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Mishima Yukio - Il padiglione d'oro | Non c'è recensore, in Giappone e fuori, che, cercando parentele o fonti d'ispirazione per questo capolavoro della letteratura giapponese moderna, non abbia fatto il nome di Dostoevskij. Incominciarono i giapponesi: per quanto la cosa possa apparire sorprendente, la voga di Dostoevskij aveva raggiunto nell'immediato dopoguerra un'ampiezza senza precedenti e nel triennio 1947-50 Delitto e castigo era stato uno dei più clamorosi best-seller della storia dell'editoria nipponica. èappunto nel 1950 che avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo Padiglione d'oro, che è del 1958: un giovane accolito buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell'arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, il quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico ossia problematico all'azione del piromane. La chiave dell'ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quell'attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell'infanzia. Il tema della bellezza suprema del padiglione affonda le sue radici in un'ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazione anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza.
Media Voto: 4.66 / 5Alessandro (26-03-2009) Bellissimo romanzo, molto raffinato nel linguaggio e nelle ambientazioni, anche nella traduzione italiana. Molto efficace appare qui la straordinaria capacità di Mishima di descrivere e soprattutto comunicare la complessità della formazione dell'essere umano inteso come intelligenza che porta in sé l'impronta della storia (la propria, ma anche quella condivisa con altri, e addirittura quella nazionale). Una formazione che sembra abbandonare il proprio sviluppo ai flussi "superiori" degli eventi che ci accadono intorno, ma che non perde mai una propria ragione pulsionale profonda. In questo romanzo, Mishima riesce ad esprimere con grande sapienza e fluidità l'intensità delle sensazioni e delle esperienze a partire dai loro aspetti più umani, quelli maggiormente evocativi della dimensione pulsionale. Lo splendore e l'immensità del Padiglione d'Oro (il Kinkaku-ji, realmente esistente, e storicamente reale è anche la vicenda alla quale si ispira il romanzo), che sono tali solo e finché ci sarà qualcuno in grado di sentirli e riprodurli dentro di sé, ne fanno un'espressione del sacro e dei suoi aspetti più largamente condivisi da parte dell'umanità tutta. Di rara efficacia e sensibilità è la capacità di Mishima di dare rappresentanza simbolica proprio a quelle sensazioni e percezioni che permettono di riprodurre all'infinito un'opera d'arte nella sua essenza di valore universale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rossi fabio (30-05-2007) La storia di un'ossessione raccontata con estrema maestria. Consigliato a chi ama autori come Murakami e Yoshimoto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuliano corymbo@yahoo.it (22-02-2003) La voglia di evadere, di autorealizzarsi, di essere pacatamente fuori dalle regole,di distruggere il proprio passato e tutto ciò che lo riporta a galla.Questi sono i temi trattati con maestria dal grande Mishima,morto suicida da "eroe", vergognandosi della propria nazione.
Lo sguardo cinico,fotografico ed elegantemente orientale dello scrittore ci regala un libro da non perdere.
Unica pecca, la traduzione che non evidenzia, a mio parere,il magnifico stile dello scrittore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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