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Bloch Ernst - Ateismo nel Cristianesimo. Per la religione dell'Esodo e del Regno.... |
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Titolo | Ateismo nel Cristianesimo. Per la religione dell'Esodo e del Regno. «Chi vede me vede il Padre» |
| Autore | Bloch Ernst | Prezzo Sconto 15%
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€ 10,62
(Prezzo di copertina € 12,50 Risparmio € 1,88)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, 368 p., brossura | | Traduttore | Coppellotti F. |
| Editore | Feltrinelli
(collana Universale economica) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Una tesi radicale: "Il miglior cristiano è l'ateo". Una riflessione sull'importanza della religione che contiene in sé i desideri più profondi degli uomini. "Ateismo nel cristianesimo", una delle opere maggiori di Bloch, originariamente apparsa nel 1968, riunisce tutti i motivi (eretici, mistici, hassidici, apocalittici) sparsi nella sua produzione filosofica e li proietta sul fronte di una rivoluzione che realizzi l'"utopia concreta" e attraverso cui l'uomo ritrovi la "patria che a tutti brilla nell'infanzia e in cui nessuno ancora fu".
Mauro Lanari (12-01-2010) Constatando che la sua filosofia atea interessava soprattutto i teologi, Bloch citò Socrate: "Costui mi ha lodato. Che cosa mai avrò detto di sbagliato?" In effetti i suoi errori sono tanti e tali da suscitare imbarazzo. Sul riciclaggio della speranza si veda "Experimentum Mundi". Sul recupero dell'esodo biblico come liberazione si veda Walzer ("Esodo e rivoluzione"). Sull'uso di Giovanni 14, 9 e Apocalisse 21, 23 per sostenere la bontà dell'identificazione ("omousia") tra figli e padri e del collasso fra identità maschile e femminile, sembra di leggere un doppione del puer-senex hillmaniano. Circa quest'ultimo abbaglio: ogni testo introduttivo di biblistica ammette che il libro della Genesi sia la sintesi, pessima, di due o più fonti redazionali, la Sacerdotale e/o Elohista e la Jahvista. Il racconto secondo la prima fonte andrebbe da 1, 1 a 2, 4a, mentre il racconto secondo l'altra fonte proseguirebbe da 2, 4b a 2, 25. Finora il versetto 2, 24: "L'uomo [...] si unirà a sua moglie e saranno una stessa carne" è stato sempre interpretato in base a "Siate fecondi e moltiplicatevi", che però ricorre in 1, 22.28. Dunque il matrimonialismo e il familiarismo sono un'esegesi della redazione Jahvista nella prospettiva Sacerdotale e/o Elohista. Cercando invece un minimo di maggiore coerenza col tentare di comprendere il secondo racconto per conto proprio, spunta fuori qualcosa d'imprevisto: non si sa cosa significhi e possa indicare quella "stessa carne" come unione dell'uomo e di sua moglie. Basta un'infarinatura d'emergentismo, sopravvenienza e superadditività per riconoscere che il tutto è diverso dalla somma delle singole parti. Se da Adam nascono Adamo ed Eva, eppure si è sempre inferito che allora Adam, prima della scissione, dovesse essere ermafrodita, Rebis, androgino, ginandrico, bisessuale. Ma quest'idea delle due metà la cui mèta è il ricongiungimento ("syn-bolon") matrimoniale/sizigiale è un'influenza della filosofia greca, quella del "Simposio" platonico, e non ha nulla a che spartire col mitologema ebraico. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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