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Coe Jonathan - La famiglia Winshaw |
Le atrocità di una famiglia britannica negli anni di Margaret Thatcher. E, insieme, le avventure di uno scrittore che, incaricato di ricostruire le vicende di questa famiglia, vi si ritrova invischiato, lui e i suoi fantasmi infantili, sino a misurare sulla propria pelle i meccanismi di potere e sopraffazione che hanno portato l'Inghilterra degli anni Ottanta allo sfascio.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Papuzzi, A., L'Indice 1995, n.11
recensione pubblicata per l'edizione del 1995
Per il "Times" è un libro "che fa rivivere la memoria di Charles Dickens, perché è tutto ciò che un romanzo dovrebbe essere: coraggioso, provocante, divertente, triste, e popolato da un bel gruppo di personaggi". "What a Carve Up!", titolo originale che significa a un dipresso "Che casino!", è il dono d'un romanzo "spassoso, intricato, furibondo, commovente", per il critico di "The Guardian", mentre è una dichiarazione di impegno politico "con una sorta di furia raramente vista sulla nostra sfiancata scena domestica", per il critico di "The Independent". E sul "Daily Telegraph" si poteva leggere che la narrativa di Coe "è come un 'patchwork' di diverse forme, un 'medium' brillantemente seducente, per il suo sobrio messaggio". Ai riconoscimenti della critica - non solo quelli qui citati - si sono aggiunte le cinquemila sterline vinte con il premio "The Mail on Sunday / John Llewellyn Rhys" e contratti di traduzione in almeno dieci paesi (tra cui Francia, Germania, Spagna, Svezia); ma questo giovane scrittore inglese, nato a Birmingham, trentaquattro anni, autore di altri tre romanzi e di due biografie cinematografiche dedicate a Humphrey Bogart e James Stewart, ha conosciuto anche un ragguardevole successo di pubblico, vedendo la sua creatura affermarsi nei primi posti dei 'Top Ten'.
Insomma il romanzo di Coe ha sfondato. Ma in Italia no; tempestivamente edito nei "Canguri" di Feltrinelli, "La famiglia Winshaw" non ha avuto fortuna, n‚ presso la critica n‚ presso il pubblico. Uscito a maggio, fino a settembre ne hanno parlato, consigliandone la lettura, Paolo Bertinetti su "Linea d'Ombra", Silvio Mizzi su "Cuore" e anche Alessandra Casella nella sua rubrica su "Oggi". Per il resto, silenzio. Anche noi dobbiamo recitare il 'mea culpa', perché il romanzo è rimasto dimenticato sul mio tavolo, finché un giorno ho cominciato a leggerlo e non ho più smesso. La cosa singolare è che "La famiglia Winshaw", ricchissimo di citazioni, sia cinematografiche - "What a Carve Up!" è il titolo di un vecchio film - , sia letterarie, è un agghiacciante e insieme esilarante ritratto di una famiglia thatcheriana, di banchieri, industriali, politici, galleristi, giornalisti, faccendieri, che si adatta perfettamente anche a un certo ceto italiano degli anni ottanta, tuttora arrembante, fra televisioni, finanziarie, giornali, partiti e chi più ne ha più ne metta. A prima vista, Coe possiede lo stesso gusto sferzante del paradosso che troviamo in Vonnegut, con la differenza che i paradossi fanno parte della normalità e della quotidianità: ridi, ridi, ma a ben pensarci quella che è in gioco è la nostra pelle. Non a caso la conclusione della storia sarà piuttosto malinconica.
Prima domanda: perché "La famiglia Winshaw" da noi è stato trascurato? Perché la recensione dell'"Economist", pubblicata sul risvolto di copertina - che loda "la straordinaria abilità" nel fondere 'detective story' e horror gotico, farsa e satira - , non ha convinto i recensori e lettori italiani? In effetti "Che casino!" avrebbe incuriosito un po' di più.
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Recensioni 1 - 20 di 76 recensioni presenti. Media Voto: 4.27 / 5Fabrizio (21-12-2009) Bel romanzo con finale a sorpresa, anche se non lo considero un capolavoro.
Nel sarcastico ritratto di una potente famiglia inglese, avida e crudele, l'autore, a mio avviso, ha voluto raffigurare una parte della società inglese (e indirettamente quella occidentale) formata da individui meschini, arroganti ed ipocriti.
Consigliato Voto: 4 / 5 |
Patroclo (29-11-2009) satira che va letta come tale: Coe non ha ambizioni di puro realista, ma intende dickensianamente mettere in luce (e a volte in ridicolo) tic, manie e magagne della societá inglese durante l´epoca tatcheriana. ambizioso e divertente, Coe si é poi ripetuto sugli stessi livelli nella Banda dei Brocchi, ma non con la stessa aspirazione di romanzo sociale Voto: 4 / 5 |
ale (25-11-2009) perché in italia non abbiamo l'equivalente di uno scrittore come jonathan coe?what a carve up! è uno dei romanzi che dentro hanno tutto, l'abilità nel descrivere la società e il mondo moderno (e la strada che ha percorso per arrivare a come è ora), personaggi strepitosi e una scrittura perfetta, mai banale, divertente, sempre azzeccata.
è uno dei romanzi di quest'epoca che ci ricorderemo anche tra quarant'anni (o almeno lo faranno in inghilterra, qui da noi forse gongoleremo ancora per il nuovo pappone di baricco e/o co...) Voto: 5 / 5 |
Ernesto erne_p@yahoo.it (07-09-2009) Ben strutturato, l'intreccio è buono ed il libro è scritto molto bene. Il ritratto dela famiglia è inquietante e credibile. Non mi ha entusiasmato, carino ma non di più. Voto: 3 / 5 |
gianni (14-07-2009) Gran bel libro, l’ho comprato quasi per caso in occasione di una promozione al 30% di sconto e devo dire che sono stati tra i migliori soldi spesi per libri da me fatti ultimamente. La scrittura è sicuramente di buon livello e la storia si dipana in maniera estremamente chiara, nonostante i due diversi livelli narrativi del romanzo: la storia dello scrittore (Michael Owen) ed il suo libro (la storia della famiglia Winshaw). La storia viene narrata quindi su due binari paralleli: le vicende della famiglia Winshaw, formata da persone, tranne poche eccezioni, veramente abiette, dedite solo a fare soldi e conquistare potere, anche a discapito di tutti quelli che li circondano, e la storia dello scrittore, narrata in prima persona. Il romanzo è un giusto mix di drammaticità, humor, giornalismo di assalto, ed altro ancora. La storia si svolge in una cornice storia reale: gli anni ’80 e ’90 inglesi, quindi vi si ritrova l’ascesa di Margaret Tatcher, lo smantellamento del sistema sanitario nazionale, per quanto riguarda la politica interna, e Saddam Hussein e l’invasione del Kuwait, per quanto riguarda la politica internazionale. In mezzo a tutto questo la famiglia Winshaw prospera incredibilmente. Il finale del libro invece è surreale, con uno stacco netto rispetto alla prima parte del romanzo, cambia anche la scrittura del testo, infatti anche le vicende dello scrittore in questa ultima parte sono narrate in terza persona. Fino al gran finale, almeno per me inatteso, ma che chiude degnamente questo bel libro. Leggetelo. Voto: 5 / 5 |
mary (05-05-2009) Libro bellissimo, mai banale e prevedibile.
Coe con grande maestria intreccia la sua storia, solo in apparenza complicata, perchè, poi, alla fine, tutto risulta chiaro: le pagine scivolano via in un baleno, si resta attaccati alla lettura e tutto il puzzle si compone pefettamente; neanche una tessera fuori posto! Il finale è fantastico!!! Dello stesso autore ho comprato anche "Circolo chiuso" che inizierò a leggere domani, ma sicuramente leggerò tutti i suoi libri perchè mi ha stregato. Dopo Zafon con "L'ombra del vento" il libro più bello che abbia letto negli ultimi mesi. Lo consiglio vivamente!!! Voto: 5 / 5 |
sonia de risi (03-05-2009) Non sapevo che il titolo fosse diverso in inglese, ero proprio convinta che fosse lo stesso che in Italia e il titolo italiano mi aveva sviato, credevo si trattasse di una sorta di saga familiare...
Non è così.
Sono due storie che si raccontano: quella di Micheal Owen e quella del libro che gli viene commissionato, una biografia sulla famiglia Winshaw. I capitoli si alternano e s'intersecano secondo lo stile di Coe, si passa dal racconto di una storia all'altra, dalla narrazione in prima persona (vita di Micheal)a quella in terza(i winshaw)... e inizialmente il tutto confonde.
Bastano poche pagine, però, per destreggiarti e orientarti facilmente.
E ogni volta che si parla dei rampolli Winshaw sei sicuro di avere tra le mani l'opera incompiuta di Micheal, di star leggendo le sue parole riguardo a Hilary Roddy Thomas Doroty Henry ... e te li fa risultare tutti antipatici!!!
fino ad arrivare all'ultima parte quando il racconto in terza persona tocca anche Micheal e là acquista tonalità del giallo che non avevo mai trovato in Coe.
Credo che in questo romanzo ci sia tutto coe, che dall'inizio alla fine non si sia ripsarmiato nulla e che poi se ne ritrovino piccoli pezzi in tutti i suoi romanzi successivi.
Personalmente credo di continuare a preferire "La casa del sonno" ma capisco che questo possa essere considerato il suo capolavoro. Voto: 4 / 5 |
ros rosario_nucifora@hotmail.com (08-03-2009) letto e digerito. letto e amato. coe ha creato una cattedrale gotica dove tutto svetta, tutti si devono distinguere, ma alla fine è l'armonia delle cose che rende il romanzo perfetto: non ci si perde, non ci si annoia. ma cosa deve essere in fondo un romanzo se non questo? Voto: 5 / 5 |
stefano scarpa ste.scar@tin.it (06-03-2009) Erano anni che non mi facevo rapire da un romanzo. Ha tutti i crismi del genere con i vantaggi del secondo livello di lettura. Ed è circolare: la fine coincide con l’inizio; una sorta di romanzo “palindromo” in cui le sorti del protagonista si possono leggere a ritroso così come avviene per l’”eroe di guerra” Godfrey Winshaw. La cosa più sorprendente è l’abilità dell’autore nel mettere in relazione moltissime coincidenze svelandole in situazioni imprevedibili. A volte si tratta di personaggi di contorno fondamentali all’intreccio loro malgrado, così come lo stesso protagonista si rivelerà inconsapevole artefice del destino dei Winshaw. Un meccanismo del capovolgimento delle aspettative che ha fatto la fortuna di fiction come “Lost”. Ed è un rimando di specchi, in cui lo specchio stesso - ma anche estensioni come video e cinema - ha un ruolo oggettivo. Michael, lo scrittore protagonista, per cercare la verità attraversa uno specchio, sarà però la realtà a concretizzare un suo sogno “impossibile” (usurato dal replay del videoregistratore). Il passaggio dello specchio, rimando esplicito a Lewis Carrol e a “Il mago di Oz” (c'è anche una Dorothy), svela il plot “giallo”. Il ruolo dell’intellettuale in qualsiasi forma si esprima - anche con l’arte visiva - ha infine un potere rivelatore e salvifico ma deve “immolarsi” per il bene comune (vedi anche il videoreporter Graham). I plagi incastonati ammessi da Coe nelle sue note sono elementi fondanti di rispecchiamento e servono a costruire quella che nella seconda parte è a tutti gli effetti una sceneggiatura da B Movie, ottenuta citando romanzi noir e film trash come quelli di Ed Wood. La contaminazione di generi ha la sua apoteosi. L’atmosfera qui è la stessa degli horror anni 50, con tanto di ingenuità, un crescendo di delitti liberatori in perfetto stile “british”. Potrebbe sembrare un prodotto fine a se stesso, se non fosse che il corpo del romanzo stia in una satira spietata all’establishment inglese anni 80. L’ipocrisia al potere, con la complicità dei media. Voto: 5 / 5 |
cecco (16-12-2008) Che grande scrittore questo Coe, davvero, ogni volta che prendo in mano qualcosa di suo, provo una sensazione di gioia scaturita dalla consapevolezza che, se il panorama letterario italiano è così così, da oltremanica ogni tanto arriva qualcosa di davvero ben scritto. Tra l'altro, Coe ha puntato un pò tutto per scrivere questo romanzo e devo dire che ha vinto la sua scommessa. La "trilogia Inglese" potrebbe essere un bel regalo di natale da fare a chi apprezza la buona letteratura contemporanea. Voto: 4 / 5 |
Roberto (18-11-2008) ME-RA-VI-GLIO-SO!!!! Un libro con la L maiuscola.
Uno dei libri migliori che abbia mai letto.
E' profondo, divertente, appassionante ed un insieme di generi letterari che si fondono perfettamente per dare vita a un'opera notevolissima. Voto: 5 / 5 |
luca (29-09-2008) Bel libro, con una struttura molto originale che all'inizio si fa un po' fatica a seguire. Inquietanti e resi con ironia ed immensa amarezza gli eccessi del Thatcherismo negli anni '80. Altrettanto grigia e triste l'immagine della middle-class inglese rappresentata dallo sfigato autore-narratore. Non manca il classico humour, che raggiunge l'apice nella scena del protagonista-scrittore che cerca le parole per descrivere nel suo libro una scena di sesso. La farsa horror del finale a me non ha dato fastidio. Voto: 4 / 5 |
Fede (16-09-2008) Clamoroso!Uno dei migliori libri che abbia mai letto! Voto: 5 / 5 |
Giuseppe (10-09-2008) Non ho parole per questo libro,davvero magnifico,mi fa davvero impazzire il modo di scrivere di jonathan coe Voto: 5 / 5 |
gianni (29-07-2008) geniale. geniale. geniale. ho appena cominciato "La casa del sonno" e, devo dire, promette anche meglio... Voto: 5 / 5 |
bilitti (27-07-2008) ho trovato questo libro originale nel suo genere e avvincente da un punto di vista narrativo,purtroppo troppo deludente e banale è stato il finale. Voto: 3 / 5 |
mar ladysybil23@yahoo.it (14-06-2008) Uno dei mie libri preferiti di coe, che parte benissimo facendo un analisi geniale ed accurata dell' inghilterra sotto la thatcher.
La storia è bella, orginale, commovente e dolcissima ma dal punto di vista stilistico il modo di scrivere di coe non la ho ho trovato eccelso, anzi.
Nota negativa per il finale, l'epilogo, credo che il libro sarebbe stato perfetto se fosse finito 50 pagine prima.
Voto: 4 / 5 |
Simona (28-04-2008) Ho letto questo libro dopo "la casa del sonno": devo ammettere che entrambi mi sono piaciuti molto, si riconosce lo stile dell'autore, la sua abilità espressiva e la particolare tessitura della trama. In questo, rispetto all'altra, ho scoperto il piacevole intreccio di generi diversi. Alla famiglia winshaw, i cui appartenenti sono caratterizzati da un'avidità folle o da una follia avida, sono collegati tutti i personaggi del libro, la cui psicologia è resa ottimamente. é un romanzo che si divora, fino alla fine che, in poche righe, precipita il protagonista verso il destino scritto, sin dall'inizio, dal suo collegamento alla maledetta famiglia. Voto: 4 / 5 |
flavia (16-04-2008) Fantastico!!Un romanzo corale!lo consiglio vivamente a tutti!La famiglia Winshaw è qualcosa di molto di più di un semplice romanzo di denuncia, thriller, descrizione di un'epoca!!E poi la descrizione dei personaggi è qualcosa di unico...alcuni sono riconducibili a certi uomini potenti italiani... Voto: 5 / 5 |
Antonio C. (25-02-2008) Cosa chiedere di più ad un libro?
E' un mix di generi letterari, dal romanzo storico di denuncia per finire ad un thriller. Scritto in maniera geniale, lo consiglio a tutti. Voto: 5 / 5 |
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