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In una sera del settembre del 1914, la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi, decide di fare l'indomani una gita al faro con alcuni amici. Per James, il figlio più piccolo, quel luogo è una meta di sogno, piena di significati e di misteri. La gita viene però rimandata per il maltempo. Passano dieci anni, la casa va in rovina, molti membri della famiglia sono morti. I Ramsey sopravvissuti riescono a fare la gita al faro, mentre una delle antiche ospiti finisce un quadro iniziato dieci anni prima. Passato e presente si intrecciano, il tempo assume un diverso significato.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5A.M. alius3@tre.it (29-10-2009) A me non ha trasmesso emozione alcuna! Uno sproloquio senza fine, prolisso e contorto nella trama! Lettura inutile come tanti altri classici spacciati per capolavori! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Bruce (28-06-2006) Al Faro è la sofferenza nel desiderio, la consistenza del non afferrato. In esso la Woolf tratteggia il vuoto, racchiudendolo tra ricercatissime frasi di poesia narrativa (magnificamente curato da N. Fusini). Nessun altro autore è mai riuscito a farmi provare qualcosa di simile. Penetrante e indimenticabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simona Bellocchio s_bellocchio@hotmail.com (05-12-2005) Un libro particolare e colorato dalla realtà. Lento in “finestra” ma allo stesso velocissimo in “il tempo passa”, ma con un accattivante passaggio di pensieri tra i protagonisti. Tutto sembra essere raccontato da ogni punto di vista L’insegnamento, secondo me, è che la vita è adesso, non può essere fermata e proprio per questo va vissuta in ogni suo piccolo attimo al meglio. Non ho mai letto qualcosa che desse il senso del passare del tempo come quest’opera. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Orl@ndo orlando_swinton@yahoo.it (10-09-2004) Virginia Woolf è per me tra i grandi esploratori del romanzo del '900, insieme a Proust e a Joyce. In "Al faro" credo lo dimostri ampiamente. E' stata una delle letture più importanti della mia vita. Lo consiglio a chi non si accontenta di una lettura di svago o consolatoria, ma cerca emozioni, introspezione, struttura, talento... in poche parole: arte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lalla (21-07-2004) uno dei miei libri preferiti. se potete leggetelo in inglese, non è facile ma merita. le pagine sul tempo che passa sono più vicine alla poesia che alla prosa, è un vero piacere leggerle a voce alta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandra alessandra_123@virgilio.it (28-01-2004) Questo è il terzo romanzo di Virginia Woolf che leggo, e devo dire che mi stupisce più di tutti. Bisogna conoscere realmente i suoi stati d'animo per comprendere a fondo la complessa struttura di questo libro, perchè esso, apparentemente semplice è pieno di simboli e di metafore, come quella del faro e della madre, e come lei si insinua nel personaggio di Lily che la rappresenta nel libro; questo personaggio a metà tra la sua figura e quella della sorella Vanessa, nella realtà pittrice di non poca bravura, rappresenta il suo modo di scrivere, infati, come Lily dipinge la signora Ramsay nel suo ritratto, Virginia dipinge sua madre on la scrittura, e la potrà di pingere al meglio solo dopo che lei sarà morta. Questo gita al faro è pure una gita della memoria, della memoria che a Virginia resta sulla sua infanzia. Ma la cosa che davvero mi stupisce in questo libro, è il significato che la Woolf da alla parola reale. Chi davvero riuscirà a leggere fino in fondo, in ogni sfumatura questo libro, capirà cosa vuol dire la parola reale per Virginia, e quanto importante per lei sia stata la perdita di sua madre all'età di tredici anni. Un libro comunque scritto da una grande donna del '900, dotata di una grande personalità e di un intelletto non meno superiore. Per me rimane uno dei libri più belli mai letto nella mia vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco aurellio@blu.it (17-12-2003) Mi ha stupito molto: primo romanzo che leggo della Woolf, sicuramente non l'ultimo perchè ci vedo una grandissima facilità nella scrittura ma più in particolare nel descrivere minuziosamente gli stati d'animo dei vari personaggi. Da alcune recensioni ho letto la ragionevole obiezione secondo cui è in effetti la scrittrice stessa a parlare attraverso i suoi personaggi, il che -a parte dei resoconti fin troppo realisti- è vero quanto inevitabile. Qui però c'è una differenza che fa di questo romanzo un grande esempio di caratterizzazione dei personsaggi: sembra che la Woolf sia riuscita a dividere la sua stessa anima in tanti scomparti, dando una coerenza interna ad ognuno di essi e mettendoli in contatto dialettico tra loro. Non solo, quindi, le riflessioni dei personaggi sono molto profonde ed intimiste, ma si nota anche un gran numero di colori e di sfumature in tutti i sentimenti. Infine, la capacità di raccontare i sentimenti in Virginia Woolf è anche l'abilità straordinaria di scandire a suo piacimento il flusso del tempo: non ho mai letto delle 'cronache' così dettagliate dell'evoluzione rapidissima di pensieri e di sentimenti per loro natura considerati inafferrabili. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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