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Kapuscinski Ryszard - La prima guerra del football e altre guerre di poveri | 1958: un giornalista venticinquenne irrequieto parte per l'Africa dove, tra andate e ritorni, rimarrà per circa dieci anni. A quel tempo il mondo s'interessava veramente a quello strano continente, muto per secoli, che cominciava a parlare e a far parlare di sé. "L'Africa era un enigma, un mistero, nessuno sapeva che cosa sarebbe successo quando trecento milioni di individui avrebbero drizzato la schiena e chiesto il diritto di parola. In Africa cominciavano a nascere degli stati, gli stati compravano armi e molti giornali stranieri si chiedevano se tutto il continente non stesse per muovere alla conquista dell'Europa." E così, nel caldo soffocante del continente, Kapuscinski arriva in Ghana, poi in Congo dove assiste allo smarrimento della popolazione quando Lumumba viene assassinato; poi in Tanganika, Sudafrica, Algeria, ogni volta nei momenti più caldi, all'esplodere di rivolte e rivoluzioni, tentando sempre di capire cosa sta succedendo e perché. Nel 1967 Kapuscinski rientra in Polonia ma non riesce a diventare un giornalista stanziale. Nell'autunno, parte per un viaggio di cinque anni in America Latina. Altro continente povero, dove si svolgono guerre povere, come quella scoppiata nel 1969 tra l'Honduras e il Salvador. "I piccoli stati del Terzo, Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero," conclude Kapuscinski.
Media Voto: 4.66 / 5philo (27-11-2007) Che vita che hai avuto caro Ryszard! Ottimo come sempre.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca Colantonio colantonio7@interfree.it (08-07-2005) L'autore è stato per anni inviato di agenzie stampa, tendeva a scrivere pezzi lunghi, così ha abbandonato la professione per mettersi a scrivere di tutto ciò che gli è accaduto nel mondo, durante anni e anni di peregrinare dal cuore dell'africa al centro dell'America Latina, non gli si può dare torto, la sua è una scrittura che lascia il segno per semplicità e immediatezza, non si dimentica tanto facilmente. Da leggere assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudio claudio.dedo@gmail.com (06-06-2005) Un ottimo libro. Molto più che una serie di pezzi giornalistici di un giovane reporter (si parla di materiale degli anni 60/70). La scrittura è sempre molto scorrevole e coinvolgente; la materia storica è trattata con grande serietà e non mancano gli approfondimenti. Alcune descrizioni (tipo quella degli afrikaner) sono magistrali nella loro semplicità e chiarezza.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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