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García Márquez Gabriel - Cent'anni di solitudine. Ediz. speciale | Macondo è un microcosmo sconvolto da cataclismi biblici, devastato dalla follia degli uomini, e scosso da mille piccoli drammi o gioie quotidiani. È la sede di un secolo di vita della famiglia Buendía, che sono insieme i creatori e i distruttori di questo villaggio cui s'arriva attraverso "nebbiose gole, tempi riservati all'oblio, labirinti di delusione". Il romanzo di Gabriel García Márquez, pubblicato nella collana "Narratori" nel 1968 e in "Universale Economica" nel 1973, è riproposto in un'edizione speciale rilegata per i cinquant'anni della casa editrice.
Recensioni 1 - 20 di 66 recensioni presenti. Media Voto: 4.04 / 5guglielmo aprile (01-02-2012) La realtà trapassa, quasi con leggerezza, nell'onirico, assume connotati da favola. Tutto è dettagliato, nelle descrizioni; poi, all'improvviso, avviene il salto, lo scatto, e il mondo si invola verso il natastico, l'irreale, e l'impossibile si inserisce nel concreto anche più crudo. E i confini tra ciò che appare nei sogni e ciò che è reale sfuma. La malattia dell'insonnia, ad es., e poi della perdita della memoria, che colpisce gli abitanti di Macondo: fatti di pura invenzione, ceh però fanno apparire il mondo un posto magico, come agli occhi dei bambini o dei primitivi; anzi, i parametri della verosimiglianza sono capovolti, al punto che il magico appare 'normale', previsto e possibile, all'interno di quella realtà, che è di ordine diverso rispetto a quella in cui siamo intrappolati -
guglielmo aprile Voto: 5 / 5 |  |  |  |
angela (22-12-2011) Non mi è piaciuto. Poco interessante, senza senso.
Un ammasso di personaggi completamente inverosimili e fuori da ogni realtà.
Ho perso tempo, potevo leggere altro. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Daniel (06-11-2011) Mi ha un po'deluso, non è di certo un brutto libro però non ha raggiunto con me quelle vette di cui la maggior parte delle persone parla.L'ho letto molto velocemente, è un libro avvincente, però è mancata la scintilla finale, la più importante. A me è sembrato molto veloce, anche troppo per i miei gusti, abituato a leggere fino in fondo le reazioni dei personaggi negli avvenimenti della vita (Dostojevskij ad esempio). Però l'ho letto con piacere, l'incipit del libro è straordinario di quelle cose che ti rimangono impresse.Il personaggio più affascinante per me è stato il colonnello Aureliano Buendia, ma sono un po' tutti affascinanti (anche se c'è sempre bisogno di un albero genealogico sott'occhio) e affascinante è la storia della stirpe che finisce nell'oblio con tutta Macondo. Però il punto debole di un libro del genere quando si trova davanti ad un lettore come me è solo 1: la magia.All'inizio mi piaceva, mi piaceva come si descriveva questo luogo incontaminato e la sua gente, gli incontri con i morti, la lettura delle carte, il buon Melquiades, però poi si esagera! Remedios la bella che sale in cielo, mostri che infestano Macondo ecc? e più si avvicina la fine del libro e il racconto diventa sempre più fantastico. Capisco che il termine realismo magico nasce probabilmente da questo libro, ma non capisco? ascoltando alcune interviste di Marquez ho sentito che lui non definisce il genere dei suoi libri "Realismo magico", ma solo Realismo perché nel mondo c'è molta più magia di quello di cui ci rendiamo conto, siamo ancora troppo influenzati da Cartesio.Ma allora perché questo bisogno di mettere tutta questa magia nelle cose del mondo? Se è già nelle cose stesse non sarebbe meglio rendere magico tutto quello di reale che ci circonda senza far diventare tutto cosi assurdo? Ill fatto è che leggendolo non sono entrato in questo mondo di magia e non ha cambiato il mio modo di vedere le cose,cosa che tanti altri libri mi hanno dato, come "IL Mondo di Sofia" DI Gaarder Voto: 4 / 5 |  |  |  |
donatella (30-09-2011) Bello, sicuramente da leggere e da consigliare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Serena (07-09-2011) Il libro più brutto che abbia mai letto in vita mia. Talmente brutto che non ricordo neppure la trama (l'ho letto circa 10 anni fa), il che significa che non mi ha lasciato assolutamente nulla. Ricordo solo la gran fatica che ho fatto per capirlo, poichè tutti i nomi sono uguali Forse per apprezzarlo dovrei rileggerlo, magari anche in virtù della mia "maturazione letteraria", ma l'idea di accostarmi a qualcosa che già so essere noioso mi innervosisce. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Albert (30-08-2010) Vorrei spiegare perché alcuni non hanno capito la bellezza di questo capolavoro di Marquez, così insolito nei contenuti e nello stile.
Quando parliamo di “realismo magico”, che pervade l’intera struttura narrativa dell’opera di Marquez e la storia di un secolo della mitica famiglia Buendia, dobbiamo però capire davvero cosa significa, perché alcuni ne hanno parlato a sproposito.
Realismo magico, nella cultura latino americana, come hanno già sottolineato alcuni studiosi, è il senso di non appartenenza, alienazione, sogno, non di rado incubo (non a caso alcuni hanno accostato Marquez a Kafka), che pervade mentalmente e culturalmente la vita dei sudamericani, una singolare mescolanza di magia e realtà, ed è così difficile da capire per noi.
Mentre gli europei e i nordamericani, ad esempio, si sentono razionalmente artefici della loro storia e del loro destino, e lo vedono procedere verso un futuro lineare e di progresso, così non è nella cultura dei latino americani, dopo secoli di colonialismo (spagnolo e portoghese) e neo-colonialismo (statunitense), dal XVI secolo in poi, ed ecco spiegata la “circolarità” del tempo in Cent’anni di solitudine, il tempo e i fatti che si ripetono senza un vero e proprio progresso.
Ecco allora che nella cultura latino-americana incombe sovente un senso di sogno, di irrealtà, di magia, quasi che la vita sia un sogno, o un incubo, del quale nessun individuo ha il controllo.
Ciò spiega appunto tutte le grandi tragedie nella storia di questo continente, accettate con fatalismo: dalle innumerevoli guerre civili, ai rivolgimenti politici, ai colpi di stato sanguinosi e alle contraddittorie ed effimere rivoluzioni popolari, ai dittatori di destra e di sinistra e ai desaparecidos, all’economia sotto il perenne controllo delle potenze straniere: dai conquistadores spagnoli alle grandi società nordamericane (la compagnia bananiera del romanzo) .
Questo è il concetto – che nessuno spiega – di realismo magico.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Isetta (03-12-2009) Marquez ha scritto sicuramente di meglio. Temo che questo libro sia leggermente sopravvalutato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Intrevado Nicola (08-05-2009) Il libro, apparso, come un dono prezioso nel bel mezzo del dibattito sulla possibile morte del romanzo alla fine degli anni '60, sconvolge e getta un nuovo modo, inatteso, imprevisto e imprevedibile di raccontare la vita.Con una prosa sinuosa, flessibile, duttile e tale da riuscire a convincere il lettore che, le cose bizzarre che racconta, sono piu' vere del vero e solo perche' Marquez ce le riporta. Ce le sussurra senza mai un solo grido, un solo comando.E, non tanto per cio' che dicono le parole quanto per la potenza della voce che commuove il lettore nel narrare la storia circolare della geniale ambientazione temporale con tutta la loro prevedibile: imprevedibilita'. E, spezzando, il desolante perimetro mentale dei romanzi a questo contemporanei.Il tutto, espresso, in una forma tenue, elegante, morbida e che, alla inevitabile rilettura, man mano si indurisce fino a cristalizzarsi per diventare : sostanza in forma di pura arte letteraria.I suoi personggi sono inseriti in un contesto metafisico nel quale ogni regola della fisica, della chimica, della morale e del sentire sono talmente fascinose che definirle magiche e' solo un modo, banale, di attribuirle un disvalore. Marquez non chiede ai Buendìa di testimoniare cio' che ritengono falso , che sarebbe " peccato " , ma , di testimoniare falsamente cio' che ritengono , invece , vero , il che e' una stupefacente azione virtuosa , perche' supplisce ad una sorta di mancanza di prove circa " qualcosa o qualcuno " che , certamente e' accaduto o e' esistito. Non e' quindi, come dire, necessario essere stati, poniamo, in un luogo per conoscerlo, se cosi' fosse, i marinai sarebbero, per definizione piu' sapienti dei teologi. Un libro che conservo come un diamante, fatica, di un autore dall' intelligenza verbale abbagliante nel forgiare verita' inverosimili e sagge, con il suo talento da grande illusionista nel sottrarsi alla realta' ordinaria e che, merita l' immortalita' della nostra memoria, al cospetto di altra produzione che, dovrebbe durare meno di un fiore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sma (23-06-2008) semplicemente..il finale più bello che abbia mai letto in tutta la mia vita.va a sapere cosa mi ha lasciato questo libro..e non so nemmeno perchè..ma lo ricordo con meraviglia e con un brivido .da leggere e non demordete Voto: 5 / 5 |  |  |  |
penelope (26-05-2008) L'acmé del realismo magico. Per capire pienamente Cent'anni di solitudine a mio avviso bisogna prima leggere VIVERE PER RACCONTARLA che è l'autobiografia di Marquez. so che è paradossale, perché quest'ultimo libro è posteriore a cent'anni, ma solo così si può godere appieno il significato dei personaggi di Marquez. Ognuno di loro è imbevuto della vita stessa dell'autore: vecchie zie sibilline, bordelli, epopee amorose, magie, credenze, colonnelli... tutto è Marquez, è la sua vita, il suo popolo, la sua cultura. Cent'anni di solitudine è la storia di un determinato spazio e di un determinato tempo, con l'aggiunta di una trama densa che conferisce un senso a tutto l'impianto stesso. la trovo un'opera ambiziosa, a tratti può sembrare lenta, ma di una frizzantezza letteraria unica, e lascia nel tempo un retrogusto squisito e ci mancherà averlo sul comodino. Voto massimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Valentina (12-04-2008) Ho iniziato a leggerlo ma non sono mai riuscita a finirlo...Non so perchè ma non mi ha mai preso VERAMENTE! Boh! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alessio leta.alessio@tiscali.it (04-01-2008) Prima di iniziare a scrivere questo commento ci ho messo un pò perchè mi chiedevo cosa mi avesse lasciato dentro questo capolavoro.
Potrei ripetere i commenti di tutti, dicendo che credo sia, assieme ai Pilastri della Terra di Follett, il libro della mia vita, ecc... ma sarebbe troppo banale.
E' semplicemente un libro magico e le emozioni che si provano leggendolo sono altrettanto semplicemente incomparabili.
Comprendo chi lo considera un libro pesante e brutto semplicemente perchè non tutti hanno lo stesso quoziente intellettivo. C'è a chi piace leggere libri facili, che si capiscono al volo e a chi piace perdersi nei meandri di un'opera immensa e incredibile.
Macondo, i Buendìa, tutti gli altri personaggi del romanzo sono così reali e allo stesso tempo così magici da togliere il fiato. Un opera da leggere sicuramente cancellando prima dalla testa ogni forma di preconcetto sul "romanzo" in generale. Questa è tutta un'altra cosa. Un libro che "apre" letteralmente un "mondo nuovo" nella letteratura moderna.
Lo stile di scrittura è, poi, quello di un genio con forme e parole assolutamente sbalorditive.
L'ho letto solo una volta ma sono sicuro che, negli anni a venire, lo riprenderò più volte per gustarmi appieno un capolavoro del genere.
Ancora oggi, dopo una settimana dall'ultima parola letta, non riesco a pensare ad altro che non ai Buendìa: ad Aureliano e Ursula, due personaggi dei quali il solo essere coscienti del fatto che non siano persone vere fa star male.
Quindi leggetelo e, per favore, non cercate in tutti i modi di distruggerlo. Fatevi solo trascinare da questa storia triste, assurda e semplicemente incredibile.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Emanuela (31-12-2007) Si tratta di un classico grazie al quale l'autore è straconosciuto e amato e soprattutto con cui ha vinto un premio nobel. Ero molto incuriosita e ho iniziato a leggerlo.
E' vero: è pesante, complesso, spesso ripetitivo, ma sono comunque contenta di averlo letto.
Per apprezzarlo, secondo me, è necessario svestirsi dei panni da occidentali e farsi trasportare in un mondo magico, fantastico che a noi può sembrare surreale, lontano, ma che a ben guardare ci assomiglia un pò.
Ho letto un pò di fatalismo nel romanzo di Marquez, in un racconto in cui il tempo si accartoccia su se stesso e nel quale l'uomo è quasi alla mercè degli eventi, quasi impotente di fronte al destino, un destino di solitudine e di abbandono...
Se si legge con attenzione quindi, Macondo non è una realtà così distante da quella alienante del nostro tanto osannato Occidente post-moderno...
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
eru beh_ma_anche_no@yahoo.it (01-07-2007)
...la prima volta è stato complicato, ho dovuto ricostruire uno schema dell'albero genealogico della famiglia buendìa. la seconda volta, schema sott'occhio, ho apprezzato maggiormente l'intreccio ingarbugliato, la natura selvaggia e sorprendente, i personaggi grotteschi avvolti nella preziosa luce del realismo magico e la loro intima vocazione alla tragedia. la terza volta finalmente ho capito: questo libro è perfetto, e il ritratto del col. aureliano buendìa è quanto di più fine, profondo, complesso e umano possa esistere; è l'allegoria della tradizione e della rivoluzione, dell'amore e della guerra, delle radici nella terra e della condanna all'eterna migrazione, dei sogni e della loro caduta, del tempo stesso e delle età dell'uomo, degli uomini e delle donne, del destino e del libero arbitrio, del dna e delle scelte individuali, della storia nella sua lotta tra natura e civiltà, della gloria primitiva dei patriarchi e della consapevole inconsistenza di un presente già consumato. il senso della vita in tante parole, colori, odori, un universo in espansione nato da un'oscura volontà e predestinato all'estinzione e all'autodistruzione, cancellato da una folata di vento, com'è giusto che sia, come non può non essere.
la quarta lettura sarà la beatitudine di risalire la prosa di garcìa màrquez in spagnolo, dai tasti della macchina da scrivere, attraverso la punta delle sue dita, su su dentro le vene, fino al cuore, fino al cervello. ma so che questo è un libro magico, e più si entra nelle vie di macondo, più i suoi personaggi abbassano le difese, le matrone dalle mani bendate si liberano dalla clausura autoimposta, gli spiriti riposano la notte per raccontarsi di giorno e uno zingaro atavico, chissà se più divino o più diabolico, ti consegna in mano i segreti del mondo che impiegherai tutta la vita a decifrare, in una febbrile ricerca del vero, dell'amore, della felicità, di te stesso, della giustizia o del mare, che dura per tutti, per chi continua a cercare, cent'anni di abissale solitudine. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
PAOLO (26-06-2007) Uno dei più grandi romanzi mai scritti. Avvincente in senso assoluto... Ti precipita in un mondo magico dal quale non si può, e non si vuole, tornare indietro. Imperdibile. Da leggere e rileggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
benelli bekri88@alice.it (14-06-2007) Libro poco scorrevole e a tratti molto difficile da leggere, sono presenti moltissimi nomi e ricordarli tutti è quasi impossibile (inoltre si chiamano tutti uguali).Questo è un libro molto particolare.Personalmente a 10 pagine daltermine ero contento di aver letto questo libro perchè in definitiva era molto bello. Però qunado leggi l'ultima pagina tutto ti cambia e il libro in un attimo diventa un capolavoro. Sicuramnete il finale più bello mai letto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michela (03-06-2007) Lo sto leggendo per la quinta volta e ogni volta penso che si tratti di un capolavoro assoluto! Tuttavia capisco che possa non piacere, ma di qui al denigrarlo come un esempio di cattiva letteratura ce ne passa! Non ha nulla a che vedere con I Buddembrook o La famiglia Moskat (che ho letto e amato...), non è una saga familiare in senso stretto e il senso del magico che lo permea non è una finzione letteraria ma una delle anime del romanzo (siamo in Sudamerica, non a Lubecca o a Varsavia...). Inoltre non credo che manchi di introspezione psicologica, anche se non è quella decadente a cui noi europei post freudiani siamo abituati: il colonnello Aureliano Buendia è una delle figure meglio delineate della letteratura, non solo quello che fabbricava pesciolini d'oro! Credo che l'errore di molti lettori schifiltosi sia quello di leggerlo con in testa categorie formate su altri romanzi e non per quello che è. Solo così potrebberlo avvalersi del diritto di non amarlo, ma mai di quello di disprezzarlo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FD (16-05-2007) No, a me non è piaciuto. Nonostante non contenga lunghe descrizioni, o concetti complicati (o dei concetti e basta...), l'ho trovato molto noioso, proprio per la storia in sè. Cent'anni di solitudine non è altro che il resoconto negli anni delle vicende di una famiglia, i Buendia, e innanzitutto va detto che questo libro presenta come se nulla fosse elementi assurdi e ridicoli: c'è una che sale in cielo, una pioggia che dura per anni senza mai interrompersi, un tizio che ovunque vada gli volano attorno farfalle e altre amenità del genere... in sostanza, la storia è piena di assurdità senza senso (che sono ben diverse dalla fantasia, o dal saper sognare, secondo me), penso per spezzare la monotonia di una storia che altrimenti è sempre uguale a se stessa: stessi nomi, stesse vicende, stessa solfa (se uno è interessato a una saga familiare, sono di gran lunga meglio i Buddenbrook di Thomas Mann, o La famiglia Moskat di Singer). I personaggi, poi, sono approfonditi in modo molto superficiale: Marquez ci racconta della loro vita sessuale e ci informa di qualche particolare insignificante o irrealistico (ad esempio, a uno piace costruire pesciolini d’oro, un’altra cammina sempre col braccio alzato...) ma a parte questo, nient’altro. In altre parole, trascura totalmente l’introspezione psicologica (ciò che secondo me rende i personaggi dei libri davvero umani, grandi e indimenticabili).
In sintesi, nonostante sia un libro apprezzato da tantissimi e osannato come capolavoro della letteratura, io non l’ho trovato tale: libri ne ho letti tanti, e per me i capovalori sono ben altri, libri come ad esempio I miserabili di Hugo, I fratelli Karamazov di Dostoevskj, Anna Karenina di Tolstoj, L'amante di Lady Chatterley di Lawrence, Lo scherzo di Kundera, Il maestro e Margherita di Bulgakov, Il fu Mattia Pascal di Pirandello, Gita al Faro di Virginia Woolf e molti altri libri... libri che hanno tantissimo da esprimere, mentre cent’anni no, per me non dice nulla, è proprio vuoto, e a parer mio estremamente sopravvalutato... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Morgana (23-03-2007) Trovo lo stile di Marquez intrigante. Solo chi è in grado di sognare potrà coglierne l'essenza nella sua pienezza..la straordinaria capacità di mescolare culture hispanoamericane credenti in miti e tradizioni popolari alla magia implica una nuova visione sul mondo poichè in realtà l'irrazionalità fa parte del quotidiano..la magia dei gitani, la scorrevolezza del linguaggio adoperato e l'ininterrotta voglia di sapere quale sarà la fine dei Buendìa rende Marquez un Grande Autore. W Macondo! Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 66
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