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Svevo Italo - La coscienza di Zeno | Scritto all'indomani della prima guerra mondiale e pubblicato nel 1923, "La coscienza di Zeno" dev'essere considerata una pietra miliare della nostra cultura letteraria. Vi si narra la storia della vita di un uomo, Zeno Cosini, che "si crede un malato eccezionale di una malattia a percorso lungo", come dice lo stesso Svevo, cioè la storia della snervante lotta ingaggiata da Zeno con la sua coscienza. È l'ingresso prepotente della psicoanalisi nella letteratura.
17 recensioni presenti. Media Voto: 3.70 / 5Simone sim091@msn.com (17-09-2011) Sembrerà strano ma è grazie a questo libro che mi sono appassionato alla lettura. La trama narra una parte della vita di Zeno Cosini e delle volte annoia un po', ma a me è piaciuto molto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
PEDERX (09-09-2010) ADRIANO hai veramente ragione. Alla tua descrizione aggiungerei orribile, penoso, scialbo ed estremamente faticoso da leggere. Un capolavoro? Scherziamo! Il terzo libro più brutto che io abbia mai letto in vita mia. Evitatelo!!!!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
akiro benmalaussene@hotmail.com (02-07-2009) Fumatore incallito, nonchè ipocondriaco, racconta la sua storia fatta di donne, soldi e poca voglia di lavorare. E per fortuna all'epoca non esisteva il Viagra...
Ho iniziato questo libro parecchi mesi fa e mi ha accompagnato in questo pezzo di vita, e purtroppo non è stato sempre il benvenuto. Riuscire a portar a termine la lettura è stato un vero e proprio "parto"; forse per via di come è stato scritto (un po' arcaico, imho) ma molto più probabilmente per una serie di fattori esterni che mi hanno impedito di concentrarmi a dovere.
Il romanzo, in teoria non sarebbe nemmeno troppo monotono, anzi dovrebbe (sempre in teoria) appassionare il lettore e divertire grazie alle strampalate vicende del complicato protagonista, eppure...
Probabilmente in alcune occasioni stona un po' il comportamento di Zeno che pensa una cosa ma ne compie un altra, chiaramente in quei casi interviene la propria coscienza posta al di sopra della ragione che ne inficia la salute. Ma la cosa è poco chiara e pesante.
Il giudizio finale non può che esser negativo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Giulio giulio89it@yahoo.it (14-03-2009) È un libro sublime, divertente e maledettamente cattivo. Zeno per tutto il libro si diverte a parlare di fatti....accompagnati dalla "sua versione" e dalle sue innumerevoli scuse. Solo alla fine si scorge il limite della maschera con la riflessione sulla malattia favorita dagli strumenti ed a intuire "cosa c'è dietro". Zeno è un bugiardo, un manipolatore, un parassita che vuole il male di chi lo circonda. Per caso vi siete chiesti perchè Ada, dopo la morte di Guido dice che quella morte è colpa sua quanto di Zeno...E Zeno dopo che non è riuscito ad andare al funerale dell'amico si mette a "saltellare" per le vie di Trieste?
Ha-ha-ha un'opera geniale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ogigia (28-04-2008) un libro che ha cent'anni ma è attualissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola nicoladiguida@libero.it (04-03-2008) Il romanzo vuole essere un resoconto della esistenza di un uomo, Zeno Cosini, presentato allo psichiatra con l’intento di individuare le cause del disagio interiore provato in vita. Si va dai buffi rituali dell’ultima sigaretta, passando per l’arduo tentativo di trovar moglie in casa Malfenti, fino alle peripezie nell’attività commerciale condivisa con Guido, suo vecchio rivale nell’amore per Ada nonchè amico. Il racconto procede connotato da una spiccata propensione a soffermarsi su particolari, considerazioni e teorie non sempre comprese e apprezzate nel loro intento ironico.
Unica eccezione l’enigmatica parabola finale sugli ordigni che, posseduti da alcuni uomini, alterano la selezione naturale e fanno prosperare malattie e ammalati.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo (02-02-2008) Bellissimo libro. Leggetelo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Martin (01-12-2007) Libro che ha uno straordinario fascino e che si diverte a prenderci in giro. Libro che sa vedere con gli occhi di un sano che si ritiene malato, la realtà del mondo "sano", quello sì veramente malato. E' un libro che dovrebbe essere letto da tutti nelle scuole medie superiori (insieme ad altri, ovviamente). Non sia mai che da ciò derivi un'Italia culturalmente maggiormente apprezzabile. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesco (26-12-2006) "La coscienza di Zeno" non è per niente nè angosciante nè noioso. Mentre lo ritengo un capolavoro sia per quanto riguarda la struttura lessicale ,che risulta molto più gradevole, che per quanto riguarda la genialità della trama, infatti "La coscenza di Zeno" è un libro, benchè esso sia degli anni '20, innovativo in quanto il l'idea dell'auto biografia è insuperabile. Per concludere è un libro bellissimo e neanche difficile da comprendere, ve ne consiglio la lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
BrujitaIRR (10-11-2005) Davvero un romanzo che meriata di essere letto, benchè lo stile di Svevo non sia trascinante, facendo risultare la lettura poco fluida. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
guenda 87 (01-08-2005) terribilmente lungo!!!nonostante il racconto non sia male, lo stile e il linguaggio adoperato non invoglia il lettore a continuare il racconto.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Adriano (26-07-2005) Terribile. Angosciante, noioso, interminabile... un vero supplizio. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
silvia (16-04-2005) Questo romanzo non mi ha trasmesso nulla tranne un senso di fastidio per il tono saccente ed intellettualoide con cui è stato scritto. Ho senz'altro preferito "senilità": senza dare alcuna risposta poneva molte domande. Qui invece si tentano di dare le risposte, svelando una visione della vita molto pessimista e narcisistica, che francamente infastidisce parecchio. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
mirella (10-02-2005) Assoluto capolavoro di analisi e sintesi. Uno sguardo attento e leggero alle ansie della gente comune e non. Tra i più bei libri scritti nella nostra lingua nel corso di tutto il 900. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesca chiccaber@hotmail.com (26-11-2003) Il padre del romanzo italiano del '900. Null'altro si può dire, che non suoni banale. Svevo, purtoppo, ha prodotto pochissimi degni eredi e una pletora di scadenti imitatori. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GB gprbzz@ciaoweb.it (21-11-2003) Il romanzo s’apre con un artifizio che è la variante moderna del manoscritto ritrovato, nel senso che uno psicanalista cui Zeno dieci lustri dopo lo svolgimento dei fatti narrati aveva diretto la confessione dei suoi disagi come preludio all’analisi vera e propria, si decide di rendere pubbliche quelle note al fine di operare un grossolano ricatto nei confronti del paziente che si era poi sottratto all’analisi, così come nella vita si era sottratto a ogni impegno e ad ogni scelta. E’, Zeno Cosini, studente fallito e commerciante inadatto a commerciare, un uomo debole e bugiardo, non incline al bene se non a quel poco che può rendergli più comoda la vita e inadatto al male quando esso può fare veramente male; un uomo che inclina a scelte sentimentali deboli e ostinate, malato immaginario per non pagare il dazio, pronto sempre a rammaricarsi dei suoi vizi ma mai ad abbandonarli, pronto sempre a pentirsi, ma cominciando domani, non oggi.
Galleggia nella vita pratica, la sua vita non è fatta di preoccupazioni materiali, cui non è versato e dalle quali si tiene e viene tenuto lontano, il futuro per lui non esiste, vive - come dice di se stesso con ironia - in mezzo a “traslati mastodontici”,. Ma la coscienza della sua insufficienza, le sue perpetue indecisioni, relegano in una ambigua sfera ogni tentativo di autoanalisi, la quale pur se favorita dall’inazione risulta frenata da una sorta di instabilità mentale che – come nota acutamente Mario De Micheli – “sposta gli avvenimenti di quel tanto che basta a dar loro un’aria di eccitazione e di assurdità, così su queste premesse leggermente viziate dispone i suoi gesti, le sue azioni che non intervengono mai in coincidenze tempestive, ma per lo più anticipate o con un ritardo smanioso e pieno di ansie. In questo modo Zeno non appare mai padrone di una situazione ma quasi sempre si sente trascinato dalle circostanze. Egli non è che un sentimentale con strani furori e subitanee dolcezze, indotto ad una iron Voto: 5 / 5 |  |  |  |
val (23-09-2003) mi è piaciuto molto questo romanzo..svevo è poi il mio autore preferito si discosta dagli altri due romanzi una vita e senilità e analizza profondamente la figura dell'inetto nel quale ognuno di noi si può confrontare e rispecchiare proprio nelle piccole cose, magari proprio in quelle piccole azioni-stranezze quotidiane che ci vergognamo di raccontare agli altri perchè ci appaiono un po' malate e insignificanti ( vedi i vari proponimenti di smettere di fumare) è un romanzo psicologico influenzato da freud (atto mancato ecc) ma è pur sempre un romanzo da una struttura insolita e spettacolare...BELLO BELLO BELLO Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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