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Kafka Franz - Il processo | Josef K. condannato a morte per una colpa inesistente è vittima del suo tempo. Sostiene interrogatori, cerca avvocati e testimoni soltanto per riuscire a giustificare il suo delitto di "esistere". Ma come sempre avviene nella prosa di Kafka, la concretezza incisiva delle situazioni produce, su personaggi assolutamente astratti, il dispiegarsi di una tragedia di portata cosmica. E allora tribunale è il mondo stesso, tutto quello che esiste al di fuori di Josef K. è processo: non resta che attendere l'esecuzione di una condanna da altri pronunciata.
Media Voto: 4.2 / 5guith (05-11-2009) capolavoro !!! il penultimo capitolo è struggente , è di un coinvolgimento disarmante. Sono giorni che penso a tutte le possibili interpretazioni.
p.s. Nicola Mosti , sicuro lo hai letto ?? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Mosti (07-06-2009) Forse molti reputano "inopportuno" offendere la memoria di un mostro sacro come Kafka, ma, io che me ne frego, vi dirò... Penso sinceramente che sia difficile - anche considerata l'epoca di stesura - trovare uno scrittore così pedante, vischioso, lento, macchinoso ed insopportabilmente noioso quale mi è risultato questo tale. Dalle biografie pervenuteci, pare che Kafka abbia rimuginato tutta la vita a dubitare delle proprie qualità di scrittore... Se almeno avesse rimuginato un po' di più... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
stefano pelagatti (11-10-2008) Nell'oscurità del duomo di Praga, K dice al prete assiso sul pulpito:" Ma io non sono colpevole. Questo è uno sbaglio. Com'è possibile del resto che un uomo sia colpevole? Siamo tutti uomini". "E' giusto, ma così sogliono parlare i colpevoli", disse il prete. Questa scena è illuminante, perche avvicina in modo straordinario Kafka a Calderon: " La più gran colpa è l'essere nati" ( la vita è sogno). Così, Kafka diviene sommo interprete, in veste narrativa, di un pensiero filosofico che da Schopenhauer affonda le sue radici sino alle Upanishad: la vita è un errore, la vita è un qualcosa che mai avrebbe dovuto essere. E più lo spirito è grande, maggiore ne è la dolorosa consapevolezza . Ciò spiega la nostalgia della morte provata da molti grandi uomini ( J. S Bach, ad esempio, in Komm, susser Tod): essi anelano segretamente all'annullamento, all'estremo commiato da un mondo in cui si aggirano come stranieri, e che sarà sempre a loro eterogeneo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (20-02-2007) Parlare di un capolavoro del genere è un rischio. Siamo di fronte ad una letteratura talmente alta, ad un valore talmente assoluto che si rischia di scadere inevitabilmente nella banalità o nell'ovvio. IL PROCESSO bisogna solamente leggerlo. Nel mio piccolo posso dire di ritenere assolutamente magistrale il modo in cui l'autore, attraverso le vicissitudini del proprio personaggio, riesca a trasmettere il disagio dell'uomo nei confronti dell'ordine costituito, della burocrazia, della chiesa. Sconvolgente il salto narrativo che avviene dal momento dell'appuntamento nella cattedrale. Un precipitare vorticoso della situazione, degli eventi, dell'atmosfera che da ossessiva e claustrofobica diviene improvvisamente glaciale e spietata per il lettore stesso, perfetta metafora della condizione umana alla mercè di eventi e decisioni al di sopra del proprio arbitrio e delle proprie capacità di modificare gli eventi. Sconvolgente, bellissimo, imperdibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maqroll (13-11-2006) Il Colpevole, la Legge, L’Accusa, la Pena, la Sentenza; manca il Reato. Con questo romanzo, e con le altre sue opere, Kafka ci ha resi tutti vittime. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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