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Gogol' Nikolaj - Anime morte | "È stranissimo che un libro così, un libro dove i contadini diventano dei samovar, i ballerini delle mosche, i possidenti degli orsi, le possidenti delle scatolette, un libro dove le signore si dividono in signore semplicemente piacevoli e signore piacevoli da tutti i punti di vista, dove le carrozze diventano dei cocomeri e gli ufficiali arrivati da Rjazan' stanno svegli tutta la notte a decidere se comprare o non comprare un quinto paio di stivali, sia stato considerato un caposaldo del realismo russo. Ed è ancora più strano, e terribile, vedere come l'incanto e la grazia del primo volume diventano, nel secondo, crollo e rovina." (Paolo Nori)
Media Voto: 5 / 5Fabrizio (02-10-2010) Un libro meraviglioso, scritto con perfetta, sublime ironia, un quadro grottesco e tragico della profonda Russia dell'Ottocento: da non perdere assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MadLuke luca2510@hotmail.com (09-01-2010) Personalmente, fin dai primi capitoli, l'intreccio degli eventi e l'approccio ad essi dei vari personaggi (di cui il protagonista Cicikov è indubbiamente "il vuoto porta vessillo"), mi ha riportato a un tema di cui oggigiorno non raramente si sente discutere: eh certo - si sente dire - una volta la gente era più felice perché non aveva tempo per pensare a tutte le cose complicate della vita, come invece facciamo noi, lavoravano tutto il giorno e poi andavano a dormire, troppo stanchi per pensare!
E' indubbio che una parte di queste persone, uno o due secoli fa, come oggi del resto si limitassero a lavorare aspettando che arrivi il giorno dopo, e tuttavia secondo me, si sopravvaluta sempre troppo l'aspetto fondamentale della questione, ossia che quegli umili lavoratori non ricorrevano al lavoro per evitare la domanda, bensì nel lavoro trovavano l'autentica risposta.
Si può coltivare la ritualità (proprio nell'accezione religiosa del termine) di un gesto, ritrovare la propria spiritualità in un'officina, arando i campi o lavando i piatti, non meno di quanto si possa fare in una chiesa o un tempio. Quello che fa la differenza non è il gesto in sé, quanto lo spirito con cui ci si adopera, la sincerità con cui si cerca di realizzare qualcosa che sia bello per sé e per gli altri (per Dio, nel caso dei personaggi più religiosi del romanzo) e trovare così, o almeno poter accarezzare, l'autentica felicità.
Rimane il rammarico, così è spiegato nella nota introduttiva, che la seconda parte sia parzialmente incompleta mentre la terza sia andata completamente perduta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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