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Arendt Hannah - La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme |
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il "New Yorker", sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.28 / 5max (06-01-2010) questo libro dimostra l'annullamento dell'individuo all'interno del movimento totalitario.Disgregatosi quest'ultimo si dissolve con esso la sua irrazionalità fanatica.Sicuramente chi lo legge può anche non possedere gli strumenti e la struttura adatta per comprenderlo( vedi uno dei commenti presenti)... come si dice,la conferma della banalità del male Voto: 5 / 5 |
claudio (31-01-2009) Reportage della Arendt in qualità di inviata del New Yorker al processo Eichmann a Gerusalemme nel 1961. La Arendt però non è una giornalista, ma una filosofa tedesca naturalizzata americana dopo la fuga dall'Europa in quanto ebrea. E la filosofia la fa da padrona in tutto il libro con continui rimandi a Kant, a Jaspers e altri. La banalità del male sta nello sporco lavoro di Eichmann, un ottuso e modesto burocrate in divisa, che non ha mai finito nessun studio, e che nonostante l'ufficio che occupa, arriva solo al grado di tenente colonnello. La sua sfortuna è stata quella di essere additato al processo di Norimberga come principale protagonista della "soluzione finale" da parte di tutti i gerarchi condannati, che speravano così di scaricare su un uomo ritenuto morto le loro colpe maggiori. La banalità del male sta nella normalità che pervadeva questi personaggi, che vivevano senza nessuna preoccupazione di quanto facevano, con la coscienza a posto, perchè rispondevano a ordini superiori. La banalità del male sta nel fatto che ottanta milioni di tedeschi si sono comportati verso gli ebrei (sapendo a cosa andavano incontro) come se nulla fosse, come se non li riguardasse. Solo alla fine si accorgono di quanto hanno fatto e cercheranno di distruggere il più possibile fra documenti e lager.
Il libro ha prodotto furiose polemiche alla sua uscita, proprio perchè i tedeschi in particolare avevano cancellato l'olocausto dalla loro memoria, dando la colpa solo a pochi gerarchi deviati mentalmente: la Arendt dimostra invece al mondo intero che il male non era solo di questi pochi, ma di tutta la popolazione. L'altra polemica riguarda il giudizio finale: la morte di Eichmann viene accettata dalla Arendt come giusto epilogo; quello che contesta è la composizione della corte, composta solo da ebrei e non da personalità internazionali. Nonostante siano passati quasi cinquant'anni dal processo, il libro è sempre attuale, anche perchè successivamente al 1961 ci sono stati nel mondo altri gravi episodi di genocidio. Voto: 5 / 5 |
letizia (10-09-2008) Pulito, asciutto, razionale, deciso, forte, chiaro...
La Arendt ci regala uno spaccato di storia per ciò che è stato, mostrandoci come anche le cose più incredibili possano essere banali...
Da leggere e meditare. Voto: 5 / 5 |
sdazio s.dazio@virgilio.it (03-07-2007) Un’attenta esplorazione dei buchi nell’anima, libera di essere percorsa al passo o al galoppo. L’autrice, nell’onestà intellettuale con cui tratta quanto è accaduto, sa essere convincente e a tratti involontariamente suggestiva. L’epilogo rimarca quanto sia fruibile la banalità del male, e quanto anche oggi sia facile sopire la coscienza personale instillando il dubbio di appartenere ad una burocrazia onniscente ed onnipotente.
Come italiani incassiamo la clemenza della corte (come sempre). Voto: 4 / 5 |
double G (08-11-2006) Un libro sconvolgente..Esposizione lucida e sapiente: il libro fa riflettere non poco sulla condizione umana all'interno di una società sempre più deeticizzata!La Arendt si rende conto della necessità dell'uomo di saper dire NO in alcuni casi anche andando contro la legge vigente..Sono rimasto inoltre molto colpito dal ruolo dei funzionari ebrei nell'organizzazione della deportazione dei loro 'fratelli'..scandaloso!Libro da leggere: scorrevole e profondo. Voto: 4 / 5 |
al (27-07-2006) Ottima lettura. Il concetto della banalita' del male diventa qui un archetipo universale ed e' semplicemente terrificante, poiche' non necessita di personalita' eccezionali per manifestarsi, ma di persone comuni... Quell'Eichmann a Gerusalemme potrei essere io, oppure tu. Consiglio la visione del film "Conspiracy - Soluzione Finale" Voto: 5 / 5 |
Mirko mirko1004@hotmail.it (17-12-2005) reportage del processo Eichmann, solo che la reporter è un filosofo. ecco che ne viene fuori il racconto di un processo storico ma anche la critica a chi vive chinando la testa davanti agli ordini, la critica all'accettazione acritica, uno dei mali dei tempi d'oggi ... Voto: 5 / 5 |
roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (30-07-2005) Per quanto sia sgradevole ammetterlo, devo dire che Eichmann mi ricorda alcune persone che ho conosciuto, in particolare certi miei alunni o ex-alunni abituati a essere trattati a pesci in faccia per tutta la settimana, salvo poi sfogarsi la domenica azzuffandosi con i tifosi avversari allo stadio. Sarà una deformazione professionale: ma, per me, da uno che è stato l'unico della sua famiglia a non diplomarsi (quindi uno il cui insuccesso formativo non è verosimilmente da attribuirsi a cause estranee alla sua volontà), non c'era comunque da aspettarsi nulla di buono. Voto: 5 / 5 |
Francesco (05-07-2005) Libro geniale, che traccia chiaramente la nuova forma del male moderno...la banalità.Ottimo scritto! Voto: 4 / 5 |
r. (22-05-2005) da leggere. Voto: 5 / 5 |
serghei serghei@everyday.com (01-11-2004) Il processo alla SS Eichmann da parte dello stato Israeliano. Anno 1961, Nel libro si pone l'accento a tutte le irregolarità tenute durante il processo al criminale nazista. Eichmann, sostanzialmente, si occupavo di organizzare in tutto e per tutto il trasporto degli ebrei nei vari campi di concentramento. In un primo momento fu deciso di trasferirli tutti in Madagascar. Ma era poi vero? CI credeva davvero? Lo sappiamo tutti, poi, la fine che hano fatto. Ha svolto questo compito con una metodica e disciplina "esemplare". Dagli atti del processo risulta che personalmente non ha mai eliminato nessuno. Ovvio, che quello che gli fu contestato, è che non si oppose mai in nessun modo a questo stato di cose. Non era peraltro facile.... Secondo la sua testimonianza, ha avuto anche un momento di crisi. Non "potendosi opporre", all'eliminazione finale, ha eseguito gli ordini con estrema freddezza ed efficacia. Neanche quando Himmler, resosi conto che la guerrra era ormai perduta, gli chiese di "salvare" degli ebrei che avrebbero potuto far comodo per una trattativa con gli anglo-americani, si sifiutò. Disse che, anche se non c'erano ordini scritti, tutto quello che il fhurer diceva, anche verbalmente, aveva forza di legge. E' andato sulla forca a testa alta. "Orgoglioso" di aver fatto sempre il proprio dovere. Il fatto di sterminare un intera popolazione, era una cosa normale. "Banale"? Considerazioni in tre righe; che non bastano affatto! Nella prima metà del novecento, molti popoli, anche quelli cosiddetti democratici, erano razzisti e xenofobi. Gli americani; ku klux clan ..... I russi, gli ungheresi, gli italiani, austriaci, ..... ghettizzavano gli ebrei..... Giapponesi manciù; cinesi.... La cosa più allucinante è che persino gli ebrei stessi, erano razzisti. Erano vietati i matrimoni misti........ Questo, OVVIAMENTE, non giustifica nessuno.
Voto: 3 / 5 |
yeah (08-10-2004) ma chi ci capise niente Voto: 1 / 5 |
Gianluca Bidin (20-10-2003) Il libro della Arendt è di scintillante intelligenza, non bassamente apologetico né segnato da facile indignazione, un'opera che merita più di una lettura e molta riflessione, che ci rende più uomini. Un'opera coraggiosa e profonda. Voto: 5 / 5 |
Cruciani Paolo roberto.cruciani@tin.it (05-06-2002) La ricerca di materiale riguardo all'Olocausto per la tesina dell'esame di maturità mi ha portato più volte alla vista il nome di Hannah Arendt per i suoi scritti riguardo ai totalitarismi (il più conosciuto), all'ebraismo e all'Olocausto.
Incuriosito dalle recensioni su Gitta Sereny riguardo a precedenti interviste a ex criminali nazisti ho colto l'occasione per leggere La banalità del male.
Pensavo di trovare la descrizione di un'intervista da parte di un'inviata del The New Yorker al processo di Gerusalemme ma sono rimasto sorpreso dalla mole di informazioni riguardo alla questione ebraica nella seconda guerra mondiale.
La figura di Adolf Eichmann è centrale nell'opera e permette di descrivere con particolari interessanti uno sfondo rappresentato dall'organizzazione criminale più spietata che sia mai esistita sulla faccia della terra: il nazismo. Eichmann è collocato all'interno della macchina infernale nazista ma tutte le sue azioni e decisioni sono di completa quotidianeità: la questione ebraica è il suo forte e precisamente si occupa dell'emigrazione degli ebrei dalla Germania e dai territori annessi.
La posizione di Eichmann nella gerarchia nazista è il punto di partenza per descrivere il calvario degli ebrei deciso dalle menti tedesche, le stesse menti che hanno partorito quasi tutta la filosofia europea; espulsione, concentramento, sterminio: tre soluzioni, tre momenti, descritti facendo riferimento a documenti attendibili e che anche solo nelle cifre, descrivono che nell'Europa civile del XX secolo il male c'è stato, ma la caratteristica più inquietante è la sua banalità: la Arendt non si sofferma su implicazioni filosofiche atte a descrivere il fenomeno ma va ai fatti. L'Olocausto c'è stato (alla faccia del negazionismo e del revisionismo), milioni di persone sono state sacrificate per un'ideologia assurda, milioni di persone sono responsabili: non solo chi ha commesso i delitti più atroci ma anche chi ha taciuto. Eichmann eseguiva "azioni di stato" come tutti i suoi collaboratori e superiori ma lo stato in quel periodo era il partito, era il Fuhrer. I giovani tedeschi si sentivano addosso una colpa trasmessa dai genitori tramite quello stesso sangue ariano che non doveva essere contaminato e che avrebbe dovuto dominare il mondo: i criminali nazisti sono stati processati e uccisi e ora i giovani nazisti si possono sentire sollevati e guardare al passato con più serenità. Questo riguarda anche tutta l'Europa, lieu de la memoire, troppe volte propensa a dimenticare...un popolo che dimentica il proprio passato è destinato a ripeterlo...
Voto: 4 / 5 |
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