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Fogazzaro Antonio - Malombra | "L'oggetto di Malombra è il male: l'attrazione che esso esercita, l'istinto di morte, il "cupio dissolvi", il gorgo, l'abisso in cui la coscienza si annulla, la fatalità, il destino inteso cattolicamente come negazione o insufficienza della grazia. È il problema del male; ma un problema che non ha soluzione: alla maniera stessa che "I Malavoglia" sono il problema del dolore." (dall'introduzione di Luigi Baldacci)
clara lunardelli clara.lunardelli@simail.it (17-10-2006) Fogazzaro scrive benissimo, ha sprazzi incredibilmente lucidi e densi di contenuti e poesia, ma qui, in questo libro, contrariamente a "Piccolo mondo antico", la storia decolla e prende corpo dopo trecento pagine: possibile? Ci vuole una santa pazienza a portare avanti gli sfinimenti di personaggi ai quali non accade nulla e stanno come larve ad attendere che lo scrittore si decida a prenderle in mano e dare loro sangue e sostanza. E poi, la figura della protagonista, la sua lenta caduta nella follia l'autore non ce la fa seguire, accade senza che egli ce ne parli, quando invece è uno dei motivi per cui si sceglie il libro, su cui esso fa perno e che scatena la caduta generale e senza redenzione di nessuno, o forse solo di chi si accontenta di rinunciare subito a qualsiasi sogno e sa accontentarsi delle piccole cose. Si ha l'impressione che l'autore abbia fatto molta fatica a scriverlo, forse tanta quanta io a leggerlo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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