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Coe Jonathan - La banda dei brocchi |
Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi.
| La recensione de L'Indice |

Jonathan Coe, già critico cinematografico e saggista del "Guardian", è ormai un personaggio di culto per le giovani generazioni. Nella recentissima tournée di presentazione del suo ultimo libro tradotto in italiano, La banda dei brocchi, è stato ricevuto da un pubblico femminile giovanissimo come fosse una rockstar. Quarantenne, alto, serio, riservato, Coe è naturalmente ben lungi dall'essere un eroe pop: è il suo pubblico che lo vede così. Perché? Forse perché Coe sa scrivere di cose molto serie con un'ironia, un distacco formale che non possono non renderlo caro a una generazione irrimediabilmente stanca di sorrisi televisivi, di volgarità istituzionali, di ambiguità politiche; e forse perché sa affrontare la recente storia britannica come la conosce chi l'ha vissuta nella quotidianità del suo farsi, e dunque da semplice cittadino, senza la pretesa di capirla e giudicarla, ma pagandone ogni scotto in prima persona. Non saranno delle adolescenti ad aver vissuto la stagione prethatcheriana degli anni settanta, ma i loro genitori sì. Ed è forse per questo che la sua narrativa trova consenso fra numerosi rappresentanti delle più diverse generazioni. Come che sia, Coe si è da anni messo al lavoro per stilare una sua piccola grande recherche nel tentativo di recuperare e descrivere la fin de siècle britannica. In La banda dei brocchi, appunto, gli anni settanta, in La famiglia Winshaw (1994; Feltrinelli, 1995) gli anni ottanta, e presto - ha avvertito Coe - rivedremo i protagonisti della "banda" ormai adulti negli anni novanta. Per l'esattezza, come dice lui stesso, La banda dei brocchi è solo metà del libro che avrebbe voluto scrivere. Per ragioni editoriali si è limitato al decennio che si diceva, ma ha chiesto al suo editore (e ottenuto) che nell'ultima pagina venisse annunciato il seguito delle avventure dei suoi personaggi. Non è una pratica molto comune (ricordiamo una dozzina d'anni fa quel Texasville che riprendeva la storia dei protagonisti di L'ultimo spettacolo trent'anni dopo nella splendida scrittura di Larry McMurtry) in una civiltà che ha perso il senso del fluire e della continuità della storia. Ma Coe non è certo un rétro: la costruzione del suo ultimo romanzo rende il dovuto omaggio al crollo non solo delle regolari strutture temporali ma anche dei tutto sommato ben educati rallentamenti e accelerazioni degli scrittori modernisti, attingendo peraltro al ricchissimo magazzino fornito proprio dal cinema: zeppo di jump cuts, di improvvisi salti cronologici, di formidabili montaggi alternati (addirittura nella costruzione dei dialoghi), il romanzo è idealmente pensato come una sceneggiatura. Non nella forma, evidentemente, ma nella perfetta struttura a richiami, dove quel che accade - poniamo - a taluno nelle prime cinquanta pagine trova riscontro in ciò che accade ad altri in situazioni analoghe nelle ultime cinquanta. La capacità di Coe nel combinare tecniche aggiornatissime con espedienti della narrativa più classica è sorprendente. Le innumerevoli volte che abbandona un qualche suo personaggio nel momento di maggior tensione e aspettativa assomigliano non poco alla tradizione cinematografica del cliffhanger, del film che tronca la sua narrazione mentre l'eroina è aggrappata a strapiombo a una roccia sotto la quale attendono famelici venti coccodrilli mentre verso di lei si sta affrettando urlante un'intera tribù di cannibali. Ma d'altro canto, si tratta di una tecnica che il cinema ha imparato dal feuilleton ottocentesco, quando nel porto di New York la gente si assiepava per comprare la copia del giornale appena giunto da Londra, nel quale finalmente si sarebbe potuto leggere come la piccola Dorritt si era cavata d'impaccio ancora una volta (e del resto l'ombra di Dickens si incunea volentieri nel testo: il linguaggio del professore che corteggia la madre di un allievo non è lontano dagli accenti di Mr. Micawber). La piccola Dorritt, peraltro, non doveva vedersela con i coccodrilli. E nemmeno i protagonisti di Coe, i cui reiterati pericoli sono di norma inflessibili professori inglesi, adulterii parentali, titubanti corteggiamenti e altra piccola umanità. Ma vi sono anche azzardi di maggiore momento, come la bomba dell'Ira che tronca un amore bellissimo e grava come un'ombra indelebile su una delle famiglie dei giovani protagonisti. La crudeltà della storia nei confronti della tenerezza del quotidiano, anzi, è uno dei temi più evidenti del romanzo, che non si perita di ritornare indietro al tempo dell'invasione nazista della Scandinavia per ribadire la tesi. E quand'anche non sia la storia a infierire sugli amanti, il caso o il destino o forse Dio ne assumono il ruolo, talché Benjamin, l'esponente più timido, introverso e poetico della banda titolare, modellato sull'autore stesso, verrà falciato (il romanzo lo lascia intendere senza informazioni circostanziali) da una malattia o da un incidente proprio quando, in piena tradizione Bildungsroman, è ormai in grado di voltarsi indietro e sorridere al ricordo delle vicissitudini passate grazie al coronamento di un sogno d'amore coltivato per anni e apparentemente senza speranza. Ma attenzione, il livello intimistico del racconto è soltanto il filo che lega le vicende individuali dei quattro studentelli di Birmingham, la vita che scorre loro attorno e che troppe volte essi non sanno intendere. La vera interpretazione mancata, tuttavia, è quella del senso storico-sociale di quegli anni, che nella penna di Coe si presentano come puntuali prolegomeni all'arrivo del governo Thatcher. In uno scenario che ricorda in parte certi lungometraggi del Free Cinema fra i cinquanta e i sessanta (Anderson, Reisz, Richardson) - ma con un quadro della classe operaia e piccolo borghese britannica che ce la restituisce ben più consolidata e, ahimé, ben più conservatrice - osserviamo questi anni non più grigi ma " brown ", come dice l'autore stesso. Viene in mente la centrata definizione di un altro intellettuale, Lewis Mumford, per il quale il titolo del suo studio delle arti in America, " brown decades ", alludeva a una condizione dello spirito nella quale "il mondo interiore colorava il mondo esterno. L'atmosfera era a volte men che tragica; ma in fin dei conti, non era felice". Coe infatti stempera ogni occasione di tragedia nel cromatismo marrone della "non felicità". Dopotutto non è una trovata, ma una sorta di costante di tanta narrativa britannica degli ultimi vent'anni (è una suggestione cromatica, ad esempio, non estranea a McEwan) e comunque esprime bene il periodo che preparò l'entrata in scena della Thatcher. Ma il libro ha a suo modo anche un messaggio di speranza. Chiuso com'è nella cornice che vede i figli di due dei personaggi incontrarsi e parlare a Berlino all'inizio degli anni Duemila (il romanzo, anzi, è in pratica il flashback dovuto al racconto di uno di loro), da quel punto di vista privilegiato - che rispetto al romanzo è quello del futuro - l'era Thatcher sembra lontana un secolo, e il lettore, dopo un bagno di 350 pagine nell'Inghilterra delle lotte sindacali alla Leyland e sapendo che di lì a poco quell'epoca sarebbe finita sotto il tallone della "signora di ferro", si ritrova come Dorothy dopo l'uragano in una terra tranquilla e felice, o comunque moderna. È il modo che Coe ha divisato per esorcizzare lo spettro incombente di quegli anni e per dirci che tutte le Thatcher del mondo alla fine passano. Facciamone tesoro. |
Recensioni 1 - 20 di 58 recensioni presenti. Media Voto: 4.13 / 5by Ax (24-08-2009) Primo romanzo che leggo di Coe, è riuscito a catturarmi senza adottare particolari tecniche di seduzione, lasciando fluire con naturalezza i protagonisti e le loro esperienze, dove la semplicità — grazie al cielo — ha regnato sovrana.
Ragazzi come tanti (come chiunque di noi), con le loro speranze e incertezze, che tentano di dare un senso al futuro sapendo di arrancare ancora nel presente.
La leggerezza usata dall’autore, anche negli squarci politici, riesce a rendere partecipi in modo vivo e si appropria di un appassionato distacco in grado di acquisire sostanza in ogni situazione.
Il protagonista (Ben) della fine, quando si concede un soliloquio da primato per esprimere la gioia che prova, mi ha ricordato, nei modi, l’Holden di Salinger. Voto: 4 / 5 |
enomis78 (19-05-2009) Non mi è piaciuto moltissimo. Forse visto da come ne hanno parlato diverse persone del forum mi aspettavo molto. L'ho trovato molto lento, descrizioni lunghe e noiose; all'inizio segue le vicende di alcuni personaggi, alla fine tralascia tutti per centrarsi solo su una figura, lasciando in sospeso tutte gli altri personaggi del libro che sono molti ed alcune figure molto interessanti. Invece si limita negli ultimi capitoli a dare brevi spiegazioni su come sono finite alcune situazioni, altre lasciandole sospese che vengono riprese a quanto ho capito in altri due romanzi.La descrizione della società inglese degli anni '70 è fatto molto bene e accurata, però in alcune circostanze della narrazione sembrano buttate li a caso senza seguire, a mio avviso, un filo logico della narrazione. Voto: 2 / 5 |
Barbara (02-04-2009) Bello, bello, bello, bello! Secondo me Coe è uno dei pochi bravi scrittori rimasti: originale, divertente, sorprendente, emozionante, commovente... tutto questo senza bisogno di scrivere mattoni da oltre 500 pagine. Questo libro merita di essere letto! Voto: 5 / 5 |
Giuseppe giu.fazio86@libero.it (10-09-2008) Questo libro mi ha fatto venire i brividi,mi ha fatto emozionare come non mai,sarà per sempre nel mio cuore.sei un grande jonathan Voto: 5 / 5 |
Martina (01-09-2008) La banda dei brocchi è una storia piena di speranze come di piccole meschinità quotidiane.
Coe incarica i giovani protagonisti di trasmettere al lettore l'atmosfera dell'Inghilterra anni '70: i ragazzi e i loro genitori incarnano differenti classi sociali e ne esprimono le convinzioni politiche e non.
La storia non ha un momento clou vero e proprio ma ha il fascino delle prime volte: Coe mette da parte l'ironia con cui ci ha fatto sognare ne La famiglia Winshaw e mette in piazza le fragilità della gioventù, con le sue ambizioni e i suoi fallimenti.
è tutto così genuino, così umano, così palpabile, che il lettore si ritrova immerso nelle ultime pagine a sognare un amore felice, come quello nato tra benjamin e cicely.
Forse il momento clou è nell'ultima pagina, quando l'autore ci svela che la storia non è ancora finita e c'è ancora una speranza di incontrare nuovamente la banda dei brocchi.
Spero che anche il seguito, Circolo Chiuso, non ci deluderà! Voto: 5 / 5 |
Wentworth (26-06-2008) Bello, il migliore dei tre che ho letto di Coe. Che nostalgia! Niente cellulari, internet, tv, ma tanta creatività. Nonostante questo il senso di fallimento nei libri di Coe è sempre dietro l'angolo, giustamente. Non vedo l'ora di leggere il seguito. Voto: 5 / 5 |
Marvy (15-05-2008) Come al solito Coe è un maestro nell'intrecciare le trame dei diversi personaggi. In alcuni tratti l'ho trovato coinvolgente e pieno di sorprese, in altri un po' troppo introspettivo, come ad esempio nel finale. Comunque nulla a che vedere con la meravigliosa "la casa del sonno"! Voto: 2 / 5 |
Elisa (13-04-2008) Ottimo: unisce le vicende dei 4 ragazzi e delle loro famiglie al contesto complesso degli anni 70 inglesi. Avvincente, emozionante e istruttivo. Non vedo l'ora di leggere il prossimo libro di Coe! Voto: 5 / 5 |
Selly (03-04-2008) Era partito bene ma poi mi ha delusa... troppi personaggi, troppi racconti di storie intrecciate ma soprattutto in alcuni pezzi davvero noioso. Peccato! Voto: 2 / 5 |
MONICA monica72_9@hotmail.it (21-02-2008) Leggendo questo libro mi sembrava di essere li nell'Inghilterra degli anni 70...mi sembrava di respirare l'aria gli amori i desideri...mi sembrava di fare parte di quel gruppo di amici...bellissimo Voto: 5 / 5 |
Luce (07-01-2008) Bello. Davvero, molto, molto, bello. Mi sono innamorata di tutti tutti i personaggi. Delle storie dei ragazzi e dei loro genitori. Della storia d'amore di sottofondo. Dei pantaloni a zampa di elefante. Dell'Inghilterra anni '70. Della scuola, dei professori, degli scherzi, della competizione. E, poi, anche del fratellino cattivo, della musica, delle avventure.
Così l'ho letto, ma che dico letto, mi ci sono attaccata, notti insonni, finchè, ahimè, è finito. Ma lo rileggerò, sì...perchè è bello, davvero molto molto bello.
;-)
Voto: 5 / 5 |
arsi (23-12-2007) Questo libro mi è piaciuto soprattutto perchè ho trovato la caratterizzazione dei personaggi davvero efficace: anche se il romanzo, come tanti hanno scritto, straripa di persone, mi sembra che Coe sia riuscito a tracciare per ciascuno di loro, protagonisti o comparse che siano, un profilo nitido e preciso, a volte con pochissime parole. Mi piace l'alternarsi di vari stili, l'ironia e la comicità che ogni tanto vengono fuori quando meno te lo aspetti...Insomma, non è un capovavoro ma ti rimane nel cuore!!!Bello e tenero...spero che Circolo chiuso, che sono corsa ad acquistare immediatamente dopo aver letto le ultime righe, sia all'altezza... Voto: 3 / 5 |
Philip (24-11-2007) E'il primo libro di Coe che ho letto,e l'ho trovato assolutamente geniale e realistico;descrive l'Inghilterra dei favolosi Seventies meglio di qualsiasi saggio sociologico o documentario della BBC.Trovo che l'abilità dell'autore nel creare intrecci sia decisamente fantastica,superiore a quella di molti altri autori più celebrati.Avvertenza:va letto assieme a "Circolo chiuso",per godersi appieno la storia.Ricco di personaggi indimenticabili. Voto: 5 / 5 |
Letizia (05-11-2007) devo essere sincera a me è piaciuto soltanto la prima parte verso la metà inizia ad essere troppo descrittivo... porta dei concetti troppo alla lunga;...ora sto cercando di farmi dire da qlcuno come finisce xkè da una parte sn curiosa ma dall'altra nn mi attira finirlo... Voto: 2 / 5 |
Fabrizio f.hh@libero.it (31-10-2007) Dannatamente romantico.. Pieno di speranze, soddisfatte e non.. Voto: 5 / 5 |
Francesca (05-10-2007) Sto leggendo le ultime 30 pagine e devo dire che complessivamente questo libro mi ha lasciato delle buone sensazioni. La prima parte, forse perchè più scanzonata e ironica, si legge in maniera molto veloce e piacevole ... qualche piccolo sforzo per ricordare tutti i personaggi che ci vengono presentati e collocarli al loro posto ma poi la storia decolla e ci troviamo a leggere avidamente le storie in vario modo intrecciate di questi studenti delle superiori e delle loro famiglie in un un' Inghilterra anni 70 alle prese con cambiamenti sociali, culturali e politici. Su questo sfondo si sviluppano amori amicizie conflitti interpersonali descritti con uno stile trascinante. La seconda parte del libro prende sicuramente meno, lo stile diventa più serioso le storie meno incalzanti. Aleggia un sentimento di nostalgia tra i personaggi, gli anni passano, si cresce,ci si prepara per il college si chiude un'era assieme agli anni 70 che se ne vanno ... Il tono del libro insomma scende un po e perde mordente ...ciò non toglie che complessivamente sia un testo ben scritto che ti lascia delle riflessioni molto belle sull' amicizia sull' amore sulle passioni su come eventi felici o tristi ci possono cambiare e plasmare. Insomma è una lettura che alla fine mi sento di consigliare. Da quello che ho capito di questa storia, che un po' resta sospesa nell' aria, c'è un seguito che senz'altro leggerò. Voto: 4 / 5 |
Paola1977 (13-09-2007) Dopo aver letto (nell'ordine) "la famiglia Winshaw" e "la casa del sonno",questo libro rappresenta un mezzo passo falso.
Coe scrive sempre molto bene,ma questa storia,rispetto a quelle che ho menzionato, pecca di originalità.
La prima parte và via abbastanza velocemente al contrario della seconda che ho faticato a leggere:gli episodi mi sono apparsi slegati,poco emozionanti,poco coinvolgenti.
Comunque,rinnovo la mia fiducia all'autore ed ho già acquistato "Circolo chiuso".
Voto: 3 / 5 |
Chiara Sav (01-09-2007) Non bellissimo, a tratti piacevole, ma lento e noioso, a volte. Non è sicuramente il più bello di Coe, anche se è il primo che leggo, in attesa del "La pioggia prima che cada" e "la casa del sonno" ,.... saprò dire!! Voto: 3 / 5 |
Chiara 1975 (29-08-2007) Peccato, occasione mancata. Ha preteso troppo e in questo romanzo, spesso ricco di spunti interessanti, l'autore paga il dazio per un'orgia di personaggi che non riescono a fare comprendere pienamente le varie storie che restano sul fondo, confuse e abbozzate. Interessante il quadro della Gran Bretagna degli anni '70 degli intensi degli scontri sociali. Voto: 3 / 5 |
max (11-07-2007) Come si fa a dire che è un libro lentissimo? Chi l'ha scritto non capisce niente di letteratura...questo libro è incredibile, ironico, toccante, coinvolgente, intenso. Coe è un grande, tutti dovrebbero conoscerlo Voto: 5 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 58
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