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Kafka Franz - Lettera al padre | Mai come nella lettera al padre, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero"; agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio disederato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.33 / 5Valentina (20-02-2012) L'ho letto diversi anni fa. Mi è piaciuta moltissimo questa Lettera. Emergono nitidamente tutte le frustrazioni, i tormenti, le carenze affettive di un figlio incompreso e dalla personalità sensibilissima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
BARBARA (06-12-2011) "Lettera al padre" è una lettura d' obbligo, ma se si è pronti a comprendere il dolore umano di non potersi scegliere i propri familiari. Ne "La metamorfosi" la casa di Gregor ci parla delle porte, che simboleggiano il desiderio di andarsene dai genitori. Della figura genitoriale autoritaria, ne hanno scritto tutti i grandi della letteratura oocidentale di 800- 900, per esempio il padre nei "Fratelli Karamazov", che ispirò Freud, per il suo saggio sul parricidio. I docenti devono dare questa lettura ed interrogare gli studenti. Se non è il padre è sempre, prima o dopo, l' Autorità, in cui ognuno di noi si imbatte, e che può provocare disagi e scontentezza, che le pillole possono solo attenuare. Meglio sarebbe, dunque, capire il senso di questo capolavoro, da giovani, per non scoprirsi inermi davanti al mobbing del capo ufficio, per il quale, chi non ha capito Kafka potrebbe arrivare a tirarsi una rivoltellata, essendosi illuso di potere vivere una vita in cui i conflitti con chi gli sta più vicino siano facilmente risolvibili. Come Kafka e i più fortunati tra noi non hanno scelto il padre, così non scegliamo il capo ufficio. Non capire Kafka, inotre, non rende consapevoli delle difficoltà che ci sono in ogni relazione, anche quella di coppia o di amicizia, che spesso collassano per l' incapacità di viverle nella loro complessità. Non esistono relazioni autentiche se non ambivalenti, in cui spesso oltre ad odiare l' altro lo si ama. Per questo i rapporti falliscono: ci si comporta come i bambini, che hanno bisogno di tutto, senza prendersi le responsabilità di quando arriva il tempo di dare per primi. Kafka ha tentato di dare al padre, invece è riuscito con le sue sorelle, cui era legato da un amore costruito sulla comprensione reciproca. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simona simo91c@hotmail.it (01-07-2009) Mi intrigava molto cm libro ma ne sono rimasta delusa. Si legge velocemente ma è spesso ripetitivo e con poco consistenza. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Oriella (07-11-2007) Ho letto i "commenti" che sono stati fatti su questo libro. Premesso che non sta a me giudicare nessuno, trovo che siano "commenti" sterili che rimbalzano l' eco di una società che cresce senza valori.
Il libro è la testimonianza di un vissuto spinoso e autentico. Questa testimonianza ha un valore immenso, incalcolabile per tutti noi. Kafka ci dona la sua esperienza e noi non dobbiamo fare altro che rifletterci sopra. Fare un pò di analisi. Vi invito a rileggere il libro con più calma e a pensare al rapporto più o meno irrisolto che ciascuno di noi ha con il proprio padre o la propria madre. Chi ha un rapporto "perfetto" con i propri genitori scagli la prima pietra!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mato (02-06-2007) Struggente lettera dell’autore rivolta al proprio padre. Succube di un padre autoritario, trova il coraggio di scrivergli una lettera anche se non avrà mai l’opportunità di fargliela leggere. Per chi ama lo stilo Kafkiano.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Roberto roberto.simonetti@fastwebnet.it (15-04-2007) Questa lettera è davvero micidiale.
Quale bestia potrebbe mai trattare cosi un povero bambino?
Secondo me l'aggettivo che qualifica meglio quel maiale del padre è ignorante,il perchè non sto qui a spiegarlo.Senz'altro con questa rettifica Kafka purifica almeno in parte il suo spirito,la sua persona,la sua vita.
Terribili la nera ironia del padre,forse la sua arma peggiore.
Ma alla fine Kafka ha trovato la forza,la gioia di stroncare il padre,anche se cosi egli dice di non fare,perdonando e scusando il padre padrone solo in fede convinto dei suoi metodi educativi.Che senso di squallore e rabbia il passo in cui K.descrive i pranzi governati da un tiranno violatore delle sue stesse norme:che razza di spazzatura quell'uomo.
La lettera si apre stilisticamente parlando in maniera molto piacevole per poi a mio avviso degradare ad una prosa alle volte farraginosa,stancante e un po'contorta,soprattutto nel passo in cui parla delle visite al tempio e del matrimonio.
Non sono convinto di un'altra cosa:è vero che il rapporto col padre è tema importante e facente parte delle generali tematiche topiche della letteratura,ma a mio avviso dovrebbe essre inserito in un contesto più ampio ove spazzino anche altre tematiche ed orizzonti.Ritengo un lavoro come questo,lA LETTERA AL PADRE,uno scritto che non doveva essere pubblicato,di scarso interesse,fine a se stesso.Si badi che non ho scritto POCO IMPORTANTE ma, ripeto se inserito in pagine meno univoche e aperte ad altri temi avrebbe goduto di un maggior rilievo ed interesse.Cosi rimane un sfogo prettamente personale fra lui e il padre,un incontro che non coinvolge,in qualche maniera siamo spettatori muti,una giuria ,li,presente ma che non potrà alla fine esplicitare il suo verdetto.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gustavo (21-11-2006) Sono stupito da commenti così superficiali come i precedenti. Disprezzare un libro così intenso e doloroso come Lettera al padre è il sintomo di una profonda aridità spirituale ed emotiva. Mi auguro che non siano tutti così i giovani contemporanei. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
noname (24-06-2006) neanke a me è piaciuto questo libro che se la prof d'italiano non ci avasse dato, non l'avrei mai letto. non riesco a capire cosa possa importare alla gente dei suoi problemi col padre.... vabbè se gli è piaciuto scriverlo buon per lui!!!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Monica (05-04-2006) La mia prof.ssa di lettere ci ha fatto leggere questo libro e ora devo farne il commentto. Francamente, non ho la più pallida idea di cosa scrivere: ho capito a stento un quarto delle cose che Kafka scrive, e mi sono annoiata a morte. Fa discorsi contorti, poco comprensibile, da far girare la testa. Menomale che questo libro è corto, così la barba è finita presto. Non consiglierei questo libro a nessuno, a meno che non voglia farsi una bella dormita o doversi operare al cervello per mancanza di sopportazione: questo racconto priva delle persone di ogni briciolo di pazienza. Brutto Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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