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Chandler Raymond - Il grande sonno |
| La recensione de L'Indice |

(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
recensione di Carboni, G., L'Indice 1987, n. 7
I gialli Mondadori hanno raggiunto e festeggiato le 2.000 copie, Sherlock Holmes compie cent'anni e cent'anni compirebbe il prossimo anno Raymond Chandler.
Giocando d'anticipo Oreste del Buono e Feltrinelli aprono le celebrazioni con "Il grande sonno" (1939), prima di una serie di iniziative dedicate allo scrittore Raymond Chandler.
Con questa nuova traduzione Oreste del Buono si propone di trovare definitidamente a Chandler un posto sullo scaffale della Letteratura Americana, assieme a Melville e a Faulkner, per intenderci. Ed è una collocazione controversa fin dalle origini.
Pare che Gide e Malraux avessero pensato di proporre Dashiell Hammett, maestro di Chandler e nume tutelare di questa letteratura hard boiled, dura, noir, come dicono, per il premio Nobel, e questo per la forza della sua presa realistica, per aver, come ha detto lo stesso Chandler "tolto il delitto da un vaso di vetro veneziano per sbatterlo di nuovo sulla strada". Adorno al contrario si scaglia contro questi gialli per la loro violenza e per la loro connaturata irrazionalità, e certo non aveva tutti i torti se Chandler stesso, interrogato da Faulkner in difficoltà per la sceneggiatura proprio del "Grande sonno", confesserà serenamente di non avere la minima idea di chi fosse l'assassino di uno dei personaggi minori, di sapere solo che gli serviva un morto a quel punto.
Ma Chandler, lui in proprio, lo merita questo posto tra i grandi scrittori? Io direi di sì, ma non per aver faticosamente attraversato la palude della letteratura di massa per approdare alle pendici di Elicona della Letteratura, ma piuttosto per avere portato a termine nel romanzo quel compromesso e rimescolamento tra "cultura alta" e "cultura di massa" che già il cinema aveva posto come problema cruciale. Ed è proprio lo stile di Chandler, preso tra il parlato fortemente pittoresco del dialogo e il barocchismo letterario, quasi ossessivo, di certe immagini il test migliore di questo compromesso. La nuova traduzione di del Buono è molto attenta, forse troppo, a questi disequilibri e il risultato è a volte assai felice, specialmente nella resa delle immagini; a volte, specialmente nel dialogo, è meno centrata, tanto da produrre curiosi effetti di straniamento. Forse è solo questione di gusti e probabilmente di nostalgia per quelle vecchie traduzioni grazie alle quali (Chandler) lo abbiamo potuto incontrare.
Chandler è un grande scrittore perché fissa definitivamente le regole di un genere, ma è grande soprattutto perché riporta il giallo, non al realismo della violenza e della corruzione, ma alle sue origini gotiche, lo riporta al sublime, al terrore dello scontro solitario dell'uomo con i propri fantasmi con il fantasma della morte, e al suo quotidiano esorcismo. Riporta il giallo al punto da cui lo aveva fatto partire. E.A. Poe che sapeva benissimo come tutta la infallibile ragione del suo Dupin non potesse che venire dopo, misera consolazione rispetto alla impotenza di fronte al delitto compiuto, alla morte irreparabilmente avvenuta. Se è grande Chandler è grande per questo, e per averlo saputo raccontare alle "masse".
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20 recensioni presenti. Media Voto: 4.15 / 5francesco c. (03-05-2011) Dopo aver conosciuto Chandler con il Lungo Addio (fantastico), mi sono tuffato nella prima avventura del "diabolico" detective Marlowe; il Grande Sonno
Lo stile di Raymond anche in questo caso si conferma impeccabile e perfetto per trasmettere al lettore suoni, odori, colori e atmosfere di una perversa Los Angeles anni 30. La maestria con la quale Chandler delinea le vicende attraverso gli occhi di Marlowe è qualcosa che non smette mai di stupire.
La storia è forse meno intrigante e più ritmata rispetto a quella de il Lugo Addio, ma rimane comunque molto bella e avvincente e poi ripeto, Chandler scrive talmente bene che riuscirebbe a farti apprezzare persino la descrizione di una natura morta.
Ancora grande soddisfazione per questo autore e sul comodino già ho pronto Addio mia amata!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gianfranco (10-09-2009) Grande romanzo noir, possiede tutte le caratteristiche del genere, in forma sublime: trama intricata inizialmente, poi dipanata dall'arguzia del geniale ispettore Marlowe, la diabolica dark lady, dal volto angelico, i dialoghi secchi, privi di ogni retorica. Un classico che non può mancare nella biblioteca degli amanti del genere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto O. (28-03-2009) Ogni 10 anni rileggo questo capolavoro, ho appena finito la versione con la nuova traduzione di Laura Grimaldi, e ogni volta lo apprezzo sempre di più. Marlowe è il prototipo di tutti gli investigatori privati, un cavaliere dei tempi andati finito per caso nell'America degli anni '40. Non soffermatevi sulla trama, a volte quasi incomprensibile, questo libro dev'essere visto dall'alto, a bordo di un elicottero, per poterlo capire bene. Come i disegni di Nazca. E i dialoghi sono i migliori mai scritti per molto tempo. Da leggere assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberta Rabaglia (21-02-2008) Philip Marlowe e' un personaggio che si ama o si odia. A me piace per come prende in carico un indagine, si butta contro tutti senza mai pensare di farcela, un vero soldato.. Mi ricorda molto Toby Peters di Kaminskji. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
stefano algenor@libero.it (10-02-2008) marlowe è un personaggio che sente la patina del tempo.uomo tutto di un pezzo, duro, cinico e sgarbato.utto sigarette e wisky. Insomma sembra un personaggio più da fumetto che da romanzo. Davvero poco credibile. La storia si presenta articolata. Meglio prendere appunti.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
standbyme standbyme@ticino.com (21-12-2007) Dopo “Il testimone” primo romanzo di Chandler che ho letto ho preso in mano, con molte aspettative il suo romanzo più famoso o forse “il giallo per eccellenza” di Chandler.
Deluso, ma non per colpa dello scrittore: mi assumo tutta la responsabilità per il fatto che non mi sia piaciuto e questo mi mette in seria difficoltà nell’assegnazione del voto. Non sono riuscito a farmi coinvolgere, una prosa cruda dove i personaggi, quelli maschili “uomini duri” e quelli femmili “donne fatali” si muovono in ambienti sordidi e fumosi tipici della malavita. Sicuramente è un grande romanzo, se così non fosse, non sarebbe diventato un classico né avrebbe milioni di estimatori in tutto il mondo ma, a dirla con una frase che ripete sempre un mio collega, “non appartiene al mio stesso gruppo sanguigno”. Per il voto dicevo, cosa faccio? Mi comporto come Ponzio Pilato e assegno il voto di mezzo. Non mi arrendo però, proverò ancora con un altro giallo di R.C., forse chissà che sia meglio disposto e più concentrato nella lettura.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marco Velo coriolis4th@hotmail.com (10-10-2007) Non un romanzo qualsiasi, come se ne trovano ormai al mercato del pesce. Una scrittura brillante ed ironica, densa di atmosfera, con dialoghi memorabili. Uomini e donne reali, plausibili, non mezze figure di cartone. Intelligente:un autore intelligente non getta fumo negli occhi propinando ai lettori vuoti paroloni; mascherando le carenze artistiche col modo efferato in cui elimina i personaggi.(Chi vuol intendere intenda). Oggidì vorrebbero far credere che si delinque per chissà quale astruso intellettualismo, piuttosto che per tangibili motivi: denaro, odio, vendetta, potere. Oggidì un libro, per essere “bestseller”, deve a tutti i costi parlare di un serial killer. Oggidì gli autori vorrebbero, usando una sorta di prosopopea scientifica, rendere plausibile ciò che scrivono: è solo un artificio tecnico. Vorrebbero coprire la pochezza della loro espressione formale usando un contenuto strabiliante … è come bere birra dentro ad un calice per champagne: una finzione. Oggigiorno vanno di moda i barocchismi sanguinolenti e sgrammaticati alla Faletti.
Temo che sia un alibi, questa ricerca a tutti i costi del mostro, quasi che così facendo si affermasse recisamente che il delitto è una cosa che non ci riguarda, al di fuori di noi, un incidente di percorso soprannaturale. Non è così. In realtà avremmo bisogno di sentirci dire che “c’è una parte di quel mostro dentro ognuno di noi”, avremmo bisogno di venir ammoniti sul fatto che “se il mondo è corrotto, ingiusto e crudele, un po’ è anche perché noi permettiamo che lo sia”. Avremmo bisogno di meno sangue e più ironia. Avremmo bisogno di un eroe malinconico ed umano alla ricerca della verità, un eroe profondamente retto come Marlowe. Avremmo bisogno di libri che valga la pena leggere, e rileggere … e rileggere. Un libro giallo che non fa tutto questo è solo uno scontato necrologio, un’inutile lista di cadaveri, uno spargimento di sangue fine a sé stesso; ma se rispetta certi canoni, può diventare qualcos’altro: Letteratura. Credo fermamente che “Il grande sonno” lo sia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
clox (13-04-2007) Una folgorazione. La storia non è un granchè ma lo spessore che Chandler riesce a dare ai personaggio -chiaramente in primis a Marlowe- è una capacità quasi unica nella storia di questo genere di letteratura. Non mi stupisco che da questo autore siano stati tratti molti film, questo libro sembra infatti un film! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniele (12-02-2007) Senz'altro uno dei migliori romanzi noir con Addio mia amata e Il Falco Maltese di Hammett. Il grande merito di Chandler è di restituire il delitto alla strada e ai criminali, in uno scenario realistico e credibile. Basta con i vecchi lord inglesi ed i maggiordomi, sinceramente poco credibili e veritieri, della scuola del giallo britannica. Chandler vive in un mondo (quello della Grande Depressione), dove la corruzione e la violenza, sono all'ordine del giorno. Pertanto racconta semplicemente ciò che lo circonda. La sua penna è inconfondibile e la traduzione di Oreste del Buono ci restituisce il vero stile hard boiled, senza falsi pudori (leggete la versione originale per credere). Un romanzo ed un autore da tenere assolutamente in libreria vicino ad Hemingway, Faulkner e Dashiell Hammett. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Silvia (29-07-2006) Concordo con Sasso, il grande sonno é stato il mio. Sono una lettrice veloce, invece stavolta non sono mai riuscita a superare le ESATTAMENTE 7 pagine lette prima di sprofondare in un sonno profondo.
Ma siccome non mi piace lasciare i libri a metà l'ho letto tutto. La trama non é male, ma il testo é poco scorrevole, i colpi di scena mal presentati, la tempistica degli accadimenti decisamente surreale. Peccato.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Giuliopez (02-05-2006) E' il primo libro che leggo di Chandler ed ovviamente non potevo non partire dal primo della serie dell'investigatore privato Marlowe, figura di grande fascino che resiste anche al trascorrere degli anni. Indimenticabile l'inizio del romanzo con quella descrizione dell'io narrante (cioè Marlowe) sia del paesaggio delle colline di Hollywood che del proprio abbigliamento che subito immergono il lettore e lo trascinano alla fine degli anni trenta in quei posti ed in quelle ambientazioni viste in numerosi film.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca gianluca_bidin@hotmail.com (04-04-2006) il desiderio di leggere qualcosa di "leggero" ma non esclusivamente un "passatempo" mi aveva spinto ad acquistare, qualche anno fa, questo che è il primo romanzo di Chandler con Marlowe come protagonista. la copertina era quella - secondo me più bella - con un'immagine del film con Bogart e la Bacall, un'immagine notturna, fumosa, con un morto e un'auto degli anni trenta, che ben introduceva il lettore all'atmosfera del libro. così, dopo qualche anno ho estratto dallo scaffale questo libro, con il piacere voluttuoso che le edizioni feltrinelli provocano, con la carta spessa e i caratteri di stampa invitanti..e dopo le prime righe non me ne sono più staccato. i rilievi fatti dagli altri commentatori sono giusti, ma anche i difetti - come se fossimo tutti capaci di scrivere - contribuiscono a dare un sapore speciale a quest'opera. il piacere rimane inalterato, e il gioco della trama non diventa mai esplicito. con grande soddisfazione mi posso ricredere sul genere hard boiled, ed ho acquistato altri romanzi di chandler, anche se la prima lettura non si scorda mai...la freschezza poetica del malessere chandleriano è ai massimi, e raymond merita giustizia spirituale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (16-01-2006) 1939-2006.Potrebbe essere l'inizio di un epitaffio e invece sono solo gli anni trascorsi dalla pubblicazione di questo libro al momento in cui sono riuscito a leggerlo.Quasi settant'anni sono passati eppure mi sono trovato di fronte ad un romanzo fresco, attuale, moderno, solo leggermente edulcorato nel linguaggio e nelle situazioni descritte rispetto agli standard di oggi ma con una potenza e uno stile destinati a rimanere immortali nel tempo.La percezione che sia l'inizio di qualcosa, forse l'inizio di tutto, è molto forte, leggendo Chandler mi sono reso conto di quanto abbia marcato il terreno per quelli che sono venuti dopo di lui, di quanto possa aver influenzato le generazioni successive e di come questo distacco - a livello di impatto sul genere - non sia riuscito ancora a colmarlo nessuno, o quasi.Nei romanzi di oggi è vero che c'è più azione, più adrenalina, più colpi di scena, una maggiore “sporcizia” lessicale aderente al linguaggio comune, niente viene sottratto all'immaginazione e vi è, forse, una maggiore libertà di espressione, una continua e pressante richiesta di violenza, sangue, sesso che viene ampiamente soddisfatta da centinaia di scrittori e da innumerevoli thriller.Ma la classe....! La classe no, non vive di tempo e spazio, non ha confini entro cui delimitarsi, c'è chi la possiede e chi si arrangia con quello che ha, è un tocco in più che viene dato al talento per emergere e lasciare le sue tracce negli anni, un'impronta unica e indelebile, come il dna.
E Chandler di classe ne ha da vendere, senza effetti speciali è riuscito a creare un personaggio e una storia che non ha bisogno di nient'altro se non di se stessa per essere letta e apprezzata, per entrare nel cuore soggiornandovi a lungo.Chi si lascia ammaliare dalla scrittura e che cerca momenti di lettura per lasciarli nel cuore e per chi ha un'idea romantica del noir troverà un bel libro da leggere, non svalutato nei decenni dall'inflazione del genere e il cui valore è rimarrà immutato per sempre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Greta gretel68@virgilio.it (11-07-2005) Los Angeles anni trenta.Il detective Marlowe (R. Mitchum) viene assunto da un ricco personaggio per scoprire chi lo ricatta.
234 pagine di prosa pura e di frasi semplici e allo stesso tempo così profonde da colpire direttamente ai sensi.
Una scrittura che scivola addosso e che cattura, legando l’immaginazione ad immagini in bianco e nero con un pizzico di grigio, e che nonostante la mancanza di colori imprigiona la fantasia più di mille arcobaleni.
Marlowe è L’UOMO (scritto in maiuscolo), leale, incorruttibile, onesto, vero e anche cinico disincantato. E’ il detective privato per antonomasia.
Il primo, il padre di tutto ciò che di buono e cattivo è arrivato dopo.
Ho letto questo libro con piacere squisito, pensate che non avevo visto nessun film su Marlowe, ora ne sto guardando uno alla tv. Mi è piaciuta tantissimo la prosa a cui darei un bel 9 (ma io sono troppo patita di questo stile).
La trama non l’ho trovata perfetta, ma forse solo perché non ho capito alla fine chi è che ha fatto fuori l’autista e se l’hanno fatto fuori.
Pensavo di trovarlo datato, essendo stato scritto nel 1939. Invece no. Certi ritratti potrebbero essere benissimo dei giorni nostri, anzi certe meschinerie e certi vizi sono dei giorni nostri. Ma l’autore non dimentica mai la dignità delle persone e in un certo senso l’orgoglio che forse ai giorni nostri s’è dimenticato.
Da leggere e da coltivare.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
martafashion chiamatu@libero.it (14-01-2005) all'inizio lo trovavo molto noioso poi andando avanti con la lettura ho scoperto che era un libro molto "affascinante" per la moltitudine di omicidi i quali sono tutti collegati fra loro.l'investigatore marlowe riusciamo a seguirlo in tutti i suoi viaggi sia concreti(ad esempio per andare in un luogo delittuoso)che "astratti" ovvero lo scrittore scrive ed il narratore racconta specificatamente tutti i passaggi della mentalità investigativa di marlowe!se volete leggere un giallo ancora più bello allora correte in libreria a comprare "10 piccoli indiani"di agatha chritie! un bacio a tutti! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Sasso (08-12-2004) Cosa sia "il grande sonno" lo si può facilmente intuire, tutto il resto invece no. Il primo romanzo di Chandler, presentato da più parti come un capolavoro della letteratura, ha una trama intricatissima ai limiti del confuso. Il cinico investigatore privato Marlowe è chiamato dal vecchio e malato (nonché ricchissimo) generale Sternwood per scoprire chi ricatta la figlia minore. L'indagine lo porterà ad imbattersi in una lunga catena di omicidi, nonché nella figlia maggiore del generale, l'affascinante Vivian. Il libro non mi è piaciuto, ripeto, per l'eccessiva difficoltà di seguire una trama confusa e anche poco avvincente, e per una scrittura secca e piatta, - mal servita, a mio modesto parere, dalla traduzione di Oreste Del Buono (ma perché i personaggi si danno del voi?) - tutta tesa ad evidenziare il disincantato cinismo, venato comunque d'umanità, del protagonista.
Anni fa lessi il romanzo del geniale scrittore francese Boris Vian "...e i mostri saranno uccisi" (1949), la cui trama intricatissima riproduce i meccanismi di quella del "Grande sonno" (anche se là il detective era un giovane inesperto anziché un maturo cinico) condita di una grande dote di ironia ed umorismo, e devo dire che il romanzo del surrealista francese è, sempre secondo me, diverse spanne superiore a quello di Chandler. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (20-07-2004) Ho comprato proprio ieri l’opera omnia di Chandler perché sento il bisogno di andare alle radici del Noir e del poliziesco moderno che ormai inizia a starmi stretto.
Il Grande Sonno è la prima tappa della epica saga di Philip Marlowe, il celebre private eye portato anche sul grande schermo da Bogart (ma non solo), e ha tutte le caratteristiche tipicamente chandleriane.
Non ne sono rimasto assolutamente deluso: Chandler è un grandissimo della letteratura del ‘900.
Prosa e stile elegantissimi, assolutamente attuali e velati da una magnificente aura vintage.
Un romanzo segnato dalle assenze di colori forti, intriso di decadente atmosfera malinconica, ricolmo di stereotipi del genere hard boiled come le misteriose e insidiose dark ladies, gli sgherri cinici e corrotti al soldo di riccastri disonesti, una degradata piccola umanità che soccombe al potere del più forte.
In questo affascinante contesto Chandler inserisce un personaggio forte e carismatico come Marlowe, agro come un vino di 38 anni e con precisi e personali vincoli morali.
Il risultato è un ensemble di raffinata letteratura che solo pochi Grandi possono oggi raccogliere: John Connolly (pur in un genere un po’ diverso) per la qualità della prosa, e James Ellroy per le atmosfere e gli intrecci così spettacolarmente neri.
Chandler è il Re delle similitudini e delle maniacali e pungenti descrizioni dei personaggi e delle situazioni: solo per queste due cose, entrambe ai massimi livelli, merita la lettura. In lui si trovano paragoni acutissimi, sornioni, bastardi, colti, spiazzanti. Connolly e Lansdale 50 anni dopo hanno raccolto a piene mani.
Il Grande Sonno è un bel noir che potrebbe anche non soddisfare tutti (i lettori veloci potrebbero trovarlo un po’ barocco) ma che si porta dentro la classe e l’eleganza dell’immortalità. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20
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