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Conrad Joseph - Cuore di tenebra | Marlowe racconta di aver avuto l'incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".
18 recensioni presenti. Media Voto: 3.77 / 5Nicola Mosti (10-03-2011) Per cominciare, intenderei demolire la tiritera in base alla quale ai lettori non è consentito esprimere critiche ad un testo di narrativa, se non lo si contestualizza, se non si sposta il piano di lettura, se non si trasfigurano i contenuti ed altre simili amenità... Perché se è vero che l'analisi di un testo non può prescindere dal periodo storico del componimento e dal contesto socio-culturale contingente all'autore, è pur vero che uno scrittore non può mai prescindere dalle regole universali della buona scrittura, per quanto queste siano intuitive, piuttosto che codificabili.
Questa premessa, in realtà, non è condotta tanto per anticipare una stroncatura del libro, quanto per sgombrare il campo dai preconcetti che ammorbano la mente dei critici di professione, secondo i quali i mostri sacri della letteratura non possono mai essere intaccati o messi in discussione dai semplici lettori. Quegli stessi personaggi che, dallo scranno del loro dottissimo studio, distruggono inappellabilmente gli autori contemporanei, per poi glorificarli e venerarli incondizionatamente una volta deceduti.
Detto questo, non si può fare a meno di riconoscere a Joseph Conrad un indiscutibile talento narrativo ed in "Cuore di tenebra" un'opera evocativa, per molti aspetti morbosamente suggestiva. Tuttavia, questa pur affascinante suggestione preparatoria, che si solleva progressivamente nel corso del romanzo come un'angosciosa onda di marea, non trova sfogo in alcuna appagante rivelazione, lasciando al lettore una spiacevole sensazione di promessa disattesa. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
GL (14-01-2011) Pochi o forse nessuno ha penetrato così a fondo la parte oscura dell'animo umano, in questo come in altri romanzi. La vicenda di Kurtz è quella di un uomo superiore alla media dei suoi simili che pero' si disancora da ogni principio e sconfina nel regno dell'orrore puro e semplice. E' una vicenda di solitudine profondissima che induce all'errore. A me fa venire in mente tutti quanti si sono persi nel delirio della propria autoaffermazione per mancanza di prospettiva o di fede, i carnefici di ogni epoca. Cosa avvenga nella mente e nel cuore di costoro non puo' essere spiegato, solo - forse - raccontato.
Non è un romanzo semplice e forse per questo non è apprezzato da tutti. Forse, per apprezzarlo, va letto più di una volta ed in epoche diverse della propria vita. Personalmente, io lo considero un capolavoro, altro che noir... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco Negri info@marconegri.info (13-02-2009) Un libro complicato, lento e caratterizzato da una scrittura particolare. La narrazione si snoda attraverso il racconto del protagonista, che ammorba i suoi compagni marinai in una pausa lungo il tamigi, in attesa che la corrente gli permettesse di ripartire.
E' forse questa caratteristica a rendere difficoltosa la lettura: quest'unica voce che porta avanti il racconto può diventare pesante col passare delle pagine e stancare.
Peccato perché la storia in sé è intrigante e ha chiaramente ispirato Apocalipse now! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
stella (16-06-2008) Il libro più brutto che abbia mai letto e uno dei pochi che non ho finito!!! noioso e confuso fin dalle prime pagine...non so come facciano a chiamarlo capolavoro! Consiglio: NON LEGGETELO....è tempo perso!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Bertrando Goio bgoio@yahoo.it (28-11-2007) Dichiarare "confusa" e "poco scorrevole" la narrazione di Cuore di Tenebra denota una lettira distorta del romanzo di Conrad. Definirla un "guazzabuglio" è un insulto e, prima ancora, una TOTALE incomprensione. La narrazione,che potrebbe sembrare appunto intricata e incespicante, è invece SIGNIFICANTE del racconto che Conrad vuole presentarci. La tenebra e la proiezione in essa dell'uomo bianco ignaro è anche riflessa nella narrazione che non può essere quella di un romanzo "normale" ambientato nel nostro mondo. E' un LIVELLO di narrazione che riflette il mondo che essa descrive e che non deve, di conseguenza, essere giudicata con parametri che NON le possono essere appplicati. E' un mondo che non ci appartiene, una dimensione che il bianco fatica a far propria, un mondo in cui le belle arti e la visione occidentale non servono per la sua comprensione, e quindi bisogna scrollarsi di dosso certi metri di giudizio e immergersi per quanto possibile (completamente sarebbe troppo difficile) in un'ALTRA dimensione. E' un libro che ci pone la problematica dell'eterno rapporto con l'altro: problema di ieri e problema di oggi, in cui ci crediamo tanto evoluti da poter avere un giudizio sereno; ma in realtà le paure (con i dovuti cambiamenti rispetto a un secolo fa) e le chiusure istintive sono sempre le stesse. Soprattutto se guardiamo in una prospettiva in cui l'Europa e L'Occidente stanno sempre di più riducendo il loro ruolo tradizionale, anche se il nostro comportamento, per citare CDT, è quello di "individui banali che si occupavano delle loro faccende nella perfetta convinzione dell'incolumità". Noi ci giriamo davanti alla "tenebra" che però sta sempre più diventando uno specchio in cui rifletterci e in cui DOVREMO affrontare la paura che è insita in noi. I nostri valori si relativizzano, diventano problematici e noi abbiamo paura. I princìpi, scrive Conrad,sono "stracci ornamentali" che "se ne volano via ala prima scrollata vigorosa". Attualizzare è sempre un pericolo, ma leggere CDT rende consapevoli... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide dave1982@lycos.it (29-08-2006) Ci sono romanzi di 500 pagine che li leggi tutti d'un fiato e altri di non piu' di 100 che fai fatica a finirli,bhe questo e' uno di quelli.Di buono c'e',l'atmosfera che Conrad riesce a trasmettere.Nulla a che vedere con il genio di Oscar Wilde. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (02-05-2006) Il racconto del viaggio del marinaio Marlow nel cuore dell'africa tropicale, lungo un fiume pieno di insidie, su una imbarcazione instabile e malridotta, alla ricerca di Kurtz, un uomo che ha in qualche modo sovvertito le regole della compagnia commerciale per la quale lavora, divenendo una leggenda fra gli indigeni e provocando preoccupazione e imbarazzo fra i propri superiori.
Il romanzo è in realtà una potente, efficace metafora del viaggio all'interno dell'orrore insito nella condizione umana e una condanna senza appello alla crudeltà della civiltà moderna che maschera dietro ipocrite convenzioni una assoluta mancanza di rispetto per la vita e per la dignità dei deboli.
Kurtz è il terminale di questa ricerca e assume, nel racconto, una importanza centrale, quasi simbolica, sottolineando con la propria parabola (viaggio, ascesa, morte e disillusione) la visione negativa di Conrad in merito ad una eventuale, possibile redenzione dell'umanità. Il passaggio finale dell'incontro fra Marlow e la promessa sposa di Kurtz, sottolinea ancora di più questa visione assolutamente pessimistica, mascherata da un gesto apparentemente catartico compiuto dal marinaio che, in realtà (negando ancora una volta la verità) ribadisce l'impossibilità dell'uomo di essere davvero se stesso all'interno delle regole sociali che si è imposto.
Nota: Francis Ford Coppola si è ispirato a questo romanzo per il suo APOCALYPSE NOW ambientato a circa un secolo di distanza, durante la guerra in vietnam. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano77 stefano_conca@hotmail.com (31-01-2006) Classico ma non per questo scontato; direi attuale, un racconto che ci rivela la sconfitta della civiltà. Dopo poche pagine mi sembrava di rivivere l'atmosfera di Apocalypse Now. Credo che meriti una lettura più approfondita... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Francesco (10-11-2005) Buon libro, ma niente più. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Albys braveheart1966@libero.it (17-07-2005) Se fosse stato scritto negli ultimi 20-30 anni, Cuore di tenebra sarebbe stato definito un noir (termine super-inflazionato, ma che calza a pennello per questo libro di più di un secolo fa). Non è la narrazione del viaggio nell'oscuro mistero del fiume Congo ad essere, infatti, al centro del romanzo. Nonostante la forte caratterizzazione esotica (l'Africa più selvaggia) e il senso generale di avventura, questo celebre romanzo di Conrad resta un immortale romanzo psicologico basato sul Male, sull'animo cupo dell'Uomo quando egli trascende i suoi compiti e le sue responsabilità in nome della folle esaltazione. Il cammino che Conrad fa fare a Marlow è un percorso segnato dal dolore della consapevolezza e delle rivelazioni. Prima la scoperta della vera natura del colonialismo. Poi la rivelazione su quanto l'animo umano possa uscire dai binari, e quanto il male possa affascinare. Simbolico, lirico, impressionista. Kurtz è il vero protagonista del libro. L'anima buia, il punto di riferimento di tutti. Una vera e propria ossessione, il simbolo buio della solitudine. Conrad ha una bella prosa, ancora attuale, anche se in questo libro eccede forse con l'aggettivazione e carica un po' troppo, contribuendo così a far calare la tensione narrativa. A me non ha annoiato, perchè quando un autore è bravo può anche essere lento (non troppo a lungo, però), ma capisco chi può averlo trovato poco avvincente. Altro difetto: alcuni passaggi fondamentali della storia sono tirati via in modo frettoloso, con una pessima scelta dei tempi narrativi. C'è una latente insoddisfazione nel lettore, per qualcosa che è più immaginato che vissuto. Nonostante questi due difetti, il libro rimane molto buono. E' un romanzo amaro, in cui quasi tutti escono sconfitti (anche Marlow, con l'ultimo suo ipocrita gesto)e proprio per questo è un libro attuale. L'avidità del ruolo da protagonista tirato agli estremi, la convenienza di certe visioni sociali precostituite, l'"ideale" che è bello finchè resta, appunto, ideale e non cosa reale. Da rileggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luka (10-03-2005) Di questo romanzo se ne sentono gli odori, il caldo opprimente, l'intricata foresta. Stupisce come Conrad sia capace di trasmettere tutto quello che c'è da trasmettere a riguardo dello sfruttamento, anticipando temi tuttavia attuali. E fa ciò rimanendone al di fuori, evitando di schierarsi per una o l'altra parte. Personalmente trovo la fine molto brillante e geniale: il nascondere alla donna amata da Kurtz le ultime parole di quest'ultimo,parole aspre, certo non piene d'amore:"che orrore, che orrore" Voto: 4 / 5 |  |  |  |
G.L. (25-02-2005) Un torbido guazzabuglio. Un plinto. Ma va letto con meticolosa, profonda attenzione, in lingua originale, almeno per comprendere quanto l'ipotassi di Conrad raggiunga qui il vertice dell'improbabilità. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Federico (26-01-2005) Uno dei più bei libri che abbia letto. Gli darei altri 5 punti per ringraziarlo di aver ispirato "Apocalypse Now". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
telemaco (19-12-2004) CA-PO-LA-VO-RO!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FedeVH (11-11-2004) Il fascino di Marlow, come quello di Conrad, prende piede dal desiderio, di esplorare "the blankest of blank spaces" che non erano ancora stati raggiunti dai colonizzatori; le atmosfere di conseguenza sono spettrali. Assistendo ad uno spettacolo inquietante quale una danza rituale di una tribù locale ,Conrad, attraverso il discorso di Marlow, definisce in maniera perfetta le sensazioni suscitate da tale visione. La "cornice" della visione, la giungla, perde qualsiasi caratteristica terrestre, ovvero ogni rapporto con ciò di cui abbiamo possibilmente fatto esperienza. Sostiene Marlow che "la mente dell'uomo può adeguarsi a qualunque cosa: poiché ogni cosa si trova in lei, il passato non meno del futuro", ma ogni ricerca è perduta in partenza, perché è in noi molto più presente quella bestiale componente dell'animo che la sua artificiosa negazione.
Giungo al "baricentro" del racconto: Mister Kurtz, un dipendente della compagnia per la quale lavora Marlow, ormai da tempo in Africa, che si occupa della cartografia di quei territori, nonché della ricerca di avorio.
La sua figura rappresenta il vano e insensato tentativo della società "occidentale" di omologare a se stessa tutto ciò che sente come estraneo, senza chiedersi se lo sia o no. Non a caso si parla di Kurtz come di un "santo e reietto della "civilizzazione" del continente nero". Egli è venuto a contatto con la vita selvaggia, libera, feroce, bestiale, delle popolazioni indigene, che hanno fatto di Kurtz il loro idolo. Al momento dell'incontro fra Marlow e Kurtz la situazione di apparente supremazia dei bianchi è già terminata: il "cuore di tenebra" dell'Africa ha ripreso il sopravvento. L'unica reminiscenza di Kurtz è l'orrore provato davanti a tali spettacoli, e questa sensazione lo accompagnerà fino al momento del trapasso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dario Cristarella O. dariocr@libero.it (05-10-2004) Kurtz, l'ipnotizzatore, il trascinatore di folle selvagge, il carismatico,...riesce a dare di se un'idea quasi sublime, di uomo ispirato e destinato a grandi cose...uomo d'un fascino nero, nero come la tenebra della foresta in cui si consumano gli ultimi giorni della sua vita. Ma è tutta una grande illusione. Cosa rimarrà di lui? Un grido..."che orrore...che orrore!", e il ricordo di una donna inconsolabile e innamorata...ma innamorata di un'idea di Kurtz. Convinta di essere stata amata fino all'ultimo da quell'uomo che invece amava soltanto se stesso, anzi l'idea di se stesso che voleva trasmettere agli altri...ma era solo un ingordo d'avorio e di potere...E questo il nostro Marlowe sembra averlo compreso bene! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
DinaZ dina.zevi@email.it (24-01-2004) "Che ne è della menzogna?". Un antropologo americano, James Clifford (I frutti puri impazziscono, Bollati Boringhieri), interpreta il libro come uno studio sul problema della verità.
All'inizio del viaggio Marlow aborrisce la bugia, che gli dà un senso di morte. Alla fine, mentirà per evitare la catastrofe morale.
Noi turisti invece siamo stupiti di un altro fenomeno. Conrad attraversò il Congo, fu testimone di avvenimenti storici, rimase lì mesi, ed ecco 112 pagine (da una sola settimana di vacanza a Sharm noi potremmo trarre una storia molto più lunga). Sembra che la storia originale -"naturale" - di Conrad sia stata disidratata, miniaturizzata, lavorata, trattata, e così trasformata in un racconto "civile", impressionante e mostruoso come le testoline in miniatura dei cacciatori di teste - un tempo normali e naturali teste di persone.
Come amuleto per i viaggiatori resta la frase "we were cut off from the comprehension of our surroundings", questa sì molto vera.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
A340-500 (08-04-2003) Stupendo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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