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Crepet Paolo - Solitudini. Memorie di assenze | Questo libro parla di storie comuni che la solitudine attraversa silenziosa: adolescenti, uomini e donne, anziani. Si parla d'amore e di dolore, di violenza e di sogni, di presenze asfissianti e di assenze impreviste. Sono storie che ci riguardano. Viviamo uno strano paradosso: non ci possiamo più dire soli, eppure noi tutti, in qualche misura, sentiamo e temiamo di esserlo. Abbiamo a disposizione infiniti strumenti di comunicazione, eppure manchiamo dell'essenziale per dire e per sentire; non possiamo non accorgerci che la nostra affettività e la nostra sfera emotiva si sono inaridite. Ce lo dimostra quel tremendo autismo che troppo spesso separa i giovani dagli adulti.
Luca Mazzotta luca.mazzotta@gnf.it (03-12-2003) Ieri sera, mentre guardavo un film cercavo di non pensarci, ma sentivo che quel libro era esploso dentro di me lasciandomi delle schegge taglienti, conficcate nell'animo... dolorose, impertinenti. E' uno di queli libri dagli effetti "irreversibili". Una volta letto è quasi impossibile non accorgersi che ti riguarda... che quelle quattro storie, tutte quelle quattro storie, lanciano un urlo di dolore che riecheggia dentro di te. E quello che fa più male è la mancanza di disponibilità ad ascoltare quel lamento risvegliato, la voglia infantile e vigliacca di scacciarlo, di volerlo sentire estraneo solo per il fatto che il nome dei protagonisti, i luoghi, le circostanze, i tempi, le modalità sono differenti dai tuoi... e invece sono parte di te... della tua vita. E ne sono certamente parte per il semplice fatto che qualcosa si è fermato in quelle pagine, qualcosa di me ha risposto al richiamo. E sono storie che parlano di ognuno di noi... quasi impossibile non accorgersene. Il dolore non ascoltato è quello che fa male, quello che uccide dentro... ed a volte anche fuori. Il dolore non accolto, non compreso, non riscaldato fa male, urla, deve farsi sentire. E' un libro che lascia il segno. Per tutto il tempo ho cercato di pensare che in fondo mi aspettavo altro da quelle pagine. Una risposta, una soluzione, una chiave di lettura "comoda". Invece no. Niente. Solo il dolore.
E solo da quel dolore è possibile capire pienamente ciò che la vita ha da dirci, qual'è il senso della nostra esistenza o il senso che noi dobbiamo darle. Abbandonare ogni vana pretesa di vivere un copione di un film, che scegliamo come un attore di Holliwood in grado di selezionare le proposte di lavoro. Siamo comparse gettate sul set e spetta solo a noi comprendere la sceneggiatura e ridare dignità alla nostra esistenza. Altrimenti non resterà che un dolore incompreso che pian piano ci ucciderà, prima il nostro sorriso, poi le nostre speranze... poi il nostro animo.
Il dolore è semplicemente dolore, tristezza, a volte disperazione. Nient'altro ch Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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