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Miller Henry - Il colosso di Marussi | Mentre la guerra si avvicina, Henry Miller si gode l'occasione di fare un viaggio in Grecia, la prima vera vacanza da vent'anni e forse l'ultima almeno per un lungo tempo. Si imbarca da Marsiglia alla volta del Pireo per raggiungere l'amico Lawrence Durrell che si trova a Corfù. Inizia così un'avventura alla scoperta di un mondo stupefacente, mitico, unico, dove gli si rivelano bellezza e miseria di un paese che è ancora un sacro recinto, con ritmi, tempi, riti tutti suoi. Di tappa in tappa, lo scrittore incontra gente diversa e di differenti nazionalità, fa conoscenza con un'umanità cangiante, e si confronta con tanti greci anche illustri. Ma soprattutto lo conquista la compagnia di Ghiorghios Katsìmbalis, un uomo dal fisico taurino, ma agile come un leopardo e timido come una colomba, rude e insieme delicato, che lo affascina fin dal loro primo incontro ad Atene. Sarà proprio Katsìmbalis, il colosso proveniente da Marussi, con i suoi discorsi dal fascino misterioso ad aiutare Miller a capire la natura e il carattere del greco, antico e moderno.
Media Voto: 4.5 / 5Damiano (18-06-2010) Libro potente e poetico, pieno di umanità e di irreligiosa spiritualità. Libro di cui non si può dire "è gradevole" o peggio ancora "carino". A volte si ha voglia di scagliarlo contro il muro, tanto è insopportabile l'irriverenza di Miller, tanto infastidisce la sua causticità priva di dubbi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
maria cristina aschieri maricris.aschieri@libero.it (10-02-2009) Avere l’anima greca per Miller è uno stato di grazia, che rende diverso chi scopre d’averla, com’essere portatore dentro della scintilla stessa degli dei, predestinato perché il fuoco ogni momento divampi, ravvivato dal meltemi e dalla retsina, rinfrescato dalle acque del cristallino Egeo o del profondo Ionio, palpitante sopra la terra rossa di nettari, arsa dai venti e corrosa dal sole abbagliante, nera di eruzioni, verde di alberi ebbri di luce, che devono essere stati piantati dagli stessi dei, in momenti d’esaltazione ubriaca.
E’ in Grecia che si trova la bellezza delle linee inalterate nei millenni, la voce del divino che scaturisce dalle forme, lo spettacolo della natura cangiante, la poesia spontanea, la solitudine beata nei pacifici silenzi, la gioia del poco, il viaggio esplorativo all’interno di noi stessi alla ricerca delle nostre origini, di ciò che è semplice, essenziale, duraturo e definitivo. Questo libro racconta un viaggio compiuto per progressione più che per direzione, senza nessuna meta, tutt’uno col percorso, in cerca di accecanti, gioiose illuminazioni,di un chiarore che entri direttamente nell’anima e apra le porte del cuore, di un’emozione che esploda dentro come una supernova e faccia del cuore una miriade di frammenti fusi che incendiano.
Ad ogni pagina viene voglia di balzare con pochi passi da gigante su per le pendici di un simbolico monte e poi arrivati in alto, fare una corsa pazza lungo la cresta e saltare in cielo: un bel volo a capofitto nell’azzurro, e via. Ma sempre con la sensazione forte che potranno passare milioni d’anni,si potrà morire e rinascere all’infinito, qui o su un’altra galassia, come esseri umani o come angeli,non importa, perché ci sono momenti che sopravvivono all’eternità e travalicano la vita stessa dell’intero cosmo.
Capita con certi libri che narratore e lettore restino ammanettati in un vincolo indissolubile e se ne vadano in capo al mondo insieme, non prigionieri, ma schiavi volontari di un’ inalienabile dipendenza. Meraviglioso.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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