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Kertész Imre - Essere senza destino

Essere senza destino
Zoom della copertina
TitoloEssere senza destino
AutoreKertész Imre
Prezzo € 7,50
Prezzi in altre valute
Dati2004, 223 p., brossura
TraduttoreGriffini B.
EditoreFeltrinelli  (collana Universale economica)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi

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Descrizione
Gyurka non ha ancora compiuto quindici anni, quando una sera deve salutare il padre costretto a partire per l'Arbeitsdienst. Alla domanda perché agli ebrei venga riservato un simile trattamento, il ragazzo rifiuta di condividere la risposta religiosa, "questo è il volere di Dio". Perché dovrebbe esserci un senso in tutto questo? Poco dopo Gyurka viene arruolato al lavoro forzato presso la Shell, e da lì, un giorno, senza spiegazione, viene costretto a partire per la Germania. La voglia di crescere, di vedere e imparare, l'impulso vitale di questo ragazzo sono così marcati e prorompenti, che la sua "ratio" trova sempre una buona ragione perché le cose avvengano proprio in quel modo e non in un altro.

I vostri commenti
11 recensioni presenti.  Media Voto: 4.63 / 5

edvige pignataro (27-01-2009)
in questo giorno dedicato alla memoria, mi torna alla mente fra i tanti pur bellissimi ma da cui emerge spesso "lo spegnersi della persona" anche se riesce a sopravvivere ad una macchina infernale, questo romanzo,letto di recente ,che rappresenta la vita che continua nonostante tutto,nonostante la bruttura di un mondo di morte:il dramma dell'olocausto vissuto da un adolescente del suo tempo con la tenerezza,l'ingenuità a tratti anche incosciente,la freschezza,l'ilarità di momenti sporadici,tutti segni di un aggrapparsi alla vita,ad un futuro,quasi un diritto che un quattordicenne non può,non vuole lasciarsi sfuggire.E' la ferma volontà di" dire la propria",di tenere in mano i fili della propria vita,del proprio "esserci",pure fra chi cerca di eliminarti ,di cancellarti dalla storia,aggrappandosi a quel minimo necessario gli sia permesso di afferrare in tempo di morte: Una carta che ognuno di noi ha la possibilità di giocarsi in ogni spazio o tempo gli sia dato,foss'anche in un tempo buio, per crescere di nuova consapevolezza anzichè darla vinta alla morte.
Voto: 5 / 5

Andrea mim0119@comune.re.it (22-05-2008)
Riprendo la critica ai giovani d'oggi solo per correggere un po' il tiro.A mio parere, non di superficialità si tratta ma di mancanza di empatia di littlefrancy. Se, littlefrancy, cerchi di sentire come tue le emozioni e le sensazioni che prova un ragazzino di 14 anni che per la prima volta "esce" di casa e viene proiettato in un mondo che alla novità aggiunge l'orrore, vedendo le cose con l'ingenuità e o stupore della sua età, ti assicuro che non puoi definirlo noioso. Cosi' almeno e' successo a me. Provaci.
Voto: 5 / 5

roberta robertabommassar@hotmail.com (03-04-2008)
cara littlefrancy, ti prego ripensaci!! abbiamo tutti capito che sei giovane, ma non farci temere che certi luoghi comuni sulla superficialità giovani d'oggi sia vera. tienilo da parte, cresci e poi rileggilo!! voglio credere che potrai apprezzare quello che è sicuramente un capolavoro! mio dio l'olocausto e le difese dall'olocauto (come la dissociazione) così ben descritte in questo magnifico libro non possono essere NOIA!
Voto: 5 / 5

littlefrancy (06-01-2008)
questo libro è una noia mortale!! nn lo sò nn mi piace ma pultroppo l'ho dovuto leggere xkè la mia prof. me l'ha imposto come compito uff questo libro nn merita la sufficienza perchè troppo Noioso!
Voto: 2 / 5

Gian (27-12-2007)
Questo è sicuramente uno dei libri più belli e commoventi che abbia mai letto in vita mia. A molti l' inizio può sembrare un po' banale e ordinario, anche se in effetti non lo è. Tuttavia è solo con l' inizio del racconto della prigionia da parte dell' autore che ci rendiamo conto di quanto sia pregievole questo libro. La vita nei lager viene descritta con quell' originalità e quel pizzico di ironia che non ci si aspetterebbe mai da una storia dal genere, e che rivelano l' ottimismo di un ragazzo che anche in una condizione estrema come la sua riesce ancora a trovare speranza nella vita. In particolare sono stupende la pagine finali, davvero commoventi. E' un libro che raccomando a tutti, e sicuramente uno tra i migliori documenti sull' esperienza nei campi di concentramento insieme a "Se questo è un uomo" di Primo Levi.
Voto: 5 / 5

Antonio Gatti antonio.gatti@gs.com (13-06-2007)
Prescindendo dall'argomento trattato da Kertesz che e' oltretutto parte della sua esperienza personale, devo ammettere che all'inizio il libro mi ha lasciato quasi freddo... e' chiaro che tutti noi siamo cresciuti con l'imprinting Leviano di Se Questo E' Un Uomo, di Pappalettera e Solgenitsin, e quindi abbiamo sviluppato una figurazione del "mondo lager" o "mondo gulag" tutta particolare... e' che proprio Kertesz ci porta in un mondo diverso... ma e' solo l'impressione iniziale, una volta scrollatici di dosso gli schemi classici del racconto di prigionia, Kertesz esce limpido e straordinario, con un finale meraviglioso, e una chiave di lettura unica e originale
Voto: 4 / 5

ladybrett (23-10-2006)
il voto più alto in assoluto: all'esperienza di un uomo. alla semplicità che mette nella narrazione pur senza sacrificare alcun aspetto della tragedia umana, all'incisività leggera, alla capacità di elaborare e ri-elaborare con un occhio inaspettatamente romantico faccende isostenibili, e sentimenti che solo chi ha vissuto può comprendere, restituendoceli con occhio originale e sorprendente. meraviglioso scritto.
Voto: 5 / 5

Laura B (07-02-2006)
Completamente diverso dal libro di Levi "Se questo e' un uomo". E' magistrale soprattutto il modo in cui l'autore ci introduce alle barbarie dei campi di concentramento, attraverso lo sguardo incredulo, sorpreso e comunque "ottimista" di un'adolescente che tutto si aspetta dagli uomini tranne la realta' del lager. Un libro ironico e triste allo stesso tempo!
Voto: 5 / 5

ella (29-12-2005)
E' il più bel romanzo che abbia letto su questo argomento. Ci insegna a trovare il bello in ogni situazione, anche la più disumana, e ad amare la vita.
Voto: 5 / 5

Paolo p.mitico@flashnet.it (11-07-2005)
l'ottimismo di un adolescente, che cerca amicizia, conforto e giustificazione al male fine a se stesso, è l'elemento straordinario del libro. Il finale, l'unico possibile.
Voto: 5 / 5

chiara171 chiara171@libero.it (22-02-2004)
Alla domanda su come si possa descrivere l'orrore dei lager, Kertész risponde di pensare di trovarsi in quelle condizioni dodici mesi l'anno, sette giorni la settimana, ventiquattro ore al giorno, sessanta minuti all'ora, sessanta secondi al minuto e così all'infinito, senza altro destino. Alla domanda su come si sopravviva, risponde andando avanti secondo per secondo, minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno, finchè l'ostinazione di essere un uomo ti sorregge.... 22/02/2004
Voto: 5 / 5

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