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Bukowski Charles - Il capitano è fuori a pranzo | Un diario di vita che si snoda tra l'estate del 1991 e l'inverno del 1993, poco prima che Capitan Bukowski venga meno. Il tema è la morte, attesa senza rimorsi e con irriverenza perché la cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente non vive. Eppure c'è qualche rammarico: lasciare il mondo, lasciare la scrittura. Nei pensieri del suo diario di bordo, il Capitano ne ha per tutti: filosofi, poeti giornalisti, fotografi, musicisti, poliziotti e Hollywood intera. Salva la moglie che lo assiste, la musica di Mahler, il computer, medium ermetico che accudisce il flusso dei pensieri, le corse di cavalli.
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti. Media Voto: 4.36 / 5Giovannino (09-01-2012) E' l'ultimo libro del vecchio, e si vede. Tutta un'altra pasta. Scordatevi i vari "Storie di ordinaria follia", "Donne", "Panino al prosciutto"e tutti gli altri. Qui non ci sono donne, c'è poco alcool, sono rimasti solo i cavalli?e la morte. Proprio lei, la morte, quella che tutti temono e alla quale tutti cercano di sfuggire. Lui no. È impassibile, perché alla fine "la cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente vive e non vive". E così questo piccolo libricino scorre via che è una meraviglia. La sua vita è piatta: mattina sveglia a mezzogiorno, poi via all'ippodromo a vedere le corse, e alla fine, la sera, si scrive. Ogni giorno così, aspettando la morte. E nel racconto dei vari giorni, scopri il Bukowski che non ti aspetti. Lo ritrovi più vecchio si, ma anche più saggio, lui stesso se ne accorge e lo dice ("le parole sono diventate più semplici ma allo stesso tempo più calde, più scure."), e anche più riflessivo. Affronta tutti temi: dalla solita critica alla società, alla musica, alla guerra e all'economia. Cambia leggermente lo stile. Anche i racconti sono più brevi. Per il resto chi lo ha già letto ed apprezzato finirà qui per amarlo. Controverso come sempre (ama la solitudine ma non riesce a fare a meno delle corse, perché solo li riesce ad apprezzare le persone nella loro spontaneità), lunatico (anche a 65 anni rischia di fare a cazzotti per futili motivi?), ma, se possibile, ancora più profondo del solito. Con la morte, che sopraggiungerà un paio d'anni dopo, come protagonista principale di questo libro. In conclusione una vera e propria perla, che, chi ama il caro Buk,non può certo lasciarsi sfuggire.
"Nella vita ci sono migliaia di trappole e in molte ci cadono quasi tutti. L'idea, però, è di evitarne il più possibile. Serve a restare il più possibile vivi finchè non si muore?" Voto: 5 / 5 |  |  |  |
KidChino (22-05-2011) Troviamo un Hank decisamente diverso qui. Sempre arrabbiato, cinico e deciso questo si. Ma c'è una poesia e una riflessione durante queste "memorie" osi chiamarle che non avevo mai notato prima d'ora. Parla dello squallore della vita in modo crudo come suo solito, ma c'è dietro una voglia di vita che ormai sta sparendo veramente scioccante. Sapere di essere vicino alla morte può portare a mille emozioni e reazioni diverse l'una dall'altra e da soggetto a soggetto. In lui si vede una maturità disarmante ed una semplicità perfetta nel descrivere la sua vita, la sua routine e tutto ciò che gli sta intorno. Mi sono venuti i brividi in alcuni passaggi mentre ricordava quello che è stato, che è, e che sarà. Veramente un genio. Un grande Hank. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carmine (15-10-2010) Condivido il commento di Ax, Bukowski è sempre Bukowski, ma questo non è un romanzo o una raccolta, è solo il suo diario degli ultimi anni.
Lo vedo più adatto e consigliato solo ai veri amanti di Buk.
Comunque sempre grandissime citazioni Voto: 3 / 5 |  |  |  |
by Ax (13-03-2010) Qui non ho ritrovato il solito autore che mi ha fatto divertire altrove, con il cinico distacco che me lo ha reso simpatico. A questo punto della sua vita, oramai settantenne, Bukowski lascia andare i pensieri in maniera malinconica, quasi dispiaciuto per qualcosa che se ne sta andando, che lo rende tristemente consapevole di avere vissuto la sua vita. Non si lascia abbattere, la testa la tiene ancora alta, ma lo preferisco menefreghista. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ciccio (28-09-2009) Commovente, malinconico, tenero, privo di volgarità
Con Bukowski, più che con chiunque altro, si ha l'impressione che a parlarti non sia uno scrittore, ma un vecchio amico Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pioggiasporca (10-06-2009) La cosa impressionante di questo libro è la serie di concetti che vengono buttati lì, sembra quasi solo per dire qualcosa, ma che invece rivelano una profondità su alcuni temi basilari. Non per niente è Bukowski. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
RifRaf (02-03-2009) ...di certo non è il libro giusto per iniziare a leggere Bukowski (meglio post office o storie di ordinaria follia), ma interessante perchè ne esce un ritratto diverso dal suo classico stereotipo.
da appassionati di buk ma bellissimo!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco marcolenzetti@libero.it (08-10-2008) Perfettamente d'accordo con orsetto.
Non consiglierei questo libro a chi non ha letto gli altri di Bukowski.
Si vede che il vecchio Hank è invecchiato e l'ironia si è trasformata in sarcasmo che, per definizione, è più feroce.
Non il miglior Bukowski: sembra quasi che l'aver acquistato consapevolezza della sua fama lo abbia condotto a voler per forza stupire (vedi l'ultima frase riferita a Shakespeare).
Superiore alla media Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Trixter (07-03-2008) leggendo questo testamento letterario ho provato dispiacere, pagina dopo pagina, per la morte di questo scrittore originale. Buk si abbandona ai suoi pensieri, graffianti, pungenti, mai fini a se stessi. I cavalli, il vino, la musica classica, la morte. Argomenti trattati con serenità e mai troppo superficialmente. E' vero, forse esagera nel denigrare tutti gli altri scrittori, nel sentirsi il 'numero uno'. Ma tant'è. Una degna conclusione per un autore, amato o odiato che sia, che, comunque, ha segnato uno stile di vita e di scrittura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
>Roby> (07-10-2007) Mia prima e, credo, anche ultima lettura di Bukowski. Non ci ho trovato assolutamente nulla di letterario e di non scontato, anzi ho trovato quasi irritante che lui descrivesse la sua come "letteratura" e quella della maggior parte dei colleghi scadente. Insomma, va a gusti, ma io non lo consiglio, almeno ai non apassionati di questo scrittore. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
RONZ (10-10-2006) Alex, mi rendo conto che sono passati seimila anni dal tuo commento, ma voglio ugualmente prenderti come riferimento. Non apparirai bacchettone, ma se permetti un po' bigotto sì. Charles Bukowski era una persona che, come tante, ha vissuto una vita dura, ma dura davvero, non come l'adolescente insicuro o l'impiegato insoddisfatto. Lui è uno di quelli che ne ha viste tante, fin troppe, e questo lo ha portato ad assumere un approccio alla vita quanto più libero gli potesse sembrare. Che poi fosse libero davvero, questo non spetta a noi affermarlo. Ma non affrettiamoci a giudicare e a puntare il dito su certe abitudini, al massimo soffermiamoci su quanto fortunati siamo stati. Hank era un grande scrittore ed ha portato se stesso alla letteratura americana, come innovazione e unicità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Berti paperogonfio@inwind.it (21-02-2006) D'accordo, in un certo senso, con Alexrizzati: il vecchio Buk è un cattivo maestro. Ma se ci si limita a leggere, a guardare quel mondo, e starsene lì, col libro in mano, senza pensare a mettere in pratica (?) pseudo-insegnamenti (e mi immagino lui che si rotola nella tomba, a sapere che c'è gente che a lui si ispira!)... beh, non c'è niente di meglio. E questo è uno dei testi migliori: lucido, (apparentemente) pacato, un raggiungimento. Personalmente, non amo molto R.Crumb, ma questi son dettagli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria (15-01-2005) Mi stupisce la recensione di Alex....Uno scrittore non si giudica in base al suo stile di vita,o solo a alle vicende che racconta, ma solo in base A COME racconta!Non serve a niente giudicare Buk come uomo nella sua vita privata!èun maestro come scrittore e tale deve rimanere. nESSUNO è in grado di giudicare un uomo che ha avuto alle spalle una tale esistenza! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano di Matteo (01-12-2004) Un libro che illumina sulla poetica di "Buk".L'affermarsi di questo artista può essere definito anche esclusivamente un caso letterario, e forse lo si odia perchè ,fondamentalmente, scriveva per sé stesso. Egli sapeva declamare quanta "sporcizia" accoglie la nostra contemporaneità, e allora perchè disegnarla con parole profumate. Lui sa che cos'è la "strada" e che cosa significhi viverla. Lui violenta il lettore come violentava sé stesso, e in fondo, come noi facciamo con il mondo che ci accoglie e con noi stessi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alex alexrizzatti@hotmail.com (30-05-2004) Il libro è senz'altro da leggere ma giusto come approccio a questo pseudo scrittore che fingeva o pretendeva di essere diverso dagli altri, menefreghista e duro. Le cose che scrive Bukowski le trovo quasi delle eresie, come si può considerare geniale uno il cui maggior interesse era maangiare, fare sesso e vedere le corse dei cavalli, fregandosene dichiaratemente di tutto e tutti?? Non è certo un comportamente lodevole, tralasciando tutti i canoni che il buonsenso e la civiltà già ci imporrebbero di per sè. Non vogli risultare bacchettone, ma l'esagerazione e l'estremismo sia da una parte che dall'altra nn lo ritengo sinonimo di genialità. In ogni caso anche se le cose che B. scrive non sono di gradimento, il modo con cui son scritte vale da solo il prezzo del libro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
effiopo effiopo@libero.it (14-03-2004) Un lascito che non tradisce ma compie alla perfezione un percorso che, fuor di dubbio, lascia molti spazi trascurabili. La morte che imperversa, non soltanto attorno all'anziano e malato scrittore... Tenero e offensivo, mai in modo immotivato. Non si amerà molto Buk ma questo libro è quantomeno da leggere con interesse... Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 22
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