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Pennac Daniel - Ecco la storia | Il romanzo parte, non casualmente, al condizionale: "Sarebbe la storia di un dittatore agorafobico" che, volendo andare a vivere tranquillamente in Europa e sfuggire all'orribile destino predettogli da una maga, sceglie un sosia, che a sua volta sceglie un sosia, che a sua volta sceglie un sosia... Inizialmente uguale come una goccia d'acqua al dittatore, a sua volta simile a Rodolfo Valentino, il sosia subisce inavvertibili ma costanti cambiamenti, pur mantenendo una leggera somiglianza con il modello originario. Il popolo del piccolo stato di Teresina, però, attribuisce il cambiamento all'usura della politica.
15 recensioni presenti. Media Voto: 2.53 / 5Chris (21-05-2009) Veramente uno dei libri più squallidi che mi sia capitato di leggere in questi ultimi anni. Dove vuole andare a parare Pennac? L'incipit non sarebbe poi così male, ma la scrittura è confusa, le pagine scorrono monotone e tediose, mancano gli acuti e il tutto risulta alquanto scontato. Mettiamoci poi anche questa vena "politichese" pretenziosa, che traspare ogni tanto e la frittata è fatta. Siamo lontanissimi dalla forza di un Orwell, dal cinismo e dalla "cattiveria" di un Palahniuk; nonchè dalla forza e visionarietà di un Houellebecq; scrittori che comunicano in modo veramente efficace. I capitoli di Pennac sembrano scarti di capitoli di libri già precedentemente scartati dall'autore stesso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ciccillo (08-09-2008) Bello perchè diverso e strano.
Un punto di vista così personale Pennac non l'aveva mai avuto precedentemente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudio S. (31-05-2007) Sciatto, scritto male, banale. In una parola: che delusione, Pennac!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
creamy (13-03-2007) ............
mi è caduto il mito Pennac....di gran lunga meglio la saga dei malaussen....
Ridondante... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
filippo (09-11-2006) E’ vero che l’umorismo, inteso come atto e meccanismo del riso, si insinua in generi letterari diversi; tanto per dire, lo troviamo in Canetti, Woody Allen, Benni, Camilleri, Stout, Aristofane e Shakespeare.
Ma, postulata tale comunanza tra generi letterari diversi, la domanda è: vi è una discriminante che possa servire a stabilire quando il riso è un atto al cui esaurirsi null’altro resta e quando invece tale forma liberatoria costituisce il prodotto “alto” di un atto narrativo?
Io penso di si, e la narrativa di Pennac tale discriminante la rappresenta in pieno
Ritengo che da grande “affabulatore” abbia appunto la capacità di farci sorridere e nel contempo riflettere su temi importanti che esulano dalla narrazione contingente, come accade ad esempio in “Ecco la storia”.
Libro purtroppo non riuscito – diciamolo chiaro – probabilmente perché il salto da affabulatore a romanziere non è nelle corde della poetica di Pennac.
Pur pregevole in tante pagine della prima parte, nella seconda si avverte uno stiracchiamento dovuto a mancanza di idee buone per continuare un racconto che vuol essere un romanzo a tutti i costi.
Ma racconto, a mio modesto avviso, sarebbe dovuto rimanere, in cui con la consueta leggerezza, viene rappresentata la metafora della dittatura che perpetua se stessa servendosi di volta in volta di una persona fisica diversa.
Proprio a significare che spesso siamo inclini ad individuare “il male” nel dittatore di turno, dimenticando che egli altro non è che l’espressione di una ideologia che, diversamente dalla persona fisica, è potenzialmente immortale. E’ nell’Idea che s’annida il male, è l’Idea che nutre un certo potere e i suoi sacerdoti sono come le pallottole sparate da una pistola.
Il pensiero corre alle svastiche, ancor oggi, malgrado tutto, da troppi idolatrate in diversi paesi.
Il Pennac di Ecco la Storia, può piacere o meno, tuttavia credo gli vada come sempre riconosciuto il merito d’essere uno scrittore che si serve del sorriso per solleticare il dubbio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Elena (11-04-2006) L'ho letto dopo abbaiare stanca, che è favoloso,a differenza di questo, banale e noioso. La storia non mi ha entusiasmato. Lo sconsiglio e dico: W HARRY POTTER!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
angelo cutolo (01-03-2006) L’immagine della realtà percepita dai sensi è illusoria, fuorviante ed emendabile. Prima o poi, nella vita di una persona, una lezione del genere rimette in discussione le certezze più rassicuranti: vuoi perché scopre di essere stata adottata alla tenera età di sei mesi, vuoi perché si stupisce di quanto sia semplice ingannare un amante o un creditore. Le parvenze, anche se sottoposte ad un vaglio approfondito, riflettono una rappresentazione completamente al di fuori del nostro controllo. La “storia” di Pennac non è mai completamente vera o falsa. I suoi strati sovrapposti, rivestiti da un involucro plausibile ma illusorio, sotto cui si nascondono brandelli di menzogne sempre più articolate, proteggono la pura essenza fattuale, libera dal fascino dell’apparenza benevola, della tristissima urgenza umana di soverchiare il prossimo. Anche quando la verità è nascosta agli occhi degli osservatori più attenti, esiste sempre un artefice della trama di menzogne in grado di ricostruire la vera sequenza dei fatti. In questi giorni di burattinai inefficienti, intenti a costruire castelli inquisitori cosi balzani e precari, dovremmo essere sufficientemente scettici da non cadere nella trappola della dietrologia? La verità salirà a galla, quando persino nella vita privata non possiamo scommettere su nessuna certezza? Meglio soprassedere. La Storia è troppo spesso solo il frutto dell’esercizio mentale di sapienti alla ricerca di una versione dei fatti congeniale ai loro interessi contingenti. Vivere nell’adorazione della verità è un lusso. Va lasciato agli ardori degli adolescenti, perché l’ossessione che ne conseguirebbe ci porterebbe alla follia. Pirandello apprezzerebbe molto questa piccola enciclopedia sull’aleatoria velleità di poter stabilire, anche con la moviola in campo, se l’arbitro è un venduto o soltanto uno sprovveduto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
isabella isabella.1@libero.it (06-02-2006) è il primo libro di pennac che leggo ... avevo sentito grandi cose su questo scrittore che ha indubbiamente un talento narrativo ma questo libro a me non è piaciuto ... ecco la storia ... ma è proprio quella che è resa male ...
non mi ha lasciato nulla Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Valentina (12-01-2006) Io l'ho trovato bellissimo. Pennac è riuscito a reinventarsi e reinventare senza perdere il suo stile. Molto diverso dai precedenti libri, anche se ha qualcosa dei suoi libri per ragazzi come L'occho del lupo, ma non per questo meno bello. Ogni nuovo capitolo mi è sembrato di entrare in un nuovo libro: Pennac è un genio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sara sar_cap@yahoo.it (10-01-2006) Terrificante...nella lotta tra il lettore e il libro ha vinto il libro...non sono riuscita ad arrivareneanche a metà...è stata una vera ed immensa delusione!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Podo (13-12-2005) Il romanzo non è poi malaccio, ma il guaio è che da Daniel ci si aspetta sempre qualcosina di più.
La storia non è male, ma alcune parti del libro risultano decisamente poco chiare e ingarbugliate...Comunque grazie a questo romanzo ho scoperto il bellissimo film di Charlie Chaplin "Il grande dittatore"...forza Daniel! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesca (07-09-2005) Ho sempre amato Pennac, fin da bambina (Abbaiare stanca è un capolavoro!), è solo per questo che non me la sento di dargli meno di 3/5, ma Ecco la storia è ecisamente il libro meno appassionante. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
alessio ulisse_79@hotmail.com (29-08-2005) Ho comprato questo libro perchè confidavo in pennac dopo aver letto in un solo fiato tutta la saga della famiglia malaussene ma purtroppo questo rimane uno dei libri piu brutti che ho mai letto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Pereira (16-07-2005) Premetto che è il primo libro che leggo di questo autore e quindi il mio giudizio è assolutamente da "Novellino". Detto questo credo che Pennac abbia uno stile e una dialettica assolutamente da EXTRATERRESTRE, facendo un paragone calcistico è fantasioso, creativo delizioso e armonioso come Zidane con la palla. Il libro è SCORREVOLISSIMO anche se è vero che a tratti l'autore si perde un po'...per questo gli do 4 e non 5. Per concludere: 8€ spesi BENISSIMO!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ale stepepo@yahoo.com (28-02-2005) Il peggior libro di Pennac.
L'autore va a recuperare storie che non hanno al giorno d'oggi alcun interesse, come gli amori di Rodolfo Valentino, attore di cui vi sfido a trovare un solo film in circolazione, e le mescola disordinatamente con alcuni spunti anche interessanti, accennati ma mai sviluppati. Il lessico è così ricercato da risultare macchinoso.
La dimostrazione che, se sei famoso, puoi pubblicare opere approssimative e raffazzonate: ciò che conta è il tuo marchio sulla copertina Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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