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Yoshimoto Banana - Il corpo sa tutto | Tredici racconti che descrivono l'arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso un'ampia gamma di modulazioni. Il corpo è così attaccato al dolore da opporsi alla guarigione, fino a che la liberazione si fa strada a un tratto, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. A ostacolare la guarigione a volte è solo la paura di nuovi dolori, di altri ostacoli. Traumi infantili, ricordi dolorosi, la contiguità fra felicità e dolore, il lutto e la morte: nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto il raggio di un'intuizione illuminante, permettendo ai protagonisti di queste storie di uscirne salvi e arricchiti.
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.14 / 5cristina (14-10-2011) Nonostante un bel titolo suggestivo, i racconti di questa raccolta sono freddi e insulsi e, come sempre in questa autrice, sono scritti in modo eccessivamente elementare. Alla fine di ogni racconto mi ero già dimenticata di cosa parlassero. Il riferimento ai traumi della vita che si "riversano" sul corpo e da esso si "disvelano" è solo un pretesto, perchè niente accomuna questi raccontini tra di loro. Si riscontrano invece le solite tematiche della Yoshimoto: la morte, i legami parentali, la descrizione del cibo, un vago senso di spaesamento nei giovani protagonisti che però alla lunga stufa se si riconduce sempre e soltanto all'osservazione della vegetazione e dei tramonti. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
kikkokat (12-06-2009) Ho adorato questo libro. Una serie di racconti, uno piu' bello dell altro. COmplimenti all'autrice, sicuramente uno dei suoi libri meglio riusciti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Damiano Lippi superdamy77@libero.it (02-05-2009) Libro breve, si legge tutto d'un fiato. Magari te ne rendi conto non subito ma qualcosa ti lascia. Non sempre occorre leggere un capolavoro per arricchirsi. Lo consiglio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Morgana (04-10-2008) C'è poco da dire, i suoi libri o piacciono o no, non ci sono vie intermedie. Secondo me ha la capicità di mettere dei concetti profondi e complicati da analizzare in racconti apparentemente semplici e forse quasi sciocchi. Mi ha colpito molto il primo racconto in particolare. Una ragazza che fin da piccola cura con la famiglia una pianta di Aloe, poi trascurata per la malattia della nonna. In punto di morte la nonna delira, ma nel suo delirio dice di spostare la pianta perchè dov'è ora non ha la giusta luce. Alla fine la protagonista del racconto accontenta la nonna, sapendo quasi che da quel momento in poi tutte le piante di Aloe avranno simpatia per lei, perchè se aiuti una pianta, poi tra di loro si parlano e non possono non esserti amiche. Questo un breve riassunto del racconto, mi ha colpito perchè fin da piccola sono convinta della stessa cosa, sia per le piante che per gli animali, aiutane una e tutte le altre lo sapranno... Buffo vederlo scritto, buffo perchè non ne avevo mai dato la giusta importanza. Come è facile sottovalutare le cose semplici...
Lettura consigliata. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
noeli noeli85@hotmail.it (07-10-2006) ho riscontrato un lieve miglioramento nell'esposizione narrativa ed una maggiore profondità introspettiva,rispetto alle sue opere precedenti.tuttavia il suo stile espositivo lascia molto a desiderare...eppure riesce ugualmente a trasmettere e comunicare i sentimenti dell'autrice.le storie surreali,trasparenti,evanescenti sono molto delicate e particolari,sicuramente non penetrano con forza nella tua mente,ma sfiorano lievemente le corde del tuo cuore lasciandoti una piacevole sensazione sulla pelle.bisogna concentrarsi sul contenuto,tralasciando la forma e mantenendo l'atteggiamento di chi apprezza non solo opere maggiori,ma anche favole mature che scavano con ingenuità all'interno dell'animo umano. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Massimo (28-08-2006) Pillole di relax. E’ vero, alla fine di ognuno dei racconti ci si chiede perplessi quale sia il significato o l’intento dell’autrice. Tuttavia le atmosfere descritte, gli stati d’animo, la capacità di condurci con delicatezza per mano in mondi a noi non troppo conosciuti, fanno di questa raccolta un percorso piacevole e molto distensivo. Il tutto condito da uno stile elegante e da una traduzione efficace. Da leggere. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Maunakea (13-07-2006) Karada Wa Zembu Shitte Iru del 2000. Per parlare negativamente di un'autrice come la Yoshimoto, bisogna prima fare un preambolo di come ci poniamo di fronte ai suoi libri. Nel senso che un conto e' se un libro non piace nell'economia dell'opera della scrittrice, un altro se quello ceh in realta' non piace e' la scrittrice stessa, o il suo modo di scrivere, o come spesso capita per la Yoshimoto e' solo l'evanescente acquerello del modo di essere e di descrivere vita e sentimenti, propriamente giapponese che molti non amano, a mio avviso. Dai miei commenti sugli altri libri si puo' capire come invece io ami molto questa scrittrice che mi ha regalato momenti irripetibili con Kitchen, Tsugumi, Amrita... e si', ne patisco il calo o meglio l'impalpabilita' l'evanescenza fino alla trasparenza e la descrizione estrema fino all'inutilita' degli ultimi libri. Credevo di aver toccato il fondo con H/H che, come possa esser piaciuto a qualcuno rimane un enorme mistero, ma con questo libro di racconti ci andiamo molto vicino. Cosa mi rimane di questo libro ? Mah, forse che i wurstel a forma di polipetto si chiamano Takouinna, mi sono sempre piaciuti molto, trovo che racchiudano molto dell'animo giapponese, e non ne sapevo il nome, che amazake e' un sake' dolce e poco alcolico o la descrizione nel glossario degli Ankake Nikomi Udon. Altro non mi viene in mente. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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