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Cacucci Pino - Punti di fuga | Un killer "per bisogno" disadattato e nostalgico, la vita da clandestino nella Parigi degli anni Ottanta, un semplice omicidio su commissione che si trasforma in una trama complessa e carica di reminescenze del passato, un'amicizia che è complicità, una fuga in Messico: la storia di Andrea Durante. Un racconto un po' nero, un po' giallo, che non si prende troppo sul serio mentre sciorina un sfilza di morti ammazzati, in un mondo popolato di personaggi squinternati, moderni, vinti e nuovi emarginati che si improvvisano assassini perché non hanno altro da fare.
Giulio Pianese, ovvero Zu (25-09-2002) Qui abbiamo a che fare con un sicario italiano calato nella realtà parigina (un “killer per bisogno”, come dice l’autore nell’imperdibile Postfazione).
Si percepisce fisicamente la concretezza dell’ambientazione, i personaggi hanno un passato di uno spessore che si fa sentire anche nei velati e vaghi accenni, le vicende e le problematiche coinvolte hanno un sapore vero. La scrittura si appiccica alla pelle e talvolta riesce anche a scavare dentro. È come un film girato in soggettiva, ma con una cinepresa in grado di captare e trasmettere anche odori e umori, sensazioni tattili e interiori, raccontando di vite dalle fioche speranze e dai molti tremori. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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