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Tabucchi Antonio - Sostiene Pereira. Una testimonianza

Sostiene Pereira. Una testimonianza
Zoom della copertina
TitoloSostiene Pereira. Una testimonianza
AutoreTabucchi Antonio
Prezzo
Sconto 25%
€ 5,62
(Prezzo di copertina € 7,50 Risparmio € 1,88)
Prezzi in altre valute
Dati2003, 216 p., 19 ed.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)

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Descrizione
"Tabucchi è convinto che è arrivato il tempo in cui dobbiamo chiedere anche alla letteratura di dire la verità: non la verità metafisica e del cuore, ma proprio la verità degli uomini, quella della loro condizione storica, dei pericoli che stanno correndo, degli assassini di cui sono autori e vittime" (Angelo Guglielmi)

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Coletti, V., L'Indice 1994, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1994)

Il dottor Pereira è un giornalista di Lisbona. Dirige la pagina culturale di un modesto giornale di regime nel Portogallo salazarista della fine degli anni trenta. Della realtà non gli interessa più nulla; dialoga col ritratto della moglie morta; scrive o pensa di scrivere necrologi di grandi autori; traduce testi altrui. Ma, un giorno, assume un collaboratore, Monteiro Rossi, un bizzarro giovane che, anche per la suggestione di Marta, la sua ragazza, fa politica clandestina e attiva tra gli antifascisti. Poco dopo, conosce il dottor (Cardoso, un medico che vuole fuggire dal Portogallo asfissiato e mortificato dalla dittatura. La realtà rientra così nella vita del placido e disilluso Pereira e lui se ne lascia progressivamente, pacificamente coinvolgere, fino a solidarizzare con gli amici antisalazaristi e a dare ospitalità in casa propria a Monteiro Rossi braccato dalla polizia segreta. E anche se non riesce a proteggere il suo giovane amico, tosto scoperto e ucciso a manganellate, Pereira lo vendicherà, denunciandone apertamente l'assassinio in un articolo fatto uscire sul giornale, con una beffa al regime del paese, da cui se ne andrà senza rimpianti.
In questo romanzo salutiamo il ritorno, ad opera di uno dei più grandi tra i narratori contemporanei, di una tematica, se si può ancora usare la parola, più impegnata, meno letteraria e raffinata forse, ma anche più diretta, evidente e, in fin dei conti, più importante di quella da ultimo presente nei libri dello stesso Tabucchi e di tanti altri autori di questi anni. Il filtro del tempo, l'ambientazione anni trenta, i precisi e retrodatati contorni cronologici del racconto non ne impediscono infatti una lettura anche attuale o, per lo meno, lasciano intatto il fascino che i grandi motivi della politica, della libertà, della dignità esercitano, possono ancora esercitare in un bel romanzo. Peccato che a questa svolta verso la sostanza delle cose non faccia riscontro pieno e completo una parallela svolta nella scrittura, pur tanto diversa da quella abituale all'ultimo Tabucchi, ma ancora, temo, tentata di strizzare l'occhio agli addetti ai lavori della forma, a linguisti e narratologi, manipolatori vari del genere romanzo. Lo rivela il titolo, "Sostiene Pereira", che, ripetuto fino all'ossessione in tutto il libro, è anche il segno linguistico dominante della narrazione. È, o dovrebbe essere. Se un testo si svolge a partire da un: "tizio sostiene, afferma ecc.", infatti, occorre anche che esso, poi, sia orientato a svolgere tutto il tasso di ipoteticità che c'è in un fatto "sostenuto" e che quindi lo distanzi e discuta con altre ipotesi, lo interroghi con domande o, al limite, lo neghi clamorosamente. E, all'inizio, pare proprio che le cose stiano così. Il narratore-autore entra in dialogo col racconto del narratore-personaggio e avanza ipotesi, supposizioni, interloquisce: "Pare che Pereira stesse in redazione... Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre..., sarà perché sua moglie..., sarà perché lui... ma il fatto è che..." si legge nei primi capitoli, quando il testo declina volentieri verso la subordinazione richiesta dal 'verbum opinandi', raddrizzata qua e là da affermazioni di cui il personaggio conserva tutta la responsabilità: "Sostiene Pereira che da principio si mise a leggere distrattamente l'articolo... Perché lo fece? Questo Pereira non è in grado di dirlo. Forse, perché quella rivista...., forse perché quel giorno..., o forse perché in quel momento... ma il fatto è che...". Poi, però, questo valore reale, non opzionale, del "sostiene Pereira" si perde o, perlomeno, il lettore lo smarrisce. La narrazione prende a svolgersi per frasi principali e passati remoti che non suggeriscono neppure alla lontana il dubbio del congiuntivo, la possibilità del condizionale, l'opinabilità dell'evento; si colloca in una netta, distaccata identità, allontanandosi, con la precisione ineluttabile dell'accaduto, dall'attualità, partecipe e ancora sgomenta, del testimone che rivive e "sostiene". Infine, il "[Pereira] sostiene" diventa un puro inciso ("Poi aprì la porta, sostiene"; "Pereira entrò in un caffè, sostiene, e ordin• un'acquavite") innocuo, neutro, senza riflessi formali nella disposizione del testo o della sua lingua; un inciampo che si potrebbe benissimo togliere senza che nulla venga a mancare nel libro. Perché Tabucchi, scrittore sorvegliato come pochi, abbia giocato con questo marchingegno (esibito al punto da diventare il titolo) senza poi, come avrebbe saputo fare benissimo (lo ha fatto benissimo in altre opere), disporre un'adeguata, conseguente strategia testuale, non so spiegarmi. Né riesco a convincermi che il verbo eponimo volesse essere solo un tic linguistico, una figura della ripetizione come il "beh pazienza" che il protagonista dice ogni volta che parla col ritratto della moglie o le molte limonate che beve durante il giorno; e non credo che il progressivo passaggio del valore di "sostiene" da quello dell'ipoteticità a quello della certezza, che, snaturandolo, lo assimila ai più diretti e tradizionali verbi e modi narrativi, sia figura di una fiducia progressivamente accordata dal romanziere al narratore personaggio. A ogni modo, il lettore non può fare a meno di interrogarsi su questo presente fasciato dal dubbio dell'opinabile, da questo segno tanto esposto, che sembra voler governare, orientare e segnare il testo intero e invece retrocede rapidamente a vistoso soprammobile stilistico e di fatto si defila, perdendo i propri originari connotati di affermazione decisa ma discutibile e lasciando libero campo a un passato accertato, ricostruito con esattezza, non più discusso evitato. Che sia la "morale" del libro, la "testimonianza" dichiarata nel sottotitolo, il suo modo di suggerire una lettura attualizzante?


recensione di Papuzzi, A., L'Indice 1994, n. 5

Quali ragioni spingono Pereira a una scelta che capovolge la sua vita? Perché un giornalista scrupoloso e avveduto, che conosce i trucchi del mestiere e che non nutre molte illusioni, promosso alla cultura dopo aver consumato una vita nella cronaca nera - "di lei mi fido, ha fatto il cronista per trent'anni", gli dice il direttore - manda tutto all'aria schierandosi dalla parte di un rivoluzionario? Perché Pereira non rimane tranquillo nel suo ufficio - "una squallida stanzetta", per carità, "dove ronzava un ventilatore asmatico e c'era sempre puzzo di fritto", però anche un porto franco, una nicchia appartata - a compilare la rubrica delle ricorrenze e a tradurre scrittori francesi, senza lode ma senza infamia, un intellettuale con ambizioni pari alle sue non eccelse qualità? Invece quest'uomo marginale, troppo grasso e sudato per il suo cuore malandato, consumatore impenitente di omelette fritte e limonate ghiacciate, vedovo di una moglie morta di tisi, avaro di sesso, senza figli, con un unico amico, si trasforma lentamente ma quasi invincibilmente, come se neppure dipendesse da lui, nell'eroe nostro malgrado che tutti una volta o l'altra vorremmo essere: il simbolo di un riscatto, tanto più lampante quanto meno prevedibile. Ma qual è la molla che fa di Pereira un uomo onesto fino all'esilio da quell'onest'uomo che era? In questo interrogativo è racchiuso il fascino dell'ultimo romanzo di Antonio Tabucchi.
È vero che siamo nell'estate del 1938, data sintomatica nella storia dell'Europa: l'estate in cui non si poté far finta di non vedere. È vero che il Portogallo del dittatore Salazar appoggia la crociata franchista contro la repubblica spagnola. È vero che Il "Lisboa", il giornale di Pereira, ignora il massacro di un carrettiere socialista e dedica invece la prima pagina "allo yacht più lussuoso del mondo". È vero che Pereira parla alla moglie in fotografia del figlio che non hanno avuto e si sorprende a riflettere sulla morte e sulla resurrezione dei corpi che non desidera. Ma è anche vero che Pereira non si è mai occupato di politica. Diffida della politica come di qualcosa di malsano e pericoloso: "Oh, fece Pereira, la mia gioventù se n'è andata da un pezzo, quanto alla politica, a parte che non me ne interesso molto, non mi piacciono le persone fanatiche, mi pare che il mondo sia pieno di fanatici". Ed è anche vero che Pereira conosce e applica a menadito le regole del gioco, per cui quando Monteiro Rossi, il giovane intellettuale che si è incautamente scelto come aiuto, gli porta un articoletto su Garc¡a Lorca, lui non esita a cestinarglielo: "Eh, no, trovò la forza di dire Pereira, niente Garc¡a Lorca, per favore, ci sono troppi aspetti della sua vita e della sua morte che non si addicono a un giornale come il 'Lisboa', non so se lei si rende conto...".
Mettiamola così: Pereira non avrebbe alcuna ragione per entrare in conflitto con la direzione del giornale. Non è un oppresso, non è un ribelle, è un cattolico che crede nella comunione delle anime. E questo spiega il titolo del libro, l'inciso ricorrente nella narrazione su cui tutti i critici si sono interrogati: "Sostiene Pereira". Quel sostiene è una difesa, una giustificazione, di fronte a un'inevitabile e attualissima obiezione, che potremmo condensare nel fatidico: chi te l'ha fatto fare? Il fatto è che Pereira è un giornalista. E i giornalisti hanno, o avrebbero, delle regole etiche da osservare, di cui vanno persino fieri: "Io non dipendo dal mio direttore nelle mie scelte letterarie", dice piccato Pereira al suo Monteiro Rossi. "La pagina culturale la dirigo io e io scelgo gli scrittori che mi interessano, perciò decido di affidarle il compito e le lascio campo libero, avrei voluto suggerirle Bernanos e Mauriac, perché mi piacciono, ma a questo punto non decido niente, a lei la decisione". A queste regole i giornalisti possono crederci o non crederci. I più non ci credono. Ma Pereira è fra i meno.
Non avesse questo neo, non fosse così individualista, sarebbe una perfetta riproduzione di tanti giornalisti giunti alla fine di una mediocre e onorata carriera: scettici ma scrupolosi, fedeli al mestiere anche se disillusi, contemporaneamente incapaci di negare la propria routiniera professionalità ma anche di ribellarsi ai diktat del vertice. Quante volte ricorda didatticamente a Monteiro Rossi che si deve scrivere con le ragioni dell'intelligenza: ''Altrimenti, se scrive con le ragioni del cuore, lei andrà incontro a grandi complicazioni". Lasci perdere Lorca e Ma rinetti , Majakovskij e D'Annunzio, gli dice infatti. Scriva piuttosto su Mauriac e Bernanos, sull'anima e sulla morte.
Però gli è rimasto un senso della dignità: gli sembra che oltre certi limiti un giornalista non possa compromettersi con le sottintese esigenze del giornale e del potere. Che cosa fare per esempio quando anche i cattolici Mauriac e Bernanos prendono posizione contro il franchismo? L'informazione culturale si rivela una trappola: in apparenza un terreno neutrale, sgombro dalla battaglia politica; in realtà un mondo in cui è perfino più difficile truccare le carte. Ma probabilmente l'autore ha voluto soprattutto farci capire che non ci sono angoli in cui un giornalista possa fingere di non essere un giornalista.
Ciò che Tabucchi mette in scena nelle duecento pagine di "Sostiene Pereira" è, in verità, un pentimento: "sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un'altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista", dice Pereira al medico Cardoso, che è la levatrice del ridestarsi della sua coscienza. Cucita in un tessuto narrativo animato da una specie di pietas - per personaggi che galleggiano come possono in quell'estate portoghese carica di afose minacce - il romanzo ci offre una deliziosa intuizione: la capacità di trasformare i fatti in notizie, che è l'arte del giornalista, la sua vocazione a sostituire alla realtà la rappresentazione della realtà, sono come un diaframma che lo spinge sempre più lontano dalle cose di cui scrive. Manipolatore di parole che gli servono per riprodursi, la vera etica del giornalista è un pentimento che gli consenta di tornare a contatto con il reale, sostiene Pereira.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 56 recensioni presenti.  Media Voto: 4.25 / 5

Chiara Sav (10-01-2010)
Davvero un capolavoro, un libro scritto benissimo, ricco di particolari e con un grande messaggio da comunicare a tutti: chi si sente pecora troverà il modo per diventare leone.
Voto: 5 / 5

SuBurriccu (14-12-2009)
Tabucchi, sostengo, si inventa un libro in cui scrive "sostiene Pereira" ogni 10 righe...e tu che lo leggi quasi non te ne accorgi. Questa cosa è già di per se fantastica. La trama non è niente di che, come ha già sostenuto qualcuno. Ma è scritto benissimo. In modo semplice ma mai banale. I protagonisti non vengono quasi descritti, ma magicamente, dopo pochi capitoli, li si conosce come fossero vecchi amici. Da Monteiro Rossi al dott. Cardoso a Pereira stesso. Me l' avevano presentato come un capolavoro, e le mie aspettative erano forse troppo grandi. Capolavoro non è, secondo me. Ma è un libro divinamente scritto, sostengo.
Voto: 4 / 5

Monica Garbelli (03-11-2009)
Pereira scrive per un giornale di Lisbona al soldo del regime salazarista portoghese. Sistematicamente censurato non si cura della gravità della situazione politica in cui versano il suo paese e quelli oltre confine, così, quasi alienato, conduce una vita mediocre finché non incontra un giovane collaboratore, reclutato per realizzare coccodrilli su letterati di rilievo da pubblicare in caso d'improvvise disgrazie, il quale lo illumina sugli orrori delle dittature che imperversano in Europa nel 1938 introducendolo nella realtà dell'antifascismo militante. La parte maggiormente significativa del romanzo è costituita dalla sofferta presa di coscienza che muove il protagonista, anti eroe per eccellenza, a risvegliarsi dall'oblio in cui era precipitato dopo la morte della moglie dando quindi sfogo alla ribellione – anzitutto morale – verso le ingiustizie davanti alle quali è dovere di ogni essere umano reagire indignandosi, a costo di mettere a repentaglio la propria vita affinché nessuno sia più vessato e fagocitato da folli dittature.
Voto: 4 / 5

Marco (02-11-2009)
Secondo me Tabucchi è stato straordinario a trattare un argomento così complesso ed intricato, qual è la vita sotto una dittatura e la resistenza ideologica e morale ad essa,in un romanzo dalla trama e dalla composizione strutturale semplicissime.E il dottor Pereira mi è entrato nel cuore.
Voto: 5 / 5

gecogeco (21-06-2009)
La storia è carina, non eccezionale. E' però scritto divinamente, in maniera originale e coinvolgente.
Voto: 5 / 5

Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (16-06-2009)
A suo modo Sostiene Pereira è un romanzo storico, ambientato nell’estate del 1938 a Lisbona, un periodo in cui è ancora in corso la guerra in Spagna e Italia e Germania volano, ormai senza possibilità di ritorno, verso il grande conflitto mondiale. Pereira è un giornalista di una certa età, vedovo e solo, che ha abbandonato la cronaca nera di cui si è occupato per tanti anni per curare la pagina letteraria di un quotidiano, il Lisboa. E’ un uomo qualunque, quieto, senza idee politiche, ma la sua vita verrà sconvolta da un evento imprevisto, dalla vicenda, triste, di un giovane che non ci sta a vivere sotto un regime. Piano piano in Pereira avviene una metamorfosi, comincia a porsi delle domande, sorgono dei dubbi, scopre che in lui esiste un’altra personalità, teoria suffragata da un discorso sulla Confederazione delle anime che gli fa un medico di un centro talassoterapico, dove trascorre una settimana per lenire i suoi acciacchi. E alla fine non resterà più insensibile al tormento della dittatura, con un gesto clamoroso di ribellione che lo costringerà a emigrare. Sostiene Pereira, però, non è solo un romanzo storico, ma va assai oltre, perché implicitamente pone la domanda se sia giusto che un intellettuale viva in un mondo tutto suo, avulso dalla realtà che lo circonda. No, sembra dirci Tabucchi, un letterato, un uomo di cultura prima di tutto ha l’obbligo di non nascondersi fra i suoi libri, ma di evidenziare i pericoli, la gravità di un sistema che opprime i cittadini, senza che sia necessario avere idee politiche. La cultura è libertà e quindi non può rendere insensibile chi la segue alla realtà di ogni giorno, non deve costituire un alibi per non vedere, ma è indispensabile che sia la base per denunciare quello di cui altri non si accorgono, o di cui, per timore, non vogliono accorgersi. Sostiene Pereira è un romanzo senza tempo, di un’attualità e di una universalità assai rara e quindi sono dell’opinione che la sua lettura sia più che raccomandabile.
Voto: 5 / 5

Simo s_bellocchio@hotmail.com (10-03-2009)
Questo titolo mi aveva sempre incuriosito, ma non avrei mai creduto di trovarmi a leggere uno dei più bei libri che abbia mai letto. Il Dot. Pereira siamo un po’ tutti noi, bisogna trovare la forza delle proprie convinzioni. Molte volte nascondiamo delle parti del nostro essere anche a noi stessi. Una meraviglia…
Voto: 5 / 5

Antonio R. (21-02-2009)
Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Un antidoto alla pigrizia mentale...un libro di un'attualità sempre viva...soprattutto in questi tempi di quieto conformismo!
Voto: 5 / 5

leon (25-01-2009)
un'eccellente esempio di come si fa dell'ottima letteratura in modo per così dire "semplice".E' un libro carico di vero sentimento, pagine che Tabucchi scrive con l'anima più che con il cuore...non a caso è l'animo umano il vero protagonista di questa storia così intimista e così universale al tempo stesso.
Voto: 5 / 5

Sara (05-09-2008)
E pensare che questo libro mi era stato dato da leggere dalla mia professoressa di italiano e latino durante l'estate dei primi anni di liceo. Io all'epoca non lo lessi, considerandolo noioso come quasi tutti i libri che danno i professori agli alunni al liceo. Uno di quei libri capaci di rovinare l'estate e non tenere affatto compagnia nelle ore più silenziose del giorno. Invece quest'estate, guardando la mia libreria, l'ho visto nascosto tra due enormi libri e me lo sono portato dietro come compagno di estate. E' un libro che consiglierei a chiunque, perchè molto particolare e scorrevole. Mi è molto piaciuto il fatto che viene usato per la maggior parte il discorso indiretto e che il signor Pereira è come se si trovasse di fronte a non so quale tribunale:"Ordinò un'omelette, sostiene Pereira; lo vide molto scosso, sostiene Pereira..." Pereira è una figura molto bizzarra e molto intelligente, che vorrebbe ribellarsi alla situazione in cui si trova il Portogallo sotto Salazar, ma non lo fa per non avere problemi. Altra figura interessante è Monteiro Rossi, mi ha affascinato la sua costante voglia di vivere. Lui non vuole neanche scrivere della morte, perchè il suo più grande desiderio è vivere. Stupendo. Il mio voto è un 5 pieno.
Voto: 5 / 5

Mary (23-06-2008)
Un libro semplice ma molto carino..sia per l'ambientazione che per come è scritto, scorrevole..
Voto: 3 / 5

Christian (22-05-2008)
Sarà perchè svolgo quel mestiere, sarà perchè amo Lisbona, ma mentre leggevo Sostiene Pereira mi emozionavo. Un libro semplice, intelligente e diretto. Affronta il grande tema della pigrizia della nostra società e del dovere morale che abbiamo. Quello di indignarsi, alzare la voce. Anche se non serve. Anche se fa fatica.
Voto: 5 / 5

Marco mark87@fastwebnet.it (10-04-2008)
Che piacevole sorpresa questo libro! Mi è stato prestato da un amico, ma non avrei mai immaginato di ritrovarmi a leggere un così bel libro dalla delicatezza incommensurabile, estremamente realistico e bellissimo nella sua semplicità. Un libro che rimane nel cuore, rarità nella letteratura moderna.
Voto: 4 / 5

MTP (30-03-2008)
Non conoscevo Tabucchi, ma questo libro è una piacevolissima sorpresa... Calato nella pigra realtà della vita portoghese, il personaggio di Pereira acquista, pagina dopo pagina, la forza che noi vorremmo in qualche modo trasferirgli...fino al bellissimo finale... E' un libro che rimane nel cuore...
Voto: 4 / 5

*Sir Psycho Sexy* (06-11-2007)
non mi è piaciuto molto...cmq un libro di sicuro interessante e originale...
Voto: 3 / 5

agnese (04-10-2007)
da quando ho letto questo libro voglio andare a lisbona! mi è piaciuto veramente molto!
Voto: 5 / 5

Cinzia tranzocchicinzia@gmail.com (18-09-2007)
...è un pò difficile cercare di dare un commento a questo libro perchè è troppo vario. E' scritto molto bene, e scorre anche velocemente agli occhi del lettore ma dare uno spessore psicologico a Pereira non è facile... Sembra veramente un matto!
Voto: 3 / 5

Giuliopez (20-07-2007)
Un grandissimo libro! Una storia stupenda scritta in modo originale. Uno di quei libri da considerarsi "letteratura". Grazie Professor Tabucchi!
Voto: 5 / 5

Silvia (25-06-2007)
Qualche anno fa colpita da un improvviso interesse per il Portogallo ho letto questo meraviglioso libro che languiva nella mia biblioteca da un decennio (l'ho comprato quando è stato pubblicato!) in attesa del momento giusto per essere scelto. Trovo che Tabucchi sia stato molto abile nel ambientare questa storia nel periodo buio del salazarismo. In questo modo mi ha offerto lumi non solo sul momento storico ma anche sulla cultura portoghese così interessante e così poco nota. Chapeau!
Voto: 5 / 5

Simone (12-06-2007)
Non un capolavoro della letteratura, ma di sicuro una lettura piacevolissima.
Voto: 4 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 56

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