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Joyce James - Gente di Dublino | Considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento, questi quindici racconti - terminati nel 1906 ma pubblicati soltanto nel 1914 perché per la loro audacia e realismo gli editori li rifiutarono - compongono un mosaico unitario che rappresenta le tappe fondamentali della vita umana: l'infanzia, l'adolescenza, la maturità, la vecchiaia, la morte. Fa da cornice a queste vicende la magica capitale d'Irlanda, Dublino, con la sua aria vecchiotta, le birrerie fumose, il vento freddo che spazza le strade, i suoi bizzarri abitanti. Una città che, agli occhi e al cuore di Joyce, è in po' il precipitato di tutte le città occidentali del nostro secolo.
10 recensioni presenti. Media Voto: 3.2 / 5Laron (28-10-2011) Ho letto questa raccolta con la speranza di trovarmi davanti la Dublino dell'epoca, l'Irlanda con le sue genti, i suoi canti e le sue terre, ma purtroppo ho incontrato una serie di storie (A mio avviso) perfettamente inutili; non mi hanno entusiasmato, ne catturato, per nulla interessato.
Poteva chiamarsi "Gente di Parigi" o altro ancora, ma non sarei in alcun modo riuscito a trovarlo interessante. Voglio leggere l Ulisse con la speranza di rivalutare questo autore da tutti osannato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Estelgard (26-02-2009) Di sicuro Joyce o lo si adora o lo si trova indigesto...io sono tra coloro che appartengono al secondo gruppo, pur affermando che è uno dei più grandi scrittori del '900. Non ho mai letto "Ulisse" e mi sono riproposto di farlo, quando troverò il coraggio e lo stimolo giusto. Per ciò che riguarda "Dubliners" non mi attrae particolramente lo stile dell'autore, nonstante mi piacciano le descrizioni accurate; la quasi mancanza di azione , la piattezza di certi personaggi è troppo simile al verismo di certi altri autori precedenti (vedi Verga, altro che assolutamente non apprezzo). L'affresco di Dublino è mirabile, ma proprio perchè aderente alla realtà, non mi provoca nessuno stimolo a una lettura coinvolgente. Alcuni racconti più di altri si sono rivelati interessanti: "Le sorelle", "Arabia", "Due cavalieri", "Una piccola nube", "I morti". Comunque in ogni storia la patina di noia ha sempre prevalso sugli spunti d'emozione che ho provato. Come molti me li hanno descritti, questi racconti sono come quadri di una uggiosa città del nord: immobili, spenti e piuttosto monocromi. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Porseddu Nero antonyleach@libero.it (17-04-2008) In "Gente di Dublino" o meglio "I Dublinesi" ricordiamo il racconto dal titolo "La Grazia" che consiste in una bellissima presa in giro della religione dominante.Un uomo di mezza età (che non andava in Chiesa da oltre 20 anni)cade dalla propria bicicletta e si mozza la lingua. Nel racconto viene descritto il proprio rapporto con la moglie in termini -direi-anglosassoni (v. quando si dice che lui non avrebbe sfigurato al braccio della consorte, che è un modo di dire anglosassone)e poi c'è il momento finale quando la moglie e gli amici gli propongono la visita ad un convento gesuitico per ammirare le magnificenti opere del cattolicesimo. Che dire? Tanto, oramai, non potrà più oralmente comunicarle a nessuno se non a gesti. Questo è il succo del racconto "The grace" scritto da un autore che, alla fine della sua esistenza, odiò l'impero britannico e il cattolicesimo in egual misura come fonti di ingiustizie supreme.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
sara (07-01-2008) trovo che qst libro affronti delle tematiche molto profonde ed interessanti..ma lo stile dell' autore è, a mio parere, troppo semplice tanto che avvolte ogni sinola storia risulta addirittura banale e priva di un senso tangibile, invece di diventare il tassello di una profonda riflessione... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
mirandolina (15-03-2007) Libro consigliato, un capolavoro assoluto della letteratura. Si legge in modo molto scorrevole e appassionato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (14-12-2006) Come commentare questa raccolta di racconti se non affermando che si tratta di un imperdibile capolavoro della letteratura del 900? Al di là della ambientazione specifica dublinese, si tratta di attualissimi affreschi (ma forse sarebbe meglio dire "istantanee") sulla condizione umana con le sue miserie, le sue sofferenze, le sue contraddizioni. Attuali per tematiche ma anche e soprattutto per un linguaggio pulito, essenziale, diretto, scevro da qualsiasi manipolazione stilistica che possa interferire con la narrazione e la presentazione dei fatti e dei personaggi. Una lettura senza tempo, affascinante e illuminante, per alcuni versi addirittura innovativa nonostante si tratti di pagine scritte un secolo fa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
allorenzon allorenzon@libero.it (13-07-2005) ho trovato che il libro sia noioso e pesante.Dei 15 racconti solo2 mi hanno interessato gli altri sono di una noia mortale.Anche come stile di scrittura molto pedante...........peccato!! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
guenda 87 (30-06-2005) lo stile è semplice e la lettura è scorrevole però l'autore volendo indagare proprio la quotidianità dei personaggi a volte svia il lettore dal vero significato che vuol dare al racconto.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gaspare (02-02-2003) Una testimonianza precisa della quotidiana esistenza, un percorso filosofico attraverso una galleria di personaggi le cui vite rimangono sospese, immobili, quasi scolpite nella realtà tediosa che li imprigiona, costringendoli ad una esistenza umile e impassibile.
Unite dal filo sospeso della morte, le vite che Joyce ci presenta nei suoi racconti, sono difficilmente collocabili in un preciso luogo Irlandese, paesaggi e descrizioni, infatti, sono quasi assenti, contrariamente alla parte introspettiva che rivelerà più tardi la ricerca tematica dell'autore.
Protesa all'analisi dell'uomo e della società, la scrittura di Joyce, trasforma il romanzo in un mezzo di espressione e di denuncia elevandolo alla funzione metafisica che egli rincorrerà, fino a farla propria più tardi, nell'Ulisse.
L'utilizzo della parola come vero motore della narrazione, aveva occupato fino ad allora l'ottocento letterario, ma con questo romanzo inizia a cedere il passo a temi che diverranno i manifesti di un epoca.
Joyce è proprio l'autore che ha azzardato, non senza critiche furibonde, questo passaggio, oltraggiando gli schemi accettati fino ad allora di una scrittura che non ha nulla della gustosa eleganza di Oscar Wilde ne della ricercata espressività di Mallarmè, ma che proprio con la sua spigolosa trattazione estrinseca i temi di filosofia in chiave romanzesca.
Un libro che va letto con lo spirito di cogliere, in ogni breve racconto di cui è composto, uno spunto per analizzare le tappe della vita, le sue apparentemente semplici vicende, che si avviano a diventare i tormenti dei nostri giorni.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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