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L'immagine dell'Alfieri profeta della "rigenerazione morale" italiana e guida delle generazioni future, dell'uomo, poeta e tragediografo di "animo risoluto, ostinatissimo ed indomito" nasce in massima parte nelle pagine di questa sua Vita. Scritta in un italiano sapido e avventuroso, l'autobiografia di Alfieri resta ancora oggi l'opera di un appassionato cosmopolita, che Leopardi definì "vero scrittore, a differenza di quasi tutti i letterati del suo e del nostro tempo".
Media Voto: 3.66 / 5Piero Giombi (03-03-2012) Lettura godibilissima. Il libro meriterebbe una maggiore diffusione. Leggo che a un lettore ha fatto impressione la lucidità con cui Alfieri giudicò la Rivoluzione francese. A me ha colpito la sua descrizione di San Pietroburgo nel 1770, dopo ben otto anni di governo della presunta grande Caterina II: un accampamento di barbari. E questa era di gran lunga la città più avanzata della Russia: figuriamoci il resto. A quell'epoca, ho letto nella splendida "Storia della letteratura russa" di Mirskij, erano più diffusi i libri manoscritti che quelli a stampa. Nel 1770 ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco Zanetti (26-06-2010) Si consideri l'abisso che si origina paragonando a questo scritto di Alfieri "Vita di Henry Brulard Ricordi d'egotismo" di Stendhal. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Damiano (04-09-2008) Autobiografia divertente, piena di ironia e autoironia, la cui lettura susciterà un moto di simpatia e amichevole complicità verso il tragediografo. Sorprenderà soprattutto chi dell'Alfieri ha solo una (vaga) conoscenza scolastica (cioè il 99,999999 % di chi leggerà mai queste righe, oltre al sottoscritto, naturalmente). Interessante (e confortante) è ascoltare il giudizio che egli diede sulla rivoluzione francese, di cui intuì subito il carattere sanguinario e canagliesco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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