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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Benni Stefano - La compagnia dei Celestini

La compagnia dei Celestini TitoloLa compagnia dei Celestini
AutoreBenni Stefano
Prezzo
Sconto -15%
€ 6,38
(Prezzo di copertina € 7,50)
Dati2003, 288 p., 19 ed.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)
 
Disponibile anche usato a € 3,75 su Libraccio.it

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Descrizione
Un'oscura e crudele profezia che appare sui muri, scritta da una mano invisibile, incombe sulla ricca e corrotta terra di Gladonia.Anno 1990 e rotti: Memorino, Lucifero a Alì, gli spiriti più ribelli dell'orfanotrofio dei Celestini, fuggono per poter rappresentare Gladonia al Campionato Mondiale di Pallastrada, organizzato dal Grande Bastardo in persona, protettore degli orfani di tutto il mondo.Al loro inseguimento si lanciano Don Biffero, il priore Zopilote dal segreto diabolico, e Don Bracco, il segugio di orfani, nonché il celebre e cinico giornalista Fimicoli con il fedele scudiero-fotogarfo Rosalino. Nella fuga e nell'inseguimento si incontrano, si perdono e si ritrovano personaggi strordinari, i nove pittori pazzi Pelicorti, la bionda e misteriosa Celeste, i magici gemelli campioni da pallastrada, il re dei famburger Barbablù, il meccanico Finezza, il professor Eraclitus, l'Egoarca Mussolardi, l'uomo più ricco e fetente di Gladonia, e le numerose squadre di pallastrada provenienti da tutto il mondo, leoni africani, sciamamni, pivetes e volpette lapponi.Ma dopo l'ultimo scontro tra Celesti e Diavoli la profezia del palazzo..

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Baricco, A., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

Questo libro racconta tre cose: un campionato mondiale di pallastrada, la volgarità imbecille dell'Italia in cui viviamo e la geniale babele dell'epoca in cui sopravviviamo. Per raccontare quelle tre cose ne racconta altre mille. Per raccontare quelle mille fa esplodere il vocabolario, perché con la lingua di tutti i giorni non ce la farebbe. Uno legge, e immediatamente si trova spedito su un altro pianeta linguistico. Con quel po' di lucidità che gli resta, capisce - se non è prevenuto - che sta leggendo uno dei libri più importanti scritti da un italiano in questi ultimi anni.
La pallastrada è uno sport clandestino. Se uno non l'ha mai praticato, mai lo potrà capire davvero. Comunque, Benni ci prova, a spiegarlo. Citando, qua e là, tra il regolamento: "Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell'erba morbida, deve avere almeno una parte di ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa. Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti e devono misurare sei passi del portiere. La traversa è immaginaria e corrisponde all'altezza a cui il portiere riesce a sputare. La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido. Il passaggio di biciclette, auto, moto e camion non interrompe il gioco, fatta eccezione per le ambulanze e i carri funebri".
Come si può intuire la pallastrada è per sua intima costituzione ed essenza, sport che fa rima con miseria. Lo si gioca tra le pieghe della realtà, fisicamente e moralmente parlando. In spazi clandestini, del mondo e della mente. Non essendo previsto dall'organizzazione del reale, è per lo più praticato dagli irregolari dell'umanità. Nel libro di Benni sono tutti bambini, e spesso bambini scartati dal sistema. Ragazzini che dall'orlo della vita guardano giù e pensano se è proprio il caso di buttarsi il dentro. Di ragazzini così ce n'è a migliaia. E alle volte hanno anche settant'anni. La pallastrada è, almeno idealmente, il loro sport ufficiale. Quando a raccontarla è Benni, diventa anche il rifugio simbolico e spiritoso dell'utopia, questa vecchia sensazione andata in disuso. È la rivincita rabbiosa di quella parte dell'umanità che non appare nella lista ufficiale degli abbonati al mondo.
La più bella icona di questo tratto utopico e libertario è tramandata, nel libro di Benni, da una trovata straordinaria: la partita di "facciamo". "Facciamo" è una variante estrema della pallastrada. Vi si ricorre quando la realtà è così smisuratamente carogna che ti impedisce anche di mettere due porte in mezzo a una strada e dare calci a qualcosa di rotondo. Allora le due squadre si mettono una davanti all'altra (5 contro 5) e iniziano:
- Facciamo che il vostro campo era in salita e noi giocavamo in discesa.
- Facciamo che era finito il primo tempo zero a zero e si cambiava campo.
- Facciamo che viene il terremoto che pareggia il campo e si apre un crepaccio e voi cadete dentro e io sto per fare gol.
- Facciamo che dal fondo del crepaccio viene su un geyser di vapore che a noi ci solleva in alto e a te ti bagna tutto così non puoi più fare gol.
E così via.
Perché se la realtà è carogna, non lo sarà mai abbastanza da fermare davvero l'utopia. E se c'era modo di dirlo - che lo capissero tutti - quelle pagine lo dicono.
Come hanno già osservato in molti, la seconda cosa che questo libro racconta è l'Italia. Ognuno cerca nei libri quello che vuole. Io, francamente, non amo molto i libri che raccontano l'Italia. Nel senso che la si racconta già troppo e dappertutto. E per raccontarla - mi sto convincendo - basta effettivamente uno come Bocca: che bisogno c'è di scomodare la letteratura, la narrativa con la enne maiuscola? L'Italia non è un mistero così raffinato da non poter essere raccontato da un buon giornalista o da un'ora di televisione intelligente. Quindi dai libri - dai Libri - mi aspetto altro.
L'Italia di Benni però, l'ho amata. Perché mi piace quel che succede nel suo meccanismo di rappresentazione: lui non usa un linguaggio per raccontare la realtà. No. Lui siringa nel linguaggio le scorie della realtà e si trova in mano un linguaggio dopato, che nelle sue escandescenze urla la realtà. Esempi: Berlusconi diventa Mussolardi e vive su un policottero, la Coca Cola, totem onnipresente, diventa Stracola, i poliziotti poliziorchi, Rimini Rigolona Marina, l'Adriatico l'Adrenalio, gli Swatch Spatsch, l'Italia Gladonia, il Papa la Grande Meringa, e così via. Alle volte, per tramandare cose enormi e complicate, basta un tic linguistico da nulla. Gran parte dei personaggi sono presentati così: nome, cognome, aperta parentesi, 'Tesseraloggia 49', chiusa parentesi. La tesseraloggia suona come una specie di secondo cognome. Giulio Fimicoli (Tesseraloggia B 036): detto tutto. In questa sorta di bazar linguistico, Benni racconta poi i vari tic dell'Italia più volgare, ma quella è critica di costume che possono fare in tanti, oggigiorno, e infatti la fanno. Ma coniare una lingua che è nome di uno sfacelo, e non racconto, questa è un'acrobazia che, a questi livelli, ho visto fare solo da Benni.
E poi racconta la geniale babele del postmoderno. Cioè l'equivalenza, la convivenza, la simultaneità dei materiali più diversi nel medesimo istante di esperienza. In un'unica sensazione. Brandelli di mondo che arrivano da tutte le parti per allestire continue cartoline dell'assurdo. Quasi tutta la prosa di Benni è inventario di queste acrobazie. E il piacere - fisico più che intellettuale - che si prova a leggerla è il piacere di essere sballottati in questo universo senza confini, spediti a casaccio avanti e indietro come biglie tirate da un giocatore pazzo.
Faccio un esempio minuscolo. Rave party sulla riviera adriatica. Già la musica è tutto un programma. Primo pezzo: un mix di quattro rap con "Helter Skelter" e la "Canzone del salice" nella versione dei Mamma Mettimi Giù. Secondo brano: un rock con scariche di mitra Uzi, "Nessun dorma" e un discorso di Luther King. Biglie impazzite. Ma torniamo all'esempio minuscolo. Irrompono i poliziorchi, al rave, interrompono tutto e setacciano il locale. Risultato della perquisizione: alcune pasticche. "Potevano essere sia Extasi sia Falqui", annota Benni. L'avevo detto: è un esempio minuscolo. Ma rende l'idea. Io non so nemmeno se esiste ancora il confetto Falqui. Ma comunque è un nome che sa di ciliegia, di Carosello, di un signore che dice "basta la parola", di gabinetto. È una sensazione che viene fuori da un mondo di cento anni fa. Quanto all'Extasi, non ho mai avuto il piacere, ma comunque sa di sballo, di giovani esagerati, di anni novanta e di mondo che se ne strafatte del carosello. Sono due schegge che provengono da due universi separati: finiscono a vivere, per un attimo, per il gesto gratuito di uno scrittore, in una stessa pasticca. Uno legge, e ride. Ma la risata non è il fine di quel gesto: è la spia di qualcosa che è successo e che, propriamente, è il vero scopo di quel gesto: farci schizzare in un istante da una parte all'altra dell'universo del reale. Quel preciso "schizzare" come biglie impazzite è, io penso, l'andatura esatta per visitare il nostro tempo. Non ce n'è altre. Se uno scrittore mi prende su e riesce a mettermi sopra quella sorta di ottovolante dell'anima, io gliene sono grato.
E se rido, non è perché lui è uno scrittore comico. Se rido, è perché lui è un grande scrittore.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 53 recensioni presenti.  Media Voto: 4.13 / 5 | Invia recensione

Ago (09-02-2012)
Una meraviglia: solo la pagina in cui l'autore elenca le regole della pallastrada è un atto d'amore per tutto ciò che significa essere bambini, la loro spensieratezza ed i loro sogni... Da consigliare soprattutto a chi, come me, crede ancora nello sport romantico e preferiva il calcio senza sponsor sulle maglie e senza pay-tv.
Voto: 5 / 5
Sua Eleganza (09-06-2011)
fa semplicemente morire dal ridere. benni è un genio. consigliatissimo
Voto: 5 / 5
Lady Libro (27-01-2011)
E'il primo libro che ho letto di Stefano Benni e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. L'ho trovato divertentissimo ma anche crudo e duro (il genere che preferisco). Mi piace definirlo "una fiaba realistica". Stefano Benni è proprio un bravo scrittore!
Voto: 5 / 5
paolo di ancona (06-05-2010)
Un romanzo profetico, scritto nel 1992, ma che anticipa l'Italia degli anni duemila, ossia di quella di oggi. fra l'altro con uno stile brioso, brillante, a tratti decisamente esilarante. peccato per il finale che sembra un pò raccogliticcio e improvvisato, forse è mancata l'ispirazione giusta.
Voto: 5 / 5
danypicci87 (08-03-2010)
Un romanzo che mi ha piacevolmente appassionato! Si legge facilmente, è scorrevole e poi la sottile (e non troppo velata) parodia che c'è sotto ne fa una lettura piacevole e leggera ma che al contempo stimola anche alla riflessione. Il pastiche linguistico è esilarante, inoltre mettere in bocca certe frasi ai ragazzini di 9-10 anni è...strano. Perché in effetti questo romanzo è tutto giocato sullo straniamento (in tutti i sensi!!!)! Un'allegra scoperta: di sicuro leggerò altro di Benni (mi hanno già consigliato "Spiriti" ed "Elianto"), anche se avevo già letto "Bar sport" alle scuole medie e non mi aveva entusiasmato molto, forse perché letto in classe con l'insegnante.
Voto: 4 / 5
CGrampasso (12-12-2009)
Mi sono avvicinato ai libri di Stefano Benni attirato da trame apparentemente accattivanti, dalle belle copertine, da recensioni entusiastiche e dalla pubblicità. Ho scoperto invece che le trame dei suoi libri (ho letto anche Pane e Tempesta) sono infantili, per nulla avvincenti e innovative (mi aspettavo un altro Baricco, per intenderci). Benni abusa spudoratamente di metafore banali sulla società italiana per nulla mascherate o intercalate nella trama! Mi dispiace dire queste cose, sarà perchè abbagliato dai neon pubblicitari mi aspettavo molto!
Voto: 1 / 5
palletta (27-08-2009)
Un capolavoro da tenere in libreria e rileggere ogni tot di anni, come i migliori classici della letteratura italiana. Benni non delude mai. Il suo lessico è unico nel suo genere e la sua fantasia talmente illimitata da mettere quasi in soggezione il lettore. Grande!!
Voto: 5 / 5
christian (07-07-2009)
stupendo stupendo e stupendoooo!!!! un grande libro scritto da un grandissimo scrittore
Voto: 5 / 5
OskarSchell (29-06-2009)
"Senza sangue e senza ossi, chi è che salta i fossi?" Lo saprete solo leggendo questo bel romanzo di Stefano Benni!
Voto: 5 / 5
christian (05-02-2009)
un libro stupendo,molto divertente e realistico w la pallastrada!!!w la libertà!!!
Voto: 5 / 5
JUNIOR86 (18-07-2008)
UN ROMANZO CHE MI HA SPIAZZATO PIACEVOLMENTE. DIVERTENTE MA NON BANALE,SCORREVOLE DA LEGGERE MA RICCO DI SPUNTI PER RIFLETTERE SULLE INGIUSTIZIE E I FALSI BISOGNI CHE AFFLIGGONO LA NOSTRA SOCIETA'. UN'OCCASIONE PER RIVEDERE LA SCALA DEI VALORI, OLTRE CHE PER APPREZZARE LA PERIZIA DELL'AUTORE NEL MODELLARE IL LINGUAGGIO SULL'IMMAGINE CHE DESIDERA CREARE. COMPLIMENTI A BENNI PER QUESTA ORIGINALISSIMA STORIA CHE HA PIU' DI DIECI ANNI ED E' ANCORA ATTUALISSIMA!
Voto: 5 / 5
Sergio Sozi (28-04-2008)
Ho espresso compiutamente quanto pensavo - e penso tutt'ora - de ''La Compagnia dei Celsestini'' altrove; pero' qui vorrei precisare qualcosa in piu': 1) Che il romanzo ci da' un mero godimento adolescenziale tramite una lingua postmoderna ed un insistente compiacimento autoriale nella propria, stancante, parodia del melodramma e del cattolicesimo italiani; 2) Che gli aspetti positivi sono comunque quelli consistenti nella (iper)reale disamina delle ingiustizie italiane attuali; 3) Che ho amato Benni sin dai primi anni Ottanta ed ho cessato di amarlo quando sono cresciuto; 4) Che non ha oggi ne' ha mai avuto un vero spessore di pensiero, tantomeno delle serie capacita' di proposte costruttive; 5) Che, per concludere, e' chiaro e lapalissiano quanto certi soggetti della sua generazione (lui compreso), di fronte al fallimento di una ''rivoluzione'', si siano in massa saggiamente infilati (quando e se avessero avuto le conoscenze politiche giuste) nel rifugium peccatorum della Letteratura. Da questo, da una cultura umanistico-letteraria certamente ammirevole e da una buona dose di, certo straordinaria, capacita' mitopoietica scaturisce ''La Compagnia dei Celestini''. Un libro, inoltre, fatto per provare a romanzare dalla penna di un novellista qui, purtroppo, oibo', fallito. Iperrealismo, pseudo-sarcastico-fantascienza (sociologicopolitica), ormai usurata e di poco superiore a fumetti e cartoni animati. In confronto a quel che gira nel 2008? Passabile, niente piu'.
Voto: 3 / 5
Simone (03-04-2008)
Sono un ammiratore di Benni, di cui ho letto anche il recentissimo"La grammatica di Dio", e perciò mi aspettavo il meglio da questo libro, che tanto avevo sentito nominare e lodare...Invece non mi è piaciuto! Peggio, non sono riuscito a finirlo!La storia dopo un pò ha perso interesse ai miei occhi e mi ha lasciato indifferente; nelle raccolte di racconti, come "Il bar sotto il mare", Benni è più a suo agio, a mio avviso. Comunque la stima nei suoi confronti resta altissima, ci mancherebbe.
Voto: 2 / 5
Matteo oasisnoel82@hotmail.com (26-11-2007)
Stefanno Benni ha un'immaginazione fuori dal comune, di cui si serve per descrivere la nostra società. Oltre all'immaginazione, una caratteristica peculiare di Benni è la grande ironia con cui condisce le sue storie, divertentissime e che si divorano. Questo libro non fa eccezione, si legge tutto d'un fiato e non si rimane affatto delusi.
Voto: 4 / 5
enrico eunrico@gmail.com (08-10-2007)
E' il suo libro migliore, al pari del bar sotto il mare
Voto: 5 / 5
giovanni (14-05-2007)
Forse il miglior benni. Un libro ke definire fantasioso è un eufemismo: tanti personaggi, colpi di scena assurdi, scene esilaranti, satira... il tutto raccontato con uno stile perfetto, ke incanta il lettore... una fiaba ferocemente satirica...
Voto: 5 / 5
Marcella (11-05-2007)
Non è il suo libro migliore.
Voto: 3 / 5
ROBERTA (26-02-2007)
E' un buon libro non c'è che dire. Accativante la storia e la scrittura, però lo reputo inferiore a "Bar sport" e "Saltatempo" a mio giudizio i suoi capolavori.
Voto: 3 / 5
Ari (28-12-2006)
Questo libro non mi è piaciuto molto :non si capiscono un sacco di cose!!! Non chiedetemi come finisce il libro perchè non saprei spiegarvelo è una tale confusione... Ci sono troppi, troppi personaggi a confodere le idee e in più vi sono così tante, lunghe descrizioni che fanno perdere il filo del discorso. Se ho votato 3 su 5 è solo grazie allo stile di scrittura di Benni, eccezionale, che strappa sorrisi ad ogni pagina!!! Peccato però per la trama, sarò io una che non ci capisce niente, ma a me e a molte mie amiche (era da leggere per la scuola)è poco chiara.
Voto: 3 / 5
ELE 4 PRESIDENT (05-12-2006)
MA IO DICO,QUESTO NN AVEVA ALTRO DA FARE KE SCRIVERE UN LIBRO COSI PESSIMISTA??DIAVOLO...MI TOCCA ANKE LA VERIFICA DOMANI...E LA COSA + BRUTTA è STATA LEGGERE UN LIBRO CONTRO VOGLIA..BISOGNA SMETTERLA DI PIANGERCI ADDOSSO,DI SCREDITARE IL NOSTRO PAESE,DI FAR FINTA KE NN CI VADA BENE NIENTE..MA INVECE DI FARE LE VITTIME,PERKè NN INIZIATE A FARE QUALCOSA???SE SIETE COSI BRAVI A TROVARCI DIFETTI SARETE CERTO ANKE BRAVI A CREARE TANTI PREGI.BENE,ACCOMODATEVI.BASTA CN QUESTE CRITIKE FATTE A CASO E CN QUESTO FALSO OTTIMISMO SU COME POTREBBE ESSERE L'ITALIA.COMINCIATE AD ESSERE + REALISTI.VI SERVIRà...
Voto: 1 / 5
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