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Galimberti Umberto - Opere. Vol. 4: Psichiatria e fenomenologia. | I contributi di Husserl e di Heidegger da un lato e quelli di Jaspers dall'altro vengono in questo volume richiamati e ordinati per chiarire la posizione epistemologica della psicologia nella serie di quelle scienze il cui intento è la "comprensione" dell'uomo e non la "spiegazione" del suo comportamento. Questa differenza non consente un'innocua trasposizione a livello umano dei modelli concettuali e dei metodi che si sono rivelati idonei nelle scienze della natura, a meno di ridurre l'uomo a evento naturale come hanno fatto la psichiatria classica e la "teoria" psicoanalitica in contraddizione con la "prassi" terapeutica. Sostituendo il dualismo cartesiano con la visione fenomenologica che si rifà all'immediatezza del mondo della vita, la psicologia non dovrà più spiegare i misteriosi rapporti che intercorrono tra psiche e corporeità, ma descrivere le evidenti relazioni che intercorrono tra il corpo e il mondo e le produzioni di significato che queste relazioni esprimono. Per la psicologia fenomenologicamente fondata, infatti, sia il "sano" sia l"'alienato" appartengono allo stesso mondo, anche se l'alienato vi appartiene con una struttura di modelli percettivi e comportamentali differenti, dove la differenza non ha più il significato della "dis-funzione" ma semplicemente quello della "funzione" di una certa strutturazione esistenziale, ossia di un certo modo di essere-nel-mondo e di progettare, nonostante tutto, il mondo.
edoardo giuffria (11-04-2008) “Bisogna dunque seguire ciò che è comune. Ma pur essendo questo logos comune, la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro e particolare saggezza”.
Questo frammento di Eraclito prepara una volta per tutte il terreno, straordinariamente fertile, su cui prospererà l’equivoco con cui l’uomo dell’Occidente ha frainteso se stesso.
A Platone e a Cartesio non è rimasto che recepire l’insegnamento eracliteo, uniformando attraverso la ragione tutto ciò che all’uomo compete, rendendolo di comune dominio, il filosofo ateniese con l’intento di fondare un comune linguaggio, Cartesio per dare vita al sapere scientifico - matematico moderno.
Il corpo, inteso dalla tradizione omerica e biblica come costituzione essenziale attraverso cui l’uomo conosce il mondo, con cui l’uomo è nel mondo, è dal platonismo immiserito a ricettacolo di ingannevoli passioni e sensazioni, appendice meramente eventuale e provvisoria dell’anima, che lo governa e lo indirizza, e che si incarica di elevarne la comprensione a una dimensione non già trascendente, ma universalmente condivisa.
Su queste premesse si innesta il gigantesco contributo di Cartesio, con cui si consuma definitivamente “la grande lacerazione” tra corpo e anima: il cogito cartesiano ripropone, in termini solo formalmente diversi da quelli platonici, la verità dell’anima irriducibilmente contrapposta alla pleonasticità e alla decettività del corpo, siccome ostativo all’accesso a un sapere universale, prodotto, quest’ultimo, esclusivo delle funzioni anticipanti dell’ego con cui l’ego dice del mondo.
Nel tentativo di oggettivare ciò che è soggettivo, la scienza psicologica si trova costretta al paradosso di abolire ciò che indaga: il soggetto cede il passo al metodo, che ne diviene il prodotto, e prende commiato dalla propria irripetibile individualità.
La fenomenologia in ambito psicologico tenta di ricucire la lacerazione tra corpo e anima, scorgendo l’origine della psiche nella relazione tra corpo e mondo.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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