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Verga Giovanni - I Malavoglia | Al centro della narrazione sta la "Provvidenza", la barca più illustre della letteratura italiana, la più vecchia delle barche da pesca del villaggio. La vicenda ruota intorno alla sventura dei Malavoglia, innescata proprio dal naufragio della "Provvidenza" carica di lupini presi a credito. Si snoda così tutta una trama straordinariamente complessa che non abbandona mai lo svolgersi doloroso del dramma. Il quale è una serie di rovesci, colpo su colpo contro i Malavoglia, ogni volta che a forza di rassegnazione e coraggio riescono a rialzarsi dal colpo precedente.
Media Voto: 5 / 5Nanun nanun@splinder.com (20-02-2009) Che senso ha considerare ancora come capolavori letterari, testi scritti in un italiano così arcaico da non poter essere presi come esempi di scrittura?
Me lo sono domandata leggendo le primissime pagine di Verga.
Stavo già per abbandonare la lettura quando, improvvisamente, ho cominiciato ad avvertire il calore del sole, l’odore della salsedine, il vociare delle donne intente a lavare il bucato...
La magia di questo romanzo è che il lettore, a poco a poco, diventa una cosa sola con il narratore, ne condivide i sentimenti, le riflessioni, il dolore.
Chi è questo narratore, nel quale Giovanni Verga non identifica se stesso? Sembrerebbe qualcuno che conosce da vicino i personaggi, i battiti del loro cuore, i loro segreti, i loro sospiri, qualcuno che conosce ogni dettaglio. Uno spirito, forse? L’angelo custode di nonno ‘Ntoni? O forse un famiglio che ha vissuto celato come il pulviscolo, che si intravede solo in controluce quando filtrano i raggi del sole.
Il lettore viene trascinato nel turbinio dell’inesorabile destino di una famiglia che in un susseguirsi di sventure sprofonderà nell’umiliazione della povertà.
Nella miseria è così facile lasciarsi rapire dal male! E’ così facile diventare ladro, contrabbandiere, assassino, prostituta, quando la disperazione ti attanaglia lo stomaco, insieme alla fame.
Il narratore ci accompagna nella mente di chi è forte e sa combattere, cieco e sordo ai pettegolezzi, ricco della nobiltà che sa d’avere ancora, senza confonderla con la ricchezza che ha perduto; altresì ci conduce a visitare i sordidi pensieri di chi si ribella, desiderando “la vita degli altri”, ovvero quella chimera irraggiungibile che pare sia come l’orizzonte: sempre un po’ più in là.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nunziacarlini@libero.it nunziacarlini@libero.it (06-06-2005) Il romanzo più antimanzoniano della letteratura italiana.E'vero che c'è la Provvidenza ma, al contrario di Manzoni, è un principio dissolutore. Inutile credere, per consolarsi, all'etica del lavoro, tanto sbandierata dai libri e dai commenti scolastici, all'epopea degli umili, che qui, a differenza di ciò che accade in Manzoni, vengono bastonati dal destino. Verga dissolve non solo i temi tanto cari a Manzoni, ma dissolve l'idea stessa del personaggio,presentandocelo come un puro-parlato, un prodotto della chiacchera e del discorso della piazza. Ne " I Malavoglia" non c'è la costruzione del personaggio ma la sua esplosione.
E poi lo stile artificiale, sperimentale di Verga: una vera e propria bomba a orologeria nella letteratura italiana.
Non Perdetelo... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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