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Pennac Daniel - Il paradiso degli orchi

Il paradiso degli orchi TitoloIl paradiso degli orchi
AutorePennac Daniel
Prezzo
Sconto 15%
€ 6,38
(Prezzo di copertina € 7,50 Risparmio € 1,12)
Prezzi in altre valute
Dati2002, 206 p., 37 ed.
TraduttoreMélaouah Y.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)
 Disponibile anche in ebook a € 5,99

Disponibilita immediata
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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
PENNAC, DANIEL, La prosivendola, Feltrinelli, 1991
PENNAC, DANIEL, La fata Carabina, Feltrinelli, 1992
PENNAC, DANIEL, Il Paradiso degli orchi, Feltrinelli, 1991
recensione di Bert, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

Dovrei presentare in poche righe ben tre romanzi di Daniel Pennac. Un problema? Figuriamoci: l'autore stesso lo esclude: "È così facile raccontare un romanzo. Qualche volta bastano tre parole"...
Eh no, monsieur Pennac; non sempre almeno. Non per i vostri romanzi. Tre parole? Vediamo: Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia (più un grosso cane, bastardo anche lui) con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi (che sarebbe meglio leggere in ordine cronologico), Malaussène è coinvolto in una situazione drammatica, in un thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati... Ligio al suo status di capro espiatorio, l'innocente Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri. Finali rigorosamente a sorpresa. Ecco. Ho "raccontato" i romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola". E adesso? Siete stimolati a leggerli, disincantati e colti lettori dell'"Indice"? Come trasmettere in cento (altro che tre!) parole il divertimento, l'ironia, la malinconia, la paura, la rivolta, la tenerezza, la fantasia che mi hanno commosso? Eppure ha ragione lui, Pennac. Raccontare un romanzo non significa riassumere un romanzo. Si può raccontare "Gargantua", "Don Chisciotte", "La Princesse de Clèves", o magari "Zazie dans le métro", "Les fleurs bleu"; si possono raccontare film come "Monsieur Hulot" o "La mia notte con Maud"... Quanto a riassumerli, però...
Si può raccontare una storia come se fosse la realtà; e si può raccontare la vita come fosse un romanzo (SaintSimon e Chateaubriand insegnano...): questo è un tema sempre presente nel Pennac narratore, tema che diviene esplicito in "Comme un roman*.
Proprio questo percepire la vita anche "come un romanzo" introduce un elemento di ordine nella caotica esistenza di Malaussène e dei suoi fratelli. I racconti serali che segnano il passaggio dei ragazzi attraverso l'infanzia e l'adolescenza sono dapprima pura invenzione di Malaussène, sarà in seguito il vecchio e misantropico ex libraio Risson a raccontare "Guerra e pace", coinvolgendo i giovani ascoltatori nella storia esattamente come se narrasse fatti reali, vivi, ricchi di autentica e condivisa emozione. L'ultimo narratore sarà il vietnamita Thian, ma lui racconterà avvenimenti a cui tutti : - quanti hanno preso parte, cioè la realtà, e la trasformerà in romanzo: "La fata Carabina", appunto. Perché Pennac ama davvero e profondamente il romanzo: un amore dichiarato in ogni pagina della "Prosivendola". Quello che lui vuole comunicarci è proprio il piacere, la gioia della lettura; non il dovere, il fatale "bisogna leggere", con cui genitori ed educatori eliminano quella gioia, spesso per sempre.
Già: il dovere, l'ordine, il metodo. L'analisi del testo. Le continue interruzioni "educative" ("Hai capito bene? Cosa significa esattamente questa parola? Quando si svolge l'azione? Chi era, storicamente, il protagonista? Hai notato l'ironia? Hai colto la citazione?"...). Il rifiuto di tutto questo è un altro tema ricorrente in Pennac; l'ordine è immobile, glaciale: l'ordine è la morte. La morte del piacere, della scoperta della curiosità, della fantasia, dell'interpretazione, della libertà. Nell'ordine tutto è previsto e prevedibile. "Devi leggere", "devi capire"... Che c'entra questo con l'amore? Si può dire "devi amare"?
L'ordine, in ultima analisi, è di destra. È il poliziotto "Frontalmente Nazionale" della "Fata Carabina", che non è lepenista in quanto razzista (il razzismo è irrazionale e pertanto disordinato), ma è razzista in quanto "Frontalmente Nazionale": logica, ineluttabile conseguenza di un pensiero razionale e ordinato... Ma neanche un poliziotto lepenista può controllare il Disordine: esso gli apparirà una volta per tutte nelle vesti di una vecchietta armata di P38... L'impensabile, l'imprevedibile, il Caos.
L'ordine è il pazzo della Prosivendola che, rinchiuso in un manicomio criminale modello, scrive e scrive romanzi glaciali e morti, ispirandosi a enciclopedie, a dizionari, alla collana "Que sais-je?"... Una volta tornato nel mondo reale, non riuscirà più a raccontare niente: la vita autentica è troppo disordinata per essere descritta... Ordine è anche il politicante fascista che, in nome del "realismo liberale" (contrapposto al realismo socialista, piuttosto ordinato anche quello, peraltro) immagina storie di capitani d'industria vittoriosi e di imprenditori potenti e dominatori.
L'ordine è il grande magazzino del "Paradiso degli orchi": è proprio per mantenere quell'ordine che Malaussène fa il Capro Espiatorio. Allorché qualche acquirente si presenta all'Ufficio Reclami (potenziale elemento di disordine!), Benjamin viene trascinato davanti a lui, indicato come il solo responsabile del danno riscontrato e licenziato in tronco. Il suo compito è quello di piangere, di commuovere l'acquirente, così da convincerlo a ritirare il reclamo. Capro espiatorio, come si vede, è colui che si fa carico del disordine e quindi delle relazioni, delle emozioni, in una parola della vita. E disordine è l'intera famiglia Malaussène: famiglia senza padri, con una madre quasi sempre in fuga amorosa, che torna a casa invariabilmente incinta, partorisce un figlio e scompare di nuovo. Disordine è il mondo multirazziale di Belleville, una Belleville simbolica, dove francesi, arabi, kabili, berberi, senegalesi, vietnamiti, cinesi convivono in un magma vitale. Niente razze pure: tutti meticci, variamente incrociati, con occhi, capelli e pelle dei più svariati colori. Culture che si intrecciano in modo apparentemente caotico. Il nero Loussa impara il cinese; lo jugoslavo Stojil traduce Virgilio in serbo-croato... Belleville, come figura del mondo moderno: la Geografia rassegnata alla Storia, come dice un vecchio anticolonialista nella "Fata Carabina". Disordine è anche lo strano, intenso, difficile amore tra Benjamin e la giornalista Julie, tra la Giovanna d'Arco delle cause impossibili e il Capro Espiatorio...
Disordine, certo: ma, in qualche modo, ordinato. Non il caos, insomma; non quello che oggi si definirebbe il casino più totale. Piuttosto una incarnazione moderna della rabelaisiana abbazia di Thélème, dove il motto "Fay ce que vouldras", "Fa ciò che vuoi" è segno di volontà, di libertà, di piacere condiviso, non di casualità o di legge della giungla. "Fa ciò che vuoi" si contrappone al mortale "fa ciò che devi" e all'infantile, autodistruttivo "fa quel che ti salta in mente". Un ordinato disordine: questa, per Pennac è la vita; di qui nasce il piacere come la sofferenza. Qui hanno origine la libertà e la saggezza. Pennac, un Montaigne per adolescenti: tenero e ironico, sensuale e pragmatico, capace di coniugare piacere ed etica, di amare la vita con profonda intensità ma anche con il giusto distacco. Un autore che sa parlare a chi si trova, come lui stesso dice, "tra due mondi, avendo perduto il contatto con ambedue", quando "si vorrebbe essere liberi e ci si sente abbandonati".

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 70 recensioni presenti.  Media Voto: 4.01 / 5

Cadmio (21-11-2011)
L'ho riletto a 13 anni di distanza. All'epoca mi avvicinavo alla lettura e devo dire che questo romanzo mi aiutato ad innnamorarmi dei libri. Confermo la prima impressione. E' un gran libro. L'inizio di una saga stupenda. E' fresco, comico, colto, sorprendente e intrigante.
Voto: 5 / 5
Alessandro (14-10-2011)
Bel romanzo, divertente e a tratti inquietante, però sempre leggero. Fa venir voglia di scoprire un autore che sai di poter amare...
Voto: 4 / 5
Megant (07-09-2011)
Di Pennac avevo letto solo "Abbaiare stanca" e mi era piaciuto talmente tanto da spingermi a leggere anche gli altri romanzi di questo autore. Lo stile in realtà è molto diverso ma altrettanto piacevole. In alcune parti sfiora un po' l'assurdo ma anche per questo è un libro interessante. Ci sono molti personaggi oltre al principale e tutti caratterizzati bene, nel complesso è un libro scorrevole, accattivante, per niente banale. Mi piace il fatto che si fondano così strettamente dolcezza, ironia, spunti di riflessione, contestazioni sociali. Il tema è quello della pedofilia e ci sono pagine molto "toste" ma l'autore sa portarti per mano anche in quelle pagine. Divertente e imprevista la storia d'amore con la "zia Julie".
Voto: 4 / 5
Maurizio Ricci (16-12-2010)
Sorprendente. Una ottima idea portata avanti bene e con un crescendo finale veramente ben studiato; un frizzante romanzo che ha lasciato il segno ed incoraggiato l'Autore a produrre un seguito dietro l'altro, con ottimi risultati in termini economici, ma via via sempre meno efficaci.
Voto: 4 / 5
doc76 (13-03-2010)
Dopo aver finito di leggerlo ho pensato: "carino". E' uno stile particolare che forse non ti "prende" subito. Bisogna perseverare e giungere alla fine per scoprire, invece, che la storia non è affatto finita.
Voto: 4 / 5
Maurizio G. (24-02-2010)
Primo Pennac che leggo. Ma tre lui e me non è scattata la scintilla. E' bravo, certi passaggi mi sono piaciuti, sono esilaranti, ma un intero libro così è difficile da sostenere. Forse sono limitato, ma se devo scegliere nella letteratura umoristica, meglio i libri di Woody Allen, o il magnifico "Le opinioni di un clown" di Boll, molto meglio. Forse anche il primo Fantozzi, che ha meno pretese, è più efficace. Malaussène è un personaggio tragicomico, ma la sua parte tragica in questa storia non si fa mai prendere abbastanza sul serio, e comprendo che sia Pennac a volerlo così. La leggerezza di Pennac, insomma, a volte mi sembra parente della superficialità, di un non voler prendere le parti di nessuno
Voto: 3 / 5
Andrea andrea.marti@hotmail.it (20-07-2009)
Pennac unisce la capacità di inventare con quella di narrare la realtà di una società consumistica e indifferente,società che si riflette nella folla del Grande magazzino, che si sente quasi gravitare dal fascino delle bombe che esplodono , e dai cadaveri dilaniati, questa folle sente fame di novità e di notorietà. Quello che mi preme sottolineare è la capacità dello scrittore di rendere profondo un libro che apparentemente sembra solo divertire, ma che in realtà dipinge la patologia delle persone nella loro quotidianità, e quindi in fin dei conti la famiglia Maluessene in quest'ottica non è poi così diversa dalla nostra.Da leggere per divertirsi e riflettere.
Voto: 4 / 5
Biagi (29-06-2009)
Piacevolissimo e goliardico, una pagina tira l’altra!!! I personaggi sono stupendi,tutti con la loro patologia,verosimile o meno,una storia che non ti stanca,che t’incuriosisce e ti fa amare il personaggio!!!il personaggio malaussene che per mestiere è “capro espiatorio”,un cane epilettico,una giornalista da sesso,una sorella astrologa-veggente,e tanti altri vivono in queste pagine con fresca ironia!Pennac mi ha conquistato!!
Voto: 4 / 5
lony1680 (11-06-2009)
Ho comprato questo libro ingolosito dai numerosi commenti positivi.... credo che leggerò anche il prossimo libro sperando di ricredermi ma il voto di questo romanzo rimane basso l'ho trovato un pò forzato in alcuni punti e alcune cose lasciate al caso noioso
Voto: 2 / 5
Nicola Mosti (21-11-2008)
Lo stile di Pennac è decisamente originale e creativo, a tratti pure divertente. I contenuti poi, sono tanto bizzarri da stupire piacevolmente il lettore. Tuttavia, troppo spesso si ha l'impressione che vi sia qualche forzatura nel voler ricercare l'originalità ad ogni costo, caratteristica che in alcuni stralci diventa sicuramente ridondante. Ad ogni modo il mio giudizio definitivo è positivo: il libro si lascia piacere, tanto da giustificarne la lettura.
Voto: 4 / 5
Ianì (15-09-2008)
DIREI MOLTO LEGGERO, SCORREVOLE E ORIGINALE. PER FORTUNA IL PENULTIMO CAPITOLO CHIARISCE UN PO' LA STORIA DELLE BOMBE! CON PENNAC PENSO DI FERMARMI QUI!
Voto: 4 / 5
Andrea (06-09-2008)
Non mi è piaciuto granchè, forse a causa della trama strana e dei personaggi un po' troppo originali. Consigliato comunque a chi si vuole cimentare con la narrativa diversa dal solito!
Voto: 3 / 5
oblivio (02-09-2008)
Pennac è bravo non c'è dubbio, questo romanzo è stato scritto nel 91 ma parla già con un linguaggio attuale e dinamico, vien subito voglia di leggerne un'altro. Intendiamoci nulla di sconvolgente, ma ben scritto: divertente e coinvolgente questo basta. Onestamente non ho trovato nessuna similitudine con Stefano Benni.
Voto: 4 / 5
laura (06-04-2008)
Libro in cui quasi sempre capisci il significato di un paragrafo alla fine dello stesso,quindi autore decisamente alternativo e bravo ad incuriosire i lettori. Contesto surreale in cui personaggi strampalati stimolano la fantasia e fanno sorridere a tal punto che non si può fare a meno di affezionarsi. Ci si affeziona soprattutto a Messieu Malaussene cosi premuroso con la tribù,julie e julius e cosi impaurito per la situazione creatasi nel grande magazzino, è però apprezzabile il coraggio con cui affronta il lavoro da capro espiatorio e le bombe. Libro decisamente eccentrico da leggere in un fiato per non perderne il ritmo.Domani vado in libreria per comprarmi il seguito "la fata carabina"
Voto: 5 / 5
manu (24-03-2008)
Il libro non l ho capito molto e Non è stato molto scorrevole; sono rimasta comunque affascinata dal modo di scrivere dell'autore che è ben ricercato e molto raffinato. Leggerò il prossimo libro per darmi un'idea piu precisa di questo autore che comunque già apprezzo.
Voto: 3 / 5
Greta gretel68@virgilio.it (06-01-2008)
Piccole considerazioni: Non ho ancora capito quanto mi sia piaciuto questo libro, cerco di dare un giudizio e mi trovo davanti a tante sfaccettature che mi ronzano in testa. Ci provo: Pennac scrive davvero bene. Non è mai noioso, ha un senso dell'umorismo diretto, mai volgare e molto elegante. Certe battute me le sono gustate veramente, e non è mai mancato il sorriso ....se parliamo di 200 e passa pagine è anche difficile per l'autore mantenere il ritmo, un applauso dunque. La trama non mi ha entusiasmato, sapevo già il genere di libro che stavo per leggere, ho letto molto di Benni e so che i due vengono considerati simili (anche se i paragoni di questo genere non mi piacciono, ognuno ha il proprio stile per fortuna), ma se proprio devo cadere nel confronto, posso solo farlo in favore del Benni nostrano. La fantasia secondo me è una grande dote, dovrebbe essere usata sempre nella parola scritta, in questo genere almeno. Pennac ha fantasia da vendere ma in questo libro (secondo me) manca un pò nell'approfondimento. Non sto parlando dei protagonisti, mi è molto piaciuto il fatto che non ci abbia dato la loro descrizione fisica o la loro età, nel contesto è logica questa scelta. E' lo svilupparsi della storia che non mi ha soddisfatto molto, come se non l'avesse finemente descritta, cosa che invece fa con i dialoghi.
Voto: 3 / 5
claudio arzani (arzy) claudioarzani@jumpy.it (05-01-2008)
Non so dove avessi letto o sentito che questo Pennac, professore di francese in un liceo parigino, andava assolutamente conosciuto. Mi sono lasciato andare dunque all’onda del sentito dire e, quando sullo scaffale del supermercato ho visto farmi occhiolino dal primo romanzo della serie, in elegante edizione economica, non ho opposto resistenza. Ben me ne colse! A livello di struttura narrativa, niente altro che un buon giallo, costruito intorno alla vicenda degli attentati dinamitardi portati a termine all’interno di un supermercato in periodo natalizio: scoppia un giocattolo e, oltre a tanto panico, ci scappa il morto. Qui finisce la parte “normale” del romanzo giallo e, dalla seconda pagina, inizia la saga condita da umorismo ed ironia allo stato puro con abbondanti infiltrazioni di etica e di messaggio morale. La gente si sa, è strana e un Grande Magazzino soggetto ad attentato diventa oggetto di grande curiosità. La gente arriva a frotte, gli affari vanno a gonfie vele ma attenzione, si orienta la garritta del carrarmato, punta la bocca di fuoco e … bum! Maledetto Babbo Natale, travolto da istinto assassino: è in agguato in attesa della prossima vittima. Per fortuna un eroe s’aggira tra gli scaffali: Benjamin Malaussène, da poco dipendente del supermercato, con l’incarico altolocato di … “capro espiatorio”. Ne avete mai visto uno? Beh, se ancora non vi è capitato, potrebbe essere che Pennac riesca ad illuminarvi: quel lavoro sembra un abito confezionato a misura per la vostra taglia!
Voto: 4 / 5
agnese (04-10-2007)
pennac è veramente un grande scrittore e malaussen è un personaggio davvero geniale! viene affrontato un tema molto forte ma lironia dei personaggi lo rendono molto più soft di quello che in realtà rappresenta.
Voto: 5 / 5
simone (14-09-2007)
io nn l'ho capito, tutti dicono che è bravissimo ma io questo libro neanche sono riuscito a finirlo! dicono che dell'ironia ne fa il suo jolly, ma io di ironico nn ho trovato nulla, per me un libro davvero brutto, nn oso prendere gli altri
Voto: 1 / 5
Rosaria (03-07-2007)
Pennac? tutto qui?! mi aspettavo un libro da divorare, mi fermerò qui anche con questo scrittore.
Voto: 3 / 5
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