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Pennac Daniel - La prosivendola |
Per rilanciare le vendite del suo autore di maggior successo, del quale non si devono conoscere né il nome né il viso, la regina Zabo, tirannica regina e geniale 'prosivendola' della casa editrice Taglione, decide di reclutare un sostituto che incarni pubblicamente il misterioso J. L. B. L'operazione riesce, ma il sostituto rimane vittima di un attentato durante uno show delirante. Bloccato in ospedale in stato di coma, Benjamin viene ciò nonostante informato degli sviluppi del caso dalla sua tribù, resa tranquilla sulla sua salute dall'affermazione della sorellina astrologa secondo cui Ben vivrà fino a 93 anni.
| La recensione de L'Indice |
 PENNAC, DANIEL, La prosivendola, Feltrinelli, 1991
PENNAC, DANIEL, La fata Carabina, Feltrinelli, 1992
PENNAC, DANIEL, Il Paradiso degli orchi, Feltrinelli, 1991
recensione di Bert, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)
Dovrei presentare in poche righe ben tre romanzi di Daniel Pennac. Un problema? Figuriamoci: l'autore stesso lo esclude: "È così facile raccontare un romanzo. Qualche volta bastano tre parole"...
Eh no, monsieur Pennac; non sempre almeno. Non per i vostri romanzi. Tre parole? Vediamo: Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia (più un grosso cane, bastardo anche lui) con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi (che sarebbe meglio leggere in ordine cronologico), Malaussène è coinvolto in una situazione drammatica, in un thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati... Ligio al suo status di capro espiatorio, l'innocente Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri. Finali rigorosamente a sorpresa. Ecco. Ho "raccontato" i romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola". E adesso? Siete stimolati a leggerli, disincantati e colti lettori dell'"Indice"? Come trasmettere in cento (altro che tre!) parole il divertimento, l'ironia, la malinconia, la paura, la rivolta, la tenerezza, la fantasia che mi hanno commosso? Eppure ha ragione lui, Pennac. Raccontare un romanzo non significa riassumere un romanzo. Si può raccontare "Gargantua", "Don Chisciotte", "La Princesse de Clèves", o magari "Zazie dans le métro", "Les fleurs bleu"; si possono raccontare film come "Monsieur Hulot" o "La mia notte con Maud"... Quanto a riassumerli, però...
Si può raccontare una storia come se fosse la realtà; e si può raccontare la vita come fosse un romanzo (SaintSimon e Chateaubriand insegnano...): questo è un tema sempre presente nel Pennac narratore, tema che diviene esplicito in "Comme un roman*.
Proprio questo percepire la vita anche "come un romanzo" introduce un elemento di ordine nella caotica esistenza di Malaussène e dei suoi fratelli. I racconti serali che segnano il passaggio dei ragazzi attraverso l'infanzia e l'adolescenza sono dapprima pura invenzione di Malaussène, sarà in seguito il vecchio e misantropico ex libraio Risson a raccontare "Guerra e pace", coinvolgendo i giovani ascoltatori nella storia esattamente come se narrasse fatti reali, vivi, ricchi di autentica e condivisa emozione. L'ultimo narratore sarà il vietnamita Thian, ma lui racconterà avvenimenti a cui tutti : - quanti hanno preso parte, cioè la realtà, e la trasformerà in romanzo: "La fata Carabina", appunto. Perché Pennac ama davvero e profondamente il romanzo: un amore dichiarato in ogni pagina della "Prosivendola". Quello che lui vuole comunicarci è proprio il piacere, la gioia della lettura; non il dovere, il fatale "bisogna leggere", con cui genitori ed educatori eliminano quella gioia, spesso per sempre.
Già: il dovere, l'ordine, il metodo. L'analisi del testo. Le continue interruzioni "educative" ("Hai capito bene? Cosa significa esattamente questa parola? Quando si svolge l'azione? Chi era, storicamente, il protagonista? Hai notato l'ironia? Hai colto la citazione?"...). Il rifiuto di tutto questo è un altro tema ricorrente in Pennac; l'ordine è immobile, glaciale: l'ordine è la morte. La morte del piacere, della scoperta della curiosità, della fantasia, dell'interpretazione, della libertà. Nell'ordine tutto è previsto e prevedibile. "Devi leggere", "devi capire"... Che c'entra questo con l'amore? Si può dire "devi amare"?
L'ordine, in ultima analisi, è di destra. È il poliziotto "Frontalmente Nazionale" della "Fata Carabina", che non è lepenista in quanto razzista (il razzismo è irrazionale e pertanto disordinato), ma è razzista in quanto "Frontalmente Nazionale": logica, ineluttabile conseguenza di un pensiero razionale e ordinato... Ma neanche un poliziotto lepenista può controllare il Disordine: esso gli apparirà una volta per tutte nelle vesti di una vecchietta armata di P38... L'impensabile, l'imprevedibile, il Caos.
L'ordine è il pazzo della Prosivendola che, rinchiuso in un manicomio criminale modello, scrive e scrive romanzi glaciali e morti, ispirandosi a enciclopedie, a dizionari, alla collana "Que sais-je?"... Una volta tornato nel mondo reale, non riuscirà più a raccontare niente: la vita autentica è troppo disordinata per essere descritta... Ordine è anche il politicante fascista che, in nome del "realismo liberale" (contrapposto al realismo socialista, piuttosto ordinato anche quello, peraltro) immagina storie di capitani d'industria vittoriosi e di imprenditori potenti e dominatori.
L'ordine è il grande magazzino del "Paradiso degli orchi": è proprio per mantenere quell'ordine che Malaussène fa il Capro Espiatorio. Allorché qualche acquirente si presenta all'Ufficio Reclami (potenziale elemento di disordine!), Benjamin viene trascinato davanti a lui, indicato come il solo responsabile del danno riscontrato e licenziato in tronco. Il suo compito è quello di piangere, di commuovere l'acquirente, così da convincerlo a ritirare il reclamo. Capro espiatorio, come si vede, è colui che si fa carico del disordine e quindi delle relazioni, delle emozioni, in una parola della vita. E disordine è l'intera famiglia Malaussène: famiglia senza padri, con una madre quasi sempre in fuga amorosa, che torna a casa invariabilmente incinta, partorisce un figlio e scompare di nuovo. Disordine è il mondo multirazziale di Belleville, una Belleville simbolica, dove francesi, arabi, kabili, berberi, senegalesi, vietnamiti, cinesi convivono in un magma vitale. Niente razze pure: tutti meticci, variamente incrociati, con occhi, capelli e pelle dei più svariati colori. Culture che si intrecciano in modo apparentemente caotico. Il nero Loussa impara il cinese; lo jugoslavo Stojil traduce Virgilio in serbo-croato... Belleville, come figura del mondo moderno: la Geografia rassegnata alla Storia, come dice un vecchio anticolonialista nella "Fata Carabina". Disordine è anche lo strano, intenso, difficile amore tra Benjamin e la giornalista Julie, tra la Giovanna d'Arco delle cause impossibili e il Capro Espiatorio...
Disordine, certo: ma, in qualche modo, ordinato. Non il caos, insomma; non quello che oggi si definirebbe il casino più totale. Piuttosto una incarnazione moderna della rabelaisiana abbazia di Thélème, dove il motto "Fay ce que vouldras", "Fa ciò che vuoi" è segno di volontà, di libertà, di piacere condiviso, non di casualità o di legge della giungla. "Fa ciò che vuoi" si contrappone al mortale "fa ciò che devi" e all'infantile, autodistruttivo "fa quel che ti salta in mente". Un ordinato disordine: questa, per Pennac è la vita; di qui nasce il piacere come la sofferenza. Qui hanno origine la libertà e la saggezza. Pennac, un Montaigne per adolescenti: tenero e ironico, sensuale e pragmatico, capace di coniugare piacere ed etica, di amare la vita con profonda intensità ma anche con il giusto distacco. Un autore che sa parlare a chi si trova, come lui stesso dice, "tra due mondi, avendo perduto il contatto con ambedue", quando "si vorrebbe essere liberi e ci si sente abbandonati".
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16 recensioni presenti. Media Voto: 3.93 / 5Madame Selle 24 tranzocchicinzia@gmail.com (03-10-2009) Pesante, pesante…per fortuna è stato breve.
Non mi è piaciuto per niente.
Premetto che forse gli ho dedicato poca attenzione, la mia lettura è stata abbastanza superficiale ma non ho potuto fare altrimenti; lo stile il modo in cui è scritto, l’ho riscontrato troppo pesante, e ciò ha determinato la difficoltà che ho avuto nel seguire non solo l’andamento cronologico dei fatti, ma anche la trama. Proprio quest’ultima un po’ confusionaria e poco curata.
Ho rilevato anche alcuni tratti di traduzione non corretti, diverse frasi con scarso senso logico.
Come battesimo di lettura con Pennac, non è stato ottimo, forse in futuro cercherò di leggere qualcos’altro ma senza fretta.
Voto: 2 / 5 |
giulia (15-02-2008) Questo libro mi è piaciuto moltissimo; la storia, come sempre, è forse troppo irreale però lo stile è veramente fantastico e geniale. La trama è molto contorta dato che non c’è più Malaussene che raccontando fa da filo conduttore, ma se si legge con attenzione è veramente molto divertente e coinvolgente. Voto: 5 / 5 |
claudio erclaudio@libero.it (11-09-2007) A mio parere un gradino al di sotto rispetto ai primi 2 capitoli della saga ('Il paradiso degli orchi' e 'La fata carabina') ma comunque molto piacevole. Nuovi personaggi si aggiungono alla già numerosa tribù di Malaussène, nuove vicende che vedono coinvolto il capo tribù Benjamin!
Da leggere dopo i 2 precedenti per apprezzare a pieno ogni piccola sfumatura dei personaggi.
Voto: 4 / 5 |
ENZINO (14-03-2007) il migliore! qualcuno forse non è d'accordo, ma per me la Prosivendola è il migliore tra i primi tre libri della saga. Durante la lettura avevo una sensazione, un'agitazione interiore da quanto il libro mi emozionava e convolgeva...superbo! qualcuno faceva notare la "mancanza" di Benjamin...non si sente proprio, anche perchè lui in pratica c'è sempre e con una visione molto particolare, grande idea di Pennac! Voto: 5 / 5 |
ValeVale (14-09-2006) Io ho trovato il libro fantastico, come i primi due del resto. E' scritto benissimo, racconta una storia che , pur essendo troppo irreale, è geniale.Il Piccolo è sempre il mio personaggio preferito.Bello!Leggetelo, solo se prima avete letto "Il paradiso degli orchi" e "La fata carabina". Voto: 5 / 5 |
Sara (01-08-2006) Come ben detto in un commento precedente, anche se la storia può sembrare fine a se stessa, non ha molto senso leggere questo libro senza aver letto i due precedenti. Con questo bagaglio alle spalle, infatti, abbiamo già imparato a conoscere i caratteri dei vari personaggi che popolano la banda Malassuene.. che in questo "capitolo" della saga vengono già dati per noti. Per quanto concerne la storia, divertente come al solito, con Benjamin che c'è e non c'è... ma che riesce comunque a far sentire la sua presenza. Forse con meno colpi di scena dei precedenti e più riflessivo, merita comunque il massimo dei voti. Voto: 5 / 5 |
Maunakea (21-06-2006) a prosivendola - La petite marchande de prose
del 1990, terzo libro della Saga Malaussène, a questo punto si conoscono gia' i perosnaggi e ci si lega indissolubilmente al modo di scrivere di Pennac ed alle vicende della famiglia. Ha logicamente poco senso leggere questo libro svincolato dai precedenti, non so quanto possa coinvolgere, ma e' una peculiarita' di tutte le saghe o comunque delle serie di libri con lo stesso o gli stessi protagonisti. La trama gialla in questo caso regge molto piu' dei precedenti e la prosa di Pennac e' sempre indescrivibilmente coinvolgente, solo leggendolo, almeno una volta nella vita si puo' comprendere, perche' e' difficile darne una descrizione o una spiegazione.
La rilettura e' ugualmente edificante, anche a distanza di tempo dalla prima uscita. Voto: 5 / 5 |
FABIO (17-04-2006) Chi si è permesso di criticare questo libro NON SA LEGGERE!!!!!!!!!!!!!! Spero che con il mio voto la media si alzi. Comunque la saga del capro espiatorio mantiene la sua originalità, la sua verve e come gli altri due è stato un piacere leggere anche questo terzo episodio...e ora avanti col quarto!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |
ilaria (28-09-2005) Non avevo mai letto niente di Pennac: ho iniziato questo libro al mare e l'ho divorato...sono rimasta affascinata dallo stile e dal mix di sensazioni che l'autore riesce ad evocare.Sono tanti generi letterari in un unico volume e sono felice di aver "conosciuto" questo scrittore...ho già letto La passione secondo Therese e leggerò sicuramente le altre avventure della strampalata tribù!
P.S. attenzione a Verdun... Voto: 5 / 5 |
crespo emmanuele_crespan@yahoo.it (31-08-2005) Mi dispiace ma questo romanzo non è assolutamente comparabile con i primi due della saga Malaussène (il paradiso degli orchi, La fata Carabina). Non basta infatti lo stile divertente di Pennac se non vi è ritmo e soprottutto se non vi è storia: la trama è inconcludente e l'avventura ospedaliera del protagonista è tanto strampalata da sembrare messa giù a caso, come se l'autore neanche avesse riletto il tutto. Voto: 2 / 5 |
K. (08-07-2005) Ho trovato il libro abbastanza divertente, curioso, a tratti con un pizzico di originalità. Non è certo un capolavoro ma è comunque un romanzo che, se si è in cerca di un libro spensierato e leggero, merita sicuramente una lettura. Non ho ravvisato la confusione nei dialoghi segnalata da qualcun altro, a me sono parsi abbastanza chiari. La lettura è rapida, la storia più o meno coinvolgente riserva qualche colpo di scena. Poteva certamente essere qualcosa di meglio, ma tutto sommato non è un brutto libro, potrebbe essere una lettura da estate. Voto: 3 / 5 |
stefano (30-06-2005) ho letto questo libro un paio di mesi fa e devo dire che è stata più una tortura che un piacere..
il testo è spesso poco chiaro in particolare nei dialoghi dove non si capisce quasi mai di chi sono le parole...
complessivamente questo libro è una noia unica e lo sconsiglio a chiunque abbia un po' di buon senso Voto: 1 / 5 |
gigi (03-01-2005) non mi è piaciuto, peggio della fata carabina Voto: 1 / 5 |
Roberto guardians64@yahoo.it (13-08-2003) Fantastico!
Anche se devo segnalare un errore,presumo di traduzione,perchè non penso che Daniel Pennac sia caduto in questo banale errore.
Si fa cenno ai Carabinieri ma in Francia non esitono i Carabinieri!
Voto: 5 / 5 |
Edy theothers@deejaymail.it (07-08-2002) Fantastico... anche questo davvero geniale... Pur in mancanza del mio amato Ben la storia prosegue tutta d'un fiato, come sempre... Sono felice di aver scoperto Pennac, ne sono diventata pazza! Voto: 5 / 5 |
Berti Riccardo berti.riccardo@libero.it (21-07-2000) Secondo me questo è il miglior romanzo di Pennac, soprattutto perchè deve rinunciare al protagonista per metà del libro. é piacevole immergersi nella lettura di questo giallo ironico, scritto da un maestro unico nel suo genere Voto: 5 / 5 |
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