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Kehlmann Daniel - È tutta una finzione | Arthur è un orfano accolto da una famiglia benestante. La madre adottiva viene colpita da un fulmine e muore, e lui viene educato in un collegio svizzero di giovani rampolli dove matura l'intenzione di farsi prete. Arthur racconta, ma sarà tutto vero? Narra che ha studiato teologia, ma ha preso solo gli ordini minori; la nuova matrigna gli ha rubato l'eredità paterna e, un po' per necessità un po' per antica passione, lui si è ritrovato a fare l'illusionista in un bar di infima categoria e il baro in un retrobottega. A quel punto ha capito qual è la sua reale vocazione, si è reso conto di essere un mago e ha cominciato a frequentare Jan van Rode, il più geniale incantatore in circolazione, che gli ha insegnato tutti i suoi trucchi, ed è diventato a sua volta uno dei più famosi e meglio pagati illusionisti del mondo. Improvvisamente, durante uno show, il suo mondo è crollato e Arthur ha deciso di ascendere al cielo. Ma è vero, o è solo un altro gioco di prestigio?
| La recensione de L'Indice |
 Nella forma di una lunga lettera costellata di divagazioni e di rinvii all'atto stesso della scrittura, Arthur Beerholm rivolge a un'anonima lettrice il racconto frastagliato della propria esistenza e della crescente passione per l'arte dell'illusionismo che, praticata fin dagli anni del collegio, lo avrebbe portato, neanche trentenne, a calcare la scena internazionale davanti a platee sempre più adoranti. La continua indecisione del testo tra i termini "mago", "illusionista", "prestigiatore", e il velo di ambiguità che esso stende retrospettivamente su episodi apparentemente disvelatori, ne fanno un esemplare riuscito del fantastico più tradizionale, in bilico tra una comprensione razionale e una soprannaturale dei fenomeni narrati. Una riflessione lasciata in sospeso sui confini della ratio e sui suoi diversi volti intesse di sé l'intera vicenda, spalancando varchi sul regno dell'illogico e dischiudendo interrogativi sui limiti fra trucco e magia, suggestione e incantamento, manipolazione e prodigio. Sullo stesso meccanismo narrativo abusato ma ancora capace di perturbare il lettore e di creare distanze produttive è stesa l'ombra dell'inganno e della mistificazione; mentre l'evanescente destinataria della lettera, che nella sua natura anfibia di donna reale e fantasticata rimane senza dubbio la figura meno convincente del romanzo, appare e scompare dal resoconto del protagonista con la levità di uno spettro. Malgrado lo stile non sempre fluente, affaticato qui e là da indugi descrittivi e commenti fin troppo esaustivi, il romanzo incatena l'attenzione del lettore e non fatica a rapirne l'immaginazione, conducendolo per mano in un viaggio insolito, illuminato prima da un'ironica malinconia, poi da una crescente tristezza, ancora capace, a tratti, di fabbricarsi provvisorie consolazioni. Giuliana Zeppegno |
luigi (24-11-2007) davvero molto buono Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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