo del volumetto? poco o niente, giusto il sentimento di profonda indignazione che muoveva alcuni elementi della società americana di fronte alle sperequazioni esistenti ed alle condizioni disumane della classe lavoratrice.
Meglio leggere altro allora: non avrei certo voluto dover accostare questo pattume letterario ai capolavori tipo Il richiamo della foresta, Martin Eden o i Racconti del Grande Nord. Peccato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mikmat (30-03-2009) Un romanzo fantastico che ti fa capir perfettamente i limiti del capitalismo moderno. Benchè scritto cento anni fa, è ncredibilmente attuale. Per me è un capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
oblivio (24-02-2009) L'argomento trattato e le tesi che London propone a mezzo del protagonista sono eccellenti ed illuminate. E' incredibile come questo libro sia ancora maledettamente attuale. Viceversa la narrazione è poco convincente; ampolloso e poco scorrevole, diciamo pure pesante e si colloca perfettamente nel periodo nel quale è stato scritto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Daniele (13-09-2008) Intriso di riflessi niciani, di un marxismo completamente pervarso dal positivismo e di un evoluzionismo puro, lo scritto di London, più che un romanzo di fantapolitica, è un duro attacco alla società americana del periodo. Convince poco la scrittura e la cieca fede nel progresso dell'autore. A qualche anno di distanza sarà seguito da un altro grande libro di denuncia: La Giungla di Upton Sinclair Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Elio (28-05-2006) Un libro che semplicemente ti lascia senza parole: per le terribili previsioni che, pur con le eccezioni della Storia, si sono avverate a distanza di cent' anni. Le svolte tragiche della società disumana del Guadagno, le guerre e le repressioni, le speranze e le delusioni: London ci fa sognare e aprire ancor di più gli occhi, attraverso un racconto sull Libertà. Parlando proprio del racconto una sola parola: Amore. Amore di Avis per Ernest, per la Causa dell' Umanità, per la Libertà. Un finale tragico, secondo me, che tuttavia non ti lascia l' amaro in bocca, in quanto l' autore più d' una volta, mediante le note dello storico del futuro, lascia intendere che alla fine la Rivoluzione trionferà, la Vita vincerà, e intravedo una sorta di gioia sulle labbra di Avis, di Ernest e di tutti coloro che hanno lottato. Ma anche una tragedia personale: quella dell' autore e di tutti noi, che vediamo sempre più lontana la realizzazione di un mondo giusto e umano. Ma se c' è una cosa che "Il tallone di ferro" ci insegna è proprio non perdere mai la Speranza e la Gioia di Vivere e Lottare, per l' Umanità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ciulano ciulano82@libero.it (20-04-2006) Un romanzo coinvolgente...London mostra tutto il suo stile che in certi passaggi(vedi i discorsi di Ernest) assume toni non certi dimessi,anzi forti e che mostrano una grande preparazione e un'ottima conoscenza scientifica-filosofica.E poi merita di essere sottolineato(nonostante sia più che evidente)come in molte considerazione che il personaggio Ernest e la mano narrante,la moglie Avis,perpetrano, la sintesi del pensiero social-utopistico...Tuttavia la grande previgenza che questo romanzo mostra,vale da sola quale motivo per il quale credo debba essere letto...Uno stupefacente spaccato della società capitalistica (non solo made in Usa)prima e dopo il primo conflitto mondiale...Se poi si considera che London scrive prima di quell'evento catastrofico!!!!Perciò in sintesi:stupendo,da leggere!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
CLAUDIO ZANOTTO claudiozanotto@farmalabor.it (12-09-2005) Un libro decisamente curioso e particolare per la forma con cui "idealmente" ci viene restituito sotto forma di manoscritto rinvenuto incompleto "settecento anni dopo" la sua compilazione. Ambizioso e preveggente, l'autore, in piena esplosione del movimento socialista mondiale, ci offre una sorta di "bibbia popolare" dove il ruolo centrale svolto da Ernest Everhard, il cui nome ispirerà i genitori del Che, sembra quasi il racconto di un sogno autobiografico, soffusamente appeso al romantico sentimento amoroso che permea dalle parole di Avis Cunningham, sua moglie, cui viene affidata la narrazione del manoscritto. Filosofico nella misura in cui "la Filosofia sintetizza in sé la conoscenza offerta da tutte le scienze", Ernest vede nel socialismo la normale conseguenza della forza evolutiva della "Storia". Essa, infatti, finirà per "trovare" nel tempo la miglior soluzione possibile derivante dal confronto fra Capitale e Lavoro, eliminando e delegittimando le tensioni derivanti dal "plusvalore" e dalla " ricchezza non consumata" figlia del sistema capitalistico degli "oligarchi", e facilitandone la sua giusta e totale distribuzione sul proletariato.
E da questo affresco, reso romantico dall'amore totale e corrisposto di Avis per la sua "aquila immortale", pur potendo trarre solidi e precisi spunti teorici e filosofici, il lettore esce un po’ sognante; grato all'autore per la visione d'insieme che gli viene offerta ma intravedendo molte di quelle verità che la Storia, negli anni successivi, ha comunque suffragato o definitivamente bocciato.
Sicuramente da non perdere, getta una luce ancor più interessante sul “papà” di Zanna Bianca”.
Voto: 8
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Michela midepaoli67@yahoo.it (16-12-2004) Un libro duro ma con un finale aperto. La forma è di memoriale, narrato dalla moglie di Ernest Everhard, e si interrompe con dei puntini di sospensione che lasciano una frase incompiuta. Un finale che personalmente mi piace considerare l'anticamera di un cambiamento in meglio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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