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Rumba senza palme né carezze. Racconti di donne cubane | Storie di donne a Cuba sull'orlo del millennio e della resistenza umana, tra passioni e assenze, una rapida giovinezza e confusi cambiamenti sociali, mariti per viaggiare nel mondo del benessere e brucianti nostalgie per il povero e cadente paradiso lasciato, durissimi bisogni quotidiani e testarde spinte ideali, addii e confidenze, figli e amicizia, canzoni e crudeltà, lavoro e sogni.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Martinetto, V. L'Indice del 1999, n. 07
Sembra proprio che a Cuba la "stanza tutta per sé" non sia ancora una realtà per le donne che scrivono. Salta all'occhio, inoltre, il "ritratto narrativo" del curatore Danilo Manera - Rumba di donne a Cuba -, che un po' dispiace, non per la qualità della scrittura, ma perché sembra ulteriormente sottolineare come le donne non possano liberarsi di un "visto maschile" per offrire la propria scrittura, quasi a suggellare il machismo che malgrado tutto vige sull'isola, e che fa da sfondo ad alcune di queste narrazioni. La "miseria" femminile, a Cuba, è una doppia miseria, che costringe le donne a fuggire con l'immaginazione, con le languide parole delle rumbe o con matrimoni europei. Iluminada Peña, protagonista di Donna spergiura, scrive da una fredda e inospitale Parigi sognando l'Avana; Sabina e Verónica di Anhedonia sognano, insoddisfatte, le reciproche vite, e anche in Elena & Elena una donna cerca nello specchio un'altra se stessa da amare contro lo spettro della solitudine. Alla bambina protagonista di Il bufalo cieco - forse il racconto più riuscito - è sufficiente un nichel, trovato per caso fra altri sporchi spiccioli, per farle vivere con l'immaginazione viaggi in paesi lontani dalla sua polverosa Esmeralda, prima che la sua esistenza assuma la volgarità delle cose di sempre che non vale più la pena di raccontare...
Vittoria Martinetto
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