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Conrad Joseph - Cuore di tenebra | Marlowe racconta di aver avuto l'incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".
16 recensioni presenti. Media Voto: 3.56 / 5Laron (15-10-2011) Mamma mia non saprei che dire, la storia pare non esistere e se esiste non decolla mai, forse semplicemente non riesco a capirlo ma l'ho trovato mortalmente noioso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Aurelio (29-03-2011) Mi rincresce dirlo, ma trovo che questo romanzo sia alquanto sopravvalutato. Lord Jim, pur essendo meno moderno nella forma, mi ha appassionato molto di più. Trovo che Conrad abbia mancato praticamente tutte le opportunità narrative che la storia pure offriva. E in questo, io credo, la traduzione, buona o cattiva, c'entra ben poco. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
sdazio s.dazio@virgilio.it (08-01-2008) Ci sono delle difficoltà oggettive nel seguire la narrazione di Cuore di tenebra ma lo si può accettare. Il disagio che procura la vicenda, la tensione e il mistero che avvolgono la Foresta e il signor Kurz, “La banalità del male” che spinge l’uomo alla consapevolezza di combattere una lotta svuotata da ogni cosa (persino dal dolore arrecato) secondo me rendono significativo questo libro. Concordo che il dire sia diverso dal far sentire, in questo l’autore poteva venirci incontro con più generosità, ma data l’ambientazione si può concedere qualche colpo sotto la cintura e lasciarsi vincere dall’intricata matassa di orrore (di non sapere, ma soprattutto di conoscere). Ovviamente tutto questo l’ho trovato nella versione Feltrinelli. Imporre qui un commento sull’opera in lingua originale sarebbe come cassare l’opinione di chi ha letto il libro ma non ha mai soggiogato un popolo africano: al limite si può amichevolmente consigliare (intendo leggere l’edizione con testo integrale a fronte, non certo risalire il Congo su di battello a vapore in cerca d’avorio e sangue) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea (14-09-2007) Qualcuno di voi ha letto per caso il libro in lingua originale? Perchè solo allora potrete coglierne il vero senso, in caso contrario commentate quanto volete ma i vostri commenti sono senza fondamenti.
Ciao Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Federico fedeviotti@libero.it (11-07-2007) Devo dire che non sapevo cosa aspettarmi da questo libro quando mi sono apprestato a leggerlo. L'ho trovato un libro bello, in alcune parti "difficile" (nel senso che molte idee sono espresse in maniera concisa, rapida, quasi sottovoce) ma, proprio per questo, nel momento in cui si riesce a cogliere il significato pieno del messaggio di Conrad la lettura risulta tanto più soddisfacente!!(come tutte le cose difficili, quando riescono danno più soddisfazione!!).
Utile il commento finale di Baricco, giustamente postposto al testo perchè altrimenti avrebbe potuto influenzare la lettura e l'interpretazione del libro.
Unico difetto: alcuni cambi di scena sono talmente rapidi che mi sono trovato in difficoltà dato che non capivo più dove mi trovavo...forse qualche parola e dettaglio in più non avrebbe guastato. Comunque da leggere. Ciao Fede Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giorgio Trombatore topocoy@yahoo.com (05-11-2006) Ho letto "Heart of Darkness" nell'agosto del 2003, dopo che per motivi di lavoro ero stato mandato in Congo, precisamente nell'Ituri per lavorare in un campo profughi di circa 40,000 rifugiati presso Eringeti (Guerra tra Hema e Lendu).
Come se non bastasse ho scelto di scrivere la mia tesi su Heart of Darkness nel 2006 intitolando proprio "Marlow a 20th century man?", ponendomi il quesito su quali possono essere a distanza di circa un secolo i luoghi che accomunano la realtà del Congo di Leopoldo II con quella di Kabila oggi nel XX secolo.
Ebbene ho scoperto che sono moltissimi i motivi che sono ancora riscontrabili a distanza di un secolo.
Lo sfruttamento delle risorse (al tempo di Conrad il legname da parte delle compagnie belghe), oggi le miniere di preziosi da parte di greci e da una oligarchia di potenti uomini di Kinshasa.
La schiavitù a cui fa riferimento Conrad quando descrive la condizione dei neri nelle stazioni , non è forse poi tanto lontana dalla condizione in cui sono costretti a vivere i pigmei del Congo Orientale.
Vorrei terminare ricordando che spesso questo libro non è stato pienamente capito (vedi Chinua Achebe), ma considerando l'epoca in cui è stato scritto rimane un gioiello della letteratura mondiale.
Giorgio Trombatore Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimiliano Guarda (27-09-2006) Terribile, inquietante, un passeggiare continuo per i sentieri nascosti della nostra mente, allucinato, intricato, umanamente disumano, stridente e sporco...
La scrittura è perfetta e adatta allo scopo. Solo un bussare alla porta improvviso sottolinea un silenzio prolungato, solo una prima frase di Kurtz molto semplice evidenzia la tensione accumulata per pagine e pagine...
Libro geniale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (02-05-2006) Il racconto del viaggio del marinaio Marlow nel cuore dell'africa tropicale, lungo un fiume pieno di insidie, su una imbarcazione instabile e malridotta, alla ricerca di Kurtz, un uomo che ha in qualche modo sovvertito le regole della compagnia commerciale per la quale lavora, divenendo una leggenda fra gli indigeni e provocando preoccupazione e imbarazzo fra i propri superiori.
Il romanzo è in realtà una potente, efficace metafora del viaggio all'interno dell'orrore insito nella condizione umana e una condanna senza appello alla crudeltà della civiltà moderna che maschera dietro ipocrite convenzioni una assoluta mancanza di rispetto per la vita e per la dignità dei deboli.
Kurtz è il terminale di questa ricerca e assume, nel racconto, una importanza centrale, quasi simbolica, sottolineando con la propria parabola (viaggio, ascesa, morte e disillusione) la visione negativa di Conrad in merito ad una eventuale, possibile redenzione dell'umanità. Il passaggio finale dell'incontro fra Marlow e la promessa sposa di Kurtz, sottolinea ancora di più questa visione assolutamente pessimistica, mascherata da un gesto apparentemente catartico compiuto dal marinaio che, in realtà (negando ancora una volta la verità) ribadisce l'impossibilità dell'uomo di essere davvero se stesso all'interno delle regole sociali che si è imposto.
Nota: Francis Ford Coppola si è ispirato a questo romanzo per il suo APOCALYPSE NOW ambientato a circa un secolo di distanza, durante la guerra in vietnam. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (17-07-2005) Se fosse stato scritto negli ultimi 20-30 anni, Cuore di tenebra sarebbe stato definito un noir (termine super-inflazionato, ma che calza a pennello per questo libro di più di un secolo fa). Non è la narrazione del viaggio nell'oscuro mistero del fiume Congo ad essere, infatti, al centro del romanzo. Nonostante la forte caratterizzazione esotica (l'Africa più selvaggia) e il senso generale di avventura, questo romanzo di Conrad resta un immortale romanzo psicologico basato sul Male, sull'animo cupo dell'Uomo quando egli trascende i suoi compiti e le sue responsabilità in nome della folle esaltazione. Il cammino che Conrad fa fare a Marlow è un percorso segnato dal dolore della consapevolezza e delle rivelazioni. Prima la scoperta della vera natura del colonialismo. Poi la rivelazione su quanto l'animo umano possa uscire dai binari e quanto il male possa affascinare. Simbolico, lirico, impressionista. Kurtz è il vero protagonista del libro. L'anima buia, il punto di riferimento di tutti. Una vera e propria ossessione, il simbolo buio della solitudine. Conrad ha una bella prosa, ancora attuale, anche se in questo libro eccede forse con l'aggettivazione e carica un po' troppo, contribuendo così a far calare la tensione narrativa. A me non ha annoiato, perchè quando un autore è bravo può anche essere lento (non troppo a lungo, però), ma capisco chi può averlo trovato poco avvincente. Altro difetto: alcuni passaggi fondamentali della storia sono tirati via in modo frettoloso, con una pessima scelta dei tempi narrativi. C'è una latente insoddisfazione nel lettore, per qualcosa che è più immaginato che vissuto. Nonostante questi due difetti, il libro rimane buonissimo. E' un romanzo amaro, in cui quasi tutti escono sconfitti (anche Marlow, con l'ultimo suo ipocrita gesto)e proprio per questo è un libro attuale. L'avidità del ruolo da protagonista tirato agli estremi, la convenienza di certe visioni sociali precostituite, l'"ideale" che è bello finchè resta, appunto, ideale e non cosa reale. Ottima postfazione di Baricco Voto: 4 / 5 |  |  |  |
mau fina@libero.it (15-05-2004) Uno dei capolavori della letteratura degli ultimi due secoli scritto da uno dei più grandi scrittori di lingua inglese.
L'infelice accostamento che viene fatto con Baricco sembra quasi essere un ironico monito al lettore su che cosa sia letteratura (Conrad) e cosa non lo sia (Baricco)
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco demaonline@hotmail.com (13-12-2003) E' un libro particolare, non è sempre facile seguire il filo della narrazione e alcuni dialoghi che vorresti sentire dal personaggio principale del romanzo vengono volontariamente omessi da Conrad. Comunque rimane un testo molto bello, forse non tutti sanno che questo libro ha ispirato "Apocalypse Now" anche se il film è molto diverso rispetto a questo testo.
Infine la postfazione di Baricco è favolosa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ciro cirotoma@inwind.it (19-02-2003) Si capisce che Conrad scrive in una lingua non sua. Non ha a cuore il bel tenebroso la leggerezza del testo che è inutilmente ripetitivo e intricato. Conrad fa il sostenuto da un punto di vista letterario con immagini molto complesse, ma senza rispetto per il lettore . Troppo lento il racconto perchè susciti il suo interesse. Molto bella invece la recensione di Baricco.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Suk (08-01-2003) Un libro faticoso, spesso lento, monotono. ma anche un viaggio nell'ignoto, all'interno del più profondo io; un viaggio nel cuore dell'africa ma anche nel cuore dell'uomo. Conrad fa viaggiare il lettore, lo turba, lo avvolge come la foresta misteriosa, alla ricerca di Kurtz, ombra solitaria in un mare nero. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Eli (18-11-2002) Un romanzo deludente. Dopo aver letto un capolavoro come "Lord Jim" (dello stesso autore) mi aspettavo molto di più da questo libro. Una trama poco scorrevole e a volte un po'confusa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Nicola Sartorello (02-03-2002) Un lungo monologo che, seppure interrotto da sporadici dialoghi, non perde la sua monotonia monocorde. Si fatica ad avanzare nella lettura, quasi trattenuti dall'acqua limosa di quel fiume che si sta risalendo. Oppressivo, ossessionante, tetro, onirico. La lentezza sintattica del racconto immerge nella calura africana, togliendo il respiro e le forze. Assente l'aspetto politico e sociale, l'avventura coloniale è solo un “pretesto” per una discesa nell’io profondo. A lunghi tratti noioso. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Massimo Russo massimo.russo@katamail.com (22-04-2001) Diciamo subito che ogni libro di Conrad, racconto o romanzo, è una grande emozione, imperdibile per chi ama leggere (e necessaria per chi non conosce quest’immenso piacere).
“Cuore di tenebra” è uno dei testi più famosi dello scrittore polacco di adozione inglese, scritto nel 1898 e pubblicato nel 1902. La storia è costituita dal racconto di Marlow, un marinaio, ai suoi compagni di viaggio, di un’avventura che lo ha visto testimone negli anni addietro. Un’avventura assoluta e assurda, tanta è la straordinaria penetrazione nei meandri della natura umana (in tutti i sensi) donata a Marlow e a noi che l’ascoltiamo. Per mancanza di lavoro e grazie alle raccomandazioni di una zia influente, Marlow parte per il cuore dell’Africa (non si capisce il posto esatto), comandante di una imbarcazione che per conto di una Compagnia cerca avorio. Per giungere a destinazione, Marlow passerà attraverso varie fasi del viaggio, avvicinandosi sempre più allo “straordinario e notevole” Kurtz, il migliore tra i mercanti, osannato e odiato dai colleghi, temuto e venerato dagli indigeni che lui ha reso suoi schiavi facendosi adorare come un dio. Il lettore, grazie al racconto di Marlow, si avvicina sempre più al cuore di tenebra che ristagna in ognuno di noi.
A tal proposito, rinvio alla breve intervista del mai abbastanza compianto Gustaw Herling, “Conversazione sul male”, Ed. L’ancora del Mediterraneo (vedi), pubblicato pochi mesi prima della morte dello scrittore avvenuta nell’agosto del 2000. Herling, come spiegò anche a me in una conversazione a casa sua nel 1998, dice che c’è nel testo di Conrad (suo connazionale) l’esattezza di quell’idea del Male che è stato il tema della sua carriera letteraria. Credo che, anche solo citandolo, Herling ne dica cose molto importanti.
Di tono diverso è la postfazione di Alessandro Baricco (che stranamente “introduce” pure il testo di Conrad), banale nella prima parte e con spunti intelli Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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