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Guccini Francesco - Vacca d'un cane | Dalla campagna Francesco si trasferisce in città. Arriva in una stazione sconosciuta e in una casa nuova, dove impara una nuova pronuncia per non essere straniero, perché in città sono tutti signori e i padri d'inverno indossano i cappotti. Il futuro è la nuova periferia. La nebbia, la Padania con i suoi cibi e bevande, zamponi e lambruschi, e poi la scuola con il bidello, le tabelline di Suor Carmelina che porta tutti in chiesa, Coppi e Bartali, i primi balli, i 45 e i 33, il gruppo col quale suonare nelle balere, basso, chitarra e sax. Storie, personaggi e ricordi formano una saga popolare-contadina con un linguaggio assai curioso e sanguigno.
Media Voto: 4 / 5Maria (25-07-2011) Un emozionante viaggio nella Modena del dopoguerra vista dagli occhi di un bambino. Dai monti alla città, si va alla scoperta di nebbie, luci e stranezze.
Con un linguaggio tra l'italiano parlato e il dialettale Guccini ci fa ridere e sorridere con la sua tipica ironia senza farci mancare piccoli momenti di riflessione, quasi casuali e inconsapevoli, di un bambino che diventa adolescente.
"Ci sono giorni nella vita di fondamentale importanza, momenti che ti segnano da lì in avanti, ma quando ci sei raramente te ne accorgi o non ci pensi e dopo non te li ricordi. Ci sarà stato probabilmente uno scivolare distratto verso la noia, un disinteressarsi a poco a poco, uno svagarsi in altre direzioni. Forse anche un maghétto intero gettato nel fuoco che non provocò le consuete tragiche reazioni, me ne frega bén a me dei fifi"
[fifi: gerg. infantile per figurina.]
A fine libro c'è un piccolo glossario che Guccini prefericsce definire "conforto interpretativo per chiunque sia a digiuno delle voci barbariche spesso usate nel corso della narrazione".
Il libro è di scorrevole lettura per chiunque sia del nord o comunque della zona, gli altri forse avranno bisogno di qualche pagina in più per abituarsi ma è comunque comprensibile (più semplice del precedente Cròniche Epafàniche).
Ironico ed evocativo, un racconto speciale! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna lalatta (08-04-2010) Decisamente sconsigliato a chi non conosca il dialetto modenese. Una vera delusione. Peccato! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gabry (30-01-2004) Che dire Guccini è sempre Guccini o lo ami o lo odi. Io lo amo!!!!!!!!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea (10-04-2001) Divertentissimo, brioso e non privo di spunti di riflessione. L'adolescenza di Guccini narrata da lui stesso, in un dialetto "personalizzato" assolutamente irresistibile. La degna continuazione di "Cronache epafaniche", che in tono analogo narrava i ricordi di Guccini bambino: curiosa la differenza nel dialetto usato, che nelle "Cronache" è assai più vicino a quello dell'appennino tosco-emiliano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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