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Benni Stefano - Il bar sotto il mare |
Sompazzo, il paese più bugiardo del mondo - Gaspard Ouralphe, il più grande cuoco della Francia - Il verme mangiaparole e l'incredibile storia del capitano Charlemont - La disfida di Salsiccia - Il dittatore pentito - Kraputnyk, il marziano innamorato - Priscilla Mapple e il delitto della II C - Il folletto delle brutte figure, il diavolo geloso e la chitarra magica - La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case - Il mistero di Oleron e l'Autogrill della morte - Californian crawl - Il pornosabato del cinema Splendor - I capricci del dio Amikinont'amanonamikit'ama - Arturo Perplesso Davanti alla Casa Abbandonata sul Mare - Il racconto più breve del mondo, la fatale Nastassia e la grande Traversata di Vecchietti. Tutto può accadere nel bar sotto il mare. Un bar in cui tutti vorremmo capitare, una notte, per ascoltare i racconti del barista, dell'uomo col cappello, dell'uomo con la gardenia, della sirena, del marinaio, dell'uomo invisibile, della vamp e degli altri misteriosi avventori.
| La recensione de L'Indice |

(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
recensione di Fofi, G., L'Indice 1987, n.10
Molti anni fa, un giornalista che si piccava di letture classiche e di buone frequentazioni intellettuali, Pietro Bianchi, approntò per la Garzanti due volumoni di "Umoristi dell'800" e "Umoristi del '900", antologie (oggi purtroppo introvabili) ben fatte e piene di piccole/grandi scoperte. Einaudi, in anni più vicini, tradusse la formidabile "Antologia dell'humour nero" di André Breton, e l'accostamento di questi volumi sugli scaffali delle nostre biblioteche (non troppo forzato, se molti nomi dell'antologia del surrealista compaiono anche in quelle del pacifico parmigiano) ci sembra rinviare a una distinzione non troppo gratuita tra "humour bianco" e "humour nero" - il secondo nato, forse per rivolta al primo, e determinato sul fondo da un'aggressività antiumanista, laddove il primo è stato blando evidenziatore dei piccoli difetti degli umani. Il "nero" è moralista per definizione e il "bianco" invece, tutto sommato complice.
Un quarto volume si accosta però a questi tre nel nostro (immaginario) scaffale: un Sansoni degli anni di guerra, mai più ristampato, robusto nonostante la leggerezza del contenuto che si intitolava "Ridi poco", antologia dell'humour all'italiana, soprattutto di quello degli anni trenta, il più diffuso e vivace forse perché dentro/sotto il regime: quello del mitico "Bertoldo". Humour bianco quasi sempre, con la sola, troppo trascurata dagli editori di oggi, eccezione del grande (a sbalzi) Anton Germano Rossi, inventore di un comico "horror metropolitano" antelitteram (è ancora in catalogo presso Dall'Oglio la sua antologietta personale più riuscita, "Porco qui porco là", contiene "pezzi" irresistibili).
Humour bianco mi pare essere, quasi sempre o forse sempre, anche quello di Stefano Benni, che a quella tradizione, forse all'inizio inconsciamente, è saldamente agganciato, per dilatarla, come vedremo, verso molte direzioni. Anche con lui si "ride poco", non solo perché, come nei tempi di guerra in cui uscì il volume citato, anche oggi "c'è poco da ridere", ma anche, credo, perché la gentilezza d'animo dell'autore lo porta sì a vedere i difetti dei simili e a fustigare ipocrisie e look dei potenti e dei loro servitorelli, ma tutto sommato con un senso di partecipazione convinta alla ricerca del "giusto" che di questi tempi è molto rara, e che è qualcosa di più che "politica" - in momenti in cui la parola politica, anche se applicata ai residuati della nuova sinistra, è quasi solo una parolaccia.
L'humour che oggi ci invade - la risata a tutti i costi, la battuta zozza a tutti i costi, i pisellini del destrorso Forattini, le parodie parrocchiali televisive anche alla "Drive-in", il "Satyricon" osceno al cento per cento e il "Tango" osceno al trenta ma melenso al cinquanta, la strizzata d'occhio vetero-goliardica alla Arbore e la cretinaggine alla D'Agostino, e chi più ne ha più ne metta, poiché tanti vorrebbero farci ridere, e tutti sembrano spingere a una sola conclusione: il disgusto per i nostri simili, a cominciare dagli umoristi - questo humour è, con scarsissime eccezioni, contrassegnato da una volgarità che ci sembra quella stessa del nostro paese. Che dunque ha una ragion d'essere sociologica. Ma che è anche, diciamolo, un perenne invito al suicidio e all'emigrazione, una spinta ulteriore, come se ce ne fosse bisogno, alla misantropia.
Tanto più dunque si apprezza Benni. Come tanto più si apprezza Altan: e si potrebbe proporre la conclusione: maestro di humour bianco il primo e il secondo di nero, entrambi accomunati da una reale passione e partecipazione etico-politica alla storia della nostra società, una passione molto "d'altri tempi", rara, ammirevole. Mentre intorno si è sommersi dall'humour giallo, del colore (e dell'odore) di quella cosa che si sa.
La dilatazione dal 'bianco' operata da Benni avviene, nel caso dei suoi commenti sui fatti del giorno, nella direzione di una politicità alta, appunto morale (la preoccupazione per le sorti della cosiddetta cosa pubblica), ma qui, in questa raccolta di racconti inediti, si esplica in altre direzioni.
Nella finissima frequentazione di una cultura in cui è sempre presente un elemento generazionale dettato da una sorta di "spirito del '68" per fortuna duro a morire (in "Terra!" essa sollecitava l'adesione dei giovanissimi e in "Comici spaventati guerrieri" si proponeva come intergenerazionale, a difesa e illustrazione di una morale della "emarginazione urbana di massa", cioè non solo di quella economica) si inseriscono suggestioni culturali più antiche o più nuove. E in questo libro, a titolo indicativo, gli autori delle citazioni poste a inizio dei racconti, sono tutte "di classe", quasi un elenco di 'amori', da Flaubert a Mann, da Molière a Melville, da Majakowskij a Beckett, da Kraus a Gadda, da Queneau a Belushi, dai Beatles a Tom Waits. Insomma, dall'umorismo classico a quello demenziale, ma in assenza di volgarità, ché anche le scorregge di due racconti sono, da sempre, volgari solo se a descriverle è qualcuno che disprezza il 'volgo'.
In copertina, in mezzo ai 20 personaggi più uno (l'uomo invisibile) ospitati dal "bar sotto il mare", ciascuno pronto a narrare una sua storia, riconosciamo alcuni exempla vistosi di una cultura non solo di massa - autori e personaggi. Dentro, nel susseguirsi di racconti lunghi e brevi, che sono spesso "alla maniera di", ma altrettanto spesso sono alla sola maniera di Benni, si svaria da ambiente a ambiente guidati dal filo tenue di una galleria di diversi-non-mostri anche quando la voce della "normalità" li vorrebbe tali. Nessuno di questi racconti è particolarmente 'forte', nessuno è particolarmente esilarante - ma tutti sono dotati del "buon gusto" di Benni di un'invenzione leggera, pasticciata ma non troppo, e poi dalla fertilità delle riserve cui attingere e travasare modificate, e infine da una carica di simpatia e da una coloritura assai personali, da uno 'stile'.
L'itinerario è circolare, fa dell'ascoltatore di queste storie un narratore in potenza, anzi lo obbliga - nella trama del libro -a esserlo a sua volta, se da queste storie vuol poi districarsi e uscire dal bar sottomarino per tornare dopo una vacanza tra i bizzarri-poetici, tra i volgari, tra i finti-bizzarri. La compagnia è bella, ma dai luoghi di una fantasia a mezzetinte bisogna pur tornare a quelli di un presente, anche sgradevole, che considera la mezzatinta una nebbia, o il segno di una poca "presa" sul mondo, che sarebbe poi la presa che sul mondo hanno quei lupi e quei visitors che il mondo produce ormai a getto continuo.
Benni sembra essersi preso una vacanza, aver scoperto un rifugio alla volgarità-ambiente col suo Bar non più Sport e invece Sotto il mare. Applica a tutto il velo e il filtro di una divagazione ironica e a fior di pelle. "Ridere poco" e in buona compagnia è un antidoto provvisorio al troppo che ci ingorga, in compagnie per lo più pessime, o solo impoeticamente e conformisticamente squallide. Ci siamo immersi per un poco, con lui, gradevolmente, e con lui, a lettura ultimata, ci apprestiamo a riaffrontare cose e persone sgradevoli e spesso sgradevolissime, a cercare con fatica quei margini in cui lo sghignazzo si plachi, e anche qui, sopra il livello del mare, si possa in santa pace "ridere poco".
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Recensioni 1 - 20 di 58 recensioni presenti. Media Voto: 4.15 / 5R4m (19-11-2009) Un libro che all'apparenza può sembrare solo simpatico e divertente ma che dietro la sua facciata nasconde molti significati metaforici, ci si può rivedere in molti dei personaggi di questo libro e si possono vedere molteplici realtà anche se raccontate con uno sfondo scherzoso alle volte o tenebroso alle altre... Significativo, scorrevole e divertente, commento decisamente positivo e favorevole...
P.S. - I racconti di Ouralphe e Oleron sono quelli che più ho preferito =) Voto: 5 / 5 |
OskarSchell (04-05-2009) Bellissimo. Storie originali e divertenti, con un pizzico di tristezza in sottofondo. Voto: 5 / 5 |
Marte nark22@alice.it (27-02-2009) ...un bel libro originale con varietà di storie che posson fare sorridere..pensare...leggerlo è un bel viaggio che mi accompagna poco prima di spegnere la luce...e ripartire... Voto: 4 / 5 |
jane (14-01-2009) piacevole e scorrevole Voto: 3 / 5 |
Cubear (11-01-2009) Lettura piacevole ma che non lascia niente: alcuni racconti sono divertenti, altri tristi, altri (forse troppi) inutili.
Voto: 2 / 5 |
lorenzo (12-09-2008) anche se non ha un suo genere è un bel libro , molto
divertente e scorrevole.La storia che mi è piaciuta di più è quella del cuoco di francia, ma anche le altre sono esilaranti! lo consiglio a tutti quelli che non sono mai stati grandi lettori e che vogliono cominciare a leggere
Voto: 5 / 5 |
Michele (03-06-2008) Racconti diseguali, alcuni piacevoli altri meno, ma in complesso lettura non sgradevole. Un divertissement che esplora, con vena parodistica ma un minimo di cognizione, i più vari generi letterari. Infastidisce, immagino, per il suo velato anticlericalismo (vedesi, ad esempio, il racconto "Il dittatore e il bianco visitatore", in cui si allude all'incontro ufficiale tra un noto papa e un noto dittatore sanguinario e assassino). Da ciò, forse, alcuni commenti negativi che ho letto; alla faccia di questi ultimi, do un bel 4 al libro, anche se forse il mio giudizio è più vicino al 3. Voto: 4 / 5 |
Simo (27-05-2008) Lettura molto piacevole, racconti molto vari e intriganti. Per chi ama i libri ironici e particolari. Voto: 4 / 5 |
Valentino gideonfell@inwind.it (17-03-2008) Neanche effimero. Banale! Più che initule, decisamente dannoso. Da evitare. Perfino i fumetti sono più costruttivi. Voto: 1 / 5 |
anto (08-02-2008) ho solo letto la storia di pronto soccorso e beauty case ma presto leggerò anche gli altri perche è una cosa stupenda lo cosiglio a tutti gli appassionanti delle moto.
"la prima cosa che faceva era smontare i freni alla moto" tropppo forteee!!!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |
Federico Picuti (02-02-2008) Sinceramente non capisco l'entusiasmo di molti per un libro che del "capolavoro" (addirittura!)ha ben poco. Apprezzabile il tentativo dell'autore di giocare con la scrittura e di sperimentare stili diversi mischiandoli anche tra loro(al riguardo proporrei di leggere un certo Carlo Emilio Gadda, che del pastiche letterario ha fatto un arte) ma il risultato ottento è un prodotto abbastanza modesto, dove si possono apprezzare al massimo un paio di racconti. Per quanto riguarda la comicità vorrei poi dire a qualcuno che non può essere presa come unico metro di giudizio per definire la qualità di un opera letteraria. Votare 5 perchè in alcune parti fa ridere mi sembra un poco una forzatura. Ci vorrebbe un pochino di equilibrio anche perchè il voto più alto può essere assegnato soltanto a quelle opere destinate ad essere un esempio nel loro genere e a sopravvivere in eterno
nell'immginario collettivo. Voto: 2 / 5 |
sandro landonio lasandro@libero.it (25-01-2008) Benni non è l’artista del secolo, questo libro non è un capolavoro, ma i miei complimenti per l’intelligenza, l’umorismo e per avermi fatto ridere di cuore.
La sua notevole capacità di evocazione dà i risultati migliori nelle situazioni surreali, le più riuscite sono quelle “sompazzesi” con la nebbia impenetrabile, la battaglia a fiatate e la terribile scoperta di don Calimero: con questi racconti ho dovuto interrompere la lettura per attacchi di riso incontrollato.
Da ammirare poi la maestria nel ricreare le atmosfere di Poe o della Christie nei due racconti a loro dedicati.
Tutto sommato una lettura consigliabile.
Voto: 3 / 5 |
filippo ray vaughn (01-01-2008) Il bar sotto il mare è certamente la racolta di racconti più divertente con cui mi sia mai confrontato, una lettura semplice e avvincente sempre mutevole nello stile della narrazione dove Benni va a toccare( stilisticamente)alcuni fra gli autori che probabilmente lo hanno maggiormente ispirato. Comunque consiglio questo libro a chiunque voglia ua lettura vivace e divertente e se vi piace Benni vi consiglio Elianto a me è piaciuto moltissimo. Voto: 5 / 5 |
giovanna (22-12-2007) un libro così visionario e fanciullesco che mi dispiace davvero di non averlo scritto io! :)
e comunque tutto si può dire, anche che non è piaciuto, ma certamente non si può dire che è banale, come vedo da un commento. dove lo ritroviamo un bar...sotto il mare?
grazie Benni! Voto: 5 / 5 |
Gabriele gabryfontana@hotmail.it (13-10-2007) La più bella raccolta di racconti che ho mai letto. Ci si perde facilmente tra le pagine di questo libro, che si divora avidamente e si vorrebbe non finisse mai. Puro genio, Stefano Benni è una delle più grandi menti letterarie della nostra nazione, del nostro secolo. Voto: 5 / 5 |
enrico eunrico@gmail.com (21-09-2007) mi è piaciuto moltissimo, benni ha una fantasia davvero senza freni, quando scrive fa parlare il bambino che è in lui. ne leggerò altri suoi Voto: 5 / 5 |
FeDeRiCa (03-05-2007) Questo libro in verità io nn sapevo che esistesse,solamente grazie alla nostra prof. Fabbri lo abbiamo scoperto.
E' un libro stupendo, umoristico (anche se delle persone hanno detto comico, ma si sbagliano.
Pensoche in futuro legerò altri libri di stefano benni....
leggete questo libro è stupendo!!!!!
Voto: 5 / 5 |
anna (25-03-2007) geniale. Benni è veramente un visionario. Lettura semplice e nel contempo complicata se ci si sofferma a pensare alla perversa (in senso buono) fantasia che ha condotto l'autore a scrivere queste favolette. E' la prima volta che noto delle grosse incongruenze nei commenti pubblicati... alcuni non hanno proprio apprezzato. Da qui si evince che i libri hanno la facoltà di colpire in modo diverso ognuno. Da aggiungere ai libri da leggere, tanto non è lungo e men che meno impegnativo. Voto: 5 / 5 |
Allefer (03-02-2007) Il libro (il testo) è qualcosa che scivola velocemente sotto gli occhi e sotto un beffardo sorriso. Lo spettacolo di prosa messo in scena ora, interpretato da Fabio De Luigi, un'esaltazione di ciò che era già stato plasmato nell'immaginazione del lettore durante la lettura. Voto: 5 / 5 |
ENZINO (06-11-2006) UN RACCONTO, UN MONDO, UNA VITA!
speciali e particolari tutti i racconti del libro. vi si trovano tutte le sfaccettature di una vita: ironia, sarcasmo, immaginazione (surreale), critica, suspance e punte di "terrore"... nessun racconto ti annoia, tutti ti affascinano e ti lasciano un'espressione di serenità sul volto! Voto: 5 / 5 |
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