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Maggiani Maurizio - La regina disadorna | Il romanzo è una grande favola storica che ha per sfondo lo scenario operaio del porto di Genova e quello primitivo di un isola del Pacifico. Giacomo è uno stranito sacerdote, inviato come missionario nel Pacifico. A Moku Iti, sotto il suo nero vulcano, Giacomo impara la febbrile indolenza di un popolo che - lui lo sa bene - non ha bisogno della sua religione. La figlia di re John, Lucy, gli cresce accanto, bella, forte, avviata ad un destino di regina bambina. Giacomo e Lucy si dicono, muti, le parole indecifrabili che fanno da ponte fra due civiltà, fra due storie, fra due mondi, l'uno e l'altro minacciati dalla fine, ma entrambi depositari di un'ultima ricchezza, di un'ultima folgorante, disadorna verità.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.75 / 5Tiziana (28-09-2011) l'ho letto solo ora e sono rimasta incantata di fronte alla capacità di maggiani di penetrare mondi così differenti tra loro e saper condurre per mano il lettore usando un linguaggio musicale sebbene molto complesso. ancora una volta mi ha deliziato e tormentato, affascinato e scombussolato, il che è proprio quello che cerco quando inizio un nuovo libro Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carlafed55 (25-05-2009) Io, invece, ho letto questo libro molto dopo la sua prima pubblicazione. Avevo letto, diversi anni fa, "Il coraggio del pettirosso" e ho ritrovato ne "La regina disadorna" un po' lo stesso limite. Una storia disunita, come se l'autore seguisse l'impellenza di diverse ispirazioni che tuttavia stentano a saldarsi, anzi vengono impoverite proprio dalla loro mancata armonia. Di conseguenza, e come "Il coraggio del pettirosso", il libro ha qualche spunto, qualche impennata molto accattivante, ma alla fine non convince. Proprio la fine dà la misura di tutto il racconto, presuntuoso e abbastanza inutile. E quando parlo di 'impennate' non mi riferisco ad alcun animale, anzi. Ho trovato verbosa e poco avvincente la sequenza dell'elefante, che all'autore però è piaciuta perchè ha cercato riproporla pari pari con il cavallo. Darei 1, ma devo dare almeno 2 perché Genova e la Resistenza meritano rispetto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Cristina (06-03-2008) Premetto che questo non è un giudizio a caldo,perchè ho letto il libro quando fu pubblicato, eppure conservo viva memoria dell'impressione che ne avevo tratto. Un autentico capolavoro, se si considerano le prime 144 pagine, ma poi incapace di reggere la tenuta narrativa, come se il racconto si impaludasse, perdesse di tono. L'episodio dell'elefante è magistralmente raccontato e mi fa dire che Maggiani è forse molto più convincente nella misura del racconto che in quella del romanzo (anche in "Il coraggio del pettirosso" i piani della narrazioni non trovano una sempre felice e convincente orchestrazione) Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Beatrice (01-07-2007) E' una storia coinvolgente, i personaggi sono ben caratterizzati e insoliti. Nel complesso è scritto molto bene e ne consiglio la lettura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maria Vittoria (18-10-2006) La prima parte del libro è veramente stupenda e lo stile trascinante. La parte che descrive la vita sull'isola invece l'ho trovata particolarmente noiosa e poco accattivante.Nel complesso un buon libro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
giovanni (19-07-2006) Lo scrittore affronta ancora una volta un problema sociale, servendosi di un racconto ben costruito e ricco di particolari come solo un grande scrittore ne può essere capace.
I personaggi che si susseguono nel racconto sono tutti a suo modo protagonisti di una società in continuo movimento verso un progresso e uno sfruttamento totale dei luoghi. Sascia è per certi versi la spettatrice; Giacomo, Paride, nonché il popolo dell'isola di Moku-iti le vittime. Ma il protagonista assoluto di tutto il romanzo è la ricerca ossessionata del progresso ad ogni costo, anche se comporta il sacrificio di un intero popolo, o la fine di una classe proletaria. Qualcuno reagisce mostrando paura: la storia dell'elefante come pure del cavallo sono da intendersi come la resistenza al progresso, entrambi hanno paura della macchina (il treno, il trattore). Entrambi in quanto animali lo mostrano in maniera istintiva. Altri si impegnano nel tentativo di assecondarla: L'ossessionata laboriosità degli abitanti di Moku-Iti, primitivi e pertanto anche loro istintivi, nella costruzione della strada che continua a distruggersi con le prime piogge, va intesa come la voglia di un progresso nel rispetto della natura. Nessuna opera che deturpi l'ambiente è in grado di realizzare tale popolo. Paride che muore cercando di resistere ai cambiamenti galoppanti dell'inizio del secolo. Giacomo che muore per mano del progresso, con la testa tagliata, proprio lui che continuava a dire di non essere pronto (… al progresso). La testa tagliata, proprio come facevano i cannibali di Moku-Iti, che pur nell'assurdità di una cultura, giustificavano il loro cannibalismo e le loro decapitazioni, il progresso decapita l'uomo senza alcuna giustificazione. E' la regina disadorna? L'ultima regina del popolo di Moku-Iti? La sola che ha avuto il coraggio e la voglia di uscire dal perimetro della sua esistenza! La sola che rimane a metà fra il progresso e la conservazione! Se ne perde ogni traccia. E dopo tanti anni ancora si mandano appelli. Sono appelli di AIUTO.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sara O. (08-10-2005) Molto bello, magnifica descrizione dei luoghi. Ottimo stile e appropriatezza e ricchezza di linguaggio. La trama è interessante a parte l'eccessivo ermetismo dei personaggi e la questione sull'elefante, un pò sciocca ridondante. Molto elegante Voto: 3 / 5 |  |  |  |
mirella (10-03-2005) Un libro stupendo. Però devo dirlo: amo Genova, la mia città. Maggiani ha avuto la sensibilità di descrivere questa città ed i personaggi in modo superlativo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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