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Grass Günter - Anni di cani | Romanzo ambizioso e potente, Anni di cani fa i conti con le contraddizioni della coscienza tedesca. Lo fa montando una storia a tre strati, fittissima di eventi, di memoria, di figure umane e animali. Due i personaggi centrali: Eduard Amsel, il ragazzo mezzo ebreo, grassoccio, goffo, materasso della ragazzaglia, figlio di mercante, dotatissimo nella costruzione di spaventapasseri, più tardi pittore, poi coreografo e infine proprietario di una miniera; e Walter Matern, il robusto rampollo di una dinastia di mitici mugnai, l'amico d'infanzia e il fratello di sangue di Amsel, lo sbandato, l'ubriacone, l'ex comunista, l'attore, il milite SA, il nazista, il disertore, il cattolico, l'heideggeriano, l'antifascista che, accompagnato dal cane di Hitler, percorre la Germania del dopoguerra alla ricerca dei colpevoli... Intorno a queste due vite parallele, un brulichio di personaggi: gli arcaici abitanti dell'estuario della Vistola, come il mugnaio Matern, che predice il futuro ascoltando i vermi della farina, come i paesani del Werder, i professori, le SA, le nonne e, specialmente, la ragazzetta Tulla, sinistra, attraente, misteriosa, perduta.
Media Voto: 3.5 / 5rainbow tempofranco@inwind.it (21-03-2009) Grandioso! Si capisce poco, certo, è un libro molto impegnativo, ma è scritto talmente bene che non si può non definirlo grandioso! Appartiene all'altissima letteratura mondiale e alla migliore produzione di Grass. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
G.L.'86 dario.agazzi@hotmail.it (28-03-2006) Ciò che è arduo- quantunque non scevro di difetti strutturali, certamente, più che poetici- serba ugualmente il fascino del grottesco minuzioso: tecnica scultorea nell'affrontare una tripartizione che dagli ormai ben noti luoghi di Danzica ci porta a Tulla e alle orripilanti vendette di Walter Matern (veneree malattie, abbruttimenti, viaggi interminabili alla ricerca dei responsabili della morte di Eddie Amsel: di tutti i responsabili della Seconda guerra e delle persecuzioni, consequenzialmente). Certo, le lettere d'amore della seconda sezione, pur nella loro aggrovigliata matassa ermetica, hanno tratti indimenticabili: chi scorderà la morte del fratello di Tulla e la reazione di questa (autocarcerazione nella cuccia del cane e bevute di brodi di carne inenarrabili...)?
Come le apocalittiche e gigantesche partiture di Penderecki (Dies irae per le vittime di Auschwitz),anche "Anni di cani" è una gigantesca partitura di sofferenze legate (come è noto ai grassiani lettori) agli eventi sconvolgenti della Germania hitleriana e postbellica. Nella "Trilogia di Danzica", tale mostruoso volume occupa un posto fondamentale nonostante- bisogna confessarlo- la difficoltà di lettura rispetto al "Tamburo", dovuta ai frequenti mutamenti di registro, metafore complesse e parodiate citazioni heideggeriane, inserite in un torbido coro polifonico (appunto per questo il sopracitato riferimento pendereckiano)di stratificati narratori. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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