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Pennac Daniel - Signor Malaussène |
"Ehi! Oh! Mi ascolti? Concentrati un po', santo dio! Piantala di ronfare nella pancia di tua madre. Dopo tutto ti sto presentando la tribù che ti accoglierà!". È Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, che parla a Signor Malaussène, suo figlio in procinto di nascere, per presentargli la tribù Malaussène, la sua futura famiglia. In una Belleville assediata dagli ufficiali giudiziari, qualcuno oppone una strenua resistenza. Al centro dell'azione il cinema Zèbre, dove si vorrebbe proiettare, una sola volta prima che venga distrutto, il Film Unico di un vecchio e celebre produttore cinematografico.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Bosco, G., L'Indice 1995, n.10
recensione pubblicata per l'edizione del 1995
A cinquantun anni, professore di lettere in un liceo e scrittore, conosciuto da noi soprattutto per l'inconsueto manuale d'istruzione alla lettura "Come un romanzo" (Feltrinelli, 1993), Daniel Pennac è il pifferaio di Hamelin della narrativa contemporanea francese. Dal 1985 a oggi si è inventato una saga del mondo moderno, da raccontare di libro in libro, i cui eroi sono però al contrario, il cui luogo è un'isola incantata che però esiste davvero, le cui storie oltreché molto divertenti sono però anche truculente e tragiche.
Nel quartiere parigino popolare in cui vive, lavora e ambienta i suoi romanzi, ci sono la sera gruppi di persone che si trovano per reinventarsi collettivamente le avventure di Benjamin Malaussène e compagnia, ritrasformando il marciapiede in focolare. Conoscono Pennac in carne e ossa, ma non fanno differenza tra lui e i personaggi di cui scrive.
Del resto, se Pennac non ha mai detto "Monsieur Malaussène c'est moi", potrebbe tranquillamente dirlo. Nel titolo dell'ultimo romanzo, tappa finale della saga iniziata dieci anni fa con "Il paradiso degli orchi", c'è infatti un indizio. Sviato, ma preciso. È il riferimento al Flaubert di "Madame Bovary". Rivelazione (o conferma) del fatto che il protagonista dell'intera saga Benjamin e Daniel Pennac sono la stessa persona. O meglio, come nel caso di Emma Bovary per Flaubert, che lo sguardo di Benjamin è quello attraverso cui l'autore Pennac racconta le sue storie.
È un sistema referenziale, questo che parte dal titolo, cui Pennac ha fatto ricorso sin dall'inizio della saga. In ognuno dei titoli sono presenti indizi che servono a segnalare un percorso. "Il paradiso degli orchi" (Feltrinelli, 1985) era in francese "Au bonheur des ogres". Benjamin Malaussène vi era già, alla prima comparsa, nel ruolo del Capro Espiatorio che sarà suo sempre. In quell'avvio di saga, lo era nel contesto di un grande magazzino, cornice dell'azione del romanzo. Come un grande magazzino era cornice dell'azione di un romanzo della fine del secolo scorso, parte di una saga familiare a sua volta: "Au bonheur des dames", di Èmile Zola. La presenza degli orchi al posto delle signore, nel titolo, è indizio che rimanda al contesto delle fiabe. Ne "La fata Carabina" (Feltrinelli, 1992), seconda tappa della storia, in francese "La fée Carabine" (1987), salta agli occhi l'utilizzazione dell'immediato riflesso di pensiero al nome di Carabosse, nella tradizione folklorica megera gobba dalla cui bacchetta magica non escono prodigi ma cattiverie. "La prosivendola" (Feltrinelli, 1991), poi, era in francese "La petite marchande de prose". Il riferimento indiziario sviato è in questo caso certamente alla "Petite marchande d'allumettes", titolo francese della "Piccola fiammiferaia", fiaba di Andersen, con quel titolo trasposta in film da Jean Renoir, uno dei primi film che Pennac vide da bambino.
Indizi e fiabe. La mescolanza, che somma elementi propri della letteratura poliziesca ad altri specifici del racconto di fate, è parte essenziale del progetto di scrittura di Pennac. Prima di passare alla "collezione bianca", quella che nelle edizioni Gallimard è riservata ai romanzi non di genere, Pennac per le prime due parti della saga era stato pubblicato nella storica "série noire", la collana dei gialli. Le vicende della tribù Malaussène - Benjamin, familiari, cane Julius epilettico - sono infatti caratterizzate da eventi imprevisti per lo più di natura criminale. Pennac è convinto dell'affinità tra genere poliziesco e genere fantastico; innanzitutto per la presenza in entrambi di situazioni impossibili cui vengono trovate dall'autore soluzioni possibili, per il tramite di un ispettore nel primo caso, di un essere fatato nel secondo. Ma anche per la produzione di immagini che contraddistingue entrambi i generi per la volontà di far interagire le rispettive specificità in modo da ottenere come risultato l'esplosione del concetto stesso di genere, e come sistema pratico per ingannare le aspettative del lettore, destando in lui a ogni effetto di contaminazione spiazzamento e soprattutto sorpresa.
Nel "Paradiso degli orchi", Benjamin faceva il Capro Espiatorio nel Grande Magazzino avendo il compito di sorbirsi al posto dei padroni le lamentele dei clienti insoddisfatti. Aveva però il problema che attirava su di sé i guai e si trovava sempre nel posto sbagliato, ad esempio ogni volta in prossimità delle bombe che di tanto in tanto esplodevano tra i giocattoli, nel magazzino. Era dunque il colpevole ideale, ma entrava in scena il commissario Coudrier che, diverso dagli ispettori classici, finiva per credere all'inverosimile successione di casi raccontatagli da Pennac. Interveniva poi Tante Julie, prima fata della saga, nei panni di una giornalista di "Actuel", che si'interessava al caso di Benjamin e ne scriveva sul suo giornale. Un articolo in conseguenza del quale il Capro Espiatorio veniva licenziato e doveva trovarsi un altro luogo dove esercitare. Nella "Fata Carabina" erano le Edizioni del Taglione il nuovo scenario delle imprese di Benjamin. Delle imprese sue, della sua tribù sempre più allargata, e della . Regina Zabo, responsabile della casa editrice e nella fattispecie fata cattiva. Come l'anziana signora che per strada sparava ai giovani, la Regina Zabo era un genio del male che metteva in piedi una truffa in base alla quale Malaussène doveva passare per l'autore di un libro di successo. Di nuovo Capro Espiatorio, apriva involontariamente uno spiraglio su orribili traffici (droga, vecchi, bambini) e finiva in coma all'ospedale. Vi restava per metà della "Prosivendola", nel quale il proiettore era puntato su Julie, decisa a salvare Benjamin. A sua volta divenuta sospetta, mentre altre teste cadevano, se la cavava perché personaggio caro all'autore.
"Monsieur Malaussène" dovrebbe essere, nelle intenzioni di Pennac, la conclusione delle avventure del gruppo. Giungerebbe alla fine la saga perché nella realtà sta finendo Belleville, intorno ai personaggi umani protagonista indiscussa dell'intero ciclo. Belleville, quartiere nord di Parigi che si estende sui XIX e XX arrondissements, che fa da palcoscenico alle avventure narrate, determinandole in grande misura per il suo modo di essere città essendo paese e viceversa, le sue tirannie, crudeltà e ingiustizie, le sue bellezze struggenti e l'irripetibilità. Belleville sta morendo per incuria degli amministratori che trattando il quartiere "di confine" come fosse 'banlieue', periferia, lo trascura e abbandona in preda ai problemi della disoccupazione e della speculazione edilizia.
Belleville sta morendo: Pennac non può che cantarne l'inno finale e chiudere (ma sarà vero?) la saga a Belleville dedicata. Lo fa con un libro fuoco d'artificio che è il parossismo dei precedenti. Cissou la Neige, fabbro, sabota le perquisizioni dell'ufficiale giudiziario per il quale in teoria lavora. Ha tatuata sulla pelle la pianta del quartiere in via di scomparsa. Al cinema Zèbre, prima della distruzione, dovrebbe venir proiettato in visione esclusiva il Film Unico, spiegazione di tutto. Benjamin Malaussène, più Capro Espiatorio che mai, finisce in carcere accusato di ventun crimini.
La catastrofe sembrerebbe prossima. Ma come la saga si è più volte morsicata la coda mettendo in scena il racconto di se stessa, così grazie alla fata Julie che continua a essere giornalista e procace, la fine del romanzo viene a coincidere con un ulteriore inizio. Pennac costruisce la sua scrittura distribuendola su piani svariati che interagiscono tra loro. Da questa narrazione, Monsieur Malaussène salta fuori, in conclusione, sorprendentemente rinato dalle proprie ceneri.
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Recensioni 1 - 20 di 29 recensioni presenti. Media Voto: 4.48 / 5marcelloT (08-09-2009) Proseguendo nella saga questo forse e' quello piu' inverosimile e forse un po' tirato; ma avendo letto tutti quelli precedenti (fortunatamente, altrimenti non si capirebbe molto) ci si immerge nelle sfortune del nostro caro Capro Espiatorio Benjemin per uscirne solo alla fine abbastanza soddisfatti. Certo che ad ogni libro un personaggio muore ... e nasce un'altro Malaussene! Voto: 4 / 5 |
Daniele (20-10-2008) Se non si ha letto nessun libro della 'saga' (ed è il mio caso) le prime 250pagine sono una pena: incomprensibili, Pennac sembra vivere in un mondo tutto suo del quale non vuole farti vedere nemmeno una fetta. Invece sono ruscito ad appassionarmi a questo libro molto coinvolgente, simpatico e scritto, per larghi tratti ma non sempre, a mio avviso, molto bene. Sicuramente leggerò altri libri del clan Malausséne. Voto: 4 / 5 |
alex (26-06-2008) Della famosa saga mi manca solo "La passione secondo Therese", ma finora questo è il peggiore.. i primi 3 mi sono piaciuti moltissimo.. forse in questo Pennac complica eccessivamente le cose per risolvere bruscamente alla fine l'intreccio. Voto: 3 / 5 |
Daniele misidan@libero.it (28-05-2008) Non ho letto oltre le 50 pagine. Insopportabile: finalmente ho trovato un autore di cui poter dire "non capisco come faccia a piacere". Voto: 1 / 5 |
ENZINO (04-04-2007) Sempre un bel libro, forse, però, non il migliore della saga! La storia tarda un po' a farsi veramente avvicente e a delineare la vicenda portante del libro (primo sintomo di ciò la maggiore lunghezza rispetto agli altri volumi). Tutto è però compensato dalla bellezza della parte finale. La scrittura, lo stile e personaggi rimangono comunque fantastici! Voto: 4 / 5 |
Marzy (03-04-2007) E' un libro fantastico come tutti gli altri della saga della famiglia Malausséne. Bravo Pennac. Voto: 5 / 5 |
claudio (02-03-2007) Ancora un altro bel libro della saga di Malaussene.. ancora un grande Pennac!! anche se mi sono piaciuti di più i primi 2 libri sulla famiglia piu "stramba" del mondo anche questo è sicuramente degno di nota!! un consiglio a chi volesse leggerlo.. non arrendetevi dopo le prime pagine.. vale la pena andare avanti.. i vostri sforzi saranno ripagati!! Voto: 4 / 5 |
Sara (31-10-2006) Adoro Pennac, adoro il suo modo di miscelare il tragico e il comico in uno stile che lo rende unico.
Ho letto la saga rigoosamente in ordine "cronologico" e questo a questo punto i 3 libri precedenti semmbrano esser stati convogliati in questa (concedetemi il termine) genialata finale...
La tribù Malassuéne entra nella tua vita poco a poco, i punta di piedi, ma quando te ne accorgi oramai ti ritrovi circondato da piccoli con gli occhiali rosa e giornaliste a caccia della verità.. o siamo noi ad essere fagocitati dal loro mondo?
Un capovolgimento di prospettive continuo, un libro che è un inno all'intelligenza, alla leggerezza, alla libertà.
Voto: 5 / 5 |
DANY (25-10-2006) LA MAGNIFICENZA DI PENNAC E' INDUBBIA.... DEL TUO STILE TI CI INNAMORI MI CHIEDO IL MOTIVO PER CUI NON CI HANNO ANCORA FATTO DEI FILM SULLA FAMIGLIA MALAUSSENE!! SAREBBE UNA SODDISFAZONE IN PIU' PER NOI LETTORI POTER VEDERE LA FAMIGLIA COME LA IMMAGINA UN BRAVO REGISTA...... Voto: 5 / 5 |
Aki (14-10-2006) Del ciclo di Malaussène il più bello! Assolutamente... un'idea geniale dietro l'alrta! Voto: 5 / 5 |
Maunakea (27-06-2006) Monsieur Malaussène e' proprio del 1995 (wow! pubblicato anche in italia nello stesso anno di uscita, questo da proprio il poldo del successo travolgenete che ha avuto anche da noi). Quarto libro della serie (da non leggere a caso o invertendo l'ordine perche' se ne perde completamente il gusto). Che dire, e' pennac all'ennesima potenza, divertente, coinvogente, delirante, ancora piu' del solito perche' e' lungo almeno il doppio dei libri precendenti. Spero prima o poi che possa uscire un'edizione rilegata con tutti i libri del ciclo, perche merita qualcosa in piu' della ristampa eterna in edizione economica. Voto: 5 / 5 |
glory (25-05-2006) finora ho letto i primi 4 romanzi della tribù Malaussène, poi Ultime notizie dalla famiglia, Signori bambini e La lunga notte del dottor Galvan... mi sto leggendo tutto Pennac perchè mi sono innamorata del suo stile, della sua fantasia, del suo giocare con le parole come un prestigatore... Finora non sono mai stata dalusa dai suoi romanzi e consiglio caldamente la lettura di questo autore incredibile!!! :-))) Voto: 5 / 5 |
Jaco mr.scatterbrain@email.it (26-04-2006) ...personalmente mi è capitato di conoscere Pennac proprio con " Signor Malaussène "....inutile dire che dopo dieci minuti di lettura ero un po' frastornato da tutti quei nomi: Clara, il Piccolo, Thérèse...lo Zebre...Belleville...
e poi, finte crocifissioni di minori, ispettori giudiziari...tensione, risate...
in breve, non capivo niente.
fortunatamente.
è cosi, infatti, che ho potuto conoscere le vicende precedenti, capire gli antefatti e le passioni ( in tutti i sensi ) della tribù malausseniana.
Riapprodando poi a " Signor Malaussene ", ho capito perchè alla morte di zio Stojilkovicz si " doveva " piangere, ho capito cosa vul dire essere Capro , e ho finalmente capito perchè immaginazione non significa menzogna.
Voto: 5 / 5 |
Pamela (25-04-2006) Mi sento malausseniana....e mi piace la gente un po malausseniana.In questi giorni mi sono immersa in tutti e 4 i romanzi e mi sono sentita di viverli e volerli condividere.Voglio dire che il mio sguardo sul mondo è diventato più malausseniano...ed è bellissimo vedere gli altri in tale prospettiva.Leggendo questo libro ho riso molto, l'ironia di Pennac è tagliente,divertente,riflessiva, istiga alla meditazione senza retorica.è riuscito in alcuni libri a parlare del mondo.La tribù Malaussene Sembra una nuova UTOPIA sociale.Un piccolo mondo dove non si condannano gli altri e non li si giudica(vedi la mamma, partoriente perenne,di uomini differenti..)...nonostante nella grande società purtoppo si avverta il continuo bisogno di giudicare..Una tribù 'utopica' priva di bigottismo.Bigottismo che regna, purtoppo nella nostra società..la logica,la verità,il modo di vivere l' amore...l'amore verso la gente ...senza pensare a differenze etniche,al lovoro che fanno...alla religione...le feroci critiche alla TV/PUNIZIONE in un carcere, al grido di accusa rivolto a chi sempre meno da importanza ai luoghi,all' arte,ai romanzi(quelli veri,non quelli solo commerciali),ai film(I VERI FILM)...HO APPENA TERMINATO DI LEGGERE UN ODE ALLA BELLEZZA DELLA VITA, CHE BISOGNA SAPER VEDERE..che spesso si trascura,e si lascia sepolta ....qualcuno la cerca...Pennac ci invita a GUARDARE..(non superficialmente)....ad aprire gli OCCHI...A NASCERE....O MEGLIO...VISTO CHE SPESSO CE NE RENDIAMO CONTO TROPPO TARDI....A rinascere..... Voto: 5 / 5 |
albatros (31-12-2005) pennac...ha il dono della parola....senza un'inutile retorica ma solo con l'apparente semplicità delle sue parole riesce davvero a prenderti.....grande Voto: 5 / 5 |
anna (28-11-2005) un capolavoro, che riafferma l'amore nato per bellville e sopratutto per benjamin.
fra tutti, è il libro che riprendo più spesso in mano, anche solo per leggere una pagina, una frase.le sensazioni che da sono uniche. Voto: 5 / 5 |
Chiara (14-11-2005) Il capolavoro assoluto di Pennac. Lacrime e risate. Quale donna non si è innamorata di Benjamin? Voto: 5 / 5 |
Mimmo (20-05-2005) Sono daccordo con chi precedentemente ha detto che si ha l'impressione che Pennac si diverta.Infatti è da notare che, attraverso la trama del libro, sono seminate quelle che credo siano le passioni stesse dell'autore come il vino, il rugby e soprattutto il cinema;addirittura credo(forse è soltanto una mia fantasia)che la parte in cui Benjamin è in carcere scimmiotti un pò "Arancia Meccanica".Comunque "Monsieur Malaussene" a parte tutte la considerazioni è un gran libro, uno dei pochi che quando lo si è finito si è un pò più tristi come quando si lasciano degli amici con cui ci si è divertiti per un bel pò. Voto: 5 / 5 |
Balbyns (19-03-2005) Quello che esprime questo libre,come negli altri romanzi della serie Malaussène,e' la tolleranza in quasi tutte le sue forme.Piu' che il poliziesco,nel romanzo si nota la voglia dell'autore ad esaltare personaggi emarginati in una Belleville multietnica,"tribu'" nord africane,una zia maschio,una madre "vergine perpetua",sbirri vietnamiti,fratellastri e sorellastre non proprio nella norma,nemmeno il cane si salva con la sua epilessia!Molto originale il personaggio Malaussène col suo lavoro da capro ma quello che lascia questa saga al lettore e' la tolleranza culturale,religiosa,sessuale fino all'assurdo!
Nell'ultimo capitolo della saga (la passione secondo Therese)lo zio omosessuale Theo e il suo amante ingravidano Therese e per festeggiare la nascita tutti al ristorante nord aricano dei Ben Tayeb! Voto: 2 / 5 |
Paoli (10-03-2005) Favoloso! Questo libro è un vortice di personaggi da sogno, situazioni di un umorismo micidiale e una trama che sfocia nel giallo più scanzonato. Il linguaggio di Pennac è come miele sulla lingua, ne vorresti ancora e ancora. Si ha la sensazione che lo scrittore si "diverta davvero" a scrivere! L'inizio è f-u-l-m-i-n-a-n-t-e. Da leggere a tutti i costi, senza "ma" né "se". Voto: 5 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 29
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