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Lasch Christopher - La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia | Mentre vengono meno le promesse della cultura industriale e della tradizione democratica liberale, le condizioni di vita e il livello morale negli Stati Uniti si deteriorano ogni giorno di più, come dimostra il crescere del divario tra gli estremi della scala sociale, l'aumento del crimine e della violenza, la crisi dei modelli comportamentali, la degenerazione del tessuto sociale urbano. Eppure le élite politiche e intellettuali non sono in grado di fare fronte al problema, hanno perso i contatti con la realtà in cui vivono. Lo stesso dibattito ideologico si indirizza quasi solo a problemi d'importanza marginale (le polemiche sul "politicamente corretto" e simili). Un quadro desolante, un'analisi disincantata della società americana contemporanea.
Media Voto: 4 / 5Leonardo Renzi (29-05-2011) Libro ottimo, puntuale, mette da parte le astrazioni tipiche dell'intellettualismo europeo per andare al sodo. La recensione di Daniele ha messo bene in evidenza i temi trattati, io aggiungo un particolare che mi ha colpito: la passione di Lasch per la discussione civica prima che politica, perché la politica nasce prima di tutto da uno standard minimo di valori morali condivisi, ed è stato l'errore fondamentale del liberalismo ed ora del neo liberalismo (magari in salsa social-democratica) quella di credere che delle procedure di voto ed elezione "trasparenti" e "razionali", potessero sostituire quel minimo comun denominatore di valori condivisi che fanno sì che la discussione politica non degeneri in guerre di fazioni. Da leggere assolutamente, qualunque sia il vostro orientamento politico. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Daniele C. (25-05-2003) Davvero un bel libro. L'ultimo testamento di un grande critico della società, questo libro si inserisce nel contesto del confronto fra comunitaristi e liberal. Lasch descrive incisivamente i tratti che caratterizzano le élite che dominano la scena mondiale: “ Le loro fortune sono legate a imprese che operano senza badare ai confini nazionali e le loro preoccupazioni riguardano il buon funzionamento globale del sistema, non quello delle sue singole parti. La loro lealtà, se il termine non è anacronistico in questo contesto, è di tipo internazionale, più che regionale, nazionale o locale. I loro esponenti hanno molte più cose in comune con le loro controparti di Bruxelles o di Hong Kong che con le masse di americani non ancora allacciati alla rete della comunicazione globale”. E ancora "La nuova classe si considera una self made élite, che deve i suoi privilegi esclusivamente ai propri sforzi […]. Le élite meritocratiche hanno difficoltà a immaginare una comunità che si prolunghi tanto nel passato quanto nel futuro e comporti una consapevolezza degli obblighi intergenerazionali”. Quella che ci descrive Lasch è un'élite sradicata dalla storia e dalla comunità, i suoi membri hanno perso ogni legame col luogo di origine, sono cosmopoliti al 100% e per questo privi di una qualsivoglia forma di attaccamento a una realtà sociale.
Dell'èlite dominante fanno parte le classi intellettuali, anch'esse assuefatte ad un sistema che garantisce il loro status: “Le classi intellettuali sono fatalmente estraniate dagli aspetti materiali della vita […]. L’unico rapporto che hanno con il lavoro produttivo è rappresentato dal consumo. Non hanno alcuna esperienza di come produrre qualcosa di solido e duraturo. Vivono in un mondo di astrazioni e di immagini, un mondo simulato che consiste di modelli computerizzati di realtà, un’ ‘iperrealtà’, come è stata definita, ben distinta dall’immediata tangibile realtà fisica in cui vivono gli uomini e le donne normali. La loro f Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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