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Tolstoj Lev - Padre Sergij | Un giovane principe della guardia imperiale di Nicola I improvvisamente lascia tutto per andare in cerca della santità. E ha inizio per lui un confronto avventuroso, travolgente, con un Dio sconosciuto che abita dentro di lui e al tempo stesso in tutto l'universo. La lunga vita del principe-monaco si trasforma in una parabola teologica, nella quale ogni certezza viene via via distrutta e non rimane, alla fine, che un'immensa libertà, conquistata attraverso tempeste di orgoglio, dubbio, sensualità. È la più intensa, la più struggente tra le autobiografie ideali di Lev Tolstoj. La scrisse tra il 1890 e il 1898, al culmine della predicazione del suo personale cristianesimo, integralista, antiecclesiastico, prepotentemente eretico. E non la pubblicò: teneva per sé questo "Padre Sergij", vi si specchiava, ora rabbrividendo per quanto gli assomigliava davvero, ora sforzandosi, disperatamente, tragicamente, di assomigliargli fino alla fine.
Media Voto: 3.5 / 5Fabio Ballabio f.ballabio@cadr.it (26-04-2004) Padre Sergij Tolstoj è un giovane principe (Stepàn Kasatskij) della guardia imperiale di Nicola I (zar di Russia nel XIX sec.) che improvvisamente lascia tutto per andare in cerca della santità. Ha così inizio un confronto travolgente con un Dio sconosciuto che alita dentro di lui e al tempo stesso in tutto l’universo. La lunga vita del principe-monaco si trasforma in una parabola teologica, nella quale ogni certezza viene via via distrutta e non rimane, alla fine, che un’immensa libertà, conquistata attraverso tempeste di orgoglio, dubbio e sensualità. Padre Sergij è un’intensa autobiografia ideale di Tolstoj. La scrisse tra il 1890 e il 1898 al culmine della predicazione del suo personale cristianesimo radicale, anticlericale ed eretico. Tolstoj non pubblicò questo suo ritratto: lo teneva per sé e vi si specchiava, ora rabbrividendo per quanto gli assomigliava, ora sforzandosi disperatamente di assomigliargli fino alla fine.
Le parole finali del romanzo sono un ritratto di incomunicabilità: “Una volta (Kasatskij) stava camminando con due vecchie e un soldato. Un nobile e una nobildonna, su un char- á -blancs tirato da un trottatore, e un uomo e una donna a cavallo li fermarono. Il marito della nobildonna era quello a cavallo, la donna era sua figlia, e nello char-á-blancs c’era la nobildonna, con colui che ad ogni evidenza doveva essere un viaggiatore francese. Li avevano fermati, per mostrare a quest’ultimo les pélérins, persone cioè che per una certa qual superstizione radicata nel popolo russo, invece di lavorare vanno di luogo in luogo. Parlavano in francese, pensando di non essere capiti. “Demandez leur”, disse il francese, “s’il sont bien sûr de ce que leur pèlerinage est agréable à Dieu”. Lo domandarono. Le vecchiette risposero: “Come piacerà a Dio. Con le gambe l’abbiamo potuto, lo potremo col cuore?”. Domandarono al soldato. E lui disse che era rimasto solo, e non aveva un posto dove stare. Domandarono a Kasatskij chi Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ciro cirotoma@inwind.it (19-02-2003) L'inizio del racconto cattura subito il nostro interesse. Perchè in Russia un uomo di successo che aveva grandi onori abbandona tutto per chiudersi in un monastero? Padre Sergij nega se stesso per ritrovare paradossalmente Dio in lui.
Ma non è questo atteggiamento ancora brama di possesso, desiderio di fama?
Scritto in maniera semplice e toccante, intenso ed estremo in alcune parti, si conclude con un finale troppo dimesso che non convince. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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