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Tabucchi Antonio - La testa perduta di Damasceno Monteiro

La testa perduta di Damasceno Monteiro TitoloLa testa perduta di Damasceno Monteiro
AutoreTabucchi Antonio
Prezzo
Sconto 15%
€ 6,38
(Prezzo di copertina € 7,50 Risparmio € 1,12)
Prezzi in altre valute
Dati2002, 249 p., 5 ed.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino. Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, che assomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Un romanzo che sotto le apparenze di un'inchiesta costituisce una riflessione sull'abuso e sulla giustizia.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Coletti, V., L'Indice 1997, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1997)

Quando si scriverà la storia della narrativa del secondo Novecento, il ruolo e l'importanza del "giallo" dovranno essere dichiarati a tutte lettere anche per il romanzo d'autore. La trama poliziesca è infatti una delle poche capaci di coniugare il fascino antico dell'intrigo (del "romance") con quell'esigenza descrittiva e interpretativa del reale che è propria del grande romanzo moderno (del "novel"). Per questo essa è stata assunta da tanti e tanto autorevoli scrittori, da Glauser a Dürrenmatt, da Mendoza a Montalbán, da Gadda a Sciascia. Caratteristiche ricorrenti del "giallo" d'autore sono: un delitto in cui sono perlopiù coinvolte alte sfere del potere economico e politico o apparati dello stato; un investigatore informale (perlomeno nei modi) e intelligente; personaggi strani (clienti, colpevoli, complici, ecc.) sui quali, più che sullo stesso protagonista, si ferma il gusto analitico e descrittivo del romanziere; una cura esasperata dei dettagli, anche secondari.
"La testa perduta di Damasceno Monteiro" di Tabucchi appartiene in pieno a questo genere letterario. Ci sono un investigatore atipico (qui un giovane giornalista); un deuteragonista stravagante su cui si appunta l'attenzione del narratore (si tratta di un avvocato obeso, disinteressato, solitario, che sembra sempre divagare e invece accumula nei suoi discorsi una folla di riflessioni e di curiosità che rivela un osservatore acuto e disincantato del genere umano); un delitto commesso da poliziotti; dovizia e accuratezza di particolari (qui, come anche in altri libri del "genere", soprattutto i cibi). In qualche caso, in questo tipo di romanzi ha un ruolo diretto la letteratura stessa, in prosa o in versi. Non ne fa economia Montalbán, ad esempio, e Tabucchi la usa a piene mani: il giornalista è uno studioso del romanzo neorealista portoghese e di Vittorini e cerca di applicare le teorie estetiche di Lukács; l'avvocato è un eccentrico esperto del diritto e disserta a tutto campo su Flaubert, Kafka, Gide, Hölderlin, Freud e Mitscherlich. C'è Pessoa, come ovvio data l'ambientazione portoghese del romanzo e le competenze del suo autore, c'è persino un episodio (quello del pescatore di cadaveri nel fiume) di matrice dickensiana e già letterariamente riutilizzato da Claudio Magris nel "Conde". E accanto alla letteratura c'è spazio anche per il cinema: un'evidente ed esplicita sinopia cinematografica sta dietro modi e soprannomi dell'avvocato; la struttura filmica della scena iniziale (un gitano che scopre il cadavere dell'assassinato nel bosco) è tanto chiara quanto perfetta. Nulla di strano in tutto questo. Tabucchi fa dire (in forma di citazione!) all'avvocato grasso che, "poiché l'oggetto intrinseco della letteratura è la conoscenza dell'essere umano, e poiché non c'è luogo al mondo in cui la si possa studiare meglio che nelle aule dei tribunali", tra i giurati di un processo dovrebbe esserci sempre uno scrittore.
Narrativa e diritto occupano dunque, per Tabucchi come per tanti romanzieri, due spazi molto più vicini e simili di quanto si potrebbe pensare. Dietro un narratore c'è spesso un inquirente e, quasi sempre, un giudice; il romanzo giudica il mondo e perlopiù lo condanna. Il giallo d'autore del Novecento lo fa montando abilmente istruttorie meticolose in contrasto con una realtà che vuole o si accontenta di indagini corrotte e incomplete. La ricerca del colpevole coincide così, perfino un po' moralisticamente, con quella della verità. Al tempo stesso, il racconto risulta sostenuto o perlomeno irrobustito dalla trama poliziesca, che offre un riparo anche ai suoi difetti, alle sua cadute. In questo caso, per altro, non ce n'era bisogno, perché tutto fila liscio, senza intoppi, guidato dall'autore con consumata bravura.

I vostri commenti
15 recensioni presenti.  Media Voto: 4.06 / 5

REXLEX (01-02-2011)
E' il secondo libro che leggo di Tabucchi dopo Sostiene Pereira e ne do un giudizio assolutamente positivo. Una piccola storia , ambientata anch'essa in Portogallo , ma come al solito scorrevole e piacevole. Il giallo che da la base narrativa è anche qui pretesto per il tratteggio dei personaggi e del contesto. Consigliato.
Voto: 5 / 5
Silvia (25-06-2007)
Anche se l'ho letto qualche anno fa mi è piaciuto molto. Tabucchi ovviamente non è un giallista ma ha scelto un bel espediente per farci immergere nell'affascinante Portogallo.
Voto: 5 / 5
Laura silalla@hotmail.com (13-10-2006)
Uno stile limpido ed efficace per raccontare una storia che appassiona. Tabucchi, come in "Sostiene Pereira" e "Tristano Muore", riesce a incantarmi con i ritratti, assolutamente emozionanti, dei suoi personaggi. E' un libro da leggere e rileggere.
Voto: 5 / 5
Monica moniluna182@hotmail.com (11-11-2005)
Un libro molto scorrevole e soprattutto interessante. Bellissima la figura dell'avvocato. Lo consiglio davvero a tutti!
Voto: 5 / 5
Max Ghelfi (06-07-2005)
Letto dopo un viaggio in Portogallo , mi ha fatto rivivere emozioni e ricordi di una terra così ricca di bellezze e storia. Le descrizioni di Lisbona e Oporto , i piatti tipici e soprattutto la rivalità tra queste due città , fanno di questo romanzo un godibile giallo in salsa lusitana.
Voto: 4 / 5
Ataison ataison@katamail.com (06-11-2004)
Non ho avvertito molto la presenza perentoria e suggestiva del Portogallo come in qualche altro Tabucchi, o forse non mi è parsa come me l'aspettavo (e comunque restano problemi miei)...al di là di questo si ha tra le mani un bel giallo fitto di passione civile e capace di offrire quei "topoi" che rimangono nella mente, come deve essere per un buon libro.
Voto: 4 / 5
marco aurellio@blu.it (11-01-2004)
molto scorrevole, non ci si trova la passione civile di sostiene pereira, ma è comunque piacevle da leggere. il migliore secondo me di tabucchi resta il filo dell'orizzonte, lo consiglio assolutamente, è un romanzo breve scritto con uno stile limpidissimo.
Voto: 3 / 5
Andrea (23-12-2003)
Mi è piaciuto molto, l'ambientazione e i personaggi sono descritti in maniera decisamente magistrale.
Voto: 5 / 5
Valerio (04-07-2003)
Mi è piaciuto moltissimo questo libro...i personaggi sono davvero incredibili e soprattutto è raccontato con una maestria eccezionale.Se vi è piaciuto Sostiene Pereira e amate il portogallo beh avete trovato un libro da leggere... p.s.considerate il voto 4,5
Voto: 4 / 5
enrico enricomanconi@tiscali.it (29-01-2002)
Scorrevole, intrigante, decisamente piacevole. Forte, nitida e attuale la descrizione dei caratteri. Le prime cinque pagine valgono già il tempo speso a leggere il libro. E poi, i malinconici paesaggi portoghesi sono uno scenario di grande effetto. Appassionante.
Voto: 3 / 5
Maurizio (03-09-2001)
Forse non e' il miglior libro di Tabucchi, meno "sincero" di Sostiene Pereira, ad esempio, ma comunque un bel romanzo. Ma finche' Francesco (vedi sopra) non insegna a tutti quanti noi a leggere, che mandiamo le recensioni a fare noi mortali?
Voto: 4 / 5
Francesco (12-07-2001)
Una trama improbabile, con dettagli inverosimili (ma che ci fa un giornalista in una pensioncina di quarta categoria, mangiando al tavolo comune?) e dove tutto piove dal cielo (il giornalista non scopre nulla, non capisce nulla). Gia' tanto esile in "Sostiene Pereira", qui Tabucchi emette un filo di voce che non vale la pena ascoltare. Ma finche' i lettori non impareranno a leggere, perche' gli scrittori dovrebbero imparare a scrivere?
Voto: 1 / 5
Andrea Malaguti andre_mala@yahoo.com (21-09-2000)
Mi e' piaciuto moltissimo l'equilibro tra indagine poliziesco-giornalistica e introspezione personale nel giovane Firmino. A differenza di "Sostiene Pereira", qui non solo l'eroe, ma anche il lettore giunge a maturare una sua consapevolezza.
Voto: 5 / 5
Giulia giuliazp@tin.it (17-06-2000)
Se pur affascinante il libro risulta troppo concentrato sul fatto accaduto.non c'è nel racconto lo stesso eroico romanticismo di Sostiene Pereira
Voto: 3 / 5
CAGLIOSTRO (18-09-1999)
Completamente d'accordo con la vostra recensione. Ancora l'affascinante Lisbona, ancora il fiato sospeso. Da non dimenticare che si ispira ad un fatto realmente accaduto.
Voto: 5 / 5

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