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Melville Herman - Moby Dick | Ishmael, narratore e testimone, si imbarca sulla baleniera "Pequod", il cui capitano è Achab. Il capitano ha giurato vendetta a Moby Dick, una immensa balena bianca che, in un viaggio precedente, gli aveva troncato una gamba. Inizia un inseguimento per i mari di tre quarti del mondo. Lunghe attese, discussioni, riflessioni filosofiche, accompagnano l'inseguimento. L'unico amico di Ishmael morirà prima della fine della vicenda. E' Queequeg, un indiano che si era costruito una bara intarsiata con strani geroglifici. Moby Dick viene infine avvistata e arpionata. Trascinerà nell'abisso lo stesso Achab, crocefisso sul suo dorso dalle corde degli arpioni. Ishmael è l'unico che sopravvive, usando, come zattera, la bara di Queequeg.
Media Voto: 3.75 / 5Estelgard (08-01-2009) Naturalmente un classico. Naturalmente un capolavoro. A un libro del genere non si può dare meno di 3/5. Ciò che mi è decisamente piaciuto è la mirabile capacità descrittiva ed evocativa di Melville del mare e di tutto ciò che lo circonda; la descrizione del Pequod e dei suoi naviganti; e soprattutto la gigantesca immagine di Achab che rivaleggia in possenza con la balena. Anche i ramponieri e gli ufficiali sono ben tratteggiati, sebbene in un romanzo di tale lunghezza mi aspettassi una maggiore caratterizzazione psicologica. La ricerca di Moby Dick e lo scontro finale con quest'ultima sono di certo tra le pagine più belle della narrativa americana. Ma non posso apprezzare a fondo il libro per alcuni motivi. Il più importante: la minuziosa trattazione delle metodologie di caccia alla balena e le spiegazioni di cetologia (vi è un capitolo con questo titolo!) sono effettivamente troppo ampie e a volte contorte e piene di termini di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. In molti di questi capitoli di "non azione" Melville inserisce un significato simbolico e spesso si sprecano metafore che comprendono soggetti biblici: purtroppo però, in questi punti di ampia digressione, non sempre mi sono sentito coinvolto all'interno della storia, preferendo di gran lunga seguire le vicissitudini e i pensieri dei personaggi. Ritengo che la figura di Achab sia una delle più drammatiche e riuscite della storia della letteratura, ma in certi punti la ripetitività del romanzo mi ha annoiato, nonostante capissi che alcuni dettagli sottintendevano altri concetti più astratti. Alti e bassi dunque. Come le onde dell'oceano che l'uomo non deve sfidare perchè insondabile. Come Moby Dick, con la sua alta gobba e la sua bassa e terribile mascella. Essa è il male assoluto, ma anche l'irraggiungibile desiderio di vendetta e Achab diviene blasfemo e già condannato quando, abbandonando la sua umanità, si mette alla sua caccia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Rolando (25-11-2008) Immenso capolavoro della letteratura. Ogni commento risulterebbe superfluo.
In risposta a T.E.U.: probabilmente per la pesantezza ha aiutato un po' la traduzione. La traduzione Garzanti di quest'opera è un poco macchinosa rispetto ad altre molto più fluide e godibili. La versione di Nemi D'Agostino ha più di 40 anni e perde in fluidità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
T.E.U. (02-11-2004) E` indubbiamente un capolavoro, per il dettaglio delle descrizioni, per i personaggi (Achab e` stupendo!!!), per il linguaggio pomposissimo e ricco di metafore, ecc., pero`...non mi e` piaciuto: troppo pesante! A meta` libro non vedevo l'ora che finisse... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
latinese (26-05-2003) Sembra quasi inutile parlare bene di un classico come questo. Però vorrei dire qualcosa agli aspiranti scrittori: pochi romanzieri hanno tanto da insegnare come Melville... qualunque cosa scrivesse. Era uno di quei talenti talmente immensi che non gli riusciva di raccontare una storia che non valesse la pena di leggere. Tra l'altro, potrei dire ai no-global di tutti i colori che per capire l'America d'oggi con la sua crociata contro il terrorismo e la sua politica imperiale, bisogna proprio rileggersi la storia di questo capitano demente che pensa di poter distruggere il male una volta per tutte, lanciandosi in una caccia senza quartiere, costi quel che costi, fregandosene di tutto e di tutti. Infine, per gli intellettuali chic che credono d'aver scoperto l'America: tutti quelli che sbavano per Franzen, Chabon, Eugenides, farebbero bene a leggersi il buon vecchio Melville per capire che comincia tutto qui, e che in queste pagine c'era già tutto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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