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Tolstoj Lev - La morte di Ivan Il'ic | Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare e sociale apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un colpo al fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni, sempre più forte e tutte le cure si rivelano inutili. Il pensiero della morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi lo circonda, dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicino è un giovane servo che lo assiste fino alla terribile agonia. Morente, capisce che così libererà, prima che se stesso, gli altri dalla sofferenza e con questo pensiero muore sereno.
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5marcym (01-11-2010) Il racconto si snoda in modo da condurre facilmente il lettore a rispecchiare su di sé l'analisi introspettiva del protagonista,sui traguardi da raggiungere, su ciò che è giusto e su ciò che non lo è , su ciò che davvero ci può rendere felici .In conclusione si evince che la strada giusta da seguire non è quella che ci consigliano gli altri ma quella che ci detta il nostro cuore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gl (04-06-2009) Questo è un racconto assoluto scritto con grande asciuttezza e misura. E' il racconto di tutti. La storia "...la più semplice, la più comune, la più orrenda". Forse nessuno scrittore ha saputo posare uno sguardo così libero, e forse per questo così partecipe, sull'agonia e sulla morte come ha fatto Tolstoj qui. Nè concordo con quanti hanno trovato in questo racconto solo negatività e dolore; non è così. La menzogna feroce della vita, con esclusione solo dell'infanzia, alla fine si scioglie e l'uomo martoriato che non ha saputo ritrovare nulla di meritevole di essere vissuto nella sua vita precedente capisce che anche questo è menzogna. La vita di ognuno è qualcosa di unico ed irripetibile; lo capiamo , dice Tolstoj, solo nell'istante in cui la speranza di vivere ci lascia.
E' un racconto bellissimo, difficile per quanto spogliato di tutto, perfetto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele darknico90@hotmail.it (18-03-2008) Ecco: qui, in questa breve e triste storia di un magistrato di San Pietroburgo, la sua esistenza senza colpi di scena e senza vero amore, si racchiude la paura dell'umanità intera, e la sua instabilità struggente. Com'è possibile che un colpo sul ventre sinistro possa scindere un involucro di rispettabilità e decoro che lo aveva protetto nel caldo alone della società-bene? Una piccola scheggia, un ostacolo che lo ha condotto a dubitare di sè, del suo lavoro, della sua famiglia. Proprio negli ultimi giorni di sofferenza, l'uomo rompe la menzogna e l'inganno in cui aveva vissuto la vita intera, ma si ritrova finalmente uomo - anche a costo di riconoscere che tutte le apparenze sono state enormi sbagli.
Il paradosso finale ci offre un pò di speranza: ritroveremo la luce, e la non-vita in cui siamo immersi finirà. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca (03-02-2008) Un racconto di una "chiarezza terribile" e "terribilmente bello", semplicissimo e profondissimo, con una storia normalissima narrata in maniera unica. Solo i grandissimi, e Tolstoj lo è, sanno produrre opere di tale caratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giorgia (17-01-2008) Tolstoj ci dimostra, come ne La sonata a Kreutzer, di essere un eccellente narratore anche di racconti brevi. Un libro imperdibile, gourmet che racchiude in sé la muta verità dello stordimento ultimo dell'uomo di fronte al proprio vissuto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide Trucchi 21519714@studenti.unipi.it (31-05-2006) Come hanno scritto fausta e stefano,il racconto non porta affatto ad un nulla,ma ad una liberazione;talvolta lo paragono spontaneamente a "morte e trasfigurazione",il poema sinfonico di Strauss,ma non è corretto perché nessuna sublimità sovrumana si schiude per accogliere quest'uomo protagonista di una vita "delle più semplici e comuni,e delle più terribili"(inizio cap.2°).
E' la storia di una presa di coscienza forse semplice, fatta da un uomo d'intelligenza brillante (ricordiamo il suo talento nel condurre i processi..):quella che nella vita che ci viene TUTTORA insegnata c'è "qualcosa che non va".
Ma la sua vicenda è speciale,alla fine,e non comune, perchè egli non riesce a morire finché rifiuta,per orgoglio e convenzione,di accettare questa verità. E' un enigma con una soluzione(cap9°) che si ostina a scacciare :"il pensiero che la sua vita fosse stata buona",perché socialmente acconcia e di successo "lo tratteneva e non lo lasciava andare avanti" (12°),cioè morire con serenità.
Ma Tolstoj voleva esporre le sue soluzioni e non solamente descrivere la via al nulla (se si cerca quella ci sono splendide pagine di agonie e morti nei"Buddenbrook" di Mann),così la fa trovare anche al suo borghese,infine, nella compassione per tutti gli esseri umani,comprese moglie e figlia per le quali ormai è manifestamente divenuto soltanto un peso.
Chissà se è l'unica soluzione,ma è comunque notevole,e tanto più perché in apparenza semplicissima,no? Però quasi nessuno ci pensa,e già io ne ho visti di uomini abbarbicati così ciecamente all'esistenza da non poterla lasciare prima d'essere stati ridotti a brandelli dalla morte,fuori e dentro,svuotati un po' alla volta come con un cucchiaio,e tutto solo per l'incapacità di concepirla.
Viene tardi questa soluzione? Non sarebbe stato meglio ribellarsi prima? O sono cose che si fanno solo quando non si ha più scampo?
Mi piacerebbe dire che questo è un racconto capace di cambiare la vita di chi lo legge
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fausta (10-04-2006) Struggente, asfissiante, dolce, amaro.. tutto si può dire di questo libro perchè parla della vita e la vita è tutto: allegra, triste, asfissiante... Ma in fin dei conti tutti i libri parlano della vita, allora dove sta la sua unicità? Essa sta nel fatto che la vita di Ivan diventa la tua vita e tu senti la sua solitudine, il suo dolore come fossero tuoi e finalmente capisci cosa significa star morendo e perchè si soffre per la solitudine: per paura!
Io ho sempre pensato che si debba dire la verità anche se è scomoda, se può far soffrire perchè io vorrei sapere la verità. Una persona che ti dice la verità, ciò che realmente pensa, ti toglie dalla terribile solitudine,da un mondo di egoistica indifferenza, entra nel tuo mondo, si preoccupa realmente per te e non per sè. Insomma questo libro non è affatto negativo, ma è un inno alla vita, a vivere la vita, a preoccuparsi dell'altro se non altro perchè il suo dolore un giorno potrebbe toccare a te. E' terribile, struggente, ma è un libro positivo; è un libro che parla della vita di cui fa parte anche la morte e che tutto sommato finisce bene visto che il protagonista non sente più il dolore. La morte è terribile, ma è anche un sollievo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano pelagatti (13-02-2006) Per Tolstoj, la morte non è, semplicemente, la morte; la morte, per Tolstoj, è la nascita dell'anima. Il racconto si apre, com'è noto, mostrandoci Ivan Iljc già morto; ma, come fa acutamente notare Nabokov, non vi è differenza tra questo morto ed i vivi che si accalcano attorno al feretro, perchè essi non sono vivi, ma sono, per Tolstoj, dei morti viventi. Lo stesso Ivan Iljc è stato, nell'intero arco della sua vita, un morto vivente, e proprio al culmine delle sue piccole gioie puerili e del suo meschino decoro borghese, ecco che gli si fa innanzi la morte, la quale, devastandogli il corpo, a poco a poco gli apre la mente, trasformando, non senza brutalità ( bisogna riconoscerlo) un morto vivente in un essere umano. Al di fuori di questa visione, non si spiegherebbero le parole di chiusa, che indicano il definitivo superamento del terrore morale: " E' finita la morte, la morte non c'è più". Colui che ha vissuto, era un morto vivente. Colui che muore, nell'istante in cui muore, è finalmente un uomo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio (05-02-2006) Non sono uno che legge molto..anzi..ma questo libro nonostante ho impegnato diversi mesi (la lettura non mi attira molto) per leggerlo, lo ho paragonato a una situazione che sto vivendo io..lo ho sentito molto vicino a me, e mi è piaciuto molto..certo la descrizione in tempo reale sconvolge un pò...ma a mio giudizio mi ha fatto riflettere molto Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simone (12-05-2004) Un libro atroce e dolce nello stesso tempo...la morte è ciò che attende tutti, e solo chi lo ignora o chi finge di ignorarlo (come Laura), non comprende la sensibilità di queste pagine... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudia (26-11-2003) Forse mi sbaglio dato che non sono "di fresca lettura" ma tutt'altro(e non l'ho riletto xkè effettivamente può essere opprimente se non si è "nel periodo giusto")..non ricordo pagina x pagina ma non dimentico l'alone che ha lasciato in me e ciò che ha scaturito! Di uno spessore e una profondità indubitabili..Non pensavo ci fosse bisogno di difendere Tolstoj e mi sono 1po' indignata nel leggere ke il libro viene giudicato tremendo e che non porta a nulla. L'autore fu sensibile fin dall'infanzia all'idea della morte..non so se la cosa fosse comune all'epoca ma nel nostro qui e ora è sempre + rara l'opportunità,che lui ci porge,di questa riflessione..1opportunità romanzesca che credo sia bene cogliere dato che l'argomnto morte attulmente raggruppa x lo più 2 fazioni:quella esigua dei paranoici malati di questo pensiero e quella enorme di coloro i quali hanno del tutto aridamente rimosso!! Rischiate dunque,se vi interessa,con LA MORTE DI IVAN IL'IC!
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
matteo linkvsmario@interfree.it (15-10-2003) un libro intenso che segue minuto per minuto una morte banale causata da un banale incidente.Fa riflettere sull'unicità della vita. Tanto di cappello!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LAURA (26-09-2003) Un libro tremendo incentrato sulle sofferenze del personaggio prima della morte; sono pentita di averlo letto, pensavo portasse a qualcosa...ma invece è solo lo stillicidio della vita stessa.
Ti invita sicuramente a riflettere, ma la negatività che pervade da ciascuna pagina è davvero asfissiante. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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