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La piccola Naja viene sospinta dalle steppe dell'Uzbekistan alla Germania del dopoguerra come da un vento fatale. Suo padre, Ul'an, l'ha affidata all'ufficiale tedesco Gunter Berger con il quale ha combattuto, insieme a molti altri nomadi convinti di avere uno stesso nemico, la Russia di Stalin. Naja deve integrarsi in una nuova famiglia e in una nuova società. La memoria del suo popolo la difende, la protegge ma, quando la vita la incalza, è capace di lottare, di cambiare, di crescere. Alla voce narrante di Naja è affidato il racconto delle sue peripezie di bambina e di donna alla ricerca di un posto nel mondo, ma anche del mitico passato dei tunciàn, nonché la memorabile ricostruzione corale della disfatta tedesca in Russia.
Media Voto: 3.25 / 5Pietro Marsi archiviomoltenimotta@animaliparlanti.com (15-02-2007) Nella prima parte il romanzo è ancorato, zavorrato, cementato da una sorta di accademismo, probabilmente dovuto all’attività principale dell’autrice, per cui la narrazione non riesce mai a decollare come tale, e la scrittura è talmente impeccabile da risultare quasi goffa.
Inoltre è spiazzante l’uso della prima persona, quando a narrare sono soprattutto i documenti, le carte geografiche e le scartoffie, e non l’esperienza diretta del vissuto.
Infine nell’ultima parte, forse a causa di una feroce operazione di editing, ci si ritrova catapultati e spaesati in un altro romanzo: un po’ banale e sfilacciato.
Pietro Marsi
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Antonio (31-10-2006) Il libro si divide essenzialmente in tre parti. La prima che narra delle leggende della steppa è fantastica; la seconda che descrive la nascita dell'amicizia tra Berger e Ulan sullo sfondo della guerra durante l'assedio di Stalingrado è avvincente ed emozionante; la terza sulle vicende sentimentali di Naja adulta è sicuramente meno interessante. Le prime due parti meritano alla grande un 5/5 pieno, peccato per la caduta nella banalità della terza. In ogni caso Silvia Di Natale si rivela una grande scrittrice con uno stile garbato e piacevole. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Hella (21-06-2005) Anch'io ho comprato questo romanzo per caso, attirata dal fascino della steppa: è stata una bellissima sorpresa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
georgia (13-01-2004) l'ho acquistato per puro caso - crisi d'astinenza da libro e ho praticamente preso il primo (quasi) che ho visto. ancora non l'ho finito, ma vorrei quasi non finirlo mai. Stupendo, una bellissima sorpresa - poetico e triste, commovente ed estremamente interessante la storia del popolo dei Tunciàn. attendo la seconda opera dell'autrice - lo consiglio vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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