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Oz Amos - Una storia di amore e di tenebra | Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un'autobiografia in forma di romanzo, un'opera letteraria che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l'esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta. La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 anni di storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni di sognatori, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere.
19 recensioni presenti. Media Voto: 4.78 / 5Carlo (26-08-2011) Libro ferito, sì. C'e' uno squarcio che corre nelle pagine di questo libro, una morte che non si allontana mai dal percorso del piccolo Amos.
Eppure non è un libro cupo, al contrario. Alla morte Oz contrappone l'amore, la vitalità, l'ironia. Riesce a toccare molti registri assieme, mette a suo agio il lettore con descrizioni incredibili, personaggi vivissimi, umanità, empatia. Fa ridere e piangere, piangere veramente, nella stessa pagina; a volte nella stessa frase. Mi ha regalato ricordi indimenticabili.
Io non ho letto altri romanzi di lui (rimedierò presto), ma trovo difficile credere che sia riuscito a superare, per impatto sul lettore passione e profondità questo. E' un capolavoro.
Ma oltre ad essere un romanzo scritto magnificamente, uno studio spietato della famiglia e delle piccolezze umane, questo libro è anche una lente sul passato: per esempio sulle comunità ebraiche dell'Europa orientale, con le loro speranze ed i loro timori, la loro variopinta umanità. Tutto spazzato via, tutto annientato. Di loro resterà solo il ricordo, da parte di quei rami familiari (tra cui quello di Oz) che emigrarono in Palestina prima che fosse troppo tardi.
O sulla nascita nel sangue dello Stato di Israele, che Oz vide con occhi di bambino e riesce - benissimo - a far vedere anche a noi. Pure Israele dovrebbe esser grato ad Oz perché è capace, come nessun altro, di far capire anche ai non ebrei cosa abbia significato e significhi per gli ebrei "avere" uno Stato. Ci sono due pagine - la descrizione della diretta ONU, nel novembre 1947, con la quale si approvò la spartizione della Palestina e la nascita dello Stato di Israele - in cui tutto il dolore di duemila anni, i soprusi e le sofferenze e l'Olocausto e i timori esplodono insieme e non si può descrivere quello che succede ma Oz ci riesce e noi entriamo dentro loro e speriamo e vogliamo e piangiamo con loro per quello che è stato e non sarà più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniela (01-05-2011) Dopo avere letto questo libro ho difficoltà a leggerne un altro senza sentire un senso di insoddisfazione.
E' la prima volta che leggo Amos Oz e lo trovo straordinario, ritengo che "Storia di amore e di tenebra" sia un capolavoro di ricercatezza stilistica. Lo consiglio vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefania (22-11-2010) Quando ho finito questo libro sono rimasta a lungo senza parole, incapace di staccarmi dall'ultima pagina
Questo è un libro ferito.
Ferito da un evento insondabile che lo attraversa tutto, dall'inizio alla fine.
L'evento è il suicidio della madre dell'autore: la mamma di Oz si è uccisa quando lui non aveva nemmeno 13 anni, dopo anni di una malinconia atroce che invade e permea lei e tutta la famiglia
Il libro è la storia di nonni zii e genitori di Oz, e la sua, fino a quel giorno
Le puntate oltre quel giorno sono poche, quasi nascoste.
E' un libro a volte lieve, a volte divertente, a volte malinconico, a volte insopportabilmente triste.
Ma soprattutto è un libro su quel suicidio che è sempre lì, in agguato dietro le parole, nascosto nei silenzi e negli sguardi, e sulla rabbia per quel gesto che fa capolino dietro una scrittura lieve, quasi giocosa.
Nella pagina finale però, proprio nelle ultime frasi del libro, quella rabbia esplode in una scrittura concitata e disperata, che è come un grido.
Aggiungo una riflessione a margine.
Quell'ultima pagina, scritta da un uomo di più di 60 anni con figli e nipoti, mostra ancora intatta tutta la disperazione di quel bambino di nemmeno 13 anni di fronte a quella morte.
Se ci fossi stato - dice - avrei abbracciato le sue ginocchia e implorato pietà per il suo unico figlio. O le avrei spaccato un vaso in testa. O avrei approfittato della sua debolezza per legarla e impedirle di prendere quelle pillole. Ma non c'ero.
E allora ho pensato che quando si diventa genitori la nostra vita smette di appartenerci.
Nel momento in cui mettiamo al mondo un altro essere umano abdichiamo anche alla possibilità di poter fare della nostra vita ciò che vogliamo.
Perché nessun genitore, per quanto grande sia la sua disperazione, ha il diritto di lasciare il proprio figlio con quel dolore e quel senso di colpa e di impotenza che Oz racconta in questo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pierluigi Papi piggipapi@yahoo.com (17-11-2010) Che dire? Questo libro mi ha emozionato fino alle lacrime...Scritto in uno stile superbo, trasmette emozioni intense, forti e che rimangono indelebili....come sta scritto dietro la copertina dell'edizione feltrinelli,nel commento di Globus oppure il Maareev...non ricordo..."Solo gli insensibili non si innamoreranno di questo libro". Oz, grazie infinite per averlo scritto!
GRANDISSIMO CAPOLAVORO! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Adriana (14-11-2010) Ebbene si, sono una "cattiva lettrice", ma dal momento che anche i miei soldi vanno comunque a rimpinguare le tasche di Oz, mi sento di dare il minimo del voto concessomi avendo trovato questo libro pesantissimo, noiosissimo e di rara antipatia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Max (08-04-2010) Dopo anni, rimane il libro più bello che ho letto; concordo con Roberta: è bello da far male. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ale (15-07-2009) Mi accomiato dal libro si Oz con un senso di riconoscenza. Oz ha aperto la porta del suo cuore e della sua anima invitandoci ad entrare e rispettosamente osservare l'evoluzione della sua vita. E alla fine ti senti un po' amico di Amos, chiudi il libro avvertendo un senso di intimità con lui e le sue vicissitudini, materiali e spirituali. Quale coraggio per rivelare a se stesso e a noi che la vita dei genitori è stata una triste evoluzione verso il fallimento. Quanta amarezza e lucida consapevolezza ha accompaganto lo scrittore nella stesura di queste pagine indimenticabili. Amore e tenebra li definisce, perchè sono questi i sentimenti che avverti nelle parole di Oz: un senso di profonda compassione per la madre e il padre, una tenerezza di genitore verso di loro, vittime del loro destino. Una storia lunga quella di Oz che, raccontandola, si accomiata dai suoi cari predecessori per sempre, con riverenza e senza ipocrisia. Un gesto d'amore in fondo verso di loro, verso di sè e verso di noi. Grazie.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mara Marantonio Bernardini mara.1948@alice.it (20-09-2008) Definito un’autobiografia nazionale, vi si intrecciano: magia, psicologia, storia , favola; risate, lacrime, speranze, delusioni, tragedia, gioia sublime, in un continuo andirivieni tra passato e presente. Si mescolano la storia di un uomo, di due famiglie nell’arco di oltre un secolo, di una Nazione. Lo stile cambia di continuo, in una ricerca appassionata. Luce e tenebra e contraddizioni. Passato e Presente. Avanti e Indietro. Amore e Tenebra. C’è un centro forte, che determina l’unitarietà del racconto: il suicidio dell’amata madre, Fania Mussman, a seguito di una dolorosa depressione, avvenuto nel gennaio 1952, quando Amos non aveva ancora tredici anni. Su questa tragica vicenda egli aveva serbato il silenzio di un cinquantennio. Il linguaggio è efficace, colorito, pieno di sfumature, con pensieri e annotazioni che vanno dritti al cuore del lettore; non mancano né l’ironia affettuosa, né i toni ed accenti epici, ma non vi troverai un granello di retorica. Capolavoro assoluto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giovanni (07-06-2008) un bel libro da leggere, anche se un po lungo per una sola volta. soprattutto significativo il dialogo semplice e vissuto tra i bambini. privo di malsane ideologie e limitato ai fatti accaduti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
manvela (23-04-2008) Dopo essere stata travolta dall'"osmosi emozionale" di "conoscere una donna" mi sono tuffata in questo romanzo-autobiografia con grande curiosità. Non oso spendere parole per descrivere la profondità dei sentimenti e la sensibilità introspettiva che ho trovato in queste pagine... nella mia semplicità non trovo espressioni abbastanza efficaci: leggetelo.
Non posso trattenermi però dal descrivere come mi abbia affascinato lo stile ed il ritmo della narrazione, soprattutto nella prima parte del romanzo: i brevi paragrafi, il loro linguaggio essenziale, eppure così denso di emozioni... e la frase conclusiva, lapidaria, rivelatrice, a volte una singolare chiave di lettura, altre volte un'inevitabile presa di coscienza. E' stato come nuotare completamente immersa nel racconto per riemergere con un atto respiratorio ad ogni fine paragrafo, quando l'autore te lo concede, quando forse egli stesso se lo è concesso per sopravvivere e tanta densità di sentimenti. E l'amore per le parole... più volte ho provato il rimpianto di non conoscere l'ebraico per poter rileggere questo capolavoro così come è stato creato!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Patrizia Torino (05-12-2007) Peccato non poter dare dieci! Oz manifesta tante e tali doti in questo libro (è il primo che leggo di questo autore) che dare 5 mi sembra poco. Confesso di aver faticato nelle prime cinquanta pagine perchè credo possano essere godibili soprattutto per chi conosca gli ambienti intellettuali ebrei, ma comunque è evidente in tutto il libro che Oz è uno scrittore straordinario capace di trasmettere emozioni e conoscenza a noi lettori come solo i grandi sanno fare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano (09-06-2007) Semplicemente bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ERIKA (07-05-2007) Un susseguirsi di pennellate di colori ed emozioni.
Un libro splendido, parole, frasi, che tornano alla mente anche dopo aver terminato di leggere il libro: parole che in fondo tengono compagnia.
Un'autobriografia che resta a metà strada fra il sogno e la realta'.
Consigliato, davvero. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberta brunoamato2@tin.it (19-03-2007) Io di solito scrivo recensioni anche troppo lunghe, ma dirò soltanto che questo libro è bello. Bello da far male. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
frida (17-09-2006) Da tempo non leggevo un libro così interessante.
All'inizio mi è sembrato d'incontrarmi con un amico con cui condividere la stessa passione per autori come Tolstoj e il mio adorato Dostoevskij, le atmosfere i personaggi...e poi ho pensato anche tu Amos Oz sei asceso all'Olimpo dei grandi.Continuerò a leggere quest'autore e lo raccomando a chi come me sceglie letture non facili ma essenziali. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marilia (14-03-2006) triste e carico di affetto.
ma a tratti tremendamente difficile da leggere.
Certe descrizioni di cose(libri e librerie, stanze e mobili, verdure e dolci,cortili e piante)e di persone(genitori, nonni, maestre,vicini di casa)sono tanto belle, da far venire voglia di rileggerle e rileggerle. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Piera (28-12-2005) Che meraviglia! Una storia (peraltro vera) profondamente coinvolgente. Ho trovato il linguaggio bellissimo, con una varietà ed una ricchezza evocativa e di significato che mai sono
sfociate nell'affettazione o nel gusto del ricercato fine a se stesso.
Dopo ho letto "Il petalo cremisi e il bianco", e il contrasto con la prosa di Faber è stato addirittura irritante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rita chiappini s.canuti@tin.it (21-11-2005) questo libro è un grande deposito, una soffitta piena : il lettore ritrova cose che credeva di avere perduto, riconosce dolori mai sopiti, solo accantonati, ritrova facce, comportamenti ben conosciuti ma su cui mai si era soffermato.
Ha una attenzione paziente per le piccole pieghe che il ferro della vita non riesce a stirare, uno sguardo acuto sulle donne e la loro posizione nella società.
Un pò come Proust, Oz ha preso nota e chiarito tutto quello che ci eravamo lasciati sfuggire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Ponzana R_RAMBAM@yahoo.it (13-07-2005) Nel ricco panorama della letteratura israeliana contemporanea Amos Oz, non c'è dubbio, occupa un posto del tutto particolare.Fra le sue righe,infatti, si percepisce ancora la fascinosità descrittiva di Agnon e di Tammuz mentre,ad un esame testuale attento, la prosa di questo grande artista può evocare addirittura la grande tradizione mitteleuropea. Questo libro poi rappresenta la melancolia più alta della lirica oziana intessuta,come si evince dal narrato, di flashback freudiani volti a descrivere,o a cantare,un'autobiografia.Ma Oz non si limita a ripercorrere il tragitto di un'autoanalisi: con occhio impietoso e vivido memento egli si sofferma, talvolta dolorosamente, a frenare il volo delle rimembranze.E' in questo sforzo immane che lo scrittore cede il posto al poeta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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